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ASSIRM: In Italia il 70% delle imprese è a guida familiare e resiste meglio alla crisi

ROMA – Le imprese familiari italiane rappresentano un importante asset del sistema economico nazionale occupando i più svariati settori, dalla costruzione alla produzione, dal turismo al sanitario fino al sociale. Nonostante la difficile congiuntura attuale e l’innegabile flessione dei fatturati, questo tipo di impresa sembra abbia sviluppato, nel lungo termine, una maggiore resilienza alla crisi. E’ quanto dimostra la ricerca “Le imprese familiari: un modello di business non solo italiano”, realizzata dal Centro studi Assirm, l’Associazione tra istituti di ricerca di mercato, sociale e d’opinione, in collaborazione con Argos Fiduciaria. L’indagine ha sottolineato come la struttura di tipo familiare (quella in cui il controllo direttamente o indirettamente esercitato da una persona fisica o da una famiglia) è riscontrabile in oltre il 70% delle imprese industriali e dei servizi in Italia: ciò significa che 7 imprese su 10 sono a controllo familiare. In quasi il 90% delle imprese il primo socio una persona fisica o una famiglia, solo nell’8% dei casi un’altra azienda, mentre marginale la presenza al vertice del controllo azionario delle banche e degli enti pubblici. Seppure più attenuati negli ultimi anni della crisi, le aziende familiari di medie e grandi dimensioni hanno mostrato, nell’ultimo decennio, risultati in termini di crescita e redditività mediamente superiori rispetto alle altre classi di aziende. In sintesi, sottolinea la ricerca, le aziende familiari sembrano aver reagito con decisione alla crisi che ha colpito il nostro Paese all’inizio del 2008: nonostante ne abbiano sofferto pesantemente gli effetti, la maggior parte di esse ha saputo resistere continuando a creare ricchezza e a garantire occupazione. La rilevanza delle imprese familiari si combina con il peso delle piccole e medie imprese, la maggior parte delle quali sono, infatti, a conduzione familiare: ad esse rende conto una significativa porzione dell’economia italiana, con il 94,9% della forza lavoro impiegata. Durante i periodi in cui l’economia non è stata influenzata da eventi straordinari, le aziende di famiglia hanno dimostrato di avere guadagni leggermente inferiori, mentre durante i periodi di recessione esse sono in grado di performare meglio rispetto alle imprese non familiari di eguale grandezza. Questo perché le imprese a gestione familiare si concentrano più sulla capacità di recupero che sulle prestazioni e quindi rinunciano ad approfittare pienamente dei ritorni disponibili nei periodi economici positivi per accrescere le loro probabilità di sopravvivenza in tempi meno favorevoli. Sotto molti profili, quindi, le aziende familiari mantengono una visione più prospettica: chi le guida non pensa solo all’utile a breve termine ma anche, se non soprattutto, a garantire un futuro, possibilmente migliore, alle prossime generazioni. Lo dimostra anche la pratica degli investimenti che, quando vengono portati avanti, sono pensati principalmente per un orizzonte che vada dai 10 ai 20 anni a venire. «Crescita e investimento graduali – ha sottolineato Maurizio Pessato, vicepresidente vicario di Assirm – sono, in breve, il vero vantaggio competitivo delle imprese familiari rispetto ai modelli alternativi di gestione. Vale per l’Italia, ma anche per gli altri Paesi: quando una famiglia si fa impresa, essa sembra seguire uno schema simile, qualunque sia la sua latitudine geografica». Qual lo scenario estero? L’impresa familiare risulta essere molto diffusa nel mondo, basti pensare al fatto che la maggior parte delle aziende del pianeta sono controllate da famiglie o dai loro eredi e che il Pil mondiale annuo generato si attesta tra il 70 e il 90%. In alcuni Paesi come gli Stati Uniti le imprese familiari contribuiscono per il 60% circa al prodotto interno lordo ma l’Europa è il continente dove le imprese familiari sono maggiormente diffuse, con percentuali elevate che oscillano dal 60% della Francia al 70% di Portogallo, Belgio e Regno Unito, dal 74% dell’Olanda al 75% della Spagna, fino al 79% della Svezia, l’80% di Finlandia e Grecia, all’84% della Germania, per chiudere con l’85% dell’Italia, che si posiziona in cima alle classifiche come il Paese con la maggiore percentuale di imprese di proprietà familiare. Su scala globale, evidenzia la ricerca, emergono alcune importanti tendenze: la maggioranza dei proprietari di imprese familiari ha dichiarato di voler assicurare un sostentamento per le persone a loro carico grazie alla gestione del business familiare, l’ambiente per l’innovazione nelle imprese familiari migliora quando più generazioni della famiglia proprietaria sono coinvolte nel business e l’internazionalizzazione delle aziende diventa più probabile quando i membri giovani della famiglia sono coinvolti nella gestione della società. Le imprese familiari, conclude la ricerca Assirm, hanno dei vantaggi competitivi assodati, come testimonia la letteratura internazionale in merito. A uno sguardo d’insieme, i maggiori vantaggi competitivi di un’impresa familiare rispetto alle altre riguardano la lealtà, il maggiore attaccamento all’impresa, il più facile processo comunicativo interno, un minor turnover dello staff organizzativo, una visione di lungo termine e un’elevata quantità di tempo allocato per l’istruzione degli impiegati e dei successori. «L’importanza economica e sociale delle imprese familiari nel tessuto economico italiano ha stimolato da sempre un crescente dibattito sia accademico che politico. Fotografarne il valore, i driver di successo e i vantaggi competitivi significa anche riflettere in maniera consapevole sulle possibilità di sviluppo e di crescita dell’intero sistema Paese», ha dichiarato Umberto Ripamonti, presidente di Assirm.

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