Internazionalizzazione

CONFARTIGIANATO: con l’accordo Ttip è destinato a crescere negli Usa l’export delle pmi italiane

MILANO – Quali opportunità potrà aprire il Ttip, l’accordo commerciale di libero scambio in fase di negoziazione tra Usa e Unione Europea, alle piccole imprese? Se ne è parlato nel corso dell’incontro “Ttip. Un’opportunità economica e una sfida per le pmi italiane” organizzato da Confartigianato. «Gli Stati Uniti rappresentano per noi un mercato di grande interesse, in particolar modo per le imprese lombarde, che contribuiscono per il 24,6% ai 29,8 miliardi di euro delle esportazioni italiane verso gli Usa», ha affermato Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Lombardia. «Peraltro gli Stati Uniti sono anche il primo mercato Extra UE, e il terzo in assoluto, di destinazione del made in Lombardia, cresciuto del 9,7% nell’ultimo anno (8,3 punti in più rispetto alla crescita dell’export totale lombardo)». Il Translatantic Trade and Investment Partnership rappresenta un’importante opportunità anche per le piccole imprese lombarde, protagoniste dell’export per un valore di 1,9 miliardi di euro, pari al 27,3% delle esportazioni totali verso gli Usa: tanto infatti contano le esportazioni del made in Lombardia nei settori manifatturieri a prevalenza di piccole e medie imprese. Numeri che, oltretutto, crescono del 7,5% solo nell’ultimo anno. Le pmi di Milano e provincia sono in testa alla classifica delle maggiori esportatrici verso gli Usa, per un valore di 920 milioni di euro, pari al 46,7% dell’export generato dalle pmi lombarde. Seguono Brescia con 259 milioni di euro, pari al 13,1%, e Monza-Brianza con 215 milioni, pari al 10,9%. In queste tre province si concentrano così quasi i tre quarti dei prodotti delle pmi lombarde destinate al mercato statunitense.

BERS: Opportunità di investimento nel settore energetico all’estero per le imprese italiane

MILANO –  Il presidente della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS), Suma Chakrabarti, ha incontrato circa venti rappresentanti di imprese in Camera di commercio di Milano. «L’incontro con le imprese ha un significato importante per la nostra organizzazione – ha dichiarato Chakrabarti – perché puntiamo a  rafforzare le opportunità d’affari con le imprese italiane nei Paesi in cui siamo operativi». L’incontro è stato organizzato dalla Bers in collaborazione con Promos, azienda speciale della Camera di commercio di Milano per le attività internazionali, e il Consorzio camerale per il credito e la finanza. L’obiettivo: quello di fornire informazioni sulle linee strategiche della Banca nel prossimo triennio e illustrare le opportunità di investimento per le imprese italiane sui mercati esteri con un focus in particolare nel settore energetico e nelle infrastrutture energetiche.

PTP LODI: accordo con EuroChile per promuovere l’innovazione agroalimentare sul mercato cileno

LODI – Un accordo quinquennale per sostenere lo sviluppo tecnologico delle aziende agroalimentari in Cile è stato siglato in occasione del Chile National Day all’Expo 2015. Firmatari del patto di collaborazione scientifico-tecnologica la Fondazione EuroChile e il Parco Tecnologico di Lodi. «Per noi di Eurochile è molto importante generare questo tipo di accordi con istituzioni del calibro del Parco Tecnologico Padano», ha dichiarato Vincente Caruz, presidente  della Business Foundation EuroChile. «Siamo molto soddisfatti per la firma di questo accordo – ha affermato Gianluca Carenzo, direttore del Ptp – che sancisce cinque anni di collaborazione con Fondazione Eurochile, nostro partner strategico nei percorsi internazionali della filiera agroalimentare italiana in un Paese che rappresenta oggi uno dei più grossi player mondiali nell’export dei prodotti agro food». La Fondazione EuroChile è un’istituzione creata nel 1992 da UE e Cile, con l’intento di creare, promuovere e consolidare i legami economici, commerciali e tecnologici tra imprenditori e istituzioni pubbliche e private in Europa e in Cile. Il Parco Tecnologico di Lodi è uno dei più importanti centri di ricerca agroalimentare e sulle biotecnologie d’Italia e d’Europa, e opera in Cile dal 2010 grazie alle sue competenze innovative nel campo dell’innovazione agroalimentare.

CONFARTIGIANATO: All’Italian Makers Village i buyer esteri “trattano” meccanica, alimentare e arredo

MILANO – Italian Makers Village – il fuori Expo organizzato per sei mesi da Confartigianato a Milano, in via Tortona 32 – è anche teatro di numerose missioni di incoming, in cui le imprese, lombarde e non solo, hanno l’opportunità di incontrare buyers del loro settore provenienti da tutto il mondo. Nelle ultime settimane si sono infatti tenuti ben cinque incontri che hanno avuto per protagoniste le imprese associate a Confartigianato: «Si tratta di un’opportunità molto concreta per allargare i confini della propria impresa, intessendo relazioni con buyers internazionali che possono dare il via alla penetrazione di un nuovo mercato», spiega Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Lombardia. Lo conferma il grande interesse suscitato da queste iniziative tra le nostre imprese. Ad esempio il progetto associativo nazionale “Expo-rt” ha messo in campo numeri davvero significativi: 12 missioni incoming con 24 tappe sul territorio e presso il Fuori Expo, 300 visite aziendali, 120 buyers internazionali, 2.700 incontri B2B e 900 imprese target». I primi tre incontri previsti dal progetto “Expo-rt” si sono tenuti presso l’Italian Makers Village tra il 21 maggio e l’11 giugno scorsi, e hanno riguardato i settori della meccanica, agroalimentare e arredo.  55 le imprese di Confartigianato coinvolte, e 30 i buyers che vi hanno preso parte, provenienti da Russia, Svezia, Finlandia, Romania, Polonia, Belgio, Olanda, Germania, Armenia, Uzbekistan e Georgia. Ciascuna missione del progetto è articolata in quattro giornate, di cui due con visite sui territori e nei distretti produttivi italiani, che prevedono incontri b2b e visite in aziende, e due a Milano, con una visita a Expo 2015 e incontri b2b presso l’italia Makers Village. Expo-rt è finanziato con i fondi del Programma promozionale dell’Agenzia Ice e organizzato da Confartigianato nazionale con il supporto delle associazioni territoriali di Confartigianato. Inoltre, lo scorso 29 maggio Confartigianato Lombardia ha organizzato un b2b dedicato al settore dell’arredo e contract, con buyers sudafricani, e, l’8 giugno, un appuntamento di networking per le imprese agroalimentari, con il duplice obiettivo di approfondire le dinamiche del mercato in Estremo Oriente e di incontrare le imprese cinesi interessate. Altri incontri di networking sono in programma nei prossimi mesi, fino alla conclusione di Expo 2015.

FONDITALIA: per 6 aziende agroalimentari su 10 formarsi è indispensabile per andare all’estero

MILANO – La formazione continua può rappresentare la leva strategica per lo sviluppo e l’internazionalizzazione del settore agroalimentare. Ne è convinto il 61% di imprenditori, dipendenti, quadri, liberi professionisti, consulenti e rappresentanti di associazioni datoriali raggiunti dal sondaggio “Coltivare l’eccellenza. La strategia della formazione per l’agroalimentare italiano”, realizzato dal fondo paritetico Fonditalia in collaborazione con ExpoTraining ed ExpoLavoro & Sicurezza, la fiera della formazione patrocinata da Expo 2015 e Fiera Milano. I risultati del sondaggio rivelano che per il 96% degli intervistati l’aggiornamento tecnico e l’incremento delle competenze specifiche possono fare la differenza nello sviluppo e nella competitività delle imprese del comparto all’interno dei mercati nazionali ed internazionali. Un dato importante che sottolinea, una domanda crescente nonostante i problemi strutturali del settore, come l’estrema frammentazione delle aziende che ne limita anche la competitività. Il 55% ritiene, inoltre, che il peso del comparto agroalimentare sia pari ad un terzo del complessivo scenario produttivo italiano, mentre il 57% di essi concorda nel dichiarare che si tratta di un settore in pieno sviluppo o che abbia ancora possibilità di crescita anche se solo all’estero (30% degli intervistati). La formazione continua nel settore agroalimentare sarebbe in grado, per il 26% degli intervistati, di aumentare la produttività tra il 10 e il 20%. Inoltre il 75% dichiara che la formazione dei dipendenti del settore dovrebbe basarsi su modelli produttivi sostenibili. Infine, il giudizio sull’Expo: per il 75% l’Esposizione universale è un’ottima opportunità per rilanciare il settore e per sensibilizzare gli attori ad intraprendere scelte oculate  per  una ripresa stabile e duratura. «Delle 69mila imprese che ad oggi hanno aderito a Fonditalia, il 25% opera nella filiera agroalimentare», ha spiegato Francesco Franco, presidente Fonditalia. «Si tratta quindi di comparti in cui la formazione dei lavoratori è sentita come necessaria e in grado di fare la differenza». «L’85% degli intervistati ritiene che possa essere vantaggioso per le imprese usufruire dei supporti dei fondi interprofessionali, il cui compito è facilitare quanto più possibile le procedure di accesso ai finanziamenti per le aziende», ha aggiunto Egidio Sangue, vicepresidente e direttore di Fonditalia.

PROMOS: 70 aziende cinesi sbarcano a Milano per incontri b2b in ambito Expo

MILANO – Le imprese cinesi arrivano a Milano: venerdì 29, presso la sede di Palazzo Turati della Camera di commercio di Milano, le imprese milanesi e lombarde incontrano la delegazione imprenditoriale del Ccpit Beijing, composta da oltre 70 imprese cinesi dei settori: moda e abbigliamento, industria culturale e creativa (media, TV, new media, produzioni audio e video, design, advertising), agricoltura e agroalimentare. L’iniziativa è stata organizzata da Promos in collaborazione con la Fondazione Italia Cina e si inserisce nella serie di azioni lanciate a seguito dell’intensa attività dedicata al business internazionale durante i sei mesi di Expo 2015. Le circa 100 aziende italiane presenti potranno svolgere incontri one to one con le controparti cinesi e conoscere più da vicino le opportunità che offre il mercato. Focus particolare per le aziende italiane sui settori: agricoltura biologica, cultura e industria creativa, turismo, logistica e moda. «Grazie a Expo si aggiunge un altro incontro con i rappresentanti cinesi, in questo caso con una importante delegazione pronta agli incontri d’affari con le nostre imprese», ha dichiarato Alfredo Zini, consigliere della Camera di commercio di Milano . «Si tratta di momenti concreti per cogliere l’indotto della manifestazione sulla nostra economia, a beneficio delle imprese e con un partner di riguardo a livello mondiale come la Cina. Un mercato a cui la Camera di commercio attraverso Promos è attenta e in cui è attiva da oltre dieci anni con l’ufficio di rappresentanza e promozione a Shanghai». Intanto i rapporti economici tra Lombardia e Cina continuano a crescere: +8,5% l’export in un anno, +8,4% l’import, per un valore di 14 miliardi di interscambio nel 2014, di cui 3,3 miliardi di export. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati Istat 2014 e 2013.

MAROCCO GREEN: nel 2020 il 42% dell’energia arriverà da fonti rinnovabili

Milano, 8 luglio 2013 – Target: 42% di potenza installata da rinnovabili al 2020. È questo l’obiettivo fissato dal governo del Marocco. Con il piano Moroccan Solar Plan, affiancato dal Moroccan integrated wind energy project, il paese nordafricano accelera nell’energia green per arrivare a 2 GW di fotovoltaico e altrettanti di eolico nell’arco dei prossimi sette anni.
Il Marocco importa il 95% dei combustibili fossili e ha la necessità di diversificare il proprio mix energetico. Oggi le fonti rinnovabili rappresentano circa il 25% della capacità installata nel paese e il 12% del mix di generazione. Il Marocco è un’opportunità interessante per l’industria italiana delle rinnovabili, impegnata a cercare nuovi mercati dopo la riduzione degli incentivi nel nostro paese. Il dettaglio dei dati – contenuti nel focus sui paesi emergenti dell’Irex Annual Report 2013 di Althesys – sarà presentato a Milano il prossimo 11 luglio in occasione del seminario Aper-Althesys dal titolo “Opportunità di sviluppo per le energie rinnovabili elettriche in Marocco”. Il Marocco è dotato di un grande potenziale nelle rinnovabili, grazie all’elevato irraggiamento solare (con 1.900 ore utili annue) e all’ottima ventosità (si va da 1.800 a punte di 2.500 ore l’anno). “Un mercato interessante – afferma Alessandro Marangoni, ceo di Althesys e capo del team di ricerca – sia per i costi molto bassi sia per gli elevati tassi di crescita nei consumi di energia, che si innestano su un target ambizioso per il settore green”. Scenari, casi pratici d’investimento, quadro regolatorio, potenzialità e politiche governative sono al centro del seminario organizzato da Aper, Associazione produttori energia da fonti rinnovabili, e Althesys, società di consulenza strategica nei settori dell’energia e dell’ambiente dal titolo “Opportunità di sviluppo per le energie rinnovabili elettriche in Marocco”.   

Giovedì 11 luglio 2013 – Aper, sala conferenze
Milano via GB Pergolesi 27 (MM Caiazzo, Linea verde)

 

MAMIBUREAU: Il Marocco investirà 2,7 miliardi per sviluppare l’industria tessile

Importanti opportunità di mercato per il settore meccanotessile italiano: da qui al 2025 in Marocco ci saranno 250 mila nuovi posti di lavoro nel settore tessile e quindi il Paese del sud del Mediterraneo sarà nelle condizioni per conquistare l’1 per cento del mercato mondiale. Il piano, che sarà realizzato in collaborazione con partner privati, prevede un investimento di 2,7 miliardi di euro (pari a trenta miliardi di dirham) e sarà mirato alla reindustrializzazione del comparto, che da solo copre il 40 per cento degli impieghi industriali. L’obiettivo del Piano tessile 2025, illustrato dal ministro dell’Industria e del Commercio marocchino Abdelkader Amara, riferisce Ecofin, è «migliorare l’attrattiva e il posizionamento sul mercato mondiale al fine di generare 95 miliardi di dirhams (8 miliardi e mezzo di euro) nell’export e creare 250 mila posti di lavoro».

ISAM PE FUND: nasce il fondo per sostenere gli investimenti delle pmi industriali in Russia

MILANO – Arc Asset Management, società indipendente specializzata nella creazione e nella gestione di veicoli di investimento rivolti alle piccole e medie imprese, e RVC InfraFund, fondo creato da Russian Venture Capital e da SME Bank, hanno lanciato Isam Pe Fund, fondo di private equity volto allo sviluppo delle pmi europee, in particolare di quelle italiane, e alle aziende russe di piccole e medie dimensioni interessate all’espansione in Europa. Isam Pe Fund si pone l’obiettivo di investire nelle piccole e medie imprese industriali italiane e russe, di favorire il trasferimento reciproco di competenze per sviluppare innovazione e know how fra i due Paesi e di aprire la strada per lo sviluppo di nuovi mercati, promuovendo la creazione di NewCo per la produzione diretta sul mercato russo. Per le medie e piccole realtà industriali coinvolte tutto questo si traduce in una nuova opportunità di accesso al capitale, in una possibilità di espansione a livello internazionale, di un forte potenziamento delle strategie manageriali e di una ulteriore diversificazione di mercato e di prodotto. «L’accordo fra Arc Asset Management e InfraFund è basato sulla condivisione di valori e di prospettive, la cui importanza non risiede semplicemente sui ritorni in termini finanziari», afferma Angelo Lazzari, amministratore delegato di Arc A.M. «E’ fondamentale sottolineare come sia per le aziende italiane che per quelle russe potranno derivare numerosi benefici da questo accordo e, in particolare, come la Russia potrà ottenere degli importanti vantaggi dalla competenza e dalla qualità del made in Italy. Abbiamo già iniziato il progetto di selezione delle aziende italiane su cui investire – continua Lazzari – ma siamo solo all’inizio. Se ci fossero, quindi, imprenditori che desiderano espandere la propria attività di produzione in Russia, in quanto lo ritengono un mercato strategico per i loro prodotti, con noi possono trovare competenze e aiuti concreti per la realizzazione dei loro progetti».

CCIB: meno tasse e burocrazia, è più facile fare business in Brasile

I prossimi Mondiali di calcio 2014 e le Olimpiadi 2016, così come la scoperta di giacimenti marini di oil & gas, pongono il Brasile al centro dell’attenzione mondiale e soprattutto rappresentano occasioni d’oro per chi si occupa di infrastrutture e per tutto l’indotto industriale del petrolchimico e dell’energia. Grazie a un accordo siglato tra la Camera di commercio italo brasiliana (Ccib)e le maggiori cariche del Paese brasiliano, le imprese italiane potranno godere di significativi privilegi e di un interlocutore diretto per tutte le operazioni d’affari.? L’accordo di collaborazione è mirato al sostegno delle imprese italiane e brasiliane interessate a valutare affari rispettivamente nel ricco Stato dell’Esp?rito Santo e in Italia.? Meno tasse e una maggiore velocità di disbrigo delle pratiche burocratiche, sono due tra i numerosi e significativi vantaggi dei quali potranno godere le imprese italiane che prenderanno contatto con questo Stato attraverso Ccib. Sarà più semplice e gratuito valutare azioni e insediamenti, approfondendo in via preventiva qualsiasi azione, i bisogni, le strategie, il mercato, le opportunità e quanto necessario a rendere operativa e di successo un’azione economica o produttiva. Il protocollo di collaborazione favorisce partnership e insediamenti di imprese italiane interessate all’apporto di proprie conoscenze imprenditoriali, tecnologie e know how nei settori in grande sviluppo e trainanti dello Stato – oil & gas, graniti, marmi e pietre ornamentali, infrastrutture (strade, autostrade, porti), meccanica industriale, centri di ricerca avanzata – potendo contare su infrastrutture portuali, aeroportuali e stradali in grande sviluppo, e sull’appoggio e sostegno, anche finanziario, di progetti destinati a insediamenti locali.

LETTONIA: la “tigre” d’Europa cresce del 4% e spalanca le porte alle imprese italiane

Linda Holcmane – Studio Progress.LV (www.progressltd.biz)

RIGA – Se un’azienda volesse investire nel Paese d’Europa dove c’è la maggiore crescita economica dove dovrebbe farlo? Bene, dati economici alla mano la risposta Lettonia lascia pochi dubbi. La Lettonia è oggi il Paese con le migliori performance di crescita del Pil tra i 27 Paesi dell’UE, (+ 5% nel 2011, +4% nel  2012) e rappresenta già da 10 anni una delle principali mete di investimento  di aziende scandinave, tedesche e austriache. Dal suo ingresso tra i 27 d’Europa nel 2004, la Lettonia è cresciuta con percentuali “cinesi” di incremento del proprio Pil, meritandosi l’appellativo  di Tigre del Baltico.  La forte crescita e l’eccessivo investimento nel settore immobiliare, concomitante con le fibrillazioni dei mercati finanziari, hanno portato la Lettonia nel 2008 all’interno di una clamorosa crisi economica.  Una decisa e pesante cura da cavallo, incentrata fortemente sul taglio delle eccessive spese del settore pubblico ha portato la Lettonia velocemente fuori dalla crisi già dal 2010, anno in cui si è registrata per la prima volta la ripresa economica  dopo i due terribili anni di tagli (2008, 2009). Oggi il giovane e competente governo lettone ha spostato le politiche di crescita sullo sviluppo concreto, legato alla produzione e all’attrazione di investitori esteri, capaci di portare risorse, investimenti e know-how. I vantaggi che rendono la Lettonia uno dei Paesi più attrenti del panorama europeo sono legati sicuramente alla tassazione flat sul reddito di impresa (15% sugli utili), all’incredibile snellezza del sistema burocratico e al basso costo della manodopera, molto giovane e fortemente scolarizzata. Se dovessimo però individuare un vantaggio concreto della Lettonia rispetto a tutti gli altri paesi dell’UE,  potremmo sicuramente dire che, la vicinanza logistica, culturale e mentale a mercati maturi, quali quelli del nord Europa e a mercati in forte crescita quali Federazione Russa, Polonia o Kazakistan, ne fanno un Paese di forte appeal per gli investitori. In Lettonia la giovane popolazione utilizza in maniera indifferente sia la lingua inglese che la lingua russa, adattandosi plasticamente agli investitori esteri che necessitano di personale scolarizzato capace di dialogare con i mercati dell’ex Unione Sovietica. La Lettonia oggi rappresenta uno dei Paesi più sviluppati dal punto di vista dell’informatizzazione e le nuove tecnologie sono utilizzate dalla quasi totalità della popolazione. Il sistema di protezione e sicurezza del cittadino è sviluppatissimo, la capitale Riga (800.000 abitanti) è una delle mete turistiche più ambite dai cittadini del nord Europa e dai russi, che approfittano della grande vivibilità della città per passare a Riga fantastici week-end. Investire in Lettonia significa avvicinare in modo concreto una realtà moderna, giovane, in forte crescita e capace di reagire in modo molto flessibile alle dinamiche del mercato. Il governo lettone ha inoltre varato negli ultimi anni importanti leggi che consentono la defiscalizzazione degli investimenti produttivi, anche attraverso un corretto utilizzo dei fondi comunitari dell’Unione europea, e ha previsto politiche concrete di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro dipendente (riduzione di 5 punti in 5 anni). Nel 2012 Il governo Lettone ha infatti ridotto di 1 punto percentuale l’Iva (dal 22% al 21%) e ha ridotto il peso delle tasse per i dipendenti dal 25% al 24%, in applicazione alle politiche di sviluppo dell’economia. Certamente in una situazione di crisi globale così incisiva e persistente, meraviglia la capacità di una piccola nazione di creare sviluppo e condizioni di lavoro molto interessanti.

 

CONLEGNO: Gli imballaggi di legno e sughero a marchio Fitok ora sono assicurati per l’export

MILANO – L’esigenza di adeguarsi alle nuove richieste del mercato e la volontà di offrire la massima assistenza ai propri consorziati hanno spinto Conlegno, il Consorzio dei servizi per il settore del legno e sughero, a stipulare una nuova polizza assicurativa a tutela degli imballaggi a marchio Fitok, in modo da poter coprire tutte le spese sostenute dal consorziato a causa dell’eventuale contestazione all’estero del materiale esportato. Il nuovo partner del comitato tecnico Fitok di Conlegno è Ace, uno dei primi gruppi  mondiali di assicurazione e riassicurazione. Specialista nel settore dei trasporti, Ace è una compagnia americana presente in tutti e cinque i continenti e vanta rating di assoluta eccellenza (A+) attribuitigli da alcune tra le principali società di certificazione internazionali. La sua capillarità nel territorio europeo, Italia compresa, assicura performance qualitativamente elevate, mentre la fornitura di coperture assicurative a numerose società multinazionali è sinonimo di grande affidabilità.  I vantaggi che la nuova polizza assicurativa offre agli imballaggi marchiati Fitok sono facilmente sintetizzabili. Per ogni singolo imballaggio in legno contestato (sia esso una cassa, un pallet o qualunque altro imballaggio con marchio Fitok) è prevista una somma assicurata di 5.000 euro, per ogni singolo mezzo di trasporto a prescindere dal numero di imballaggi contestati presenti in esso. La copertura assicurativa si intende valida in tutto il mondo e la domanda deve essere presentata entro 60 giorni in deposito dalla data di arrivo presso le autorità doganali e/o sanitarie. La presenza del marchio Fitok sugli imballaggi, grazie ai riferimenti di rintracciabilità fitosanitaria presenti sugli imballi in legno, indica che le misure fitosanitarie accettate a livello internazionale sono state applicate e che il materiale può essere esportato in tutti i Paesi che hanno sottoscritto lo standard Ispm 15. In caso di contestazione, grazie al sistema di tracciabilità, l’impresa aderente a Fitok deve solo dimostrare la conformità fitosanitaria che ha consentito la stipula della specifica polizza assicurativa a copertura dei rischi derivanti dalle contestazioni internazionali su tutto il materiale a marchio Ippc/Fao con garanzie d’assicurazione d’eccellenza per un trasporto sicuro e assicurato.

SIMEST: fino a 200mila euro erogati alle start up che puntano ai mercati extra-UE

Simest ha attivato un Fondo start-up destinato a favorire piccole e medie imprese italiane nella fase di avvio di progetti di internazionalizzazione in nazioni extra-UE. L’intervento consiste nella partecipazione fino al 49% del capitale della start-up costituita appositamente per il progetto di internazionalizzazione, con un tetto massimo di investimento pari a 200mila euro. La durata della partecipazione sarà di 2, 4 o 6 anni. «Il Fondo rotativo Start-up – spiegano i dirigenti di Simest – è finalizzato alla realizzazione di interventi – a condizioni di mercato – per favorire la fase di avvio di progetti di internazionalizzazione promossi in Paesi al di fuori dell’Unione Europea. Soggetti destinatari dell’intervento del Fondo sono imprese di nuova costituzione (avvenuta non prima di 18 mesi dalla presentazione della domanda di partecipazione del Fondo Start-up) la cui sede è in Italia o in altro Paese dell’Unione Europea, appositamente costituite – nella forma di società di capitali – da raggruppamenti di pmi o singole pmi operanti in Italia per la realizzazione del progetto di internazionalizzazione. L’intervento del Fondo Start-up è previsto – nella forma di una partecipazione societaria – nell’impresa di nuova costituzione che realizzerà il progetto di internazionalizzazione delle pmi partecipanti». Per accedere al fondo è necessario compilare una domanda e allegare adeguata documentazione sull’azienda e sul progetto di internazionalizzazione, in particolare:

  • ??????? motivazioni strategiche all’origine del progetto di internazionalizzazione, con indicazione del paese/paesi (aree) di interesse e dei principali fattori di successo dell’iniziativa proposta;
  • ??????? piano industriale corredato dal piano economico e finanziario articolato su un orizzonte di 3/4 esercizi (con esplicitazione delle ipotesi di sviluppo seguite);
  • ??????? partner esteri (ove previsti: sede, attività/prodotti, ultimo bilancio) e relativi accordi (in fase di negoziazione o già formalizzati: Memorandum of Understanding, lettere di intenti, accordi di JV?);
  • ??????? risorse umane / management previsto per la realizzazione del progetto.

UNIONCAMERE: accordo con le regioni per internazionalizzare 70mila pmi

Priorità, strategie e risorse da mettere in campo: sono questi gli obiettivi comuni, raccolti in una sola cabina di regia nazionale, che devono coinvolgere il mondo delle imprese, piccole e grandi che siano e le istituzioni per un futuro di sviluppo e ripresa. Soprattutto in questa fase di profonda recessione. In una parola sola: internazionalizzazione. Ed è questo l’obiettivo dell’incontro che si è tenuto tra rappresentanti del sistema camerale ed esponenti delle Regioni, sotto la guida del presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, e di Gian Mario Spacca, presidente della Regione Marche e coordinatore per l’internazionalizzazione della Conferenza delle Regioni. «La cabina di regia – ha detto il presidente Dardanello – può costituire un valido momento di sinergia fra tutte le forze in campo: ministero per lo Sviluppo economico, nuova Agenzia Ice, ministero per gli Affari Esteri, mondo della rappresentanza d’impresa. Da parte del sistema camerale siamo attivi in maniera massiccia su tre fronti: la realizzazione di oltre 1.200 iniziative all’anno sui mercati internazionali; la programmazione di interventi condivisi con il sistema associativo locale, con le Regioni e con tutte le altre forze imprenditoriali; la prossimità con il territorio, proprio per rispondere alla domanda delle pmi. A questo proposito è in fase avanzata di realizzazione il progetto di costituzione – presso ogni Camera di Commercio –i di assistenza e di informazione specializzata, rivolti non solo alle 211mila imprese che già operano sui mercati esteri, ma anche alle 70mila aziende che non lo hanno mai fatto ma sarebbero pronte a farlo, con lo scopo di consolidare la presenza delle prime sui mercati internazionali e di avviare l’attività fuori confine per le seconde». «La sinergia tra Regioni e Camere di commercio – ha detto il presidente Spacca – era stata già sancita dalla sottoscrizione di un accordo di collaborazione che ha già prodotto i primi risultati: Piemonte, Liguria, Veneto e Umbria? hanno creato società miste con le Camere di commercio, mentre Lombardia, Emilia Romagna e Marche hanno avviato accordi di programma. L’obiettivo ora diviene ancora più ambizioso: portare un numero sempre maggiore di imprese, soprattutto micro e piccole, sui mercati internazionali. Gli investimenti realizzati da Regioni e Camere di Commercio per il sostegno all’internazionalizzazione oltrepassano i 200 milioni di euro: si tratta del maggior intervento fatto in questo settore a livello nazionale. Ora si vuole rafforzare ulteriormente questo impegno: è stata costituita un’unità operativa in cui costruire progetti comuni, focalizzandoci su promo-commercializzazione, assistenza tecnica, investimenti diretti esteri, fondi strutturali europei, valorizzazione del territorio e comunicazione alle imprese».

Ci.Emme.

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ITALIA-RUSSIA: oltre 120 operatori russi alla Task Force su distretti e pmi

Si tiene nelle Marche dal 23 al 26 ottobre la ventunesima sessione della Task Force italo-russa sui distretti e le piccole medie imprese, Forum presieduto dai ministeri dello Sviluppo Economico di Italia e Russia, nel quale sono rappresentate Regioni, università, centri di ricerca, associazioni e federazioni di settore e imprese di entrambi i Paesi. «La Federazione Russa è un partner commerciale importante per l’Italia e dunque un mercato dalle grandi potenzialità per le nostre imprese, soprattutto quelle più piccole», commenta Massimo Vari, sottosegretario di Stato del Ministero dello Sviluppo Economico. Lo dimostra l’andamento dell’interscambio commerciale bilaterale nell’ultimo decennio, passando da quasi 12 miliardi del 2002 ai 27 del 2011, vale a dire circa il 4% del volume totale degli scambi con l’estero dell’Italia. ?La Task Force ha l’obiettivo di favorire gli scambi commerciali, il partenariato industriale e gli investimenti sui reciproci mercati e rappresenta uno strumento privilegiato per favorire l’internazionalizzazione delle imprese nella Federazione Russa, mercato strategico per l’Italia. Il nostro Paese è il quarto fornitore della Russia, con un interscambio cresciuto di oltre il 21% nel 2011; la Russia, inoltre, presenta tassi di crescita del Pil del 4,3% nel 2011, con previsioni del 3,8 per il 2012 e del 3,9 nel 2013.I lavori saranno incentrati sullo sviluppo della collaborazione nei seguenti settori: energie da fonti tradizionali e alternative; beni di consumo per la persona; meccanica, meccatronica, apparecchiature elettromedicali, nano e biotecnologie; nuove tecnologie e prodotti nei settori dell’edilizia, del legno, dell’arredo e della domotica; logistica (con particolare riguardo ai trasporti e ai terminal fluviali). Per la Federazione Russa parteciperanno 120 persone provenienti da 17 Regioni, tra le quali la Regione di Mosca, la Regione del Bashkortostan e quella di Nizhniy Novgorod.