Innovazioni & Start up

Parla italiano Hyperloop, il treno supersonico del futuro

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LOS ANGELES – Al via la prima partnership pubblico-privata per il primo studio di fattibilità del sistema interstatale Hyperloop Transportation Technologies tra l’Ohio e l’Illinois: il treno Hyperloop, viaggiando alla velocità del suono, collegherà Cleveland e Chicago. La startup è stata creata dall’italiano Bibop G. Gresta, tra i fondatori di Digital Magics, ed è controllata dalla società Jumpstarter, che fa parte del portfolio dell’incubatore quotato su AIM di Borsa Italiana. Hyperloop Transportation Technologies ha firmato gli accordi ufficiali con la Northeast Ohio Coordination Agency, agenzia di trasporti e pianificazione ambientale e il Dipartimento dei Trasporti dell’Illinois: il treno supersonico (una capsula a lievitazione magnetica dentro un tubo a bassa pressione) collegherà Chicago, la più grande città dell’Illinois, e Cleveland, capoluogo amministrativo nello Stato dell’Ohio, percorrendo oltre 500 km in 28 minuti e viaggiando alla velocità di circa 1.200 km orari. Bibop G. Gresta, co-fondatore e presidente di Hyperloop Transportation Technologies, ha dichiarato: «Questi accordi segnano un momento storico per HyperloopTT. Per la prima volta uno stato americano sta investendo nella nostra tecnologia. È il primo grande passo verso una rivoluzione tecnologica che cambierà il modo di concepire i trasporti». Gabriele Ronchini, fondatore e amministratore delegato di Digital Magics, dichiara: «L’affermazione “l’innovazione rappresenta il nostro futuro” non è mai stata più vera quando parliamo di Hyperloop. In soli 5 anni sono oltre 800 le persone che lavorano in tutto il mondo per questo progetto visionario. HyperloopTT ha prodotto 27 brevetti, stretto 8 accordi governativi in fasi avanzate di negoziazione e oltre 40 partnership per lo sviluppo della tecnologia». Il progetto Hyperloop è una capsula che si libra sospesa, all’interno di un tubo a bassa pressione. Così come per un aereo in alta quota, la capsula incontra meno resistenza. L’aria rimanente di fronte alla capsula viene convogliata verso la parte posteriore del tubo utilizzando un compressore, che consente di raggiungere velocità incredibili fino ad arrivare a oltre 1.200 km/h e con basso consumo di energia elettrica. Il sistema è stato progettato con i massimi standard di sostenibilità, in modo da avere un minimo impatto al suolo. L’intero sistema dei tubi è infatti costruito su piloni, in modo da ridurre i costi di acquisizione dei terreni e garantire l’isolamento da condizioni climatiche e ambientali. La progettazione dei piloni è tale da rendere la struttura a prova di terremoto, nonché autosufficiente in termini energetici. Grazie ai pannelli solari posti lungo tutta la parte superiore dei tubi e grazie a un sofisticato sistema di recupero energetico, Hyperloop è in grado di produrre più elettricità di quanta ne consumi.

  

 

 

I tedeschi premiano il laser tutto italiano per il miglior design

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GRASSOBBIO – Design accattivante unito a un’interfaccia pratica e intuitiva. Sono queste le caratteristiche che hanno portato iLux XP, dispositivo made in Italy brevettato da Mectronic allo scopo di effettuare trattamenti di Theal Therapy, ad aggiudicarsi l’ambitissimo German Design Awards 2019, uno dei più accreditati premi del settore a livello globale. L’importante associazione tedesca German Design Council, che ha oltre 60 anni di storia, premia annualmente non solo i prodotti più originali del design contemporaneo, ma soprattutto i progetti ad alto contenuto innovativo, capaci di tradursi in modelli rappresentativi e iconici. iLux XP è stato scelto da un’apposita giuria di esperti come vincitore nella categoria “medicina, riabilitazione e assistenza sanitaria”. «Siamo orgogliosi del fatto che iLux XP sia stato premiato da una prestigiosa associazione nel panorama internazionale del design. Punto d’arrivo dopo anni di ricerca e innovazione, il nostro dispositivo rappresenta l’ultima evoluzione della fototerapia e della laserterapia: la Theal Therapy, oltre a curare i più forti campioni del mondo, è la terapia laser per tutti. Viene infatti utilizzata con successo in ambiti completamenti diversi: dal trattamento delle patologie di un atleta quali tendiniti e lesioni muscolari, al trattamento del dolore di un paziente amputato di arto inferiore; dalla cura delle ulcere cutanee e diabetiche al trattamento conservativo delle patologie della colonna, come ernie, lombosciatalgie e radicolopatie», ha spiegato Ennio Aloisini, ceo di Mectronic. iLux XP è il risultato di un percorso iniziato oltre 30 anni fa con la progettazione del primo laser ad alta potenza al mondo per riabilitazione e culminato dopo 15 anni di costante attività di ricerca scientifica e tecnologica con la definizione di questa metodica caratterizzata da sette distinti brevetti. Il dispositivo è composto da protocolli terapeutici specifici per ottenere i 5 effetti principali della terapia Theal: biostimolante, antalgico, antinfiammatorio, antiedemigeno e decontratturante. i protocolli sono facilmente customizzabili attraverso l’innovativa e pratica interfaccia grafica, che permette di monitorare in contemporanea i valori di tutte le fasi e cambiarli secondo le necessità.

Dynamica innova con la simulazione dinamica

CORMANO – La realtà virtuale sta impattando molto rapidamente anche nel mondo della progettazione industriale: è il senso dell’attività di Dynamica, società fondata da Andrea Bartolini insieme a due specialisti del mondo accademico, per sviluppare progetti d’innovazione in ambito b2b. Incontriamo Bertolini in Corefab, dove la società ha la sua sede operativa: «La nostra mission – spiega Bertolini, che ha una sede operativa presso l’hub dell’innovazione Corefab – è portare nuove tecnologie nel campo della simulazione dinamica, all’interno nel normale work flow di progetti di automazione industriale. Dynamica è il partner ideale per progetti connessi a grandi sistemi o processi oppure all’innovazione nell’ambito dei beni strumentali». In sostanza, la società propone la declinazione della simulazione dinamica in tutte le fasi della progettazione, da quando si inizia a progettare il sistema sino al momento in cui devono essere verificate determinate performances o si deve procedere alla fase di collaudo, ancor prima della creazione prototipale. E’ interessante notare l’approccio customizzato dell’attività di Dynamica: «Noi facciamo l’analisi del problema da risolvere o del progetto da realizzare e capiamo che tipo di modello può servire. Valutiamo se è possibile affidarsi a librerie di modelli software già esistenti o se bisogna realizzarne uno su misura o adattato. Di fatto, generiamo applicativi che sono modelli software di simulazione. Dopodiché, produciamo il modello con il grado di dettaglio richiesto per quel problema o progetto. Una volta realizzato il modello, il cliente può chiederci un semplice report dei risultati ottenuti dalla simulazione dinamica, oppure può decidere di portarsi questo know how in azienda per applicarlo on demand», spiega Bartolini.
Al di là degli aspetti di business, il vero obiettivo di Dynamica è portare know how alle aziende, diffondendo la cultura della modellazione dinamica – soprattutto quella che si sviluppa nelle piattaforme open source tipo Open Modelica -come valore aggiunto alle metodologie di progettazione. «L’open funziona molto bene e si può usare anche in ambito industriale. Se invece il cliente vuole una soluzione basata su tool proprietari, possiamo soddisfare anche questa richiesta». Tra i target di Dynamica si annoverano settori industriali molto diversi, in genere aziende interessate a sviluppare innovazioni o miglioramenti su prodotti o processi. Per un grande produttore di sistemi elettrici di distribuzione ad alta tensione, la società sta creando modelli di simulazione dinamica per reti di dimensioni continentali. Per alcuni costruttori di macchine oleodinamiche, Dynamica sta lavorando alla realizzazione dei digital twin, cioè il modello digitale di un macchinario per verificarne condizioni operative e prestazioni. «Stiamo cominciando il discorso della manutenzione programmata o predittiva, ci lavoriamo da un anno e mezzo. Oggi esistono modelli basati su dati, mentre il nostro modello si basa sulle equazioni; i dati servono per nutrire il modello, ma noi crediamo sia più efficiente un modello basato sulle equazioni della meccanica e della fisica. Abbiamo portato un prototipo a SPC Drives con un modello applicato a un braccio automatizzato. L’ideale è giungere a creare un modello che giri su plc».

Gellify entra in Silicon Valley investendo nella startup Beaconforce

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BOLOGNA – Gellify, piattaforma di innovazione B2B in grado di connettere le start up software digital alle aziende tradizionali, annuncia l’ingresso nel proprio programma di gellificazione di Beaconforce, piattaforma che tramite l’ascolto e il feedback continuo tra dipendenti e manager permette di migliorare la loro motivazione intrinseca e quindi la produttività, la retention dei talenti e le performance dei team. Con la piattaforma SaaS, Beaconforce trasforma i feedback forniti dai dipendenti con una apposita app mobile in informazioni strutturate, attraverso algoritmi di intelligenza artificiale. La start up nasce nel 2016 a San Francisco ed è già un’azienda distribuita a livello globale con risorse negli Stati Uniti, in Italia, in India, in Canada e in UK. «L’ingresso di Beaconforce nel portafoglio di Gellify rappresenta il nostro primo importante investimento in una realtà della Silicon Valley ad alto potenziale di crescita – dichiara Fabio Nalucci, CEO e founder di GELLIFY – perché va incontro, sfruttando le analytics e l’intelligenza artificiale, a una delle più grandi criticità delle aziende di oggi, ovvero la gestione e il coinvolgimento delle risorse umane e dei talenti». «L’idea di Beaconforce nasce dai risultati di oltre vent’anni di studi scientifici e accademici – dichiara Luca Rosetti, Ceo di Beaconforce – che hanno dimostrato che le persone sono realmente motivate da una spinta interiore che le fa agire per propria gratificazione personale, perché sono immerse in un’attività coinvolgente e appagante. La forza della motivazione intrinseca e dell’efficacia di questi studi è evidente anche dal successo dei progetti Beaconforce, in tutto il mondo: nei primi due mesi dall’adozione da parte dell’azienda oltre il 70% dei dipendenti entra spontaneamente nel nostro circolo virtuoso di feedback». Beaconforce è uno strumento di ascolto e non di controllo e consiste nel ricevere quotidianamente da parte dei dipendenti due domande a risposta multipla a cui è possibile rispondere volontariamente e in maniera anonima. In questo modo la persona si sente parte integrante e attiva dell’organizzazione e fornisce al contempo dati ed informazioni, che vengono poi tradotti in raccomandazioni pratiche consigliate ai manager. Gellify opera tramite altre due business unit: Gellify Air, focalizzata sui programmi di innovazione delle aziende italiane, per creare un flusso di innovazione che congiunga imprenditori digitali ed imprenditori tradizionali con un verticale sull’Industria 4.0, e Gellify Investment, composta da un team di sei investitori, che si posiziona accanto ai principali venture capitalist italiani come capacità di investimento in start up.

  

Da Phonetica a Ingo: nasce il gruppo delle relazioni “human to human”

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MILANO – Ha avuto per teatro il World Business Forum di Milano l’annuncio di Phonetica, azienda italiana da vent’anni leader nel customer care e nelle relazioni “human to human”, che ha comunicato alla business community la nascita di una nuova struttura societaria, 100% italiana, primo atto del piano industriale 2020. Leader nel mondo del business process outsourcing, Phonetica Spa ha deciso di rinnovare la propria struttura corporate, creando il nuovo Gruppo Ingo, a cui faranno capo quattro società: Phonetica Srl, che rafforza la propria focalizzazione nella gestione delle relazioni in outsourcing, Intoowit Srl, technology solution provider, Tessa Srl, società di relation design, e Oppplà, la nuova business unit dedicata ai nuovi processi di vendita multicanale. Un bundle unico nel mercato dei servizi. È stato lo speaker d’eccezione del Forum, Nicholas Negroponte – cofondatore del Massachusetts Institute of Technology Media Lab e punto di riferimento mondiale per quanto riguarda l’innovazione e la visione del futuro – a lanciare Ingo durante il suo speech. «In questo momento di grande evoluzione tecnologica, è nostro obiettivo accompagnare le aziende nell’innovazione delle loro relazioni con servizi, prodotti e percorsi di empowerment di eccellenza», ha dichiarato Marco Durante, ceo di Ingo. «La nostra organizzazione è sana e solida, le nostre competenze si continuano ad arricchire; le aziende che si affidano a noi ci stanno dando fiducia nel continuare sulla strada del valore. La crescita conseguita in questi anni e l’impegno verso tutte le persone che collaborano con noi ci motiva a guardare avanti e ad abbracciare nuove sfide per mantenere la nostra competitività e il nostro posizionamento sul mercato. Da oggi nasce quindi un Gruppo che vuole proporre al mercato un’offerta d’eccellenza nella gestione dei processi di relazione delle aziende». Attraverso le specializzazioni di competenze e processi delle società del gruppo, Ingo sarà in grado di fornire un’offerta unica sul mercato attraverso soluzioni integrate: dai servizi cross channel di contact center, allo sviluppo di software e soluzioni digitali IoT, fino ai percorsi consulenziali per esprimere il massimo del potenziale relazionale delle aziende.

 

Con Gellify il matching tra start up digitali e aziende è più facile

BOLOGNA – Gellify, prima piattaforma di innovazione B2B in grado di connettere le start up software digital alle aziende tradizionali, ha sottoscritto l’aumento di capitale e l’ingresso in Datalytics, software vendor che impiega il phygital marketing, la gamification e la data visualization per aumentare la reputazione e la notorietà dei brand, incrementare le interazioni tra le aziende e i consumatori, convertirle in lead e concretizzarne il valore di business. «Siamo molto soddisfatti dell’ingresso di Datalytics nella piattaforma. L’unione di un team di talento – ha dichiarato Fabio Nalucci, ceo di Gellify – con il programma di gellificazione garantisce ottime prospettive di crescita. La visione di Datalytics si innesta nella nostra track di Big Data Analytics e ne sfrutta appieno le opportunità combinando le potenzialità dell’analisi dei dati con l’interazione fisica e digitale dei consumatori». Gellify opera tramite una metodologia proprietaria definita gellificazione, ovvero un processo brevettato che permette alle start up di migliorare le proprie skills tecniche e manageriali, l’organizzazione e i processi aziendali coerentemente con la propria crescita. Questo approccio riduce il fabbisogno di investimenti e il rischio complessivo, aumentando le chance di trasformare le start up in aziende efficaci sul mercato, efficienti e in grado di raggiungere col tempo dimensioni rilevanti. Datalytics è attiva nel mercato del customer engagement con numerosi clienti italiani e internazionali e più di 200 progetti digital realizzati dalla fondazione. «La gellificazione di Datalytics permetterà al nostro team di accelerare con l’evoluzione dei modelli di business e di aumentare il valore per le imprese che abbracciano la rivoluzione digitale», ha aggiunto Davide Feltoni Gurini, ceo e co-founder di Datalytics.

Tecnest ed Eurotech portano l’Internet of Things nel manifatturiero

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UDINE – La quarta rivoluzione industriale è sempre più vicina. E lo è ancora di più dopo l’accordo di collaborazione siglato tra Tecnest, azienda friulana che si occupa di soluzioni informatiche e organizzative per la gestione dei processi di produzione e della supply chain, ed Eurotech, leader nella fornitura di dispositivi intelligenti e tecnologie Machine-to-Machine per applicazioni Internet of Things (IoT). «L’applicazione dell’Internet of Things nella produzione industriale ha un ruolo chiave nella cosiddetta Industry 4.0», dice Fabio Pettarin, presidente di Tecnest. «Si tratta di una trasformazione epocale che permette di collegare macchine, prodotti e sistemi. Lo scenario che si delinea grazie alla connessione è articolato: sarà possibile analizzare i dati per prevedere difficoltà o errori e i sistemi potranno autoconfigurarsi per adattarsi ai cambiamenti. E non solo: l’Industry 4.0 cambierà il modo di pensare la fabbrica e le relazioni tra fornitori, aziende di produzione e clienti». In Italia il mercato dello Smart Manufacturing nel 2015 vale quasi il 10% del totale degli investimenti complessivi dell’industria e per il 2016 prevista una crescita del 20% (dati dell’Osservatorio Smart Manufacturing della School of Management del Politecnico di Milano).
Il progetto nasce da due eccellenze friulane che hanno unito le rispettive specializzazioni per promuovere una soluzione tecnologica d’avanguardia. Da una parte c’è Tecnest, realtà da quasi 30 anni specializzata in soluzioni software per il settore manifatturiero, e dall’altra Eurotech, multinazionale che ha messo a punto Everyware Cloud, una piattaforma software Machine-to-Machine che permette di connettere facilmente dispositivi fisici (macchine o altri device) a sistemi IT e altre applicazioni software. «I nostri strumenti e tecnologie per l’IoT sono applicabili a diversi settori: quello con Tecnest è un accordo dedicato al mondo industriale per la realizzazione di una soluzione per la Fabbrica 4.0. Si stima che la digitalizzazione spinta di una fabbrica possa portare a un 10% di recupero di efficienza» dice Roberto Siagri, presidente e amministratore delegato di Eurotech. «Con la nostra tecnologia ogni macchina o linea di produzione diventa intelligente: comprende il proprio stato di funzionamento e lo comunica tramite Internet. Il flusso dati generato viene inviato in tempo reale ad una piattaforma sul Cloud che mette a disposizione una serie di interfacce per consentire un collegamento snello e veloce delle diverse applicazioni. In ambito industriale questo significa, ad esempio, raccogliere i dati di produzione da un parco macchine già esistente o da nuove macchine e renderli disponibili e accessibili in cloud da applicazioni di manufacturing execution come quelle di Tecnest». I dati generati e raccolti dalle macchine devono poi essere interpretati e messi a disposizione delle diverse funzioni aziendali e degli attori coinvolti nella catena del valore, per tenere sotto controllo e migliorare i processi produttivi e della supply chain. Qui entrano in gioco le competenze specialistiche di Tecnest e le sue soluzioni per la gestione dei processi di pianificazione e gestione della produzione e della supply chain della suite software J-Flex. «Le nostre soluzioni aiutano da sempre le aziende manifatturiere ad ottimizzare i processi di produzione, a tenere sotto controllo la fabbrica in tempo reale intervenendo in caso di criticità e a migliorare le performance produttive», conclude Pettarin.

L’innovazione è di casa e più accessibile al Corefab

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CORMANO – Fare innovazione significa sì realizzare qualcosa di nuovo, ma anche trovare modi nuovi per fare meglio quanto già consolidato. Affrontare problemi irrisolti, migliorare la qualità portandosi alla pari con le conoscenze nel proprio settore. Per farlo sono necessarie risorse finanziarie e umane che non sempre è facile raggiungere, ma che pure sono disponibili per le imprese. Se ne discuterà venerdì 10 marzo (dalle ore 14,00) in Corefab (via Po 77 a Cormano) con il Consorzio C2T e Find Your Doctor, specializzati nel supportare l’innovazione in impresa, rispondendo insieme al bisogno di prospettive dei ricercatori che oggi non trovano un futuro nelle università italiane. «Avremo la possibilità di presentare dal vivo case history del modello Find Your Doctor, con testimonianze di imprenditori che hanno creduto nel dialogo diretto ricerca-impresa per fare innovazione, anche con il coinvolgimento di associazioni di categoria territoriali», spiega Chiara Marelli, community manager di Corefab. Dopo l’introduzione a cura di Eva Ratti (Find Your Doctor), il programma dell’evento prevede la prima sessione sul tema “Strategie, criticità ed esperienze nell’innovazione del manifatturiero”, con testimonianze di Tiberio Roda (Trafilerie San Paolo), Angelo Belgeri (Airoldi & Belgeri), Emanuele Fratto (Noltec Europe), Stefania Grandi (NAM) e Fabio Massimo (Aesse.net); la seconda sessione sul tema “Come rendere accessibile e sostenibile l’innovazione per le pmi” con interventi di Mauro Gattinoni (ApiLecco), Gualtiero Cortellini (Consorzio C2T), Stefano Binda (CNA Milano), Davide Lecchi (Toyota Academy). La partecipazione è gratuita, previa registrazione al link https://www.eventbrite.com/e/corefab-linnovazione-e-accessibile-tickets-32289389433

Stabilimento più “lean” con i sistemi per la sicurezza Toyota

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ROSA’ – Meno urti con i carrelli elevatori vuole dire non solo più sicurezza, ma anche meno sprechi e più efficienza negli impianti logistici e produttivi e quindi una gestione molto più “lean”. «Quando si parla dei pericoli connessi all’utilizzo dei carrelli elevatori non può certamente valere il detto “la fortuna aiuta gli audaci”. La fortuna piuttosto aiuta le aziende attrezzate», spiega Davide Santi, after sales service manager di Toyota Material Handling Italia. Questo pensiero sposa perfettamente la filosofia di DS Smith, multinazionale di origine britannica, specializzata nella realizzazione di imballaggi, il cui claim è proprio “Don’t rely on luck”, cioé “non affidarti alla fortuna”. «Per questa ragione, la divisione italiana di DS Smith Packaging ha scelto di implementare nel proprio stabilimento produttivo di Rosà, in provincia di Vicenza, alcune delle soluzioni firmate Toyota Material Handling Italia», ha dichiarato il direttore generale Alessandro Cebin. Nei 24.000 metri quadri coperti della struttura DS Smith a Rosà lavorano oltre 120 persone su 2 o 3 turni quotidiani e vengono lavorati ogni giorno più di 380.000 metri quadri di cartone. Di questi, circa 260.000 diventano scatole, destinate ad alcuni importanti nomi dei più diversi settori, come gdo e automotive. La quantità e la complessità delle attività che vengono svolte quotidianamente all’interno dell’impianto si aggiungono ai vincoli strutturali di un edificio che, seppure continuamente rinnovato ed aggiornato dal punto di vista del layout e delle tecnologie applicare, è comunque una costruzione anni ’60. Per l’azienda era dunque fondamentale azzerare il pericolo di collisione in un contesto in cui, la forte compresenza di persone e veicoli, rendeva il rischio particolarmente elevato. Il primo passo mosso verso un assottigliamento del rischio durante le attività di handling è stato dunque l’ammodernamento della flotta di carrelli elevatori, con l’introduzione di 10 moderni veicoli Toyota dotati di avanzati dispositivi di sicurezza: i nuovi carrelli hanno di serie il sistema di stabilità attiva Toyota SAS (Sistema di Stabilità Attiva) antiribaltamento, fondamentale laddove si debbano movimentare carichi pesanti e ingombranti, quali possono essere le bobine di carta utilizzata nella produzione di DS Smith. Soprattutto, tutti i carrelli Toyota nell’impianto sono stati dotati in prima installazione dei dispositivi Blue Light e Anticollision. Il primo segnala il suo avvicinamento ai pedoni ed agli altri mezzi presenti nell’area, proiettando a terra un fascio di luce blu a distanza, Anticollision, invece, grazie all’identificazione a radio frequenza RFID (Radio Frequency IDentitication), rileva mezzi e persone dotati di trasponder attivi (tag) e può quindi intervenire autonomamente sulle prestazioni del carrello al fine di evitare un urto.
Per incrementare ulteriormente i livelli di sicurezza ed efficienza durante le attività di handling è stato anche implementato I_Site, il sistema di fleet management di Toyota Material Handling. Quest’ultimo è uno strumento completo per la gestione ed il monitoraggio in tempo reale dell’intero parco carrelli, pensato per offrire indicazioni precise e sempre aggiornate sullo stato e sull’operatività di ogni singolo veicolo su cui I_Site è installato. I primi risultati dall’entrata a pieno regime della fornitura Toyota Material Handling Italia nell’impianto produttivo di Rosà sono decisamente buoni: non solo la flotta Toyota ha espresso prestazioni davvero soddisfacenti in termini di consumi ed efficienza. A settembre, il numero di urti generati da carrelli elevatori è stato misurato in drastica diminuzione e quello di incidenti è risultato pari a zero.

L’innovazione tra digitale e manifatturiero sboccia al Corefab

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CORMANO – Sabato 21 gennaio è ufficialmente nato Corefab: nel cuore della grande Tech Valley milanese, ha aperto i battenti la casa dell’Internet of Things e dell’Industria 4.0, dove imprenditori, investitori, professionisti, ricercatori, startupper e innovatori possono trovare il punto di incontro, di progettazione e di sviluppo per nuovi prodotti e nuovi processi. Corefab (www.corefab.it) è l’iniziativa voluta dalla famiglia Marelli, imprenditori da tre generazioni nel settore della meccanica, che dopo aver ceduto una delle loro aziende a un gruppo svedese hanno deciso di reinvestire risorse importanti nella riqualificazione di un capannone di proprietà in via Po 77 per trasformarlo nell’hub dell’innovazione industriale.
Il sindaco di Cormano Tatiana Cocca e la delegata alla Mobilità e Servizi di rete della Città Metropolitana Siria Trezzi sono intervenute per il taglio del nastro dell’unico “ecosistema” esistente in provincia di Milano interamente votato all’integrazione tra produzione manifatturiera tradizionale e tecnologia digitale, come spiega il promotore Remo Marelli: «Da sempre attivi con le nostre imprese nel mondo della meccanica, abbiamo subito immaginato il Corefab come un grande ingranaggio fisico e virtuale, un luogo dove unire idee, uomini e imprese, per traghettare la ricerca e i progetti di business verso l’approdo reale del mercato. Evitando così un’inutile dispersione di creatività e capitali. Una vera e propria rete tra imprenditori senior e giovani ricercatori o “inventori” di start up, che in modo sussidiario si collegano tra di loro per sviluppare nuove soluzioni». Con un’attenzione speciale a finalizzare interventi, servizi e competenze a favore della piccola e media industria, cioè la parte produttiva più dinamica del Paese ma anche la meno sostenuta sul fronte della ricerca e
innovazione. «Per poter raggiungere questi obiettivi – aggiunge il general manager Chiara Marelli – abbiamo realizzato, su progetto dell’architetto Donata Nicetta, un ambiente aperto e integrato, con 70 postazioni open, nuclei semi-aperti e uffici chiusi, sale riunioni e aule di formazione – oltre a uno spazio fitness e una nursery – dove su un’area di mille metri quadrati opereranno la sede lombarda della prestigiosa Toyota Academy, l’incubatore e sviluppatore di start up gestito da Altis-Università Cattolica e Cna Milano, la piattaforma di ricerca e trasferimento tecnologico promossa da Find Your Doctor (che raggruppa oltre un migliaio di ricercatori universitari) e Consorzio C2T, l’ente accreditato di formazione Boston Group, il coworking della rete InCowork, la redazione del web magazine Voxfabrica.it, l’agenzia dicomunicazione BCI impegnata nell’ambito del business ethics».
 Ma ci saranno spazi anche per una realtà non profit come l’Associazione San Giuseppe Imprenditore, che con il servizio del Telefono Arancione costituisce un punto di riferimento nazionale per gli imprenditori in grave difficoltà, e per un’area benessere curata da Neolife. Con le attività interne e le partnership qualificate, Corefab rappresenta per il territorio della Grande Milano e della Lombardia una piattaforma integrata di apprendimento e un incubatore-aggregatore per persone, progetti e organizzazioni impegnate a migliorare il proprio approccio con il mercato, attraverso servizi di coaching & mentoring, ricerca & sviluppo, trasferimento tecnologico, social networking, editoria e comunicazione.

 

    

 

Ideascudo lancia il tessuto che protegge dai campi elettromagnetici

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Siamo tutti “immersi” in un elettrosmog permanente, causato dall’utilizzo continuativo di apparecchi elettronici come computer, smartphone, sistemi wireless. E’ da questa consapevolezza che è nato e si sta sviluppando uno dei settori più promettenti dell’industria tessile italiana: quello dei tessuti tecnici protettivi, con funzione di schermatura dai campi elettromagnetici. Pioniere in questa attività è Paolo Inzaghi, titolare del gruppo Creamoda e primo produttore in Italia di tessuti schermanti. «Frutto di anni di ricerche e investimenti in brevetti, la nostra attività riguarda l’ideazione e la realizzazione di materiali tessili che schermano l’inquinamento elettromagnetico: abbigliamento, tendaggi, articoli per l’edilizia, materiali utilizzabili anche in serre e allevamenti, al fine di proteggere dall’elettrosmog tutti gli organismi viventi». La storia racconta che Inzaghi fonda la sua azienda nel 1993, con il preciso scopo di sviluppare brevetti relativi a materiali tessili innovativi, in grado di abbattere il rischio per la salute dovuto al crescente impiego di fonti elettromagnetiche. Nel 1998 l’imprenditore raggiunge un accordo con una società produttrice di filati per l’utilizzo, la produzione e la commercializzazione del tessuto schermante dalle onde elettromagnetiche. «Da questo accordo sono scaturiti diversi brevetti, tra cui uno relativo a tessuti schermanti in genere e un altro per la realizzazione di pannelli vetrati. Di fatto, siamo l’unica società operante in Italia, tramite il brand Ideascudo, a disporre in esclusiva del materiale tessile ad azione schermante”. Che ha trovato subito molteplici impieghi pratici, per tre linee di tessuto: a rete per uso edilizio, in poliestere per tende e in cotone per abbiglia
mento. Ma come funziona un tessuto schermante? «Il cuore del prodotto è un filo metallico, prodotto utilizzando diversi composti minerali: il filo viene poi intessuto all’interno del materiale tessile che si desidera schermare, realizzando così una trama che riproduce una sorta di gabbia di Faraday. Dopodiché, il materiale finito può avere diversi utilizzi». Parallelamente all’attività di ricerca dei vari prodotti che compongono l’attu
ale gamma di tessuti schermanti, Creamoda ha infatti avviato anche la commercializzazione di prodotti finiti, rivolti sia a privati sia ad aziende: dalla linea di custodie per telefoni cellulari alle camicie per uomo e donna, dai camici di tipo ospedaliero per medici e radiologi alle tute da lavoro e alle stuoie per letti. Fino agli interventi più complessi, come la schermatura di una centrale elettrica a Manfredonia, commissionata dal gruppo Marcegaglia, o la protezione di magazzini logistici di Cisalfa: «Grazie alla versatilità del prodotto, riusciamo a schermare anche edifici interi. Il settore edile è molto promettente: abbiamo sviluppato alcuni progetti con il Politecnico di Milano e collaboriamo con diversi enti certificatori e piattaforme di distribuzione di materiali edili, come Material Connection». Inzaghi non nasconde il forte interesse manifestato da altri Paesi, ma il suo obiettivo è far crescere in Italia un’industria di applicazioni che utilizzino il suo tessuto anti-elettrosmog.

Dai rifiuti all’asfalto high tech: prima “posa” per Ama e Iterchimica

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ROMA – Iterchimica, azienda leader mondiale nel campo degli additivi per l’asfalto, e AMA, la municipalizzata romana per la gestione integrata dei servizi ambfoto-iterchimica-2ientali, hanno avviato una collaborazione per promuovere iniziative di sensibilizzazione all’utilizzo di prodotti innovativi ed ecosostenibili per la realizzazione di beni comuni. Come primo atto di questa partnership, è stato realizzato un tratto di pista ciclabile sotto Lungotevere Oberdan a Roma, che ha come peculiarità l’utilizzo di una pavimentazione green e high tech studiata ad hoc per piste ciclabili. Il tratto oggetto dell’intervento, in precedenza caratterizzato da una pavimentazione alquanto sconnessa, è stato individuato grazie alla collaborazione di Biciroma (il movimento nato in seno alla onlus Associazione Due Ruote d’Italia). La tecnologia, tutta italiana, di Iterchimica e la competenza sull’ambiente urbano di AMA permettono la riqualificazione e valorizzazione di un’area cittadina senza contaminarne la storicità, fondendo tradizione e innovazione in un pratico esempio di economia circolare che può diventare un modello replicabile in altre zone di Roma e in altre città.
Grazie ai suoi additivi di ultima generazione, interamente messi a punto e prodotti in Italia da 50 anni, Iterchimica è infatti in grado di consentire pavimentazioni stradali con percentuali altissime di asfalto riciclato (fino al 100%), abbassando le temperature di lavorazione, con un conseguente risparmio di energia e riduzione dei vapori bituminosi, aumentando di quasi il doppio la vita delle pavimentazioni grazie a speciali polimeri. AMA è diventata detentore unico di un brevetto per la realizzazione di un prodotto derivato da rifiuti solidi urbani, definito “Mineralized Biomass”, che consente il recupero della frazione organica in uscita dagli impianti di trattamento meccanico biologico. La miscela derivante, ottenuta senza trattamenti chimici o termici ma attraverso una mescola “a freddo”, è adatta al risanamento ambientale e il rifiuto organico potrà essere riutilizzato e trasformato in una base per strade, piste ciclabili, parcheggi, scarpate delimitanti autostrade e binari di ferrovie eccetera. «Siamo particolarmente soddisfatti dei risultati che sta portando questa collaborazione pubblico privato con AMA», ha dichiarato Federica Giannattasio, a.d. di Iterchimica. «Iterchimica ha da sempre posto particolare attenzione allo sviluppo di tecnologie e processi a basso impatto ambientale e ad alta economicità d’esercizio. Infatti, con buone pratiche di produzione e di stesa e grazie al contributo determinante degli additivi, l’asfalto per piste ciclabili, strade e parcheggi può durare almeno il doppio del tempo senza danneggiarsi. E naturalmente lo stesso vale per la riparazione delle buche, che se fatta a regola d’arte, può essere duratura e non solo una soluzione temporanea».

Food 2.0: Reolì industrializza l’idea dell’olio spalmabile

RENDE – Nata nel 2015 dallo spin-off accademico R&DCal, Reolì industrializza il brevetto dell’olio foto-reoli-2-lucia-seta
spalmabile, progetto “Spread Bio-Oil” messo a punto dal Laboratorio di reologia e ingegneria alimentare dell’Università della Calabria, e lo presenta in anteprima mondiale al Sial di Parigi (16-20 ottobre). L’azienda è un’eccellenza tutta italiana: dalla ricerca e sviluppo alla produzione, fino alla distribuzione, tutte le attività di Reolì si svolgono nel nostro Paese. L’interazione virtuosa tra il mondo della ricerca e l’industria ha visto l’implementazione di un processo innovativo per la produzione di grassi vegetali semisolidi, dando vita a un olio spalmabile palm free, lattosio free e colesterolo free, oltre che privo di allergeni e grassi idrogenati.
Il progetto ha sviluppato un sostitutivo ai condimenti derivati da proteine animali ricchi di colesterolo e lattosio, come il burro, e da quelli contenenti olio di palma o grassi idrogenati come le margarine, i cui consumi pro capite in Italia sono stimati su base annuale pari a circa 4,1 e 4,3 chilogrammi. Infine i prodotti Reolì si propongono come alternativa al tanto dibattuto olio di palma, di cui in Europa l’importazione complessiva (includendo quindi gli usi specificatamente industriali) registrata nel 2015 è pari a circa 6,6 milioni di tonnellate, quantità più che triplicata rispetto all’inizio degli anni 2000. «Anche se la nostra realtà è nata di recente, l’idea imprenditoriale ha radici che partono da un iter di ricerca pluriennale svolto in sinergia con il laboratorio di ingegneria alimentare dell’Università della Calabria. Il frutto di questa collaborazione è l’ingegnerizzazione di un prodotto unico che fin dai primi riscontri avuti promette di riscuotere grande successo nel mercato alimentare», spiegano i manager di Reolì. La produzione avviene nel nuovissimo stabilimento Reolì dove è in funzione un impianto innovativo completamente automatizzato a ciclo continuo. Il sistema di stoccaggio degli oli e la linea di lavorazione del prodotto operano in ambiente totalmente asettico, sotto battente di gas inerte (azoto). «Il processo di organogelazione, che attribuisce la consistenza solida dell’olio, non comporta un’alterazione chimica della sua composizione», spiega Lucia Seta, R&D Engineer di Reolì. «Non è la molecola a essere modificata ma i legami molecolari e per questo le proprietà organolettiche dell’olio non vengono alterate. Il prodotto finito risponde ai requisiti di produzione alimentare anche dal punto di vista della consistenza meccanica». La tecnica adottata per l’ottenimento dei condimenti Reolì si basa sull’impiego di emulsionanti di origine vegetale in grado di solubilizzarsi nell’olio e di sviluppare al suo interno, in particolari condizioni di temperatura e concentrazione, un reticolo cristallino idoneo a incrementarne la consistenza fino a renderlo semi-solido. La gamma comprende al momento tre varietà: Reolì Extra-Vergine, che contiene il 60% di olio d’oliva, proposto come sostitutivo del burro; Reolì Girasole a base di olio di semfoto-reoli-3-laboratorioi di girasole (60%), che può essere impiegato in cucina al posto di mélange, grassi da spalmare e margarina; Reolì Girasole anidro, a base di olio di girasole e privo di acqua.
I prodotti Reolì saranno commercializzati in diverse confezioni nei canali Gdo (in vaschette monouso da 200 grammi), Horeca (in confezioni monouso da 20 kg) e Food Industry (prodotto anidro specifico). 
 

Anemotech inventa il nano-tessuto che cattura lo smog e purifica l’aria

CASEI GEROLA (agosto 2016) – Abbattimento degli agenti inquinanti e rispetto dell’ambiente: questi due aspetti sono gli elementi chiave che hanno spinto la startup pavese Anemotech a mettere a punto The Breath®, l’innovativa tecnologia ambientale capace di adsorbire, bloccare e disgregare le molecole inquinanti presenti nell’atmosfera. The Breath® è uno speciale tessuto multistrato coperto da brevetto, che rende più salubre l’ambiente funzionando in maniera del tutto passiva: sfrutta il naturale ricircolo dell’aria senza essere alimentato da fonti energetiche esterne di origine elettrica o fossile. Collocato sulla parete come un normale pannello o un quadro, The Breath® garantisce performance sostenibili per un anno e una costante riduzione dell’inquinamento di circa il 20%. La soluzione è stata progettata per attirare le molecole inquinanti all’interno della propria anima carbonica additivata da nanomolecole; qui gli inquinanti vengono separati dall’aria, scomposti in particelle prime e intrappolati nella struttura fibrosa, senza possibilità di rilascio nell’ambiente circostante. Oltre alla funzione adsorbente, The Breath® svolge una funzione di mitigazione, lavorando in modo sistematico sulla carica batterica, le polveri e le muffe che vengono a contatto con il tessuto, e una funzione anti-odore: il pannello, infatti, non si limita a coprire o mitigare gli odori, ma ne assorbe e disgrega le molecole purificando l’aria dalle emissioni moleste. Gianmarco Cammi, direttore operativo di Anemotech e co-inventore della nuova tecnologia, ha sottolineato come il prodotto sarà introdotto sul mercato nella seconda metà del 2016, a tre anni di distanza dal brevetto:«Abbiamo scelto di investire tempo e 500mila euro in ricerca e sviluppo, lavorando a un rigoroso programma di validazione scientifica in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. Il gruppo di ricercatori guidato dal professor Gabriele Fava, del Dipartimento di Scienze e Ingegneria della Materia, dell’Ambiente e dell’Urbanistica, ha curato i test di laboratorio sul materiale, coordinato la fase sperimentale in ambienti indoor e outdoor e seguito le certificazioni agli standard di sicurezza, gestione ambientale ed efficienza dei processi aziendali». La serietà di quest’approccio ha convinto un uomo di scienza come Umberto Veronesi a inserire The Breath® nella propria abitazione e, successivamente, a estenderne l’impiego all’Istituto Europeo di Oncologia. Le credenziali di credibilità di The Breath®, inoltre, sono rafforzate dalla partnership siglata con Legambiente, come annunciato da Andrea Poggio: «Il sistema sviluppato da Anemotech è indubbiamente un passo in avanti nei provvedimenti che si possono prendere per rendere più salubri gli ambienti di vita e di lavoro». Tra i punti di forza dell’innovazione prodotta da Anemotech figura proprio il fatto di essere progettata sia per ambienti indoor, pubblici e privati, sia outdoor, andando ad adsorbire inquinanti presenti nell’atmosfera e pericolosi per la salute umana detti inquinanti primari e secondari quali NOX, SOX, CO, CO2, COV, che danno origine alle ormai famose PM10, PM 2,5 e PM 1,0. Inoltre, la particolare tecnologia con cui è realizzata la superficie esterna di The Breath® permette la sua totale personalizzazione. Sul tessuto possono essere realizzate stampe di qualità fotografica, diventando in questo modo anche un oggetto di arredo che trova facile collocazione nelle più svariate location, dagli ambienti domestici alle scuole, dagli uffici agli ospedali.

Anche le pavimentazioni outdoor possono essere eco-sostenibili

ROVERETO – La start-up PietraNet ha presentato al pubblico e agli agenti due nuovi prodotti, Solidgravel e Pavigravel, due tipologie di pavimentazione in granulato di pietra naturale con caratteristiche di ecosostenibilità. «PietraNet vuole mostrare che anche prodotti apparentemente banali, come le pavimentazioni outdoor, possono diventare esempi di economia circolare, cioè finalizzati a ridurre la quantità di materia, usare elementi riciclabili e valorizzare le sue qualità peculiari, nel nostro caso le pietre italiane, cosi differenti e belle», spiega Gianni Tomasi, amministratore unico di PietraNet. Insediata da settembre 2015 dentro Progetto Manifattura, PietraNet ha lavorato per realizzare un sistema di produzione di pavimenti granulati stabilizzati, anti-sprofondamento, anti slittamento, drenanti al 100%, impiegando scarti dalla produzione di pietra. Caratteristiche perfette per persone con problemi di deambulazione, per carrozzine e biciclette. «Abbiamo studiato come recuperare tutti gli scarti dall’estrazione e lavorazione della pietra, intercettando le fasi dove recuperare e valorizzare prodotti di scarto», spiega Paolo Zoni, project manager di PietraNet. «Sia nella fase estrattiva che in quella di seconda lavorazione, quella di trasformazione del blocco in lastre per lavorati. Non solo: noi raccogliamo anche il cocciame, fondamentale per il recupero della materia prima nobile». Gli scarti di pietre, ridotti in “sassolini” sono contenuti da un pannello alveolare in polipropilene100% riciclabile, che garantisce una lunga durata. Uno degli utilizzi più interessanti del prodotto Solidgravel, che include uno strato di ghiaia resinata, per evitare il sollevamento, è quello per realizzare piste ciclabili. «Il prodotto è meno impattante dell’asfalto e non usa bitume», continua Tomasi. Però Solidgravel è anche più sostenibile della normale ghiaia». Infatti per realizzare una pista ciclabile di 50 km (larghezza media 3 metri) si usano solo 9.750 tonnellate di materia contro27mila tonnellate di una strada in ghiaia battuta normale. Anche il modello di produzione è decentrato per minimizzare la movimentazione di materia. «Noi vogliamo realizzare tanti stabilimenti Pavigravel e Solidgravel attraverso l’Italia per mantenere lo spirito del km zero. Noi abbiamo lavorato sul marchio e know how. Studiamo le ghiaie dei vari territori in Trentino, nel comune di Isera, e se idonee diamo in licenza di produzione decentrata», dice Paolo dalla Pellegrina, sales manager. «Cosi limitiamo spostamenti e valorizziamo le pietre tipiche di ogni provincia». Valorizzare quindi l’identità local: a Roma non ha senso fare una pista ciclabile in Rosso Verona o botticino (una pietra tipica di Bergamo) ma sarà fatto di materiale locale (Travertino o Santafiora). In Italia ogni cento chilometri cambiano le pietre. Impariamo a valorizzarle!».

5Lion Holdings investe 900mila dollari nella start up votata all’health tech

MILANO – Horus Technology, start up italiana che coniuga robotica, health tech e realtà aumentata al servizio di ipovedenti e non vedenti, ha concluso un round di investimento di 900 mila dollari dall’americana 5Lion Holdings. Nel 2015 Horus Technology è cresciuta del 400% grazie a importanti riconoscimenti internazionali del mondo venture – quali Unicredit Startlab, Ibm Smartcamp e Eit Digital Idea Challenge – e al successo di una campagna di crowdfunding sulla piattaforma di Tim Wcap, il programma di accelerazione di Telecom Italia al quale la startup ha preso parte nel 2014. Oltre l’80% degli investimenti sarà dedicato alla ricerca e sviluppo, concretizzando tale sforzo in un dispositivo wearable in grado di elaborare le informazioni catturate attraverso sofisticati sensori e di trasmetterle sotto forma di stimoli uditivi grazie alla conduzione ossea. Il prodotto sarà commercializzato nell’autunno 2016 ed è in attesa di brevetto. «Siamo entusiasti di entrare a far parte di Horus Technology, una giovane azienda ad altissimo potenziale. Senza dubbio cresceranno esponenzialmente e aiuteranno milioni di persone a rinconquistare la loro indipendenza», ha dichiarato Andrew Welters, chairman e ceo di 5Lion.  «Crediamo di poter supportare Horus Technology non solo finanziariamente ma anche con il nostro network ed esperienza nel settore», ha dichiarato Nicholas Michalak,  presidente di 5Lion. «Siamo molto lieti di avere al nostro fianco partner del calibro di 5Lion, assolutamente in linea con la nostra strategia futura. Siamo certi che grazie a questo investimento avremo il supporto necessario per il nostro ingresso anche sul mercato nordamericano», ha affermato Saverio Murgia, ceo di Horus Technology. «Questo investimento ci permetterà di arrivare al prodotto finito e pronto per la commercializzazione entro fine 2016 e di finanziare la nostra crescita favorendo anche la creazione di nuovi posti di lavoro», ha dichiarato Luca Nardelli, cto di Horus Technology. L’investimento è stato seguito da Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners e da Walder Wyss Ltd in veste di legal advisor, Andrea Giannone come financial advisor indipendente di 5Lion. Horus Technology è stata assistita da Centrally quale legal advisor e da Widening SpA, con i General Partner Francesco Magagnini e Francesco Lato, quale venture advisor.

Con le passerelle portacavi stop ai cortocircuiti negli impianti fotovoltaici

SAN GIULIANO MILANESE – Dalla risoluzione di un problema di corto circuito alla creazione di un nuovo standard per l’isolamento dei cavi solari: è l’esperienza innovativa condotta da Schiavetti Tekno, divisione di Spina Group specializzata in passerelle portacavi, per risolvere una criticità affrontata da Solarplant,  azienda che opera nell’installazione, manutenzione e riparazione di impianti elettrici e fotovoltaici. In genere i cavi solari sono posti all’interno di una canalizzazione interrata e il contatto prolungato con l’acqua, presente nel sottosuolo, usura l’isolamento dei cavi con conseguenti problemi di corto circuito a causa delle infiltrazioni. Afferma l’ingegner Parlanti della Solarplant: «L’anno scorso nei pressi di un impianto a Pisa abbiamo notato che l’acqua presente nei tombini ribolliva letteralmente per effetto delle correnti di cortocircuito. Di fronte a questa evidenza, ci siamo convinti della necessità di dissotterrare i cavi solari e di posarli in modo differente».La Solarplant ha effettuato quindi un’indagine di mercato tra aziende che realizzano canalizzazioni in acciaio zincato e la scelta è caduta su Schiavetti Tekno, che produce differenti tipologie di passerelle portacavi, adatte ai diversi carichi di esercizio e relativi accessori e profilati, realizzate in vari materiali, come l’acciaio zincato a caldo prima e dopo la lavorazione, acciaio inossidabile, alluminio e sue leghe. «In un primo momento abbiamo individuato Schiavetti Tekno per la dimensione dell’azienda, che ci forniva garanzie sulla disponibilità di materiale, e per il prezzo competitivo. Ma l’elemento decisivo è stato la disponibilità e la professionalità dei nostri interlocutori in Schiavetti Tekno, sia a livello commerciale che di consulenza ingegneristica” afferma l’ingegner Parlanti “Noi avevamo avuto l’intuizione di dissotterrare i cavi solari, ma è stata la consulenza di Schiavetti Tekno che ci ha permesso di tradurla in un progetto realizzabile». «Insieme al cliente abbiamo progettato una struttura di canalizzazione per cavi sopraelevata. Un risultato molto importante perché non si tratta di una soluzione “workaround” ma di una proposta che risolve il problema in modo definitivo», afferma l’Ingegner Badà di Schiavetti Tekno. Il progetto completo messo a punto da Schiavetti Tekno prevede la produzione ad hoc di picchetti ed angolari secondo le specifiche del cliente. Il materiale utilizzato è l’acciaio zincato a caldo. I vantaggi del progetto sono presto detti. «La nostra priorità era evitare l’immersione dei cavi solari in acqua ed eliminare i problemi di cortocircuito: questo obiettivo può dirsi raggiunto. Sicuramente possiamo prevedere per il futuro anche un risparmio nei costi di manutenzione dei cavi, considerato che il percorso ora è a vista. In termini assoluti, il punto di forza del progetto è senz’altro l’innovazione, che vorremmo proporre ad altri impianti solari, anche di dimensioni maggiori», conclude l’ingegner Parlanti.

La mega stampante 3D fabbrica le travi e i mattoni del futuro

NAPOLI – Calcestruzzo stampato in 3D per costruire case: mattoni e travi diventano dei giganteschi Lego hi-tech e si preparano a cambiare volto all’edilizia. Dopo le prime esperienze fatte in Cina, l’Italia ha messo a punto le tecnologie per le case del futuro, ma anche per “stampare” strutture complesse come i ponti. Le prime sperimentazioni sono frutto dell’attività di ricerca condotta presso il centro di servizi Cesma dell’Università di Napoli Federico II. Il gruppo è coordinato da Domenico Asprone, della Federico II, da Marco Iuorio del Distretto Tecnologico Stress e da Ferdinando Auricchio dell’Università di Pavia. «La nuova tecnologia – rileva Asprone – promette di ottimizzare le forme e risparmiare materiale, alleggerendo quindi gli elementi in cemento armato e riducendo i costi e gli impatti ambientali. La possibilità di ottenere forme complesse, poi, apre la strada a nuovi utilizzi del cemento armato, diversi da quelli convenzionali, con proprietà estetiche e di design». La tecnologia della stampa in 3D, spiega Iuorio, consente di realizzare elementi curvi, cavi o con caratteristiche particolari che normalmente richiederebbero complicati sistemi di forme in legno (casseri) per il getto di calcestruzzo fresco, con notevole incremento dei costi di realizzazione. Utilizzando una mega-stampante 3D (4x4m), prototipo dell’azienda italiana Wasp, i ricercatori hanno sviluppato un sistema per stampare elementi di calcestruzzo fibrorinforzato che possono essere assemblati con barre d’acciaio e comporre travi o pilastri in cemento armato. La prima trave in cemento armato al mondo realizzata con la stampa 3D ha la lunghezza di circa 3,5 metri, e sarà testata a breve nei laboratori del Dipartimento di strutture per l’ingegneria e l’architettura della Federico II. In Italia e all’estero, osserva Iuorio, «sono in atto molti processi di innovazione alimentati dal proliferare di start up e altre iniziative, intercettando quest’energia e mutuandone alcuni aspetti si può puntare a innovare anche un processo tradizionale come quello del costruire in calcestruzzo, grazie alle tecnologie della stampa 3D».

Snack a base di alghe contro la malnutrizione: è un’idea tutta italiana

MILANO – Secondo il World Food Program, 805 milioni di persone non hanno abbastanza cibo. A causa della malnutrizione, circa 3,1 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno. Dati incredibili se si paragonano a quelli economici riguardanti il mercato degli snack nei Paesi sviluppati: Secondo la Nielsen, il fatturato globale di snack ammonta a 364 miliardi di dollari, di cui solo 167 in Europa e 124 negli Stati Uniti.  In questo universo numerico che muove cifre da capogiro, arriva The Algae Factory,  una start up con l’obiettivo di contribuire alla riduzione di questo gap, tra chi necessita di cibo per sopravvivere e chi spende miliardi di dollari in merendine e fuoripasto. Chi ha inaugurato questo progetto reca una firma tutta italiana: The Algae Factory nasce dall’incontro di Stefania Abbona e Pierluigi Santoro a Wageningen University, importante università olandese nel settore alimentare e ambientale. I due italiani (piemontese lei, pugliese lui) hanno dato vita al “social brand” producendo snack salutari a base di alghe. Queste ultime sono considerate un ingrediente innovativo in Europa mentre in altre parti del mondo, come in Giappone e Corea, sono consumate quotidianamente. Come spiega Santori, «al momento, The Algae Factory utilizza nei propri prodotti la Spirulina: una micro-alga con un alto contenuto proteico, ricca di vitamine, minerali, aminoacidi essenziali e Omega 3 e 6. Da sempre questo alimento viene considerato un super food per il suo profilo nutrizionale completo e la Fao lo ha definito un potente ingrediente per combattere la fame nel mondo. Dal concept di un alimento sostenibile nasce anche un business model innovativo: quello del #bite4bite. Da un lato si producono barrette dagli ingredienti semplici e salutari come cioccolata e Spirulina, dall’altro, si implementa una corporate social responsibility strategy. Ogni volta che un prodotto viene consumato dai nostri clienti, una parte dell’introito viene utilizzato, grazie alla collaborazione con un’organizzazione no-profit, allo sviluppo e supporto di Spirulina Farms in Africa per combattere la malnutrizione». Nell’ultimo anno, Stefania e Pierluigi hanno ottenuto vari riconoscimenti, vincendo Ecotrophelia e il bando di Alimenta2Talent a Milano, che ha aperto loro le porte all’Expo. I due fondatori hanno inoltre presentato il primo food concept al Sial di Parigi e partecipato al FoodBytes di San Francisco, importante evento che raggruppa tutte le food tech start up della Silicon Valley.

In funzione nella Darsena milanese la prima serra modulare galleggiante

MILANO – Con l’inaugurazione avvenuta in settembre, nello scenario della nuova Darsena dei Navigli milanesi, è diventata realtà l’idea di Jellyfish Barge, un progetto tutto italiano unico al mondo: una serra modulare galleggiante in grado di dissalare l’acqua necessaria alle piante, utilizzando solo l’energia del sole. Jellyfish Barge ha una superficie agricola di 70 metri quadrati e utilizza un innovativo sistema idroponico che permette di coltivare senza l’uso di terreno e con un enorme risparmi d’acqua. «Siamo particolarmente orgogliosi di questo progetto perché abbiamo avuto l’onore di presentare Jellyfish Barge durante la scorsa edizione di Seeds&Chips – afferma Marco Gualtieri, presidente e ideatore di Milano Cucina e di Seeds&Chips – e la Darsena di Milano, nel periodo di Expo 2015, è il luogo ideale per comunicarlo a livello internazionale, contribuendo così a valorizzare l’impatto di Expo e far diventare Milano, nonché l’Italia, un punto di riferimento del cibo e del futuro del cibo». Nei prossimi anni il mondo dovrà trovare sostentamento per due miliardi di persone in più e una delle sfide più importanti è riuscire a soddisfare questo crescente bisogno di cibo senza incidere sulle risorse del pianeta (acqua, energia e suolo). Jellyfish Barge sfrutta lo spazio acqueo invece del terreno e i suoi dissalatori solari sono in grado di produrre fino a 150 litri al giorno di acqua dolce e pulita, che viene utilizzata per produrre frutta e verdura. Una singola serra può fornire cibo a due nuclei familiari mentre vari moduli affiancati, come un alveare, creano delle vere e proprie fattorie del mare. Jellyfish Barge è una soluzione per i territori desertici costieri e per le zone con fiumi e laghi inquinati, ma è anche ideale nei progetti di “Feeding the City” e “Urban Farming” per le aree metropolitane che saranno sempre più popolose ed avranno bisogno di maggiore autonomia alimentare. Jellyfish Barge è un progetto di Pnat Srl, sviluppato con il contributo di Regione Toscana e Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Nasce all’Università di Firenze con un team guidato dal professor Stefano Mancuso (nel 2013 il New Yorker lo ha incluso nella prestigiosa classifica dei World Changers) e composto dagli architetti Antonio Girardi e Cristiana Favretto e dagli agronomi e botanici Elisa Masi, Camilla Pandolfi e Elisa Azzarello. Jellyfish Barge ha ottenuto il primo posto al contest del Mipaaf “Start up e Innovazione” e si è classificata al secondo posto a livello mondiale del premio delle Nazioni Unite “Unece Ideas for Change Award”. Jellyfish Barge è inoltre una delle dieci start up selezionate da Feeding the Accelerator, il programma di business accelerator del Padiglione USA a Expo 2015.

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