Green Economy

Progetto Inblue: i Tir del futuro diventano ecosostenibili

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MILANO – Il trasporto merci del futuro sarà all’insegna della sensibilità ambientale. Una flotta di 156 veicoli, il 26% dei quali alimentati a metano liquido (gnl) che diventeranno il 68% (oltre due terzi del totale) entro il 2018. L’imminente introduzione di 30 nuovi veicoli Iveco di ultima generazione. Una riduzione, nel solo 2016, di circa il 10% in termini di emissioni di CO2, pari a quasi 1 milione di kg di biossido di carbonio, che diventeranno 10 milioni nell’arco di due anni con l’adozione dei nuovi veicoli a biometano liquido, e in parallelo una diminuzione nell’esalazione di polveri sottili da 31 milioni di mg a circa 103 milioni in due anni. Sono solo alcuni numeri del programma Inblue, l’esperienza che sta mettendo in atto l’azienda umbra LC3 Trasporti, prima realtà in Italia che, grazie all’utilizzo di veicoli a metano liquido e all’adozione di una serie di pratiche virtuose, si pone oggi come prima azienda sostenibile di trasporto merci su gomma nel nostro Paese. «Fin dall’inizio l’azienda ha prestato grande attenzione alle problematiche ambientali connesse all’attività dell’autotrasporto», spiega il fondatore Mario Ambrogi. «Dati alla mano, nel 2013 le emissioni complessive del trasporto su strada sono state di quasi 100 milioni di tonnellate di CO2: di queste il 35% sono attribuibili al trasporto merci stradale, di cui circa la metà al trasporto pesante». La crescita di sensibilità delle aziende committenti verso i cosiddetti business sostenibili, capaci di garantire alti livelli qualitativi di servizio rispettosi dell’ambiente, ha trovato in LC3 l’interlocutore perfetto. L’azienda infatti, tra il 2009 e il 2012, riesce a sviluppare un grande know-how sui temi del green e sviluppa un percorso che pone le basi al progetto B.E.S.T. (Better Environment & Sustainable Transport) che prende corpo agendo su due fronti principali. Quello della formazione, avviando un percorso di eccellenza dedicato agli autisti su guida sicura e risparmio energetico, e quello dell’innovazione, attraverso la partnership con Iveco per la messa in strada di eco-veicoli. Dal 2015 LC3 è partner di Corridoio Blu, un progetto che fa capo alla Comunità Europea e che intende promuovere la realizzazione di ricerche, progetti e infrastrutture che favoriscano il ricorso all’uso del gas naturale liquido nel trasporto pesante. Nel 2016 l’azienda umbra è invitata a Parigi a rappresentare l’Italia in qualità di prima azienda di trasporto su gomma con veicoli a metano liquido. Da quest’anno LC3 ha avviato assieme a Michelin Solutions un progetto per testare i pneumatici specifici in base alla tipologia di trasporto. Questi test permettono di rilevare pressione e temperatura di ogni singolo pneumatico in tempo reale. A questo si aggiunge un percorso formativo dedicato agli autisti finalizzato a migliorare lo stile di guida e, conseguentemente, la sicurezza su strada. E sempre da quest’anno i primi veicoli a metano liquido di LC3 hanno cominciato a uscire dai confini nazionali. Oggi la flotta LC3 è composta di 156 truck, di cui 40 a metano liquido, ai quali si aggiungono i nuovi 30 veicoli a metano liquido 400 CV e può contare su una rete di 8 filiali distribuite lungo tutto il centro-nord Italia in grado di presidiare l’intera rete autostradale del Paese e su un centro logistico all’avanguardia con sede a Piacenza, dotato di terminal container e un deposito a temperatura controllata. Negli ultimi 5 anni il fatturato è raddoppiato tanto da superare nel 2016 i 40 milioni di euro.

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Dai rifiuti all’asfalto high tech: prima “posa” per Ama e Iterchimica

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ROMA – Iterchimica, azienda leader mondiale nel campo degli additivi per l’asfalto, e AMA, la municipalizzata romana per la gestione integrata dei servizi ambfoto-iterchimica-2ientali, hanno avviato una collaborazione per promuovere iniziative di sensibilizzazione all’utilizzo di prodotti innovativi ed ecosostenibili per la realizzazione di beni comuni. Come primo atto di questa partnership, è stato realizzato un tratto di pista ciclabile sotto Lungotevere Oberdan a Roma, che ha come peculiarità l’utilizzo di una pavimentazione green e high tech studiata ad hoc per piste ciclabili. Il tratto oggetto dell’intervento, in precedenza caratterizzato da una pavimentazione alquanto sconnessa, è stato individuato grazie alla collaborazione di Biciroma (il movimento nato in seno alla onlus Associazione Due Ruote d’Italia). La tecnologia, tutta italiana, di Iterchimica e la competenza sull’ambiente urbano di AMA permettono la riqualificazione e valorizzazione di un’area cittadina senza contaminarne la storicità, fondendo tradizione e innovazione in un pratico esempio di economia circolare che può diventare un modello replicabile in altre zone di Roma e in altre città.
Grazie ai suoi additivi di ultima generazione, interamente messi a punto e prodotti in Italia da 50 anni, Iterchimica è infatti in grado di consentire pavimentazioni stradali con percentuali altissime di asfalto riciclato (fino al 100%), abbassando le temperature di lavorazione, con un conseguente risparmio di energia e riduzione dei vapori bituminosi, aumentando di quasi il doppio la vita delle pavimentazioni grazie a speciali polimeri. AMA è diventata detentore unico di un brevetto per la realizzazione di un prodotto derivato da rifiuti solidi urbani, definito “Mineralized Biomass”, che consente il recupero della frazione organica in uscita dagli impianti di trattamento meccanico biologico. La miscela derivante, ottenuta senza trattamenti chimici o termici ma attraverso una mescola “a freddo”, è adatta al risanamento ambientale e il rifiuto organico potrà essere riutilizzato e trasformato in una base per strade, piste ciclabili, parcheggi, scarpate delimitanti autostrade e binari di ferrovie eccetera. «Siamo particolarmente soddisfatti dei risultati che sta portando questa collaborazione pubblico privato con AMA», ha dichiarato Federica Giannattasio, a.d. di Iterchimica. «Iterchimica ha da sempre posto particolare attenzione allo sviluppo di tecnologie e processi a basso impatto ambientale e ad alta economicità d’esercizio. Infatti, con buone pratiche di produzione e di stesa e grazie al contributo determinante degli additivi, l’asfalto per piste ciclabili, strade e parcheggi può durare almeno il doppio del tempo senza danneggiarsi. E naturalmente lo stesso vale per la riparazione delle buche, che se fatta a regola d’arte, può essere duratura e non solo una soluzione temporanea».

Dal campo alla tavola: arriva l’high tech italiano per l’agroindustria

MILANO – Energie rinnovabili, materiali e strutture serricole d’avanguardia, gestione delle acque, studio bioclimatico e agronomico a 360°. Nasce AgroEnergy, la nuova divisione di Kopron – azienda italiana specializzata nella logistica industriale, con sedi in Francia, Cina e Brasile – che mira a rispondere in modo concreto allo slogan che ha accompagnato l’Expo: “Nutrire il Pianeta, energia per la vita”. Come? «Oggi più che mai è necessario trovare soluzioni innovative nel campo dell’agricoltura – spiega Mario Vergani, ceo di Kopron – che consentano da una parte di sfamare una popolazione mondiale in costante crescita, e dall’altra di preservare le risorse del pianeta, attraverso un approccio davvero sostenibile. Questa è la mission di Kopron AgroEnergy che attraverso il suo metodo integrato e unico nell’ambito delle colture protette mira a fondere agricoltura, energia rinnovabile e tecnologia per far crescere un’agricoltura rigogliosa e sostenibile». La divisione AgroEnergy è il risultato di oltre 30 anni di esperienza di Kopron nel settore della logistica industriale, della progettazione e realizzazione di impianti di energie rinnovabili e della costruzione di serre, a cui si aggiunge oggi la consulenza agronomica per progettare sistemi innovativi e su misura, in grado di assicurare una produzione costante e autosufficiente. Un progetto unico al mondo e interamente “made in Italy”, finalizzato sia alla produzioni di ortaggi da foglia (come la classica insalata) o a frutto pendente (come per esempio pomodori o melanzane) sia al settore florovivaistico (fiori, piante in vaso). Ma come funziona? Kopron AgroEnergy fornisce un progetto di filiera completo, dal ciclo di semina e germinazione alla distribuzione, passando attraverso la produzione, il raccolto (comprensivo di taglio, lavaggio, asciugatura, pesata e confezionamento), l’organizzazione dello stoccaggio e alla progettazione della linea del freddo. Ogni impianto infatti è composto da quattro zone: zona preparazione nursery, zona produzione, zona lavorazione e confezionamento, sistemi di stoccaggio. Ogni sistema progettato da AgroEnergy è una sorta di “serra verticale”, un campo multistrato animato da un sistema di movimentazione automatico o semiautomatico “a giostra”, in grado di spostare le coltivazioni a seconda della necessità (semina, maturazione, raccolta). In questo modo, è possibile programmare il ciclo produttivo, che rimane fisso, ripetibile e soprattutto indipendente dai fattori ambientali esterni. Ogni impianto infatti può comprendere sistemi di irrigazione e controllo umidità, sistemi computerizzati per la fertirrigazione ed il controllo del microclima interno, impianti riscaldamento/raffrescamento, ombreggi e coibentazioni. Ogni nuovo impianto richiede da 6 a 8 mesi di progettazione e un investimento di 2-3 milioni di euro per impianti di prima installazione, e i 20-30 milioni per impianti capaci di massa critica autosufficienti.

La sfida per il risparmio energetico premia l’acciaieria più eco-efficiente

POZZUOLO DEL FRIULI – Anche il settore siderurgico può essere a basso impatto ambientale, mantenendo alti standard qualitativi e produttivi, come dimostra l’assegnazione del premio Fire – Certificati Bianchi per un’industria energeticamente efficiente ad ABS – Acciaierie Bertoli Safau del Gruppo Danieli, azienda friulana (che ha di recente ottenuto la certificazione del proprio sistema di gestione dell’energia secondo lo standard Iso 50001) che realizza acciai speciali di alto livello, per uno dei progetti realizzati in collaborazione con Tholos, Esco certificata Uni Cei 11352, specializzata nella consulenza alle industrie per l’efficienza energetica e l’ottenimento di Certificati Bianchi. Il riconoscimento, ritirato da Luca Sassoli, energy manager di ABS, nell’ambito della fiera Key Energy di Rimini, è stato assegnato all’intervento di efficienza energetica che consiste nel revamping del parco siviere all’interno del reparto acciaieria. L’intervento ha consentito un abbassamento dei consumi specifici di energia nel processo di produzione dell’acciaio fuso, consentendo un aumento del quantitativo di acciaio fuso trattato per ciascuna colata e una riduzione dei consumi specifici di energia elettrica, carbone/grafite e metano, rispetto alla situazione pre-intervento. «L’intervento di efficienza energetica realizzato da ABS e premiato da Fire – ha dichiarato Michele Loi, amministratore delegato di Tholos – consente non solo di produrre in modo più efficiente, ma ha anche un vantaggio in termini ambientali, in quanto sono ridotte le quantità di materiale refrattario da impiegare nelle siviere e da smaltire (rifiuti), minimizzando, dunque, l’impatto che l’intero sistema ha sull’ambiente». «Siamo onorati di ricevere un simile riconoscimento, che ci ripaga del lungo percorso mirato a migliorare il nostro sistema produttivo in un’ottica di white economy», ha commentato Sassoli. ABS ha chiuso l’ultimo bilancio a 795 milioni di euro di fatturato, con una presenza commerciale in 41 Paesi e l’occupazione di quasi 1.300 addetti.

Bello ed ecosostenibile, è il cemento biodinamico di Palazzo Italia

MILANO – Un cemento bello da vedere e da accarezzare. Un materiale sostenibile, durabile, resistente e allo stesso tempo di grande qualità estetica, pronto per essere utilizzato in opere di pregio architettonico come Palazzo Italia a Expo 2015. La capacità di ricerca e di innovazione di Italcementi ha portato all’ideazione di un nuovo materiale per l’architettura sostenibile: i.active Biodynamic. Italcementi ha presentato la nuova malta cementizia nel corso di un evento mondiale, che si è tenuto nell’auditorium di Palazzo Italia alla presenza di delegazioni provenienti da quattro continenti. Molti i rappresentanti della building community giunti a Milano per conoscere da vicino il prodotto, scoprirne le caratteristiche e vedere da vicino la sua prima applicazione sperimentale: la straordinaria struttura esterna e le facciate interne di Palazzo Italia, progettata dallo studio Nemesi & Partners per essere il luogo-icona di Expo Milano 2015. «Dalla medaglia d’argento all’Esposizione Universale di Parigi del 1867, passando per il successo internazionale del Padiglione Italiano in cemento trasparente simbolo di Expo Shanghai 2010, fino al nuovo cemento biodinamico che caratterizza Palazzo Italia a Expo Milano 2015: quello che unisce le esposizioni universali a Italcementi è un legame storico e fondato sull’innovazione»,  ha affermato Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi. «Anche un settore “tradizionale” come quello dei materiali per le costruzioni è capace di rinnovarsi e di offrire nuove opportunità alla building community. Dalla nostra ricerca nascono performance e soluzioni grazie alle quali le intuizioni di architetti e ingegneri possono prendere forma e dare vita a edifici bellissimi». «Palazzo Italia nasce dall’idea di un’architettura naturale, che diventa paesaggio», ha spiegato Susanna Tradati, progettista di Palazzo Italia insieme a Michele Molé e allo studio Nemesi & Partners. «Una foresta pietrificata la cui complessità è resa possibile dalla plasticità del materiale, il cemento biodinamico . Per la prima volta, come architetti, abbiamo trovato in Italcementi un’azienda che invece di porre “confini” al nostro lavoro ci ha spinto ad andare oltre, a superare i limiti della progettazione che spesso ci vengono posti dai materiali tradizionali». Il risultato di questo incontro tra innovazione di prodotto e architettura è un’opera che sta dando lustro al sistema Paese. Il biocemento i.active Biodynamic è una malta cementizia ad alta fluidità destinata alla realizzazione di elementi architettonici prefabbricati non strutturali, dalle geometrie complesse e a sezione sottile. La componente “bio” è data dalle proprietà fotocatalitiche del nuovo cemento, ottenute grazie al principio attivo TX Active brevettato da Italcementi. A contatto con la luce del sole, il principio attivo presente nel materiale consente di “catturare” alcuni inquinanti presenti nell’aria, trasformandoli in sali inerti e contribuendo così a liberare l’atmosfera dallo smog. La malta, inoltre, prevede l’utilizzo per l’80% di aggregati riciclati, in parte provenienti dagli sfridi di lavorazione del marmo di Carrara, che conferiscono una brillanza superiore ai cementi bianchi tradizionali. La “dinamicità” è invece una caratteristica propria del nuovo materiale, che presenta una fluidità tale da consentire la realizzazione di forme complesse come quelle che caratterizzano i pannelli di Palazzo Italia.

La riqualificazione innovativa parte dalle facciate green & smart

ROVERETO – La riqualificazione parte dall’involucro. Questa è la missione di Oros, start up trentina di Progetto Manifattura: fornire soluzioni innovative e funzionali nell’ambito delle facciate continue, dei serramenti, delle chiusure tecniche e delle vetrate high-tech specifiche per ogni edificio, seguire i progettisti supportandoli con soluzioni tecniche, offrendo pacchetto completo garantendo un servizio dalla progettazione al chiavi in mano. «Oggi l’industrializzazione della riqualificazione, come anche annunciato alla fiera Rebuild quest’anno, richiede soluzioni sostenibili, mediante l’utilizzo consapevole di elementi tecnologici tradizionali e al tempo stesso porgendo una grande ed innovativa attenzione verso l’ambiente e una progettazione snella e di qualità», spiega Nadia Manfredi, fondatrice di Oros. Uno degli esempi più recenti è il cantiere degli edifici della Gasperini a Rovereto, seguito dall’architetto Alberto Sala, dove è stato realizzato un’interessante modello di facciata ventilata (controparete): con un involucro smart, serramenti ad alta efficienza e un normale cappotto l’azienda è riuscita a trasformare un edificio colabrodo degli anni sessanta in una struttura energy efficient, con un intervento dai costi contenuti e poco invasivo. «Con semplici pannelli di materiale composito da 4 millimetri per la contro facciata, lamiera d’alluminio per finiture o imbotti, e uno spazio di isolamento d’aria interno tra facciata e cappotto, abbiamo ottenuto effetti di controllo temperatura interessanti», continua Alessandro Pezzani, socio di Nadia. Alla base di Oros una semplice filosofia: realizzare architetture sostenibili che perseguono certificazioni di qualità. Per questo, Oros stessa gestisce la produzione di involucri opachi e trasparenti per edifici residenziali, per uffici e terziario, offrendo soluzioni personalizzate anche per l’interior design. «Prodotto e progetto devono andare di pari passo. Spesso succede l’opposto: si scelgono prodotti per la riqualificazione senza un reale dialogo con il progettista. Questo significa un fallimento della riqualificazione integrata, che richiede esattamente questo tipo di dialogo e questo tipo di prodotti, come gli involucri e infissi di Oros». La start up è insediata presso Progetto Manifattura, hub della green economy trentina.

E’ trentino l’elettrodomestico che funziona come orto verticale bio

TRENTO – Arriva il primo orto aereoponico per il pubblico: 1 metro x 2.30 di ingombro, produce la quantità necessaria  di vegetali e frutta per una famiglia di quattro persone.  «Bassi costi e facilità di gestione, per garantire alimentazione sana e sicurezza alimentare in qualsiasi area urbana, anche in condominio», dice l’inventore Matteo Sansoni, che ha presentato la sua “creatura” durante un evento svoltosi in Expo.  Vista la crescente urbanizzazione del mondo e la scarsità di terre fertili, il futuro dell’agricoltura è verticale. Colossi come Panasonic stanno investendo in queste nuove tecnologie, per creare sistemi hi-tech di coltivazione per poter coltivare anche indoor, con il minor uso possibile di suolo. Sembra che questa sfida di mercato sia stata vinta dalla trentina Veve – vegetali in verticale, la prima start up dedicata alla realizzazione di orti verticali aereoponici, ovvero dove le radici delle verdure e ortaggi risultano sospese nell’aria e gli elementi nutritivi vengono erogati tramite nebulizzazione, con uso ridotto di acqua e energia. Con una missione: un orto in ogni casa per garantire cibo fresco e local. «Credo che gli orti verticali, quelli rivolti al pubblico come il mio, svolgano una triplice funzione», spiega Sansoni. «La prima è quella di garantire  la sicurezza alimentare, dato che ognuno da Milano a Shanghai con un semplice balcone, una terrazza inutilizzata o anche un angolo di una stanza può avere frutta e verdure fresche e controllate direttamente.  La seconda è quella nutrizionale: l’orto veve può fornire a una famiglia di 4 persone il fabbisogno giornaliero di vitamine e nutrienti per una dieta sana. Infine riattiva il processo di restituzione del valore al cibo: stando a contatto ogni giorno con ciò che consumiamo impariamo il valore del cibo e impariamo a non sprecare». Oggi le poche soluzioni offerte sul mercato sono di tipo idroponico (ovvero senza terra, ma con abbondante uso di acqua), costose e non sempre semplici da installare. veve, invece ha optato per realizzare un  orto ready-made aeroponico. Questa scelta comporta due vantaggi: occupare poco spazio (anche solo un metro quadro per 2,30 m di altezza) e non richiede impianti idrici complessi, massimizzando la superficie di coltivazione. Tutti possono potenzialmente averne uno in casa. Basta attaccarlo alla presa elettrica e riempire il serbatoio di acqua. Per altro il sistema ha un impatto idrico limitatissimo risparmia il 90% di acqua rispetto ad un orto tradizionale. Perfetto per zone caratterizzate da siccità e scarsità idrica, dove l’agricoltura e gli orti tradizionali hanno un forte impatto sulle riserve acquifere. «veve è da considerarsi come un nuovo elettrodomestico smart, come la macchina del pane o del gelato», spiega ancora Sansoni. «Solo che questa produce , zucchine, fragole, rosmarino, insalata, pomodori eccetera. Tutto biologico ovviamente!» Sebbene possa essere anche usato su larga scala (serra ad alta produttività), veve è pensato per i semplici cittadini, per i condomini, per chi vuole l’orto urbano ma ha un balcone troppo piccolo.

L’alleanza con il colosso cinese apre il mercato italiano del fotovoltaico ibrido

ROVERETO – La Cina ha bisogno dell’Italia, almeno per quanto riguarda il mercato degli impianti di energie rinnovabili di nuova generazione. Il colosso cinese Solax, nato come spin off dall’università dello Zhejiang, grazie all’impresa trentina Eneray è la prima compagnia ad avere la certificazione (CEI 021 12/2014) idonea per distribuire moduli innovativi ibridi (consumo e stoccaggio) di sistemi fotovoltaici. Secondo gli analisti questi nuovi sistemi, in grado sia di alimentare un’abitazione o un’impresa, sia di immagazzinare energia per la notte, sono considerati the next big thing, la prossima grande onda del mercato delle rinnovabili. «Un mercato sicuramente destinato a crescere», spiega Davide Tinazzi, che sui sistemi hybrid ha scommesso con la sua start up, Eneray, nell’incubatore di imprese green, Progetto Manifattura. «Nel contesto italiano i prodotti ibridi sono molto interessanti, poiché, come anche accaduto in Inghilterra e Germania, gli incentivi per l’energia da fotovoltaico sono scomparsi, mentre la bolletta elettrica continua a salire. Per questo ora serve massimizzare la produttività degli impianti». Ragione per cui il fotovoltaico si sta sempre più orientando verso l’autoconsumo. Una trasformazione importante, quella dell’autogenerazione di energia decentrata, che apre scenari interessanti per i produttori di batterie (come ha sottolineato il recente annuncio del genio californiano Elon Musk) e di inverter per sistemi ibridi. «L’obiettivo oggi è usare tutta l’energia generata nel fotovoltaico, grazie a nuove generazioni di batterie e di inverter, come quello di Solax, tra i più performanti al mondo» prosegue Tinazzi. Una scommessa quindi su una tecnologia cinese, per poter portare insieme il meglio dei due mondi dal punto di vista tecnologico. La produzione di qualità di Solax con il know-how d’impianti di alto artigianato di Eneray. «Crediamo che l’Italia sia il mercato giusto dove andare, perché il partner Eneray ci ha dato un aiuto professionale per poter adattare i nostri prodotti al mercato italiano», continua Tom Ji, regional sales manager di Solax. «Abbiamo dodici diverse procedure di monitoraggio lungo la filiera e simo gli unici produttori cinesi approvati e distribuiti dal gruppo tedesco Krannich, noto per la rigidità sulla scelta dei prodotti». In Australia Solax è la compagnia numero uno nel segmento inverter, mentre nel Regno Unito ha conquistato l’argento, battendo anche compagnie tedesche e svedesi. «Per le nostre compagnie è importante trovare nuovi partner commerciali di ottimo livello, anche con eccellenze cinesi, che dimostrano il dinamismo della green economy italiana e la capacità di fare rete anche con soggetti complessi come i grandi colossi delle rinnovabili del dragone», spiega Michele Tosi, di Progetto Manifattura.

La seconda vita della plastica riciclata produce fatturato e tutela l’ambiente

OSPEDALETTO DI ISTRANA – Continua il trend di crescita di Aliplast SpA, realtà leader in Italia nella produzione di manufatti e materiali da imballaggio, in gran parte realizzati in plastica riciclata. L’azienda, che impiega attualmente oltre 200 addetti, ha infatti chiuso il bilancio 2014 a quota 82 milioni di euro, registrando un incremento dell’1,3% rispetto all’esercizio precedente. Nel corso dell’anno sono state oltre 70mila le tonnellate di materiale plastico lavorato, con più di 1,2 miliardi di bottiglie in Pet e 270 milioni di metri quadri di rifiuti di imballaggi in Pe (la superficie di 36.800 campi di calcio) avviati a riciclo, cui si aggiungono gli altri materiali trattati. Il fatturato aggregato generato nel 2014 dal gruppo di cui Aliplast è capofila – che comprende altre otto aziende presenti in Italia, Francia, Spagna e Polonia e sempre operanti nel segmento della raccolta, riciclo e rigenerazione della plastica oltre che nella produzione di materiali in plastica riciclata – ha invece raggiunto i 98 milioni di euro. «Questi dati ci confermano che stiamo proseguendo sulla strada giusta», sottolinea Roberto Alibardi, fondatore e presidente di Aliplast. «Innovazione, ricerca e attenzione all’ambiente sono le cifre che ci caratterizzano senza le quali non potremmo essere competitivi e offrire ai nostri partner prodotti e servizi certificati e di qualità, all’altezza delle loro esigenze». Fra i propri clienti Aliplast annovera infatti alcune delle più importanti realtà attive in Italia e all’estero nei più diversi settori, dal food & beverage – Ferrero, San Benedetto, Parmalat, Peroni, Saclà solo per citarne alcuni – all’edilizia e arredamento, alla logistica e ai trasporti. Nata nel 1982 come azienda di servizi per la raccolta di materiali plastici, Aliplast ha allargato via via la propria offerta affiancando all’attività di raccolta la rigenerazione e successivamente la produzione di manufatti e imballaggi in plastica riciclata: attualmente è la prima realtà in Italia a gestire in completa autonomia e indipendenza il ciclo integrato della plastica grazie al riconoscimento, emesso in ultima istanza dal ministero dell’Ambiente nell’agosto 2014, del proprio sistema Pari (Piano per la gestione autonoma dei rifiuti di imballaggio), che le permette di tracciare i propri imballaggi e i rifiuti generati dagli stessi.

Da 160 milioni di tonnellate di scarti agroalimentari i nuovi bioprodotti

CREMONA – L’Italia dispone ogni anno di un “tesoro” da 160 milioni di tonnellate di scarti agroalimentari, deiezioni animali e sottoprodotti agricoli che possono essere trasformati in “bioprodotti”. Il dato è emerso durante BioEnergy Italy, il salone delle tecnologie per le energie rinnovabili che si è tenuto a CremonaFiere (http://www.bioenergyitaly.com). Il settore dei bioprodotti è in continua espansione in Italia e può utilizzare una grande varietà di scarti e sottoprodotti agricoli come deiezioni animali (130 milioni di tonnellate), frazioni organiche di rifiuti urbani (10 milioni di tonnellate), residui colturali (8,5 milioni di tonnellate), scarti agro-industriali (5 milioni di tonnellate), fanghi di depurazione (3,5 milioni di tonnellate), scarti di macellazione (1 milione di tonnellate). A livello europeo il mercato dei principali bioprodotti (bioplastiche, biolubrificanti, tensioattivi vegetali e biosolventi) raddoppierà da 20 a 40 miliardi di euro nei prossimi 16 anni, occupando circa 93 mila addetti. E’ in aumento anche la domanda di materie prime agricole per lo sviluppo di bioprodotti, come dimostra la riconversione dell’ex petrolchimico di Porto Torres in Sardegna che consentirà, una volta completati gli impianti, di produrre 350 mila tonnellate di prodotti chimici biologici all’anno partendo dalle coltivazioni locali. Nel comparto chimico la bioeconomia è considerata dai governi di Europa, Stati Uniti e Cina la via maestra per garantire alle future generazioni sviluppo sostenibile, sicurezza alimentare e minore dipendenza dalle fonti fossili di energia. E’ un complesso di attività che ha il suo fulcro nell’agricoltura e che in Europa genera un fatturato di circa 2 mila miliardi di euro e dà lavoro a 22 milioni di persone, trasformando risorse biologiche rinnovabili e rifiuti biodegradabili in prodotti a valore aggiunto come alimenti, mangimi, bioenergie, intermedi chimici e bioprodotti. In ambito europeo è previsto un investimento di 2 miliardi di euro nei prossimi sette anni. La Germania, ad esempio, ha stanziato un budget di 2,4 miliardi di euro in cinque anni e altri programmi stanno partendo in Svezia, Belgio, Norvegia e Danimarca. Negli Stati Uniti sono state varate dal 2002 diverse leggi a sostegno dei bioprodotti derivati dall’agricoltura. In Cina le biotecnologie sono considerate una delle sette industrie strategiche emergenti e si punta in particolare sull’aspetto farmaceutico e sui bioprodotti. L’Italia vanta riconosciute punte di eccellenza e un indotto di attività in notevole crescita, con alcuni esempi esposti a Cremona. Dagli scarti industriali delle mele si ricavano la “cartamela” per fazzolettini e rotoli da cucina e la “pellemela” per le calzature e rivestimenti di divani. Una delle realtà che si è mossa in questa direzione è la Frumat, un laboratorio di analisi chimiche di Bolzano che lavora gli scarti reperiti nelle numerose aziende melicole dell’Alto Adige. Ogni anno nel settore ittico italiano circolano 10 milioni di cassette in polistirolo che devono essere smaltite e conferite nella raccolta rifiuti indifferenziata, con alti costi economici e un potenziale ed elevato livello di inquinamento per l’ambiente, a iniziare dalle acque marine. Ecco perché la Blue Marine Service, una cooperativa di San Benedetto del Tronto (AP) che commercializza prodotti ittici, ha iniziato a impiegare cassette realizzate in Polypla, un materiale bio-based totalmente realizzato con materie prime naturali biodegradabili, per lo stoccaggio e la movimentazione del pesce.

Si può fare la differenza tecnologica anche nella gestione dei rifiuti

MILANO – Bicocca fa la differenza eliminando i cestini dei rifiuti da tutti gli uffici. Quattro i punti fondamentali del progetto di gestione dei rifiuti che l’Università di Milano-Bicocca ha chiamato “Bicocca fa la differenza”: eliminare i cestini della raccolta indifferenziata dagli uffici e dalle aree comuni, creare isole ecologiche, introdurre erogatori di acqua potabile, realizzare un sistema di monitoraggio digitale dei rifiuti. È un innovativo sistema di gestione dei rifiuti, che combina l’aspetto informativo con la ricerca e porta a un immediato miglioramento della raccolta differenziata. L’ottimizzazione della raccolta differenziata comporterà un risparmio sui servizi di pulizia di circa 90 mila euro all’anno. Il progetto è stato presentato nello spazio della Galleria della Scienza, dove sono state posizionate le isole ecologiche, installati gli erogatori dell’acqua e ricostruiti due uffici di dimensioni reali dai quali sono stati eliminati tutti i cestini per spiegare come funziona il nuovo sistema di gestione dei rifiuti e quali sono le novità per studenti e dipendenti dell’Ateneo. Il nuovo sistema porterà all’installazione su ogni piano di isole ecologiche per conferire vetro, plastica e indifferenziato, e consentirà di raggiungere il 70 per cento di raccolta differenziata, riducendo le emissioni di CO2 di circa il 50 per cento. Le isole ecologiche saranno 500. Negli uffici rimarrà esclusivamente il contenitore della carta. Le isole ecologiche, dotate di QR code, saranno monitorate dagli stessi utenti che, con l’applicazione mobile PolApp sviluppata dal Geomatic Laboratory del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio e di Scienze della Terra, potranno inviare “alert” sulla correttezza della differenziazione dei rifiuti e sul livello di riempimento. Il nuovo sistema di gestione dei rifiuti è stato sviluppato dal Centro di Ricerca Polaris del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio e di Scienze della Terra, in collaborazione con la Direzione generale e l’area Risorse immobiliari dell’Ateneo che si occupa della gestione logistica del Campus. Al progetto hanno collaborato Amsa per la cartellonistica e gli aspetti logistici della gestione dei rifiuti e il consorzio Comieco che ha fornito 500 contenitori per la carta. I consorzi Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica), Coreve (consorzio recupero vetro), Cial (consorzio imballaggio alluminio) e Ricrea (Consorzio nazionale riciclo e recupero imballaggi acciaio) sono stati costantemente presenti nelle fasi di realizzazione del progetto. Anche il consumo della plastica, grazie all’installazione nel Campus di 40 erogatori di acqua potabile filtrata liscia e gassata, diminuirà sensibilmente. A studenti e personale saranno fornite gratuitamente borracce in acciaio, ricaricabili agli erogatori, con una conseguente riduzione del 30 per cento del numero di bottigliette di plastica e del 30 per cento delle emissioni di C02.

Come produrre ceramiche speciali e risparmiare il 35% della bolletta elettrica

BUCCINASCO – Se l’energia è una delle voci di maggior incidenza sul conto economico di un’azienda manifatturiera italiana, è fondamentale mettere in atto tutte le opzioni che consentono di ridurne il costo: è quello che ha fatto la Sinterall, piccola impresa milanese leader nel settore delle ceramiche speciali per applicazioni industriali (elettrotecnico, elettronico, meccanico, aerospaziale, petrolchimico, energetico, nucleare, alimentare, biomedicale), che opera dal 1946 utilizzando processi tecnologici all’avanguardia e ad alto impatto “energivoro”.  Per l’approvvigionamento di energia elettrica, Sinterall si è affidata ad Aira Group, associazione di scopo specializzata nella gestione energetica attraverso l’individuazione e la scelta delle migliori condizioni contrattuali, tecniche ed economiche a favore delle aziende associate, come spiega il presidente Damiano Cottone: «Il nostro obiettivo è quello di supportare le aziende verso una corretta sostenibilità, evitando sprechi che spesso equivalgono a migliaia di euro e contribuendo così ad una maggiore competitività nei mercati». Aira Group va oltre la logica del gruppo d’acquisto, in quanto il rapporto contrattuale è comunque diretto tra l’azienda e il fornitore. Ma il lavoro degli esperti di Aira Group è finalizzato a costruire le basi contrattuali di maggior vantaggio per l’azienda consumatrice: «Grazie alla collaborazione con alcuni dei più importanti players di mercato, siamo in grado di proporre quotazioni in acquisto ben al di sotto delle medie, attivando contratti ad hoc. Il continuo monitoraggio del mercato ci permette di scegliere il contratto giusto al momento giusto, passando ad esempio da un prezzo PUN o TTF a un prezzo fisso e viceversa. L’analisi costante delle bollette garantisce che prelievi, potenze, accise, oneri A/Uc e prezzi siano dovutamente applicati». In sostanza, Aira Group si occupa di tutto quello che l’imprenditore dovrebbe fare per analizzare in modo dettagliato le forniture energetiche, ma non riesce a fare perché impegnato sul suo core business. E’ ciò che è capitato all’Ing. Guido Borgognoni, titolare della Sinterall: «Per la nostra attività, che si è evoluta verso un concetto quasi “sartoriale” di produzione delle ceramiche, utilizziamo forni elettrici discontinui. Le otto fasi di processo cui sottoponiamo i materiali (ossidi di alluminio e zirconio, biossidi e triossidi di titanio, nitruro di silicio, steatite…) comportano alte pressioni e temperature dai 1.400 ai 2.000°C, con picchi di consumo notevoli. Quando abbiamo cercato di rinegoziare il contratto di fornitura elettrica con il nostro gestore storico, non abbiamo trovato ascolto. In più c’era sempre il problema dei conguagli di fine anno, con costi aggiuntivi fuori controllo. Così due anni fa abbiamo colto la proposta di Aira Group: il passaggio a un fornitore svizzero che ci ha garantito un risparmio del 15% sulla bolletta elettrica. E non è finita: dopo un anno Aira Group ha individuato un’ulteriore possibilità di riduzione proposta da un altro fornitore: Sinterall ha cambiato fornitore ottenendo un ulteriore sconto del 10%. A settembre 2014 abbiamo cambiato nuovamente fornitore, sempre grazie al supporto di Aira Group, ottenendo un nuovo sconto del 10%». Risultato: in tre anni Sinterall ha abbattuto di un terzo il costo dell’approvvigionamento energetico. Senza aggravi burocratici e amministrativi e nella massima trasparenza e affidabilità.

Inaugurato nelle Marche il primo quartiere interamente eco-sostenibile

PORTO POTENZA PICENA – Diventa realtà il progetto che trasforma un’ex area industriale in degrado sulla Riviera Adriatica in quartiere modello di sostenibilità ambientale e qualità della vita. È stata infatti completata a Porto Potenza Picena (Macerata), a pochi passi dal mare, la prima parte di Ecocittà, con la realizzazione di un edificio residenziale e commerciale ad alto risparmio energetico, un’area verde da 7mila metri quadrati con sistema di recupero dell’acqua piovana dove prima sorgevano vecchi capannoni industriali, l’illuminazione a basso consumo e le prime vie, intitolate a premi Nobel per la pace. Ecocittà rappresenta un unicum perché i concetti della sostenibilità (alta efficienza energetica, realizzazioni in classe A e A+, edilizia sostenibile secondo il protocollo Itaca Marche) vengono per la prima volta estesi a un intero quartiere.  «Questa prima realizzazione è un traguardo importante – commenta Paolo Giorgini, amministratore delegato di Ecocittà management – perché c’è già tutta la filosofia del progetto: risparmio energetico, edilizia sostenibile, ampi spazi aperti, tanto verde e comfort. Con Ecocittà costruire vuol dire non consumare nuovo suolo, ma riqualificare e valorizzare il territorio». L’area completata è pari a 15mila metri quadri. Il primo edificio ospita due piani commerciali e tre residenziali con 26 appartamenti ed è caratterizzato da chiostri, ballatoi, giardini pensili e ampie superfici scoperte, con gli attici che spiccano con le grandi terrazze sul mare. Un edificio contemporaneo e funzionale che, come vuole il progetto architettonico curato da Fima Engineering, non tralascia aspetti tipici dell’architettura del territorio rivisitati in chiave contemporanea, con ampio utilizzo di materiali naturali come il cotto, utilizzato non più solo come rivestimento della facciata ma anche per creare un effetto di ombreggiamento e diminuire i carichi termici in estate. L’edificio è realizzato secondo principi di alta efficienza energetica (classe A), con soluzioni costruttive per ridurre al minimo la dispersione termica (elevato spessore dell’isolamento termico a cappotto, tetto in legno ventilato, infissi ad elevate prestazioni, isolamento dei solai e dei muri, eliminazione dei ponti termici). Dal punto di vista tecnico – impiantistico, a cura di We Plan Ingegneria, l’edificio è dotato,  per il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria, di un impianto centralizzato con alimentazione a metano e caldaia a condensazione, integrato al solare termico; il sistema centralizzato presenta notevoli vantaggi in termini di ottimizzazione dell’energia e anche di sicurezza: niente gas in casa, anche grazie alla cucina ad induzione. L’energia elettrica necessaria ai servizi condominiali sarà fornita da un impianto fotovoltaico installato su tetti e lastrici.  Il percorso eco-sostenibile continua anche all’esterno dell’edificio, con un sistema per il recupero dell’acqua piovana che verrà riutilizzata per l’irrigazione e un impianto di illuminazione delle aree pubbliche a basso consumo.

Qualità certificata per il manutentore dei grandi impianti fotovoltaici

ROMA – Kenergia Sviluppo, leader in Italia nella fornitura di servizi di monitoraggio, gestione e manutenzione di grandi impianti fotovoltaici, ottiene dall’ente Dasa-Rägister la certificazione Iso 9001:2008, lo standard internazionale più importante al mondo che delinea le modalità per il raggiungimento di alte prestazioni operative, assicurando la massima qualità dei processi gestionali e produttivi. «Per noi – afferma Giovanni Simoni, presidente di Kenergia Sviluppo, che è partecipata dalla compagnia milanese Infrastrutture – questa certificazione è il naturale riconoscimento dell’impegno profuso da tutto il nostro team. In un settore dove la forte competitività tende a sottrarre risorse alla qualità dei servizi, la nostra azienda è invece orgogliosa di non derogare all’offerta di un servizio professionale, innovativo e secondo costante ricerca di best practice, nella certezza di migliorare le performance tecniche ed economiche degli impianti fotovoltaici che gestiamo per i nostri clienti». «La nostra missione – ha dichiarato Mario Cosenza, direttore relazioni esterne di Dasa-Rägister – è quella di fornire un servizio di certificazione di alto livello che permetta alle aziende per cui lavoriamo di migliorare e valorizzare le prestazioni della propria organizzazione nei confronti delle risorse umane, dell’ambiente e del business. Kenergia Sviluppo, che opera in un settore complesso quale la gestione e manutenzione di impianti fotovoltaici, ha fornito evidenza di un forte impegno verso la qualità del servizio e il miglioramento continuo». Negli ultimi cinque anni Kenergia Sviluppo ha fornito servizi su oltre 300 megawatt prodotti in un centinaio di impianti, in gran parte di proprietà di primari investitori italiani e internazionali. La società, che si avvale della collaborazione di 25 tecnici specializzati e chiuderà il 2014 con un fatturato di circa 2 milioni di euro, è proprietaria di un sistema Scada di monitoraggio e gestione degli impianti e rende un servizio di monitoraggio 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno. «Abbiamo avviato da tempo un programma di formazione interna e di messa a punto di modelli e procedure in grado di assicurare il rigoroso rispetto delle norme, con la consapevolezza dell’importanza di investire nella salute e sicurezza dei lavoratori e dei clienti», ha commentato Pier Francesco Rimbotti, presidente di Infrastrutture. «Su questi aspetti già oggi Kenergia Sviluppo non si limita a ciò che prevedono gli obblighi di legge e per questo il prossimo obiettivo sarà quello di ottenere anche la certificazione secondo lo standard Ohsas 18001:2007».

Puntando sul geologo-manager la leader delle bonifiche torna a crescere

RIMINI – L’ultima impresa in ordine di tempo è stata la partecipazione all’incredibile operazione di “traghettamento” della Costa Concordia dall’Isola del Giglio al porto di Genova come supporto tecnico anti-inquinamento a bordo della Goletta Verde di Legambiente. Un tecnico ambientale ha prelevato e analizzato campioni d’acqua per verificare eventuali sversamenti di idrocarburi: per chi ha bonificato 15mila serbatoi petroliferi e industriali in trent’anni d’attività, un’ulteriore segno distintivo di un’eccellenza assoluta nel campo dei servizi ambientali. Guidata dai fratelli Pivi ed “esplosa” negli anni ’80 con i servizi di manutenzione delle aree di servizio dei carburanti, la riminese Petroltecnica ha messo a punto negli anni uno specifico know how e una forte sinergia con tutti i grandi gruppi petroliferi prima ancora che le norme specifiche intervenissero a disciplinare la gestione dei rifiuti e le modalità di caratterizzazione e di bonifica dei siti contaminati. «Nel tempo il nostro servizio di Pronto Intervento Ambientale, per risolvere i problemi legati agli sversamenti di idrocarburi nel suolo e nel sottosuolo, è diventato un’area di business», spiega Gianlorenzo Minarini, entrato come geologo neolaureato in Petroltecnica e oggi responsabile della Divisione Ambiente. «Da una parte abbiamo consolidato il settore della manutenzione e diagnostica dei serbatoi interrati, introducendo primi in Italia la tecnologia robotizzata “No Man Entry” con i dispositivi il “Ragno, il “Bruco” e il successivo “Camaleonte”, tutt’ora in uso. In parallelo si è sviluppata l’attività di protezione ambientale per le bonifiche dei siti contaminati (depositi, raffinerie, industrie ecc.), che dalla fine degli anni ’90 è diventata il core business della società». Nel 2010 le criticità generali del settore industriale e l’ingresso di nuovi player hanno comportato per Petroltecnica una fase di riorganizzazione e hanno “imposto” a Minarini l’assunzione di una vera e propria responsabilità manageriale. «Al di là della mia formazione tecnica, avevo bisogno di acquisire competenze più ampie e profonde in ambito gestionale ed economico finanziario. Ho avuto la possibilità di iscrivermi nel 2013 all’ Executive Master in management delle pmi promosso da Altis – Università Cattolica, che propone un programma didattico diversificato in tutti gli ambiti che un manager deve presidiare, dall’HR al marketing, dal controllo di gestione alla finanza, con una struttura concepita proprio per chi deve far combaciare formazione e lavoro, cioè una mirata presenza in aula e la possibilità di operare in e-learning». La frequenza del master si è intersecata allo sviluppo del rilancio aziendale: «Durante il corso ho riportato la teoria alla pratica in azienda, avendo una visione finalmente allargata delle problematiche interne ed esterne: ad esempio, il modulo sul marketing è diventato un progetto di comunicazione e strategia commerciale finalizzato all’ingresso in un nuovo segmento di mercato; il modulo di programmazione e controllo ha conferito un metodo al sistema di budgettazione e di analisi economica delle commesse. Abbiamo anche affrontato la questione del passaggio generazionale, per dare continuità alla crescita delle pmi». In sostanza, Petroltecnica ha sostenuto l’investimento formativo sul proprio manager e ha ottenuto un risultato operativo immediato sulla governance aziendale per gestire la risalita.

I francesi lasciano: torna l’insegna italiana sullo storico garden center di Pavia

MILANO – Dopo circa dodici anni il colosso francese Botanic lascia l’Italia e lo storico garden center di Montebello della Battaglia, in provincia di Pavia, passa all’insegna Viridea: oltre 5.400 metri quadrati di superficie di vendita coperta, a cui si affiancano circa 3.300 metri quadrati di area scoperta, inseriti all’interno di un importante polo commerciale. Botanic Montebello, che nel 2013 ha realizzato un fatturato pari a 4,7 milioni di euro, cesserà l’attività alla fine di agosto. Dal 1° settembre l’insegna Viridea subentrerà alla catena francese rilevando il personale, per un totale di 31 dipendenti, andando così ad affiancare gli altri sette punti vendita a marchio Viridea già presenti in Lombardia, Piemonte e Veneto. Il nuovo garden si caratterizzerà per un percorso commerciale del tutto simile a quello ormai consolidato degli altri punti vendita, con l’aggiunta di un reparto dedicato all’alimentazione biologica che rappresenta una vera novità. «E’ con particolare soddisfazione che ci apprestiamo a proseguire l’avventura legata al marchio Viridea, andando a operare presumibilmente sul più vecchio garden center italiano», commenta Fabio Rappo, fondatore e amministratore unico di Viridea. «Ciò consentirà una migliore penetrazione in un bacino di utenza che vede il marchio Viridea già presente nel pavese a San Martino Siccomario e il miglioramento dell’efficienza generale attraverso l’aumento dei volumi complessivi». Nel 2013 la rete dei sette Viridea Garden Center –  nata nel 1997 dall’esperienza della Rappo, società attiva dal 1983 nel campo del giardinaggio professionale – ha accolto complessivamente oltre 6,5 milioni di visitatori registrando un fatturato pari a 48,3 milioni di euro, dato che ha confermato la posizione di spicco dell’azienda nel mercato italiano di riferimento.

Con i nuovi modelli brevettati il bagno mobile è sempre più ecologico

CERTALDO  – Dal cilindro di Sebach continuano a uscire importanti novità. L’azienda toscana – che ha rivoluzionato il settore dei bagni mobili facendoli diventare oggetto di arredo urbano, protagonisti di cantieri, vie, festival, eventi, concerti, grandi manifestazioni in tutta Italia – ha presentato tre nuovi modelli: All-in-one, Top San® No Touch 2.0 e Tanica Estraibile. L’All-in-one è il frutto di uno studio che permette di comporre una struttura modulare formata da diverse cabine (ad esempio bagno più doccia, doccia più spogliatoio, ecc…), a seconda delle esigenze e tipologie di servizio. Le destinazioni possono essere diverse, ma è il settore dell’agricoltura che può avere il maggior numero di impieghi, con la possibilità di utilizzo durante la raccolta della frutta, nelle semine e molto altro ancora. Il Top San® No Touch 2.0 è l’innovativo bagno mobile che combina il dispositivo brevettato di pulizia a ogni utilizzo a nastro rotante in acciaio inox con il sistema di azionamento a pedale, grazie al quale si potenziano le performance in termini igienici, pratici e di risparmio idrico. Ulteriore elemento distintivo è rappresentato dall’essere un bagno ad “acqua pulita”, cioè dotato di un serbatoio di acqua pulita che viene utilizzata per pulire il wc – l’acqua viene “mixata” con il prodotto di pulizia adeguato – garantendo un maggior livello di igienizzazione. Infine la Tanica Estraibile by Sebach permette di soddisfare un’esigenza primaria in luoghi difficilmente raggiungibili, con la tanica estraibile che, grazie alle maniglie laterali, può essere facilmente estratta, pulita e riposizionata nella cabina. Questi bagni, che seguono la normativa Uni-En-16194, si basano sui principi legati al totale rispetto ambientale, riconosciuti anche dalla Carta dei principi per la sostenibilità ambientale e dall’Epd (Environmental Product Declaration), ai quali Sebach è completamente conforme. Presente in tutta Italia fin dal 1986, l’azienda di Certaldo, coordinata dalla holding Ylda Group Spa, vanta oggi una rete di oltre 80 concessionari e più di 1.000 punti noleggio, movimentando oltre 25mila bagni al giorno. Dal 2011 è presente con Sebach France sul mercato transalpino, con l’obiettivo di replicare il modello di successo italiano.

A fine maggio sarà presentata la prima cella di stagionatura a impatto zero

BIGARELLO – La prima cella di stagionatura per l’industria agroalimentare a consumo energetico prossimo a zero è  l’oggetto della sperimentazione che Ersaf, l’Ente regionale lombardo dei servizi all’agricoltura e alle foreste, sta realizzando da dodici mesi  presso la sua sede mantovana presso l’Azienda Carpaneta, nell’ambito del progetto Energaid. A  conclusione della sperimentazione, il prossimo 29 maggio è previsto un evento di presentazione indirizzato agli operatori del settore agroalimentare e ai costruttori di pannelli prefabbricati per pareti e coperture delle celle e magazzini di stagionatura di carni, formaggi e frutta. Qual è l’obiettivo del progetto? «Produrre innovazione reale, migliorare la sostenibilità energetica, ambientale ed economica dei processi di stagionatura alimentare tramite l’evoluzione della tecnologia di isolamento termico attivo.Gli aspetti peculiari dell’innovazione sono la temperatura d’ambiente costante e controllata, con consumo energetico prossimo allo zero; le significative ricadute positive sotto il profilo della sostenibilità ambientale; i tempi di ritorno economico particolarmente competitivi; la drastica riduzione della potenza elettrica impegnata», spiega Gianantonio Zapparoli, della struttura poroduzioni e filiere dell’Azienda Carpaneta.L’innovazione di Energaid riguarda l’involucro dello spazio climatizzato, per controllare o annullare gli scambi di calore dell’ambiente interno, da e/o verso l’ambiente esterno. L’isolamento termico è ottenuto attraverso una soluzione originale: un flusso d’acqua percorre un circuito annegato nel materiale isolante.La cella sperimentale deve simulare le condizioni classiche di stagionatura previste per il formaggio grana, con una temperatura oscillante tra 16-18°C con umidità relativa di 82-85% durante tutto l’anno. Nell’incontro del 29 maggio gli ospiti verranno guidati nella visita alla cella di stagionatura pilota; si effettueranno quindi comparazioni con casi studio di magazzini di stagionatura del formaggio, paragonando  costi energetici e costi economici. Per partecipare all’evento è necessaria la prenotazione (tel. 0376459559, gianantonio.zapparoli@ersaf.lombardia.it).

Dalle scatole agli eco-arredi: le insospettabili e molteplici vite del cartone

CARATE BRIANZA – Stuzzichini, cocktail, tanta gente e buona musica live. Si direbbe la perfetta ambientazione per un aperitivo domenicale in centro città, ed invece è l’atmosfera che ha accolto le decine di visitatori accorsi alla sede dello Scatolificio Camossi ai primi di marzo, per l’inaugurazione del nuovo marchio dell’azienda, la SC Ecodesign. Fondato da Paolo Camossi a Carate Brianza nel 1966, lo Scatolificio Camossi è sempre stata una realtà a conduzione familiare attiva nella produzione di imballaggi in cartone ondulato. In seguito alla scomparsa di Paolo, avvenuta nel 2008, la gestione è passata alla figlia Laura, la quale ha dovuto subito affrontare, insieme alla madre Nadia, il periodo più buio della storia dell’impresa. Trasferitasi da poco nel caratese, la ditta – che dà lavoro a 11 dipendenti e ha registrato nel 2013 un fatturato di 1,2 milioni di euro- ha avviato un deciso piano di rilancio e ha recentemente affiancato al suo tradizionale ambito di attività il nuovo brand SC Ecodesign, che realizza mobili e oggettistica in cartone riciclato, principalmente per l’interior design. «La nostra intenzione è di inseguire il trend della praticità, della eco-sostenibilità, del biologico, del riciclabile. Insomma, di tutto ciò che è green e ha a che fare con la natura», sostiene Laura Camossi. «La pasta di cellulosa è un materiale duttile, con cui si può progettare qualsiasi cosa, dalle sedie alle grucce, dai tavoli ai cestini, dalle cantinette portabottiglie alle panche». Ma l’ostacolo da superare è l’apprensione iniziale: «chi guarda i nostri prodotti è incuriosito, ma ha anche timore che non reggano il loro peso. In realtà non c’è pericolo e i prodotti garantiscono tutte le prestazioni in sicurezza, perché le nostre sedie sono testate per sopportare fino a un peso di 140 chilogrammi, le panche addirittura 300». Durante l’happy hour gli ospiti hanno potuto scoprire e apprezzare le numerose creazioni dell’architetto Alberto Pirelli, la “mente” che sta dietro al design di questi originali prodotti. «Oltre al fatto che sono tavole di cartone ad incastro, senza viti, facilissime da montare le une con le altre, la rinuncia ad ogni trattamento chimico non causa nessun problema di smaltimento», puntualizza l’architetto, che sintetizza così: «più che costruire prodotti, proponiamo uno stile di pensiero». L’azienda madre punta parecchio sul nuovo business: ne è testimonianza lo stesso evento di presentazione e il fatto che la SC Ecodesign manterrà un bilancio separato. La sua produzione sarà destinata, per il momento, ad ambiti molto ristretti: «siamo concentrati prevalentemente su due binari: da un lato l’arredamento di scuole primarie e secondarie per fare divertire i bambini, dall’altro l’azienda punterà su allestimenti di locali, lounge bar, temporary shop, enoteche e servizi catering», svela la Camossi. Per avere successo, tuttavia, è necessaria una riflessione sulle strategie di marketing: «Stiamo pensando di presentarci a diverse fiere – conclude l’amministratrice – non solo in Italia ma anche all’estero, come Germania, Inghilterra e Scandinavia, Paesi in cui il concetto di eco-compatibilità è molto sentito. Perché non basta fare cose belle, bisogna farle conoscere!». 

La cogenerazione al servizio della miglior produzione agroalimentare italiana

ORZINUOVI – Nuova sinergia tra il Gruppo AB e il settore dell’agroalimentare italiano: la cogenerazione entra in casa Orogel, realtà di eccellenza nel mercato food in Italia, costituita da 2mila soci produttori che coltivano i terreni più vocati per offrire la migliore varietà di prodotti ortofrutticoli freschi, surgelati e confetture. La società bresciana, leader europeo del settore della cogenerazione, ha infatti installato due impianti Ecomax® 20ngs nello stabilimento Orogel di Cesena,  dove si produce un quarto dei prodotti vegetali del nostro Paese. I due impianti a gas naturale, con una potenza elettrica di 4 megawatt, assicurano la copertura del 70% circa di fabbisogno elettrico e il 65/70% del fabbisogno termico dello stabilimento romagnolo. L’assetto dell’impianto scelto massimizza l’utilizzo delle produzioni che sono variabili, essendo legate alla stagionalità e alla disponibilità di prodotto dell’industria alimentare. I volumi attesi per quanto riguarda l’energia elettrica prodotta sono di circa 21mila megawatt ora all’anno, con un recupero termico di circa 12.500 megawatt ora. Il risparmio annuo è di circa 1 milione e 200 mila metri cubi di gas pari a 2.300 tonnellate di CO2, 1.600 chilogrammi di CO e 3.700 chilogrammi di NOx  di emissioni evitate nell’ ambiente. Il percorso intrapreso da Orogel con il Gruppo AB nello stabilimento di Cesena è un ulteriore passo dell’azienda romagnola in direzione dell’autoproduzione, dell’efficienza energetica e della ricerca di alti standard tecnologici. Per il gruppo bresciano, l’installazione realizzata a Cesena arricchisce un “portfolio” di referenze che comprende oltre 800 impianti avviati per un totale di  potenza elettrica nominale che supera i 1.100 megawatt. Negli ultimi anni la capacità produttiva è quadruplicata e il numero di dipendenti ha superato le 500 unità. AB è oggi presente con filiali dirette in Polonia, Serbia, Croazia, Spagna, Romania, Repubblica Ceca, Austria, Brasile, Paesi Bassi, Olanda e Canada.