Mercati esteri

Parla italiano Hyperloop, il treno supersonico del futuro

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LOS ANGELES – Al via la prima partnership pubblico-privata per il primo studio di fattibilità del sistema interstatale Hyperloop Transportation Technologies tra l’Ohio e l’Illinois: il treno Hyperloop, viaggiando alla velocità del suono, collegherà Cleveland e Chicago. La startup è stata creata dall’italiano Bibop G. Gresta, tra i fondatori di Digital Magics, ed è controllata dalla società Jumpstarter, che fa parte del portfolio dell’incubatore quotato su AIM di Borsa Italiana. Hyperloop Transportation Technologies ha firmato gli accordi ufficiali con la Northeast Ohio Coordination Agency, agenzia di trasporti e pianificazione ambientale e il Dipartimento dei Trasporti dell’Illinois: il treno supersonico (una capsula a lievitazione magnetica dentro un tubo a bassa pressione) collegherà Chicago, la più grande città dell’Illinois, e Cleveland, capoluogo amministrativo nello Stato dell’Ohio, percorrendo oltre 500 km in 28 minuti e viaggiando alla velocità di circa 1.200 km orari. Bibop G. Gresta, co-fondatore e presidente di Hyperloop Transportation Technologies, ha dichiarato: «Questi accordi segnano un momento storico per HyperloopTT. Per la prima volta uno stato americano sta investendo nella nostra tecnologia. È il primo grande passo verso una rivoluzione tecnologica che cambierà il modo di concepire i trasporti». Gabriele Ronchini, fondatore e amministratore delegato di Digital Magics, dichiara: «L’affermazione “l’innovazione rappresenta il nostro futuro” non è mai stata più vera quando parliamo di Hyperloop. In soli 5 anni sono oltre 800 le persone che lavorano in tutto il mondo per questo progetto visionario. HyperloopTT ha prodotto 27 brevetti, stretto 8 accordi governativi in fasi avanzate di negoziazione e oltre 40 partnership per lo sviluppo della tecnologia». Il progetto Hyperloop è una capsula che si libra sospesa, all’interno di un tubo a bassa pressione. Così come per un aereo in alta quota, la capsula incontra meno resistenza. L’aria rimanente di fronte alla capsula viene convogliata verso la parte posteriore del tubo utilizzando un compressore, che consente di raggiungere velocità incredibili fino ad arrivare a oltre 1.200 km/h e con basso consumo di energia elettrica. Il sistema è stato progettato con i massimi standard di sostenibilità, in modo da avere un minimo impatto al suolo. L’intero sistema dei tubi è infatti costruito su piloni, in modo da ridurre i costi di acquisizione dei terreni e garantire l’isolamento da condizioni climatiche e ambientali. La progettazione dei piloni è tale da rendere la struttura a prova di terremoto, nonché autosufficiente in termini energetici. Grazie ai pannelli solari posti lungo tutta la parte superiore dei tubi e grazie a un sofisticato sistema di recupero energetico, Hyperloop è in grado di produrre più elettricità di quanta ne consumi.

  

 

 

Le pmi delle costruzioni vanno all’estero con Caseitaly

Per le imprese italiane del comparto costruzioni la crisi non è finita, sono passati dieci anni e la ripresa non è ancora arrivata. La situazione è molto chiara, la chiave per la sopravvivenza è il mercato estero. Ma per le pmi, in particolare quelle specializzate in componenti tecnici dell’involucro edilizio – serramenti e porte, portoni e chiusure tecniche, tende e schermatura solare, lattoneria accessori e coperture metalliche – , non sempre l’internazionalizzazione è un processo facile. Richiede conoscenze specifiche in campo amministrativo, legale e organizzativo di cui non tutti dispongono. Ancor prima, bisogna trovare il modo di farsi conoscere all’estero e prendere contatto con operatori del settore costruzioni: installatori qualificati, rivenditori, grossisti ed importatori, architetti, progettisti, ingegneri, riviste di settore, istituzioni e associazioni per portare all’attenzione la propria expertise, quell’unicità e quel saper fare tipico del made in Italy capace di mixare qualità, design e sicurezza. Da questa esigenza quattro associazioni di categoria insieme a Finco (Federazione industrie prodotti impianti servizi ed opere specialistiche per le costruzioni e la manutenzione), è nata Caseitaly, un format innovativo per la promozione e l’internazionalizzazione delle imprese italiane dei componenti tecnici per l’involucro edilizio volto a promuovere efficacemente le aziende stesse, i loro valori, i loro prodotti e servizi. «Non possiamo più permetterci di raccogliere ancor troppo debolmente la potenzialità dei mercati internazionali, che da un lato richiedono le specifiche e i contenuti dei nostri prodotti, ma dall’altro non riescono a venirne in contatto in modo sistematico ed efficace. Noi vogliamo colmare questo gap in modo concreto. Portare le piccole e medie aziende italiane all’estero è la nostra missione che si traduce non solo in un aumento di fatturato, ma vuol dire anche salvaguardia di posti di lavoro e facilitare l’occupazione sul nostro territorio», dichiara la presidente Laura Michelini.  Il progetto Caseitay, grazie al sostegno di Mise e Ice, ha dato il via a un grande international tour che ha l’obiettivo di mettere in contatto diretto le aziende italiane affiliate con il target estero di riferimento. Partito nel 2018 con la R+T di Stoccarda e la Fensterbau di Norimberga, il tour ha toccato poi la fiera Sib di Casablanca, dove lo stand italiano è stato visitato dal premier e dal ministro dell’Urbanistica del Regno del Marocco e da quello della Costa d’Avorio. Sono stati sviluppati contatti con diversi buyer provenienti non solo dal Marocco, ma anche da Senegal, Ghana, Angola ed Etiopia. «Abbiamo organizzato più di 250 incontri tra operatori esteri del settore e aziende afferenti a Caseitaly», afferma la Michelini. Molto ci si aspetta ancora dalle prossime tappe del tour:  Barcellona (Construmat) dal 14 al 17 maggio e Parigi (Batimat) dal 4 all’8 novembre.

Vernici: Boero consolida l’espansione in territorio cubano

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GENOVA – Si consolida l’espansione del Gruppo Boero, azienda leader nell’industria delle vernici per edilizia e yachting, sul territorio cubano: l’azienda ligure ha recentemente ospitato presso lo stabilimento di Rivalta Scrivia cinque rappresentanti del governo cubano, tra cui la viceministro del Commercio estero e investimenti stranieri di Cuba, Ileana Núnez Mordoche. Boero è una delle poche realtà industriali italiane selezionate dal governo cubano su proposta di Aicec (Agenzia per l’interscambio culturale ed economico con Cuba), controparte italiana di ProCuba (Agenzia per gli investimenti stranieri di Cuba), che ha organizzato la visita e segue le attività del gruppo nel Paese. Il brand Boero è infatti già attivo a Cuba con progetti rilevanti, a partire dalla fornitura di pitture per interni e esterni per la manutenzione di prestigiose catene alberghiere internazionali già esistenti nella località di Varadero. Il gruppo ha inoltre contribuito alla ricostruzione della storica Chiesa di Baracoa, distrutta pesantemente dall’uragano Matthew nell’ottobre 2016, fornendo gratuitamente i prodotti vernicianti necessari al suo recupero e ha inoltre contribuito alla ricostruzione del municipio, del Museo di Colombo e della Casa dei Veterani. «La visita della delegazione del governo cubano è stato motivo di grande orgoglio per la nostra azienda: è la conferma di essere, con la nostra lunga storia, tra le eccellenze aziendali italiane e di poter sostenere le nuove sfide commerciali internazionali con grande competenza e professionalità», ha commentato Andreina Boero, presidente di Gruppo Boero. Continua dunque l’espansione dell’azienda ligure all’estero anche per la divisione edilizia, con un importante +30% nel 2018 rispetto al 2017, anche grazie ad accordi sempre più ampi con diversi distributori nei Paesi esteri. La domanda di prodotto italiano di qualità, in costante aumento, spinge inoltre la vendita di prodotti a valore aggiunto come smalti e decorativi in molti Paesi tra i quali l’Egitto, dove Boero è distribuito da gennaio 2018, e in Iraq, unico brand internazionale presente nella regione in tre importanti showroom.  Infine, a febbraio è stata avviata la distribuzione in Armenia: un dealer storico nei prodotti per il legno affiancherà alla sua linea tutta la gamma Boero, con particolare enfasi sui prodotti decorativi. 

Mercati africani più vicini con il Venture Lab di Altis

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MILANO – Mentre gli analisti socio-economici continuano a guardare all’Africa come al mercato del futuro, c’è chi si sta muovendo da tempo per favorirne uno sviluppo positivo anche nel presente. E’ la mission di E4Impact Foundation, la fondazione costituita da Altis, l’Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica, che da una decina d’anni promuove un percorso formativo economico e manageriale rivolto agli aspiranti imprenditori di diversi Paesi africani, soprattutto dell’area centrale del Continente Nero. Il Global Mba in Impact Entrepreneurship, ideato e sviluppato da Altis, è offerto dalla fondazione e dall’Università Cattolica in sette Paesi africani, sempre in partnership con università locali: Kenya, Uganda, Etiopia, Ghana, Sierra Leone, Costa d’Avorio e Senegal. Nel prossimo anno accademico il programma sarà avviato anche in Gabon, Sudan e Zimbabwe. Frutto di questo intenso impegno formativo, finalizzato a creare legami stretti tra le imprese italiane e i nuovi imprenditori africani, è la Business Networking Week in Italy (http://e4impact.org/bnwi/), un programma di networking e di formazione imprenditoriale che E4Impact Foundation propone ai migliori imprenditori che hanno partecipato negli scorsi anni al Global MBA. Quest’anno la settimana, in programma a Milano dal 10 al 14 settembre, intende offrire agli imprenditori africani opportunità di networking con clienti, fornitori e potenziali partner, occasioni di visite aziendali e meeting con alcune eccellenze imprenditoriali italiane, momenti di incontro con potenziali investitori, sessioni di formazione con particolare attenzione ai temi di import/export e all’accesso ai mercati EU. Nel pomeriggio di martedì 11 settembre si terrà l’Italy-Africa Venture Lab, momento di incontro e networking tra attori del mondo finanziario e imprenditoriale italiano (investitori, start-up, pmi, incubatori, business services providers) interessati all’Africa e gli imprenditori africani, operanti in differenti settori: agricoltura, salute, energia, fin-tech, manifatturiero, educazione e formazione, information technology eccetera. I partecipanti avranno modo di accedere in anticipo al profilo degli imprenditori presenti e di esprimere le proprie preferenze per incontri one-to-one dedicati.

Cavi elettrici: Spina Group apre la terza unità produttiva

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MILANO – Spina Group, storica azienda italiana a forte vocazione internazionale specializzata nell’offerta di soluzioni complete e personalizzabili per l’impiantistica industriale e attiva da oltre trenta anni nei settori dell’oil & gas, energia, industria e trasporti, annuncia l’avvio della terza unità produttiva Eurocavi a chiusura di un triennio di forti investimenti, fatturato in crescita e aperture di nuove sedi in tutto il mondo. «Spina Group è una delle poche aziende totalmente italiane che, in un periodo di forte crisi economica, ha deciso di investire pesantemente nel nostro Paese, dove vogliamo mantenere la produzione e dove continueremo a investire. Parallelamente aumenteremo gli investimenti all’estero per rafforzare la presenza di Spina Group nei Paesi dove operano i nostri principali clienti del settore oil & gas», ha dichiarato Marco Spina, direttore vendite di Spina Group. Fondata nel 1990, l’azienda milanese nasce come società di fornitura di materiale elettrico e ricambi per l’industria. Seguendo un percorso evolutivo in controtendenza rispetto alla consuetudine, è passata dalla distribuzione alla produzione, grazie all’acquisizione nel 2008 di Schiavetti Tekno, azienda leader nella produzione di passerelle portacavi, e l’apertura nel 2011 di Atex srl, per la produzione di materiali antideflagranti. Con Eurocavi, azienda specializzata nella fornitura di cavi elettrici industriali standard e speciali, realizzati secondo le specifiche del cliente, Spina Group avvia oggi la sua terza unità produttiva, a completamento dell’offerta del gruppo, che comprende quindi soluzioni articolate e supporto a 360° per l’industria. Eurocavi realizza diverse tipologie di cavi bassa tensione, tra i quali cavi speciali, strumentazione, energia e termocoppia ed è in grado di allestire anche forniture di breve lunghezza. Nell’ultimo triennio Spina Group ha realizzato investimenti nella produzione per quasi 4 milioni di euro e, contemporaneamente, ha avviato un intenso programma di internazionalizzazione, con l’apertura di sedi all’estero (Egitto, Messico, Olanda, Nigeria ed Emirati Arabi) per seguire i principali clienti dell’oil & gas. Il fatturato dell’intero gruppo è raddoppiato negli ultimi tre anni, passando dai 7,8 milioni nel 2011 ai 16,3 milioni di euro nel 2015.

 

La frutta secca italiana varca l’oceano: è nata Euro Company Brasil

RAVENNA –  foto-eurocompany-brasil-2Euro Company, azienda operante in Italia nel settore della frutta secca e dei frutti disidratati (oltre 17 mila tonnellate di prodotti venduti, per un totale di oltre 100 milioni di confezioni, realizzate attraverso 28 linee di confezionamento), allarga i propri orizzonti e nasce Euro Company Brasil. Partner dell’azienda ravennate – che ha la propria sede direzionale e produttiva a Godo di Russi su un’area di 65mila metri quadrati, dove sono occupati più di 250 addetti fra dipendenti fissi e stagionali – è la Silvestrin Frutas, azienda brasiliana nata nel 1992 che opera nei settori della commercializzazione frutta, della logistica e dei trasporti con una flotta di oltre 100 mezzi. La scelta di aprire una nuova società in Brasile è scaturita da importanti fattori strategici. Il principale è quello d’instaurare un rapporto diretto con i produttori locali di alcuni dei frutti tra i più antichi e pregiati (come anacardi, noci, acai, maracuja, frutta esotica essiccata), accorciando la filiera d’acquisto e garantendo così il controllo completo e la tracciabilità dell’intera filiera produttiva, dai campi di raccolta alle tavole degli italiani. Una scelta nata anche come conseguenza degli importanti investimenti che l’azienda sta attuando in Italia, supportati dalla forte crescita del fatturato che dal 2001 a oggi ha fatto registrare un continuo trend positivo, fino a superare i 100 milioni di euro. «Investimenti per soddisfare le sempre maggiori richieste dei clienti in termini di qualità, salubrità e sicurezza e per trainare l’innovazione, caratteristiche che ci rendono l’azienda più dinamica del comparto», sottolineano da Euro Company. La società brasiliana permetterà, inoltre, di avere accesso diretto al mercato brasiliano, in cui sono in forte crescita i trend salutistici: «basti pensare che il 50% dei consumatori cerca di ridurre l’apporto di zuccheri e sono in costante crescita il numero di vegetariani e vegani. Per questo abbiamo deciso di portare il nostro know-how e promuovere anche su questo mercato la nostra linea di frutti naturali, senza zuccheri aggiunti e senza conservanti: “Simplesmente Frutas”, versione carioca della gamma distribuita in Italia “Semplicemente Frutta”, che sarà distribuita nei migliori punti vendita del Paese sudamericano entro fine anno, grazie anche alla capillarità di distribuzione garantita dall’efficiente flotta aziendale di Silvestrin su un territorio di oltre 8,5 milioni di chilometri quadrati».

Tre mega commesse per la multinazionale italiana dell’energia

MILANO (agosto 2016)– Grazie a un forte sviluppo commerciale, che fa leva su commesse molto importanti, Nidec Asi cresce, amplia e riorganizza le proprie attività in Italia e nel mondo. La multinazionale italiana, controllata dalla giapponese Nidec, che offre soluzioni customizzate in tutto il mondo con un’ampia gamma di applicazioni industriali, ha messo a segno negli ultimi mesi tre risultati di rilevanza mondiale: si è aggiudicata a maggio un ordine del valore di 125 milioni di euro da parte di Transneft, il colosso petrolifero russo, per la fornitura di 250 motori elettrici che andranno a modernizzare l’attuale parco installato sui sistemi di pompaggio di una della pipeline più lunghe al mondo (circa 80.000 chilometri). Quest’ordine si aggiunge alla commessa vinta nel febbraio 2015 e relativa ad altri 70 mega motori e mega inverters per la pipeline di Espo (Eastern Siberia Pacific Ocean), che con oltre 4.000 chilometri collega la Russia ai paesi asiatici di Cina, Giappone e Corea del Sud. E, prima dello scorso Natale, Nidec Asi ha portato a casa anche la firma per la fornitura di un sistema multiplo di stoccaggio di energia elettrica per la utility tedesca Steag, con una capacità di 90 megawatt, il più grande mai realizzato finora. L’amministratore delegati Giovanni Barra sottolinea che «abbiamo appena concluso il 2015 con una crescita in due anni del 100% nell’ingresso ordini, un portafoglio salito del 200% e un Ebit triplicato dal 2013. Nel 2016 prevediamo di fatturare quasi 400 milioni di dollari con una crescita organica del 29% rispetto all’anno precedente». Le linee di business sono diversificate e oggi questa eccellenza tecnologica tutta italiana, in gran parte ereditata dal marchio storico Ansaldo Sistemi Industriali (Asi) conquista anche le più importanti commesse nel mondo. «Siamo una multinazionale che progetta e produce motori elettrici di grandi dimensioni, elettronica di potenza e sistemi di automazione industriale su commessa, con un forte orientamento sull’efficienza energetica», continua Barra. Il settore storico di provenienza è caratterizzato dallo sviluppo di sistemi per il controllo e l’automazione delle linee di produzione di impianti siderurgici, attività che nel corso degli anni si è estesa a settori diversi come il petrolchimico, l’energia convenzionale e rinnovabile, l’automazione industriale, il navale. Il know how di Nidec Asi poggia su oltre 150 anni di innovazione tecnologica grazie a un approccio engineered-to-order che permette di soddisfare le richieste di clienti in 86 Paesi del pianeta, con specifiche tecniche molto diverse. «Le dimensioni della nostra azienda – 1.600 dipendenti in 11 Paesi: Italia con 4 siti produttivi, Francia, Germania, Stati Uniti con due sedi, Romania, Russia, Emirati Arabi, Cina, Giappone e Sud Est Asiatico – ci danno efficienza industriale con flessibilità nella gestione commesse, messa in servizio e assistenza, permettendoci di competere tecnologicamente con multinazionali tedesche e americane molto più grandi e di offrire un servizio di altissima qualità. Stiamo rapidamente portando a compimento una serie di investimenti in Italia di circa 35 milioni di euro: a Milano con una nuova fabbrica e il nuovo headquarter; a Monfalcone per il raddoppio della capacità produttiva e nuove tecnologie».

Con i superyacht “made in Ancona” la nautica italiana domina il mercato

ANCONA (agosto 2016) – Si chiama M/Y Babbo il nuovo explorer yacht in acciaio e alluminio di 31 metri e 244 grt che Cantiere delle Marche ha varato ai primi di maggio per un armatore sudamericano e che sarà presentato ufficialmente al prossimo Yachting Festival di Cannes. M/Y Babbo è una nave a tre ponti, realizzata su misura come tutte le imbarcazioni di Cantiere delle Marche, con spazi interni dalle volumetrie generose: 240 metri quadrati circa che racchiudono in ogni dettaglio l’essenza dello yacht explorer, senza rinunciare alla qualità delle finiture manifatturiere e al lusso tipico del mondo dei superyacht. E’ questa infatti una delle chiavi del successo di CdM: essere riusciti per primi a coniugare questi due mondi senza diluire la vera essenza di alcuno dei due. M/Y Babbo si caratterizza per un layout particolarmente conviviale e per una grandissima attenzione alla dotazione di toys e diving center posti nell’enorme garage. Come tutte le imbarcazioni della Classe Darwin, anche M/Y Babbo è stata progettata per navigare agevolmente anche in difficili condizioni marine, resistendo a venti di oltre i 50 nodi senza alcun problema dal punto di vista di seakeeping e in piena efficienza dei sistemi come hanno già provato gli altri modelli della stessa classe che navigano ormai in tutto il mondo. Da sempre infatti, Cantiere delle Marche si contraddistingue per gli elevati standard progettuali che hanno reso le proprie imbarcazioni un benchmark di settore: scafo in acciaio 12 mm, piping in cupro nickel, generatori con parallelo automatico, frequency converter, stabilizzatori elettrici, sistemi di trattamento di acque nere, grigie e oli di sentina direttamente mutuati dal mondo delle navi da lavoro per utilizzi 24/365, certificazione MCA sono solo alcune delle caratteristiche standard della produzione CdM. «La qualità dei nostri Explorer aumenta varo dopo varo e questo, unito al rispetto – ancora una volta – dei tempi previsti contrattualmente, ci rende veramente orgogliosi», dichiara Vasco Buonpensiere, direttore commerciale del Cantiere. Il presidente di Cantiere delle Marche, Gabriele Virgili, aggiunge: «I risultati gestionali in costante crescita, le sei unità in costruzione tutte sopra i 100 piedi, il riconoscimento internazionale che culmina quest’anno con ben due barche in finale agli World Superyacht Awards, sono sicuramente grandi soddisfazioni per chi ha iniziato quest’avventura poco più che 5 anni fa». Cantiere delle Marche, leader mondiale nel mercato degli yacht dislocanti in acciaio e alluminio, nasce infatti nel 2010 per iniziativa di Virgili, Buonpensiere ed Ennio Cecchini, amministratore delegato. In pochi anni il Cantiere basato ad Ancona si è affermato nella nautica internazionale, consegnando ad armatori di tutto il mondo explorer yacht tra gli 80 e i 110 piedi dalle caratteristiche uniche, capaci di affrontare anche le navigazioni più impegnative alle latitudini più estreme, nella massima sicurezza e affidabilità. Il Global Order Book 2015 di Showboats International riflette appieno il successo a livello internazionale, illustrando che nel segmento explorer yachts CdM rappresenta il 12,5% della produzione mondiale in termini di unità, mentre – restringendo l’analisi agli yacht in metallo tra gli 80 e i 112 piedi – il cantiere marchigiano occupa ben il 60% del mercato di riferimento.

Come si conquista il mondo? Lo raccontano le eccellenze di Parma

PARMA – Si è svolto a Parma il secondo appuntamento previsto dal Roadshow 2016 “Italia per le imprese, con le pmi verso i mercati esteri”, patrocinato dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, promosso e sostenuto dal ministero dello Sviluppo Economico e organizzato da Ice-Agenzia.  Obiettivo del Roadshow è supportare le aziende sui temi dell’internazionalizzazione, fornendo servizi di consulenza e assistenza a quelle realtà che intendono cogliere opportunità di sviluppo e crescita sui mercati esteri. Nel biennio 2014/2015 la partecipazione alle 27 tappe da parte delle aziende è stata di 6.225 aziende, con 7.750 incontri b2b e una soddisfazione complessiva del 96,30%. Alcune aziende del territorio, che hanno avuto modo di beneficiare dei servizi di assistenza e consulenza offerti da Ice-Agenzia, da Sace e Simes, realizzando positivi percorsi di internazionalizzazione, hanno voluto raccontare la loro esperienza di crescita e di sviluppo sui mercati globali. «Abbiamo utilizzato lo strumento di Simest per favorire la penetrazione commerciale di un nuovo prodotto sul mercato statunitense, dove la nostra azienda è presente da più di 30 anni», ha dichiarato Emiliano Cocchi, responsabile amministrativo e finanziario di Maselli Misure, che progetta e produce direttamente analizzatori automatici per liquidi on-line e da laboratorio. «Questo strumento ci ha permesso di finanziare a tasso ridotto le spese del progetto favorendo un incremento significativo del fatturato totale dell’azienda». Un’altra testimonianza aziendale è giunta da Annalisa Sassi di Casale – Italian Food Company, da anni un’importante realtà imprenditoriale nel settore agroalimentare italiano ed europeo: «Siamo riusciti a crescere in tutti questi anni perché abbiamo sempre creduto nell’esportazione e nelle possibilità che i grandi mercati esteri possono offrire. Ci siamo appoggiati alle istituzioni per avere in primis informazioni sulle norme applicabili agli stabilimenti e ai prodotti, e poi sull’accesso ai mercati esteri, sia dal punto di vista sanitario che doganale. Per noi è sempre stato rilevante negli anni seguire l’attività dei vari ministeri, in tutti gli aspetti autorizzativi e di promozione e questo anche in collaborazione con le strutture di categoria e territoriali di Confindustria; tuttora per noi questi attori rappresentano un valido punto di riferimento e di supporto». Alessandro Merusi, ceo di Catelli Cft Group- Leaders Innovate, azienda specializzata nella tecnologia applicata ai settori food & beverage, ha raccontato la propria esperienza di espansione, sottolineando la qualità e la competenza del supporto ricevuto: «Negli anni 2008-2011 su diversi progetti abbiamo fatto ricorso all’assicurazione Sace come strumento per consentire, da un lato, ai nostri clienti di effettuare investimenti in conto capitale con pagamento dilazionato in 3-5 anni, dall’altro, alla nostra azienda, di smobilizzare i suddetti crediti presso il sistema bancario, attraverso lo strumento dell’appendice di voltura. Quale ulteriore supporto da parte del sistema all’impresa, in relazione alle suddette operazioni, in taluni casi abbiamo usufruito anche del contributo Simest, rendendo quindi le stesse più competitive dal punto di vista strettamente economico. In termini più ampi, ultimamente abbiamo anche partecipato, congiuntamente ad altre imprese del comparto, ad alcune missioni imprenditoriali in paesi con significativo potenziale di crescita; a titolo esemplificativo in Iran, dove auspichiamo che l’accredito avvenuto in fase istituzionale ci faciliti nel percorso di promozione della nostra impresa e del made in Italy in generale, in  particolar modo in quei segmenti di business, ove la presenza internazionale del nostro gruppo presenta aree di miglioramento».

Vince in Germania la tecnologia italiana della verniciatura auto

MILANO –  La superiorità tecnologica mondiale è molto spesso più una questione di marketing che di sostanza. La conferma è che quando le imprese si confrontano sul terreno della competitività, il made in Italy riesce a spuntarla. Un esempio illustre è quello della Geico, che con la sua nuova tecnologia d’immersione ha battuto la concorrenza mondiale acquisendo il nuovo impianto PT-ED (pretrattamento e cataforesi) di Man (Gruppo Volkswagen) a Monaco di Baviera. L’azienda leader internazionale negli impianti di verniciatura auto, dopo i grandi brand quali Mercedes e Bmw, ora entra, con questa nuova operazione, nel settore dei mezzi di trasporto pesanti: Man produce prevalentemente autocarri e autobus. Geico ha dimostrato di essere ad un livello superiore, proponendo l’innovativa soluzione LeanDip Plus per la movimentazione delle scocche durante le fasi di pretrattamento e cataforesi. La delegazione tedesca, dopo numerosi test funzionali, ha verificato le potenzialità di questa soluzione e non ha avuto dubbi sulla sua superiorità tecnologica. Il sistema LeanDip ha caratteristiche di eccellenza che lo rendono unico: l’affidabilità (il sistema è di semplice filosofia costruttiva); la facile manutenzione, dovuta anche al fatto che i componenti elettrici ed elettronici sono protetti dagli agenti chimici; l’alta qualità di produzione (oltre alla scocca, anche le minime parti sono immerse nelle vasche); il basso costo di gestione. «È un altro importante successo – afferma il presidente del Gruppo Geico Taikisha, Ali Reza Arabnia – per il team Geico. Una volta completata l’installazione presso Man, questa nuova soluzione tecnologica diventerà una referenza concreta e importante per tutta l’industria automobilistica».  Questo brillante risultato è il frutto di una strategia industriale che ha posto tra le priorità gli investimenti nell’innovazione sia al livello tecnologico sia culturale in atto dal periodo di crisi a oggi. Nell’ultimo quinquennio Geico ha investito solo in Italia più di 20 milioni di euro per il suo centro di ricerca & sviluppo chiamato Pardis Innovation Centre, assieme agli investimenti mirati sul personale sia per il loro benessere, come ad esempio il Giardino di Pensieri di Laura, all’interno del quale sono stati inseriti una palestra, un giardino zen, un anfiteatro per gli spettacoli e gli incontri culturali, una galleria per esposizioni artistiche, un ristorante e vari locali di intrattenimento; sia per la loro formazione, come i corsi nell’accademia interna chiamata Campus Pippo Neri. Oggi, il gruppo Geico Taikisha è ai vertici del mercato mondiale con un turnover medio di 1,8 miliardi di dollari, 5.000 dipendenti e oltre 50 sedi in 28 Paesi in tutto il mondo.

La cucina italiana sbarca a Teheran per conquistare il mercato iraniano

MAJANO – Snaidero sbarca a Teheran: per la leader italiano degli arredamenti si apre un mercato importantissimo. L’Iran rappresenta la quarta riserva di petrolio e la seconda di gas naturale al mondo e, dopo l’accordo per il disarmo nucleare dello scorso 14 luglio, sta vivendo una nuova euforia. Il mondo ora guarda a Teheran con occhi diversi: quelli del business, anche grazie ai suoi 80 milioni di potenziali consumatori. L’apertura del nuovo showroom di Teheran rappresenta per Snaidero la grande occasione per esportare anche in questo Paese il design e l’alta qualità riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo. Si inserisce all’interno di una strategia di sviluppo internazionale che, nei prossimi mesi, coinvolgerà sempre di più sia il retail sia il contract. Già un anno fa Snaidero aveva anticipato i tempi scegliendo il potenziale partner iraniano con cui investire per l’apertura del suo nuovo showroom, con l’obiettivo che fosse anche il più prestigioso negozio di cucine e di arredamento di Teheran. “CasaItalia”, situato in Jordan Boulevard, una delle vie del lusso di Teheran, è uno showroom esclusivo dove è rappresentato il meglio del Made in Italy e in questo ambito Snaidero è protagonista con circa 400 metri quadrati dei quasi 1000 totali con quattro modelli: Ola25 Limited Edition (Design Pininfarina), Idea (Design Pininfarina), Gioconda (Iosa Ghini Design) e Orange (Design Michele Marcon). La famiglia Zareipour, con cui Snaidero ha collaborato per l’apertura di questo nuovo punto vendita, è presente in Italia con la società Continental, quale sede italiana di CasaItalia. «La scelta di intraprendere già un anno fa una significativa collaborazione con un importante partner italo-iraniano che già conoscevamo da tempo – commenta Edi Snaidero, presidente e amministratore del Gruppo Snaidero – dimostra la nostra lungimiranza nel portare avanti, ancora prima di sapere dell’accordo del 14 luglio, importanti rapporti di partnership. Abbiamo anticipato i tempi e oggi siamo già pronti con l’apertura di questo nuovo punto vendita, dove Snaidero potrà esportare al meglio le sue cucine, icone del design e del made in Italy».

La specialista mondiale dei gruppi statici acquisisce la polacca Delta Power

LEGNAGO – In un mercato che vale circa 160 milioni di euro, il leader italiano degli Ups è oggi ancora più forte: da sempre impegnata nella costante ricerca di soluzioni innovative finalizzate alla riduzione dei consumi energetici, Riello Elettronica ha annunciato  l’acquisizione del 100% della polacca Delta Power, consolidando ulteriormente la sua presenza nell’est Europa a soli pochi mesi dalla acquisizione della controllata in Romania. Il gruppo industriale italiano, col suo marchio Riello Ups, è tra i primi quattro produttori mondiali nella progettazione, produzione e commercializzazione dei gruppi statici di continuità. Delta Power opera in Polonia dal 1996 con un’esperienza ventennale e capillare nel settore dell’elettronica di potenza. L’azienda, con 50 dipendenti dislocati in sette sedi presenti nel territorio polacco, è specializzata nella ingegnerizzazione, commercializzazione e installazione di gruppi statici di continuità e gruppi elettrogeni. La nuova società targata Riello Ups offrirà, oltre a soluzioni avanzate di power continuity, servizi di supporto pre-sales, after-sales e alla formazione attraverso la sua academy. Riello Elettronica, con progettazione ed una produzione in Italia, 24 società controllate e una presenza capillare in oltre 80 paesi, con questa acquisizione, si conferma sempre di più ambasciatrice del made in Italy nel mondo. «Vogliamo garantire la massima continuità operativa, la più moderna automazione domestica, l’assoluta sicurezza civile e industriale. Operiamo per proporre soluzioni innovative destinate a migliorare concretamente il lavoro e la vita di tutti. Facciamo avanzare ogni giorno il nostro know how attraverso costanti aggiornamenti nelle nuove tecnologie e sostenuti investimenti in ricerca e sviluppo che ci permettono di primeggiare a livello globale», ha dichiarato il presidente Pierantonio Riello.

Con un pieno di tecnologia l’export delle macchine da caffè sale del 18%

BARDINI – La tecnologia entra nelle tazzine di caffè grazie a Cma Macchine per Caffè, azienda che, con i marchi Astoria e Wega, produce e commercializza in tutto il mondo tra le migliori macchine da caffè professionali. Presente a Host Milano, il salone internazionale dell’ospitalità professionale, l’azienda produce ogni anno circa 35mila macchine da caffè e ha fatto del made in Italy il punto di forza del suo successo: la sede principale è a Susegana, provincia di Treviso, un gioiellino tecnologico inaugurato nel 2007 e reso ancora più efficiente e funzionale grazie ai software di Tecnest, azienda di Udine specializzata nella fornitura di soluzioni informatiche ed organizzative per la pianificazione, il controllo e la gestione dei processi di produzione e della supply chain. Nel 2007 Cma ha portato avanti una revisione degli impianti produttivi: sono state concentrate su un solo sito le fabbriche precedentemente esistenti, è stata rivista la struttura delle linee di assemblaggio, la posizione dei magazzini delle materie prime e dei prodotti finiti al fine di razionalizzare i flussi di lavoro. Nello stesso periodo è iniziata anche la collaborazione con Tecnest che ha guidato la rivoluzione informatica sulle linee produttive: «La nostra necessità era migliorare l’efficienza dei processi produttivi, gestire la schedulazione delle lavorazioni meccaniche e delle linee di montaggio a valle di queste ultime, monitorando le cadenze di avanzamento in produzione», spiega Maurizio Gaio, responsabile sistemi informativi di Cma. «Con questo obiettivo si è introdotto un sistema di pianificazione e gestione della produzione in grado di alimentare le linee con i materiali da assemblare, garantendone la disponibilità al momento opportuno.  Per potenziare ulteriormente il servizio di assistenza post-vendita, il sistema doveva inoltre tracciare i materiali utilizzati e verificare la conformità qualitativa dei componenti critici». Per rispondere a tutte queste esigenze è stato scelto il software J-Flex di Tecnest, in particolare le soluzioni J-Flex APS (Advanced Planning & Scheduling) per la schedulazione della produzione e J-Flex MES (Manufacturing Execution System) per controllare l’avanzamento in fabbrica e la tracciabilità dei materiali. «Grazie all’implementazione della suite software J-Flex è stato possibile monitorare la produzione della singola macchina avendone sempre sotto controllo lo stato di avanzamento, controllare i tempi di lavorazioni e le prestazioni di reparto mediante la quadratura delle ore di presenza dei dipendenti», aggiunge Gaio. I risultati ottenuti si vedono dai numeri. «Il fatturato 2014 è stato di 82milioni di euro, con una crescita rispetto all’anno precedente del 18%», spiega il direttore commerciale Stefano Stecca. «L’80% dei ricavi proviene dall’export in 140 Paesi, in particolare Stati Uniti, Australia, Germania, Gran Bretagna e Cina».

Cresce sul mercato cinese la leader bresciana dei componenti per cucine

GUANGZHOU –  Rafforzare la propria presenza in Asia con la forza del made in Italy: è questo lo spirito che ha accompagnato Sabaf, l’azienda italiana tra i primi produttori al mondo di componenti per cucine e apparecchi domestici per la cottura a gas, alla China Import and Export Fair, appuntamento conosciuto come la Fiera di Canton ma che è un punto di riferimento nel mercato mondiale dei macchinari e delle nuove tecnologie fin dal 1957, contando su 59mila espositori, più di 150mila tipi di prodotti e oltre 200mila professionisti provenienti da 201 Paesi. Con l’ascesa di Pechino sullo scacchiere internazionale, gli investimenti si sono mossi verso oriente, ma se molti delocalizzano per ridurre i costi compromettendo la qualità, Sabaf esporta il savoir faire che l’ha resa una potenza globale. Con 550 dipendenti circa all’attivo, Sabaf è il primo produttore in Italia di componenti strategici per gli apparecchi della cottura e uno dei primi a livello mondiale. I suoi prodotti – rubinetti, termostati, bruciatori, cerniere – sono impiegati per la realizzazione dei migliori apparecchi per la cottura – cucine, forni e piani – lavaggio e freddo, dei più importanti produttori di elettrodomestici mondiali. Il gruppo bresciano, fondato nel 1950 da Giuseppe Saleri, è sbarcato a Shanghai nel 1998 prima con un ufficio di rappresentanza e poi, dal 2008 è stata costituita una nuova società con l’obiettivo prima di rafforzare le relazioni commerciali e poi di iniziare la produzione di bruciatori destinati al mercato locale. Dopo alcuni anni di preparazione, è nato così il nuovo stabilimento che ha iniziato la produzione di bruciatori nel 2015. Dei prodotti studiati e realizzati in base alle esigenze del mercato locale, assai differente da quello occidentale, e rispettandone gli standard senza rinunciare a quella cura del dettaglio che fa la differenza. «Essere presenti a questa fiera è per noi essenziale – conferma Nicola Belpietro, executive regional sales director di Sabaf – non solo perché la Cina è un mercato strategico per chiunque, ma anche perché conferma l’impegno dell’azienda verso questo mercato.  Ogni hanno investiamo il 3% del nostro fatturato nella ricerca e nello sviluppo di nuovi prodotti e soluzioni anche dedicati a questa zona. Un impegno costante che ci ha permesso di superare la crisi adattandoci ai vari mercati senza perdere la nostra identità.  Sabaf ha da sempre esportato il medesimo modello tecnologico sul quale abbiamo sviluppato negli anni un’altissima competenza e che siamo in grado di mantenere facilmente sotto controllo. La nostra clientela ci conosce da anni e sa perfettamente che il processo e l’automazione sono alla base di un buon prodotto». A conferma dell’importanza di Sabaf nel panorama locale, nel primo giorno di apertura del salone, Sabaf ha ricevuto la visita di Zhang Ji, membro del governo e prossimo viceministro del Commercio cinese, mentre una delegazione dell’ente organizzatore ha visitato lo stabilimento Sabaf e ha conferito una speciale targa di riconoscimento all’azienda italiana per la sua partecipazione.


 

 

Medioriente e sud est asiatico nel mirino della leader dei forni per pizzeria

PESARO – Italforni, l’azienda marchigiana tra i leader nella produzione forni elettrici e a gas per pizzeria, rosticceria e pasticceria, va alla conquista dei Paesi arabi e del sud est asiatico. E’ stato siglato un accordo con il gruppo Gulf Business & Trading Support, di Dubai, che prevede la vendita e la distribuzione degli articoli Italforni negli Emirati Arabi, in Qatar, Arabia Saudita, Oman, Bahrein e Tailandia. L’accordo prevede la vendita, a regime, di almeno 500mila euro di prodotti l’anno. Il partner ha tempo tre anni per raggiungere tale quota di vendite annue. «Siamo già presenti nel Golfo da circa quattro anni – racconta Andrea Ricci, direttore generale e socio di Italforni – ma fino ad ora ci siamo avvalsi di un importatore in esclusiva. Con questo accordo diamo invece mandato a un’agenzia che ci permetterà di lavorare con un gran numero di importatori in tutto il Medio Oriente». Tra le novità brevettate che sbarcheranno sui nuovi mercati ci sono i due prodotti di punta dell’azienda: la linea di forni a tunnel con pietre refrattarie al posto della tradizionale maglia metallica, che permette di sfornare tra il 25 e il 30% di pizze in più nell’unità di tempo; e la nuova linea di forni Bull, la prima al mondo rivestita in vetro temperato e colorato, che consente una grande possibilità di personalizzazione dal punto di vista del design, completata anche dalla possibilità di applicazione di serigrafie. «Per Italforni il processo di internazionalizzazione ha avuto una forte spinta negli ultimi 3-4 anni, nel corso dei quali si è passati da una quota del 50% destinata ai mercati esteri a oltre l’80%. Secondo le previsioni quest’anno il nostro fatturato export crescerà ancora del 20%», aggiunge Ricci. L’azienda fattura circa 5 milioni di euro ed è in crescita continua (+18% nel 2014). Opera già con successo all’estero, distribuendo i suoi prodotti in tutta Europa, nel Medio Oriente, in nord Africa e nel nord America. Tutta la produzione Italforni è realizzata in Italia, nello stabilimento di Pesaro, e si avvale di fornitori selezionati nei decenni, provenienti esclusivamente dal territorio italiano. Tra i prossimi obiettivi il più importante è lo sviluppo del mercato degli Stati Uniti. A metà 2015 è stata inaugurata la nuova sede Usa di Italforni, situata a Los Angeles, che comprende anche uno showroom. Italforni Usa è una vera e propria filiale indipendente, che promuoverà e venderà esclusivamente prodotti Italforni.

L’eccellenza del living italiano si esporta in India con il gioco di squadra

CESENA – Arredamento, interior design, luxury living: c’è una rosa eccellente di aziende italiane leader di settore nel network di Itac – Italian Arts of Craftsmanship, nuova società di managing e consulenza nata a febbraio 2015 in India allo scopo di esportare il made in Italy in questi mercati in via di espansione. Olidata, storica azienda cesenate riferimento a livello nazionale per l’information technology e l’efficienza energetica, fa parte di questa rete di eccellenze italiane operative in India: nell’ambito delle costruzioni e delle soluzioni abitative locali proporrà servizi e prodotti innovativi e tecnologicamente avanzati nel campo della domotica, dell’illuminazione led e della videosorveglianza. Itac ha la sua sede sociale a Pune, e due sedi di rappresentanza a Mumbai e Nuova Delhi: è stata costituita da un panel di specialisti nel campo della produzione, del diritto, del marketing e della finanza, con particolare esperienza nel settore internazionale. Obiettivo di questa innovativa e dinamica realtà è quello di diventare il ponte internazionale della produzione italiana di qualità, con particolare riferimento al settore dell’arredamento e del living. La strategia è pionieristica: Itac si propone di accompagnare le aziende associate all’estero sulla base di richieste di buyers già delineate e formalizzate, nell’ottica quindi di pianificare investimenti strategici progettati sulla base di chi compra, e non di chi vende. Partner finanziario del progetto è il Gruppo Bnp Paribas, che conta in India una sessantina di agenzie. «Itac esporterà sul mercato indiano prodotti, soluzioni e servizi multitasking per l’arredamento, i complementi d’arredo e il design italiano – dichiara il presidente di Itac Massimo Ferracci – coniugando la grande tradizione artigiana e l’esclusività delle produzioni made in Italy con lo sviluppo dei nuovi processi integrativi e competitivi internazionali in atto, particolarmente pervasivi sul fronte della domanda interna nel settore dell’abitare. Non esiste altra via che cercare nuovi sbocchi all’estero, facendo leva sul valore riconosciuto al nostro design, al nostro stile e alla nostra maestria nel costruire l’eccellenza nel mondo».

Alla conquista dell’Asia e dell’Africa con le zampe di pollo surgelate

BORGO SAN GIACOMO – Ricavi per 12 milioni di euro, investimenti in impianti e tecnologie per alcuni milioni, una decina di addetti impegnati nel nuovo stabilimento e, ogni giorno, 50 tonnellate di zampe di pollo surgelate “made in Italy” che, in container sottozero, raggiungono il mercato di Hong Kong e successivamente le più importanti piazza asiatiche, dove la zampa di pollo cucinata con spezie o altri condimenti è una leccornia molto consumata come snack o appertizer: è il resoconto di uno dei più incredibili colpi di genio della piccola imprenditoria italiana, che nel campo agroalimentare è realmente ai vertici mondiali della qualità e dell’innovazione. «Lavoriamo da sempre con la Cina per l’importazione di budello naturale da destinare alla preparazione dei salumi», spiega Emilia Arosio, direttore commerciale della bresciana Cobu, azienda attiva nel settore dei prodotti per la lavorazione delle carni. «Qualche anno fa mio fratello Stefano venne a conoscenza di questa passione dei cinesi per le zampe di pollo, che genera una domanda di prodotto stimata in diverse centinaia di tonnellate al giorno. Da lì, è nato il progetto di recupero della “materia prima” presso le aziende avicole italiane e di avviamento dell’unica linea automatizzata oggi esistente in Italia per la lavorazione e il confezionamento delle zampe di pollo». Anche in una nicchia di mercato così particolare, la qualità della produzione italiana riesce a distinguersi: «Oltre che essere di maggior peso e dimensione, quindi preferibili dal consumatore asiatico, le nostre zampe di pollo sono trattate sin dal momento della macellazione secondo le più severe normative igienico-sanitarie europee; quindi, hanno caratteristiche qualitative e organolettiche di maggior pregio commerciale rispetto alle produzioni provenienti da Paesi extraeuropei», aggiunge Arosio. Che indica nella penetrazione su nuovi mercati asiatici e africani l’obiettivo primario di sviluppo e di sbocco per le zampe di pollo marcate Cobu.

Un catalogo multimediale promuove le pmi edili attive all’estero

ROMA – In concomitanza con Expo 2015 il Gruppo Pmi Estero dell’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, si presenta con un biglietto da visita particolarmente qualificato: un catalogo multimediale delle principali piccole e medie imprese del comparto impegnate oltre confine.  Il fatturato estero delle imprese nazionali del settore costruzioni si è più che triplicato negli ultimi dieci anni. La produzione si è incrementata dell’8,6%, il portafoglio lavori conta più di 300 commesse per circa 17 miliardi di euro. «Il limite di questa performance – sottolinea Gerardo Biancofiore, presidente del Gruppo Pmi Internazionale dell’Ance – è che finora è stata ristretta a un numero circoscritto di imprese di fascia alta. Il nostro obiettivo è di aumentare la presenza internazionale delle pmi, promuovendo nel mondo la conoscenza del nostro modo di costruire, un mix unico di creatività e tecnologia che è poi l’essenza del Made in Italy». Con il catalogo si intende diffondere, attraverso delle schede caratterizzate da un’informazione sintetica ma efficace, la visibilità di una serie di imprese interessate soprattutto a tre aree geografiche: Unione Europea, Nord Africa e Medio Oriente. Per Biancofiore, «le pmi del comparto costruzioni devono affiancare alle modalità consuete di accesso ai mercati esteri al fianco di grandi imprese la possibilità di una autonoma capacità operativa. Il catalogo, ci accompagnerà, con aggiornamenti periodici, nelle nostre iniziative di marketing sul made in Italy nell’edilizia, ma è solo uno degli strumenti attivati per concretizzare i nostri obiettivi. Tra le altre azioni messe in campo ricordo le diverse missioni attivate dall’Ance in altrettanti paesi esteri e la realizzazione di un apposito vademecum finalizzato a guidare le imprese intenzionate a esplorare i mercati internazionali».

Scambiatori e camere calde: con ricerca ed export si cresce del 25%

MONTEVECCHIA – Un’azienda manifatturiera che, in tempi di recessione spinta, raggiunge a fine anno gli obiettivi prefissati e chiude l’esercizio 2013 con un fatturato in crescita del 25%, a quota 7 milioni di euro, è un caso da studiare e prendere a modello. L’impresa in questione è la Amarc, storica realtà produttiva dell’alta Brianza, che da quarant’anni progetta e fabbrica scambiatori di calore e resistenze corazzate (soprattutto per il settore oil & gas) e camere calde e forni per trattamenti termici (per l’industria petrolchimica e farmaceutica), con una sempre più rilevante vocazione alle soluzioni tecnologiche customizzate e un’attenzione crescente al mercato della lavorazione del poliuretano. Qual è il segreto? «Da un paio d’anni abbiamo avviato un piano industriale di sviluppo della nostra azienda, che prevede incrementi annui del 20%», racconta uno dei soci, Marco Ardesi. «Questa crescita ha alla base due aspetti fondamentali. Innanzi tutto, una riorganizzazione interna delle nostre divisioni produttive, con una conseguente azione mirata ai mercati di riferimento e una propensione accentuata all’esportazione, che oggi vale il 45% del giro d’affari. In secondo luogo, il cambiamento della governance, che vede oggi coinvolti molti giovani dirigenti, in una concreta attuazione del passaggio generazionale». Lo staff manageriale, che oggi vede già schierato un bel gruppo di trentenni e quarantenni, si è arricchito di una nuova figura: quella del marketing manager, incarnata da Giacomo Montrasio, un professionista che ha fatto esperienza in diversi settori industriali, cui è affidato il compito di contribuire allo sviluppo internazionale della società, che si sta spingendo verso una dimensione sempre più globalizzata e punta ai nuovi mercati, come la Russia e le altre province dell’ex-impero sovietico. «L’ultima consegna, uno scambiatore di grandi dimensioni, l’abbiamo fatta per un impianto in Turkmenistan». L’impegno richiesto per gestire questo tipo di commesse, dalla progettazione all’installazione sul posto, non è una cosa da poco, se si considera che Amarc è un’impresa da 30 addetti. Il segreto è proprio la vocazione alla ricerca e sviluppo, ai nuovi prodotti e all’internazionalizzazione. Con un’attenzione specifica all’innovazione, come traspare anche dai contenuti del nuovo sito web.

Sbarca in Usa la “termoformatrice” della plastica quotidiana

CERNUSCO SUL NAVIGLIO – «Non credo di esagerare quando dico che il 70% dei bicchieri di plastica monouso prodotti in Italia sono stati creati grazie ai nostri stampi. Ho iniziato nel 1976 – racconta Romeo Varisco, fondatore e presidente della Termostampi – animato dalla passione e dal desiderio di fare impresa per conto mio. Oggi, dopo quasi quarant’anni, la nostra azienda può contare su un team di 45 dipendenti di cui 7 ingegneri progettisti, grazie ai quali ha prodotto e venduto in tutto il mondo oltre 2.100 stampi e realizzato più di 5mila disegni oggetto». Moltissimi oggetti che fanno parte della nostra quotidianità, dai bicchieri e piatti di plastica, ai contenitori per le uova e a quelli dell’ortofrutta, alle capsule per il caffè fino ai vasetti dello yogurt, esistono grazie al lavoro che si svolge quotidianamente nello stabilimento di Cernusco sul Naviglio. «Abbiamo iniziato facendo stampi per termoformature e stampi per tracciatura lamiera ma con il passare del tempo ci siamo concentrati sempre più nel settore della termoformatura, che oggi è diventato il nostro business al 100%», aggiunge Varisco. Nonostante la grave crisi globale degli ultimi anni, la Termostampi ha visto crescere, seppur leggermente, il suo fatturato e punta a chiudere positivamente anche il 2015. Il segreto di questo successo dipende sostanzialmente a tre fattori: il primo è legato al binomio inscindibile qualità-professionalità; il secondo è una presenza costante e capillare alle fiere di settore, grazie alle quali l’azienda si è fatta conoscere in tutto il mondo; il terzo fattore è un intenso investimento in ricerca & sviluppo. «Dal 1992, anno in cui abbiamo partecipato alla nostra prima fiera a Düsseldorf, ci siamo aperti al mercato internazionale. Negli anni successivi, partecipando alle fiere in Indonesia, Giappone, Russia, Cina, Turchia, Emirati Arabi, Stati Uniti e America Latina, abbiamo incrementato sempre più la nostra produzione. Oggi abbiamo la fortuna di esportare direttamente e indirettamente quasi l’80% dei nostri prodotti. Le fiere sono il nostro punto di forza trainante e questo ci ha permesso di sopravvivere a questa crisi senza perdere nemmeno un’ora di lavoro» . Alla ricerca di nuovi mercati, nuove tecnologie e nuove sfide, andando un po’ fuori dagli standard normali, accettando anche stampi complessi o di nuova generazione, da poco più di un mese Termostampi è sbarcata in America. «Abbiamo appena aperto una sede negli Stati Uniti, a Elkhorn nel Wisconsin, dove avremo la possibilità di fare prototipazione di articoli termoformati in quantitativi di pre-serie industriale. In questo momento puntiamo a svilupparci negli Stati Uniti, che sono un mercato difficile ed esigente ma le sfide ci sono sempre piaciute e speriamo, anche grazie all’open house che faremo ad Elkhorn tra maggio e giugno, di poter attirare nuovi futuri clienti».

Salvatore De Mauro

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