Percorsi d'eccellenza

I tedeschi premiano il laser tutto italiano per il miglior design

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GRASSOBBIO – Design accattivante unito a un’interfaccia pratica e intuitiva. Sono queste le caratteristiche che hanno portato iLux XP, dispositivo made in Italy brevettato da Mectronic allo scopo di effettuare trattamenti di Theal Therapy, ad aggiudicarsi l’ambitissimo German Design Awards 2019, uno dei più accreditati premi del settore a livello globale. L’importante associazione tedesca German Design Council, che ha oltre 60 anni di storia, premia annualmente non solo i prodotti più originali del design contemporaneo, ma soprattutto i progetti ad alto contenuto innovativo, capaci di tradursi in modelli rappresentativi e iconici. iLux XP è stato scelto da un’apposita giuria di esperti come vincitore nella categoria “medicina, riabilitazione e assistenza sanitaria”. «Siamo orgogliosi del fatto che iLux XP sia stato premiato da una prestigiosa associazione nel panorama internazionale del design. Punto d’arrivo dopo anni di ricerca e innovazione, il nostro dispositivo rappresenta l’ultima evoluzione della fototerapia e della laserterapia: la Theal Therapy, oltre a curare i più forti campioni del mondo, è la terapia laser per tutti. Viene infatti utilizzata con successo in ambiti completamenti diversi: dal trattamento delle patologie di un atleta quali tendiniti e lesioni muscolari, al trattamento del dolore di un paziente amputato di arto inferiore; dalla cura delle ulcere cutanee e diabetiche al trattamento conservativo delle patologie della colonna, come ernie, lombosciatalgie e radicolopatie», ha spiegato Ennio Aloisini, ceo di Mectronic. iLux XP è il risultato di un percorso iniziato oltre 30 anni fa con la progettazione del primo laser ad alta potenza al mondo per riabilitazione e culminato dopo 15 anni di costante attività di ricerca scientifica e tecnologica con la definizione di questa metodica caratterizzata da sette distinti brevetti. Il dispositivo è composto da protocolli terapeutici specifici per ottenere i 5 effetti principali della terapia Theal: biostimolante, antalgico, antinfiammatorio, antiedemigeno e decontratturante. i protocolli sono facilmente customizzabili attraverso l’innovativa e pratica interfaccia grafica, che permette di monitorare in contemporanea i valori di tutte le fasi e cambiarli secondo le necessità.

R&D aprono a Effebiquattro le porte del successo

SEREGNO – Un’area produttiva di 52mila metri quadri, di cui 33mila al coperto; una produzione quotidiana di 1.000 porte; oltre 500 modelli di prodotto; un fatturato 2015 di 21milioni, una stima di crescita del 12% e l’obiettivo, entro il 2018, di aprire 59 showroom monomarca in Italia e nel mondo. Sono i numeri di Effebiquattro Milano, primo produttore italiano di porte per interni. L’azienda di Seregno, nata nel cuore della Brianza più di 40 anni fa dall’istinto imprenditoriale del cavaliere Mario Barzaghi, oggi è una realtà all’avanguardia, capace di produrre porte tecnologicamente avanzate che uniscono design raffinato, alta qualità e dettagli tecnici. Le collezioni Effebiquattro Milano si distinguono tra Dilà, porte in legno e core business dell’azienda fin dalla sua nascita, e Contract, porte in melaminico destinate a progetti speciali e alla grande distribuzione. Tra i recenti successi a livello nazionale, spiccano la fornitura di circa 1.200 porte Dilà per il rinnovato Teatro alla Scala e 1.103 porte per il Bosco Verticale di Milano. L’innovazione e la ricerca sono stati la risposta di successo alla crisi che ha investito negli ultimi anni il settore del legno. L’azienda, in questo delicato periodo, ha studiato il mercato e ha avuto il coraggio di rinnovarsi e ora è pronta: ha rafforzato la propria presenza in Italia, che oggi rappresenta con orgoglio ancora il 60% della produzione, ha sviluppato nuovi canali commerciali e ha aperto nuovi mercati internazionali, a partire da Israele, Russia, Nord Africa, Australia, Messico, Stati Uniti e, da ultimo, Emirati Arabi. «Abbiamo investito in materiali, tecnologie e lavorazioni. L’obiettivo che abbiamo così raggiunto è il mantenimento di perfezione, creatività e qualità artigianali nella produzione industriale. Dimostrazione che il “creato in Italia” può essere oggi sinonimo di qualità e inventiva anche su grande scala grazie al valore aggiunto della ricerca», spiega Barzaghi. L’utilizzo di tecnologie e materiali innovativi in risposta ai cambiamenti del mercato e alle crescenti esigenze dell’utenza ha portato anche all’introduzione di importanti plus tecnici. L’acustica è uno degli elementi fondamentali per poter garantire comfort abitativo: le porte Effebiquattro sono dotate di serrature magnetiche silenziose e offrono ottime prestazioni di isolamento acustico in quanto capaci di raggiungere livelli di abbattimento del rumore pari a 28 decibel contro i 19 di una porta comune. La ricerca si traduce anche nella capacità di soddisfare i mercati stranieri, ciascuno con caratteristiche differenti: per il Middle East e l’Africa, per esempio, sono state prodotte porte in legno con grande resistenza alle alte temperature, all’umidità e alla nebbia salina.

Grob acquisisce Dmg Meccanica per il know how sull’elettromobilità

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TORINO – Siglata l’acquisizione da parte del gigante tedesco Grob, leader nella fabbricazione di macchine utensili (5.600 dipendenti e revenue per 1,3 miliardi di euro nel 2016), dell’italiana Dmg Meccanica, azienda specializzata nella produzione di macchine e impianti per la fabbricazione di statori per motori elettrici, alternatori e generatori, al fine di intensificare il lavoro di ricerca e sviluppo nel settore dell’elettromobilità e proporsi così come un partner sempre più competente, soprattutto per l’industria automobilistica. Financial advisor dell’operazione: Translink Corporate Finance. «Il settore automotive sta vivendo una nuova rivoluzione industriale a livello globale», spiega Mauro Bussotti, partner Translink Strempel & Co. che ha seguito l’operazione. «La scommessa dei giganti europei, americani e orientali è quella di diventare, nei prossimi anni, sofisticati produttori anche di motori elettrici. Più bravi di giganti specializzati quali la Bosch tedesca, la Nidec giapponese, la Midea (Welling) cinese, che sarebbero i naturali e più attrezzati fornitori di motori elettrici per la trazione automobilistica. Ma la sfida non riguarda solo la competizione tra marchi storici per la supremazia sul mercato, riguarda soprattutto il barrare la strada a tante nuove Tesla che cercheranno di conquistare quote di mercato in tutte le fasce di questo settore industriale. Considerando che l’industria automobilistica, relativamente ai primi 18 gruppi, rappresenta un fatturato globale di circa 2.000 miliardi di dollari (in termine di vendite), si comprende quanto questa sfida sia strategica anche per l’economia dei relativi Paesi». La futura collaborazione si prefigura dunque come una situazione vincente per entrambe le aziende: Grob fa proprie nuove conoscenze nel campo dell’elettromobilità e Dmg Meccanica trova in Grob un partner solido dalla vocazione internazionale per la produzione in serie. Per il consolidamento di queste tecnologie nel settore dell’elettromobilità sono previsti ulteriori investimenti sia nella sede di Torino sia in quella di Mindelheim. Nel 2016 Dmg Meccanica, che conta quaranta dipendenti e nel suo portafoglio clienti annovera molti nomi importanti tra i produttori di motori elettrici e i fornitori dell’industria automobilistica, ha raggiunto un valore complessivo della produzione pari a 10 milioni di euro. I proprietari Mauro Marzolla e Marco Debilio resteranno con l’azienda, continuando a guidare Dmg Meccanica in qualità di amministratori delegati e mantenendo tutti i posti di lavoro nella sede italiana.

Bruno Parise, dagli antichi telai rinascono le borse del futuro

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MAROSTICA – Quella di Bruno Parise Italia, eccellenza vicentina che produce borse in pelle artigianali, è una storia di rinnovamento particolare nel panorama imprenditoriale. Al fondatore Bruno Parise si avvicenda la figlia Alessandra, 32 anni e un recente passato come project customer manager in una società di eventi torinese, che abbandona un contratto a tempo indeterminato per dedicarsi a un mestiere dalla forte connotazione artigianale con un nuovo approccio smart. Protagonisti del cambiamento tecnologico non sono solamente gli strumenti di comunicazione e gestione dell’attività, ma gli strumenti produttivi delle fettucce in pelle intrecciate che caratterizzano il prodotto: telai a pedale veneziani del ‘700 restaurati con tecniche moderne per non perdere l’impronta qualitativa delle borse e per rimanere fortemente legati alla tradizione manifatturiera veneta. «E’ cambiato l’approccio ai clienti, attraverso l’implementazione delle attività sul web», spiega Alessandra Parise. «E’ cambiata la produzione, non più legata a un unico luogo fisico, ma resa più snella attraverso la distribuzione della produzione su più realtà artigianali vicentine. E’ cambiata anche la gestione: tablet e smartphone mi permettono di lavorare da qualsiasi luogo. Ma il vero cuore del rinnovamento tecnologico sono i telai, utilizzati 300 anni fa per realizzare splendidi arazzi veneziani. Un pezzo di storia del territorio veneto e della tradizione produttiva italiana che torna in vita per produrre borse dall’impronta inconfondibile e per evitare che cambi l’aspetto più importante del made in Italy artigianale: la qualità». I telai sono stati modificati strutturalmente per tessere sottili fettucce di pelle e intrecciarle con una tela di fili di cotone tinti del medesimo colore. Il risultato è un tessuto morbidissimo che dà vita alle idee dei designer della casa. Volumi e colori sono classici, ma arricchiti da dettagli e linee moderne. Alla collezione continuativa si avvicendano di stagione in stagione concise selezioni di nuovi modelli, che prendono il nome da donne che ne hanno ispirato la realizzazione. Le attività web del brand permettono di ordinare modello e colore indipendentemente dal luogo in cui si trova il destinatario: accanto ai tradizionali canali di distribuzione in Italia e Germania è prevista la spedizione in tutto il mondo.

Debuttano in Borsa i prodotti da forno della lucana Di Leo Pietro

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C’è anche la Di Leo Pietro Spa, azienda nata nel 1860 ad Altamura e con sede a Matera, impegnata nella produzione e commercializzazione di prodotti da forno, tra le trenta aziende italiane entrate ufficialmente a far parte di Elite, l’innovativo programma di Borsa Italiana per rendere le piccole e medie imprese con alte potenzialità di crescita ancora più competitive e attraenti nei confronti degli investitori. Nato dalla collaborazione tra Borsa Italiana e le più importanti istituzioni e organizzazioni italiane (tra cui Abi, ministero dell’Economia e delle finanze, Sace, Confindustria, Bocconi), Elite affianca le migliori pmi italiane in un percorso di sviluppo organizzativo e manageriale, e per facilitare l’internazionalizzazione. Con più di 40 dipendenti e uno stabilimento produttivo di circa 18.000 metri quadrati, la Di Leo Pietro Spa ha registrato nell’ultimo quinquennio una notevole crescita del fatturato: dai 10,5 milioni del 2010 ai 14,9 del 2015. Per consolidare il suo posizionamento nel segmento salutistico-integrale, nel quale è già leader di mercato in Puglia e Basilicata, l’azienda ha pianificato un investimento di 8,5 milioni di euro da completarsi nel 2018, per costruire un nuovo opificio di 6.000 metri quadri, avviare una nuova linea produttiva di biscotti gluten free e potenziare gli impianti esistenti dedicati alla produzione di biscotti bio e vegani. L’azienda, inoltre, ha di recente completato il percorso volto all’eliminazione dell’olio di palma dai propri biscotti che oggi sono tutti palm oil free. «Abbiamo aderito a Elite – spiega Pietro Di Leo, amministratore unico dell’azienda lucana – per valorizzare le nostre potenzialità, migliorare la governance aziendale e sviluppare nuovi rapporti commerciali e finanziari confrontandoci con realtà di diversi settori. L’esperienza formativa che faremo ci consentirà anche di valutare le modalità più opportune di accesso ai mercati di capitali per finanziare la nostra ulteriore crescita». Azienda realmente eccellente, la Di Leo Pietro SpA è stata una delle prime imprese del meridione ad aver ottenuto la BRC Global Standard Food, prestigiosa certificazione inglese di qualità, specifica del settore alimentare, nella categoria “A”, massimo riconoscimento ottenibile.

Stabilimento più “lean” con i sistemi per la sicurezza Toyota

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ROSA’ – Meno urti con i carrelli elevatori vuole dire non solo più sicurezza, ma anche meno sprechi e più efficienza negli impianti logistici e produttivi e quindi una gestione molto più “lean”. «Quando si parla dei pericoli connessi all’utilizzo dei carrelli elevatori non può certamente valere il detto “la fortuna aiuta gli audaci”. La fortuna piuttosto aiuta le aziende attrezzate», spiega Davide Santi, after sales service manager di Toyota Material Handling Italia. Questo pensiero sposa perfettamente la filosofia di DS Smith, multinazionale di origine britannica, specializzata nella realizzazione di imballaggi, il cui claim è proprio “Don’t rely on luck”, cioé “non affidarti alla fortuna”. «Per questa ragione, la divisione italiana di DS Smith Packaging ha scelto di implementare nel proprio stabilimento produttivo di Rosà, in provincia di Vicenza, alcune delle soluzioni firmate Toyota Material Handling Italia», ha dichiarato il direttore generale Alessandro Cebin. Nei 24.000 metri quadri coperti della struttura DS Smith a Rosà lavorano oltre 120 persone su 2 o 3 turni quotidiani e vengono lavorati ogni giorno più di 380.000 metri quadri di cartone. Di questi, circa 260.000 diventano scatole, destinate ad alcuni importanti nomi dei più diversi settori, come gdo e automotive. La quantità e la complessità delle attività che vengono svolte quotidianamente all’interno dell’impianto si aggiungono ai vincoli strutturali di un edificio che, seppure continuamente rinnovato ed aggiornato dal punto di vista del layout e delle tecnologie applicare, è comunque una costruzione anni ’60. Per l’azienda era dunque fondamentale azzerare il pericolo di collisione in un contesto in cui, la forte compresenza di persone e veicoli, rendeva il rischio particolarmente elevato. Il primo passo mosso verso un assottigliamento del rischio durante le attività di handling è stato dunque l’ammodernamento della flotta di carrelli elevatori, con l’introduzione di 10 moderni veicoli Toyota dotati di avanzati dispositivi di sicurezza: i nuovi carrelli hanno di serie il sistema di stabilità attiva Toyota SAS (Sistema di Stabilità Attiva) antiribaltamento, fondamentale laddove si debbano movimentare carichi pesanti e ingombranti, quali possono essere le bobine di carta utilizzata nella produzione di DS Smith. Soprattutto, tutti i carrelli Toyota nell’impianto sono stati dotati in prima installazione dei dispositivi Blue Light e Anticollision. Il primo segnala il suo avvicinamento ai pedoni ed agli altri mezzi presenti nell’area, proiettando a terra un fascio di luce blu a distanza, Anticollision, invece, grazie all’identificazione a radio frequenza RFID (Radio Frequency IDentitication), rileva mezzi e persone dotati di trasponder attivi (tag) e può quindi intervenire autonomamente sulle prestazioni del carrello al fine di evitare un urto.
Per incrementare ulteriormente i livelli di sicurezza ed efficienza durante le attività di handling è stato anche implementato I_Site, il sistema di fleet management di Toyota Material Handling. Quest’ultimo è uno strumento completo per la gestione ed il monitoraggio in tempo reale dell’intero parco carrelli, pensato per offrire indicazioni precise e sempre aggiornate sullo stato e sull’operatività di ogni singolo veicolo su cui I_Site è installato. I primi risultati dall’entrata a pieno regime della fornitura Toyota Material Handling Italia nell’impianto produttivo di Rosà sono decisamente buoni: non solo la flotta Toyota ha espresso prestazioni davvero soddisfacenti in termini di consumi ed efficienza. A settembre, il numero di urti generati da carrelli elevatori è stato misurato in drastica diminuzione e quello di incidenti è risultato pari a zero.

Ferplast festeggia mezzo secolo da leader nel pet comfort

CASTELGOMBERTO (agosto 2016) – Sono in corso le celebrazioni per il cinquantesimo “compleanno” della vicentina Ferplast, la multinazionale leader nella produzione di accessori per animali domestici, nata cinquant’ anni fa per volontà del suo fondatore e attuale presidente Carlo Vaccari, oggi affiancato nella governance aziendale dalla sorella Caterina e dal figlio Nicola, direttore generale. Una vera e propria family company, in cui «ingegno, tenacia, desiderio di affermazione e tanto spirito di sacrificio sono stati gli ingredienti di una storia di successo, iniziata nel seminterrato di casa e arrivata oggi a occupare oltre 170 mila metri quadri dislocati nelle tre sedi produttive di Italia, Slovacchia e Ucraina», spiega il fondatore. Una favola dei giorni nostri che dà lavoro a 1.000 persone, che coinvolge 12 filiali commerciali collocate in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Benelux, Polonia, Ucraina, Slovacchia, Russia, Cina e Sud America (Brasile) e che produce oltre 4mila articoli completamente realizzati internamente che trovano sistemazione nei 30 mila metri quadri adibiti a magazzini prima di essere spediti negli 85 diversi Paesi dei cinque continenti, con un tempo medio di consegna di 3/9 giorni lavorativi in Europa. Numeri che danno un’idea dell’escalation di un’azienda partita nel 1966 dalla costruzione manuale di gabbiette in ferro plastificato per uccellini e che ora riempie 1.700 autotreni di merce l’anno. «Investiamo l’8% del fatturato in ricerca per il miglioramento dei prodotti, con conseguente 15% di aggiornamento annuo della gamma a catalogo. Abbiamo sviluppato soluzioni all’avanguardia per il comfort dell’animale domestico e registrato oltre 100 brevetti internazionali», aggiunge Nicola Vaccari. Ferplast è un’azienda “green”, attenta all’ambiente al punto da gestire la filiera nei soli tre stabilimenti di proprietà così da garantire la massima qualità produttiva oltre all’ottemperanza delle rigide norme ecosostenibili autoimposte. Un impegno ecologico enorme se si pensa che ogni mese vengono gestite 2.600 tonnellate di materie prime metalliche, 5.300 tonnellate di materie plastiche oltre a legno, cuoio e tessuti. Ed è un’azienda votata all’innovazione, come sottolinea il nuovo payoff “New Pet Generation”, che ha spostato il focus dal conseguimento della notorietà del brand all’esclusivo rapporto tra l’uomo e l’animale, sia esso cane, gatto, pesce, volatile o roditore.

Nasce a Grosseto il laboratorio tecnologico per le pmi toscane

CINIGIANO – 1.500 metri quadrati di stabilimento con macchinari tutti basati su altissima tecnologia, suddivisi in cinque aree tematiche per un totale di 10 lotti e un’area di staff di 500 metri quadrati, dedicata a uffici e sale training: questo è Certema, il Laboratorio tecnologico multidisciplinare che si candida a essere nodo nevralgico toscano per le imprese che vogliano sviluppare progetti e competenze nel campo della meccanica di precisione, costruzioni meccaniche, utilizzo del laser sinterizzazione (additive manufacturing), automazione, misura e analisi. Certema è stato inaugurato lo scorso 29 febbraio alla presenza di Stefano Ciuoffo, assessore alle Attività produttive della Regione Toscana, Emilio Bonifazi, presidente della Provincia di Grosseto, Romina Sani, sindaco di Cinigiano, Pierdomenico Perata, rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Maria Chiara Carrozza, professore ordinario di bioingegneria industriale, Paolo Dario, direttore dell’Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Come spiegato dal presidente  Fosco Tosti, «Certema è un sistema di servizi tecnologici voluto da un consorzio di imprese private con il supporto di Università di Pisa e il contributo di Regione Toscana e Provincia di Grosseto». Le sei imprese che lo promuovono sono: Tosti (meccanica), Roggi (lavorazione della lamiera e del ferro), Opus (servizi industriali ad alta tecnologia), Kelly (impianti per la produzione di energia elettrica), Femto (ingegneria meccanica) e Datapos (consulenza e programmazione per information technology). L’anima operativa di Certama è costituita da cinque laboratori, che operano su diverse aree: analisi ambientali e di processo in continuo, esecuzione di thermal tests, prototipazione optoelettronica e studio dei sistemi di human-machine interface (hmi), meccanica applicata e costruzioni meccaniche, tecnologia meccanica avanzata, microscopia elettronica a scansione e micro-analisi a ultra/alta risoluzione. «L’obiettivo di Certema – ha aggiunto Tosti – è permettere e promuovere lo sviluppo di progetti e competenze, ad elevato contenuto tecnologico e innovativo, che migliorino la competitività e la capacità di innovazione a breve e medio termine delle pmi esistenti e che favoriscano la nascita di nuove imprese. Inoltre, Certema conta di essere un punto di riferimento nell’esercizio della funzione di collegamento e trasferimento tecnologico tra il mondo accademico e gli enti di ricerca nei confronti delle pmi».

 

 

 

 

Premiata come azienda eccellente la multinazionale italiana del biotech

MILANO – La società di consulenza di direzione Gea – partner strategico delle imprese italiane che festeggia quest’anno 50 anni di attività – e Harvard Business Review Italia – edizione italiana della più diffusa rivista di management del mondo – hanno annunciato il vincitore della seconda edizione del Premio Eccellenze d’Impresa. Ad aggiudicarsi il riconoscimento per il 2015 è DiaSorin, multinazionale italiana attiva nel settore delle biotecnologie e leader a livello mondiale nella diagnostica in vitro, ovvero nella produzione e commercializzazione di test per esami del sangue che sono in grado di diagnosticare nell’organismo dei pazienti la presenza o meno di patologie in tempi rapidissimi. Costituita nel 1968 come divisione di Sorin Biomedica, l’azienda è stata acquisita dal management nel 2000 ed è quotata in Borsa a Milano dal 2007. DiaSorin è oggi una realtà internazionale di successo, presente in più di 80 Paesi attraverso 27 filiali e oltre 1.650 dipendenti. Tra gli elementi distintivi di DiaSorin, il Premio Eccellenze d’Impresa Gea-Hbr ha voluto sottolineare la grande capacità di innovazione, l’elevato grado di internazionalizzazione, la qualità della leadership tecnologica e della ricerca, l’elevato livello delle risorse umane e del management, la cura costante nella crescita delle persone e dei talenti e l’attenzione alla sostenibilità e alla responsabilità sociale d’impresa. «Siamo particolarmente orgogliosi del prestigioso riconoscimento che ci è stato conferito, un tributo assegnato ogni anno alle aziende che meglio hanno saputo esprimere i valori alla base dell’eccellenza imprenditoriale», ha dichiarato l’amministratore delegato del Gruppo DiaSorin, Carlo Rosa. «DiaSorin è un’azienda che ha raggiunto traguardi eccellenti caratterizzati sempre da un forte connotato d’innovazione che ha trovato espressione in una molteplicità di elementi: leadership tecnologica, avanguardia nella ricerca, internazionalizzazione spinta, creazione di nuovi posti di lavoro qualificati, sostenibilità ambientale e responsabilità sociale dell’impresa. Il premio è un importante attestato all’impegno che viviamo ogni giorno con grande responsabilità operando in un ambito, quello delle biotecnologie, che tocca la vita di milioni di persone». Oltre a decretare il vincitore del Premio Eccellenze d’Impresa 2015, i giurati hanno segnalato altre tre società meritevoli di una menzione speciale: Amplifon, l’azienda leader al mondo nella commercializzazione, nell’applicazione e nella personalizzazione di soluzioni per l’udito; Eldor, leader nel settore automotive e fornitrice delle principali case automobilistiche mondiali; Industrie De Nora, primo gruppo al mondo per la fornitura di elettrodi per processi elettrochimici e leader riconosciuto per tecnologie e processi di ossidazione avanzata nel trattamento delle acque.

Oltre un secolo di bontà e tradizione industriale in formato biscotto

Compie 125 anni una delle più prestigiose aziende di biscotti italiane: la Gentilini, nata nel 1890 dall’intuizione di Pietro Gentilini, rappresenta oggi un fiore all’occhiello per l’eccellenza del made in Italy e che continua a veder crescere consensi e fatturati, in controtendenza a quella che è la crisi economica italiana, con un fatturato di 30 milioni di euro, 70 dipendenti fissi e 20 stagionali, 50 agenti in tutta Italia e oltre 80 referenze nel suo portafoglio. Esempio nei decenni di successo, serietà, tradizione, romanità e autorevolezza, la storia della Biscotti Gentilini è ora un libro dai mille risvolti scritto da Daniela Brignone e pubblicato da Palombi Editori. Un saggio e una biografia, una raccolta di preziosi documenti d’archivio e dati economici, un percorso di ricostruzione analitica di una realtà imprenditoriale che parte dalla provincia bolognese per approdare nella Capitale, dove un giovane con le idee chiare riesce a sviluppare in pochi anni un impero attraverso il sudore di un sano lavoro, una volontà ferrea, una fantasiosa creatività ed una lungimirante mentalità imprenditoriale. Il ragazzo è Pietro Gentilini, capostipite di cui si traccia il percorso dalla giovinezza a Vergato per approdare alla descrizione dell’attuale azienda presieduta dal nipote Paolo, ricostruendo in dettaglio – tra eventi e contesti storici diversificati, carteggi epistolari e racconti familiari – l’eroica sfida di un uomo determinato a realizzare i propri sogni: dolcetti composti da farina, zucchero, burro, miele e vaniglia sapientemente miscelati (la ricetta è ancora segreta) e confezionati in scatole di lusso per pochi privilegiati, ma diventati nel tempo un prodotto ricercato da famiglie di ogni estrazione sociale. Fin dagli inizi, a Roma vengono aperti i primi negozi a marchio, precursori del moderno franchising: il successo non tarda ad arrivare e dal negozio alla fabbrica il passo è breve. Nel 1957 la fabbrica di via Alessandria viene trasferita nell’attuale sede di via Tiburtina. Il nuovo polo industriale consente l’automazione dei processi produttivi che hanno favorito il percorso di espansione fino ai giorni nostri. Oggi la Gentilini è infatti una tra le più importanti realtà affermate nel mercato dei biscotti e delle fette biscottate. Il 125esimo anniversario dell’azienda sarà anche celebrato, in collaborazione con Poste Italiane Filatelia, attraverso l’emissione di un folder contenente due cartoline con francobollo, personalizzate e timbrate con bollo speciale dell’evento.

Con una sneaker etica e sostenibile si rilancia il lavoro artigianale

CASTELFRANCO VENETO – Quando il non profit rilancia il business industriale: dopo il recupero del know-how, dei macchinari e delle persone di un calzaturificio artigianale a rischio chiusura, la Cooperativa Venethica va oltre e realizza una linea di scarpe omonima, dal passo ancora più importante: la produzione di queste sneaker è destinata a cambiare il futuro dell’industria calzaturiera in prospettiva ambientale. «Venethica rappresenta in pieno il concetto di “scarpa che cammina e non calpesta”, perché rispetta l’ambiente da ogni angolazione la si guardi», afferma il presidente della Cooperativa Noi, Fabio Panizzon. «Acquistarne le scarpe significa favorire il mantenimento dei posti di lavoro, dare valore alle risorse sul nostro territorio e dimostrare allo stesso anche il pieno rispetto della natura. Venethica è la dimostrazione che si può fare impresa nel rispetto dei valori etici». La tomaia nasce dalle manichette antincendio, riciclate e disaccoppiate; i riporti sono in riso e cereali, quindi dalla natura arrivano e alla stessa ritornano; tintura e colle sono ad acqua, totalmente ecologiche e la suola, punto di forza estremo rispetto a quanto visto finora, è totalmente biodegradabile, il tutto garantendo alti standard qualitativi e di durata. Venethica, che sarà disponibile in commercio per la stagione primavera/estate 2016, è una linea di scarpe da passeggio nate da un nuovo concetto di ricerca e sviluppo, sempre più volto all’ecosostenibilità. La Cooperativa Venethica fa parte, assieme alla Cooperativa Noi e a Pastificio Veneto, della nuova realtà Noi Group, ed è nata per sensibilizzare su più fronti: quello socio-lavorativo, assumendo cinque persone a rischio disoccupazione, quello della ricchezza territoriale, recuperando il know-how, i macchinari e la produzione di un calzaturificio destinato a chiudere, quello ambientale con chiari messaggi di ecosostenibilità in una scarpa-moda prodotta secondo le tradizionali regole manifatturiere, con standard di alta qualità, e destinata a durare nel tempo.

Tecnologia e tradizione per le borse artigianali “cruelty free”

VERCELLI – Borse artigianali totalmente cruelty free, curate tanto nell’estetica quanto nella funzionalità e ricercate nella qualità dei materiali e delle lavorazioni. E’ la prima linea di Origine, brand che prende vita dalla creatività di Giulia Marotta, fashion designer vercellese particolarmente attenta allo sviluppo di prodotti etici che non vedano alcun impiego di materiali di origine animale. Undici pezzi in uscita per l’autunno-inverno 2015/2016, ideati e disegnati tra Piemonte e Lombardia e realizzati in laboratori fiorentini dalla lunga e consolidata tradizione manifatturiera. Borse innovative nelle linee e nei materiali rivolte ad un pubblico di donne che desiderano coniugare una scelta etica e la qualità del prodotto interamente made in Italy. Origine rispecchia due importanti tendenze che accomunano le nuove micro e piccole imprese del settore fashion: l’agilità e la snellezza produttiva, con dislocazione delle attività su più territori o distretti manifatturieri e l’attenzione allo studio e alla ricerca su materiali, design e concept. Origine, in particolare, è un brand che con le sue borse racconta uno stile di vita: quello che prevede la totale assenza di prodotti di origine animale. Nelle borse Origine, lana, seta o pelle tipiche della tradizione manifatturiera italiana hanno ceduto il passo a materiali come poliuretano, poliestere, poliammide, viscosa e cotone. L’approccio e la produzione cruelty free sono certificati dalla partecipazione di Origine al progetto Lav animal free fashion. «Il mio impegno è quello di creare una linea di accessori che segua le tendenze della moda con eleganza e spirito innovativo – spiega Giulia Marotta – distinguendosi dai brand che per non usare la pelle fanno la borsa a sacca di canapa e rinunciano alla creazione di accessori tendenti al lusso. Il fatto di non utilizzare pellami non è necessariamente sinonimo di risparmio, ma significa sostituire la pelle con materiali e tessuti di qualità». Alternative e al tempo stesso permeate della tradizione manifatturiera italiana, le borse origine che usciranno in autunno presentano diversi accostamenti di materiali e di design, rendendo ogni pezzo uno “spezzato” che unisce almeno due lavorazioni. Fanno eccezione la sottospalla grande e la pochette interamente in viscosa che propongono un’unica fantasia. Accanto a sottospalla e pochette, compaiono anche borse a mano, tracolle e shopping bags. «Molti cambiano vita e intraprendono l’attività imprenditoriale spinti da insuccessi o difficoltà a trovare impiego stabile – conclude Giulia – ma nel mio caso, nonostante uno stipendio sicuro e tanta fatica per arrivarci, non ho potuto evitare di assecondare una passione che scalciava e sgomitava dentro di me. Così ho deciso di mettere tutto in gioco per dedicarmi ad un’attività che mi rispecchi totalmente, scelte di vita comprese». 

Dal distretto bellunese il brand che valorizza lo stile italiano dell’occhiale

ALANO DI PIAVE – Successo tutto italiano per Mad in Italy. Il brand internazionale di occhiali che progetta e produce le sue linee di occhiali esclusivamente con risorse locali, espressione dell’alta qualità del distretto produttivo bellunese, registra a giugno 2015 un +60% di vendite in Italia rispetto al 2014. Il trend è in continua crescita nell’ultimo biennio e il merito va soprattutto alla nuova linea Madup che propone modelli multicolor, leggeri (solo 8 grammi), di grande tecnologia con frontale in nylon, aste e nasello in titanio, cerniere senza viti, occhiale senza saldature e completamente senza nikel. Caratteristiche molto richieste dal mercato italiano ma anche estero. Mad in Italy è presente in 680 punti vendita in Italia ma Luca Marinello, direttore commerciale Italia di Vista Eyewear, azienda produttrice del brand, ha intenzioni più ambiziose: «A fine anno arriveremo a 800 punti vendita sul territorio italiano e l’obiettivo futuro è quello di raggiungerne quota 1.500, ovvero il 15% dei 10mila centri ottici presenti sul territorio italiano. Li selezioniamo in base all’esigenza di avere un marchio di alta gamma come Mad in Italy. Il successo di vendite della nuova linea Madup, ad esempio, è l’indice di gradimento della filosofia del brand che punta alla qualità e all’esclusività. Lo dimostra anche il “tutto esaurito” dell’edizione limitata della Linea Sole lanciata per la prima volta sul mercato all’inizio dell’anno. I modelli sono stati progettati seguendo il trend della linea Madup con frontale e aste in nylon con lenti polarizzate, antiriflesso, idrofobiche e anti impronte. Si è trattato di un esperimento riuscito bene tanto che a grande richiesta raddoppieremo la campionatura e riproporremo la “limited edition”».

All’Expo gli hamburger gourmet della regina marchigiana delle carni

JESI – Andamento in crescita, investimenti, un’immagine totalmente rinnovata. Posizionata tra i principali player del settore food con core business nel mondo delle carni per la ristorazione, la marchigiana Baldi segna il traguardo dei cinquant’anni con importanti risultati e significative novità. L’azienda, che ha inventato l’hamburger gourmet lanciandolo sul mercato italiano già nel 2007, ha chiuso il 2014 con 26 milioni di fatturato, pari a + 20% rispetto l’anno precedente, con un picco di crescita nella vendita degli hamburger che fa registrare un +77%. Non è un caso se Mos Food, catena giapponese di fast food di qualità, ha scelto Baldi per gli hamburger serviti nel padiglione Giappone ad Expo 2015. «La nostra forza è legata al fatto di aver unito industrializzazione e artigianalità, con cibi su larga scala che hanno successo sul mercato e conservano la passione per la qualità e il gusto», dice Emiliano Baldi, direttore generale dell’azienda . S«e abbiamo raggiunto questo traguardo lo dobbiamo al fondatore, mio padre Umberto, a cui vanno i nostri ringraziamenti e la nostra gratitudine. Ora guardiamo alle prossime sfide, che riguardano i mercati esteri, dove abbiamo avviato le prime esperienze, e l’ingresso nel canale retail dei supermercati e ipermercati». Dalla nascita della prima macelleria a Jesi per iniziativa di Umberto Baldi nel 1965, oggi l’azienda conta oltre 100 collaboratori e serve più di 3mila clienti. L’attività principale è la produzione di carni selezionate all’origine in Italia e all’estero e destinate prevalentemente al mercato italiano per ristoranti e per le realtà della ristorazione collettiva maggiormente attenta alla qualità, forniti sia direttamente che tramite i più importanti operatori della distribuzione organizzata, partner commerciali e distributori su tutto il territorio nazionale. Specialità ad hoc vengono create da Baldi per grandi realtà come Autogrill, Msc, Costa Crociere e Metro. Baldi fornisce inoltre un servizio completo legato alla ristorazione che include anche il no food e la consulenza, un servizio che vede l’azienda in posizione di leadership nell’area Marche-Umbria. Per i suoi 50 anni, Baldi ha attuato una completa rivoluzione dell’immagine, che punta a rafforzare l’identità aziendale e a favorire l’ingresso in nuovi mercati. Sono stati studiati un nuovo brand, i quattro marchi che rispecchiano le divisioni aziendali (Baldi Carni, Baldi Foodservices, Baldi Mare e Baldi Bottega) e un packaging innovativo, dove un sistema di icone ed elementi grafici comunica con immediatezza al cliente le caratteristiche del prodotto, i plus di qualità e le informazioni sull’utilizzo.

Materiali d’avanguardia e tecniche antiche “attrezzano” i kolossal di Hollywood

CORNAREDO – Un’azienda manifatturiera protagonista alle Giornate del Fai (Fondo per l’ambiente italiano)? Strano ma vero, se si tratta della E. Rancati, storica realtà del Milanese (con sede anche a Guidonia) che si occupa di produzione, noleggio e vendita di attrezzeria scenica per cinema, teatro, televisione e spettacolo in genere.  L’azienda ha infatti aperto le porte dello stabilimento per mostrare ai visitatori i laboratori dove esperti artigiani creano, trasformano e adattano armi e armature, mobili, complementi d’arredo, accessori di costume, gioielli. Dal 1864, anno della fondazione dell’impresa, che sorge su una superficie totale di 3mila metri quadri, i più famosi registi, scenografi e costumisti di tutto il mondo si sono rivolti all’azienda per noleggiare o acquistare attrezzeria scenica. «Utilizzando sofisticate resine, poliuretani e materie plastiche – hanno spiegato Romolo e Cristina Sormani, titolari dell’azienda – possiamo riprodurre qualsiasi materiale: metallo, legno, cuoio, armi, mobili, gioielli. Oggetti d’uso comune di ogni epoca rivivono grazie alla bravura e all’esperienza di fabbri, falegnami, sarti, pittori, disegnatori, decoratori, scultori; un gruppo di professionisti unico, capace di dare vita alle emozioni e alla magia dello spettacolo. Di ogni oggetto dell’attrezzeria, resta una storia fatta di disegni, carte e calchi, conservati in archivio con la pazienza che deriva solo da una grande passione. La stessa che ci consente di riprodurre manualmente qualunque tipo di realizzazione, per continuare a inventare la realtà con il successo di sempre». Nel corso della sua lunga storia la E. Rancati ha collaborato alla realizzazione di attrezzerie sceniche per molti film, quali ad esempio “La dolce vita”, “Ben Hur”, “Gladiator” , “Pirates of the Caribbean”, “Robin Hood”, “Gangs of New York” e molti altri.  Ha anche operato in ambiti diversi, come ad esempio quello sportivo: ha infatti realizzato gli accessori e i cartelli delle nazioni per la cerimonia di apertura della ventesima edizione delle Olimpiadi invernali di Torino. Nonostante le piccole dimensioni, l’azienda ha saputo guardare avanti investendo in ricerca & sviluppo: «abbiamo creato un apposito laboratorio per studiare materiali all’avanguardia utilizzati nell’industria meccanica, nautica ed edile, per realizzare elmi e corazze, troni, arredi e molti altri oggetti».

Con la “fabbrica dei sogni” il materasso diventa uno status symbol

PRATO – Nata nel 2013 per iniziativa dell’imprenditore Andrea Cardini, forte di un’esperienza pluriennale in una delle più importanti industrie mondiali del settore, la pratese Time for Bedding continua a crescere, con l’obiettivo di diventare in pochi anni uno dei player mondiali di riferimento sul ricco mercato mondiale dei materassi e dei sistemi letto di alta gamma. «Il nostro atelier tecnologico è in forte crescita, sia dal punto di vista dell’implementazione di impianti e linee automatizzate, sia per l’acquisizione di risorse umane specializzate nella lavorazione manuale e artigianale dei prodotti», spiega Cardini. E’ stata da poco avviata la terza linea automatica per le bordature, mentre negli ultimi tre mesi l’organico è passato da 22 a 47 addetti, per sostenere una richiesta del mercato sempre più consistente. «Grazie alla partecipazione ad alcune fiere estere e soprattutto al Salone del Mobile di Milano, abbiamo riscontrato un enorme successo per le nostre collezioni a marchio D’Elite, che hanno attratto l’interesse di decine di buyer di catene e negozi specializzati». Francia, Germania e nord Europa rappresentano i principali mercati di posizionamento dei materassi D’Elite, ma lo sguardo è già rivolto al Medioriente e all’Asia. «Noi vogliamo essere quelli che creano, che generano futuro industriale nel recupero della più geniale memoria artigiana. Noi non siamo e non saremo mai un’azienda di materassi come le altre. Noi siamo la fabbrica dei sogni…», sottolinea Cardini. Dai 15mila metri quadrati della sede di Prato – il più importante distretto dei materassi a livello europeo – escono tre diverse linee di prodotto, che si caratterizzano per le soluzioni innovative, come la tecnologia che consente di inserire in un singolo materasso ben 10mila molle insacchettate e indipendenti, e i materiali della miglior qualità, dalla lana di cammello al lattice naturale fino alle schiume di ultima generazione. «La nostra mission? Fabbricare i migliori materassi del mondo, un concentrato di qualità, comfort, estetica e design, già inseriti in una proposta coordinata di sistema letto», conclude Cardini. In una parola: l’eccellenza esclusiva anche per il riposo, interamente firmata made in Italy.

Con i bottoni e gli accessori moda si festeggiano vent’anni di attività

BUCCINASCO  – L’azienda l’ha fondata nel 1995, dopo una lunga esperienza nel settore come trader e portandosi in dote l’eredità artigiana dell’impresa paterna. Oggi Aldo Buratti, titolare della BRB e presidente di Uniontessile, guida una delle aziende italiane leader nel campo degli accessori moda, festeggiando i primi vent’anni di attività: «Produciamo tutto quello che è componente metallico – bottoni, rivetti, pendagli, medaglie, pins in ottone, rame e acciaio inox – per la finitura di capi d’abbigliamento e pelletteria, in particolare per la moda casual». Con i suoi 12 addetti la BRB sviluppa al suo interno tutto il ciclo di produzione: «Investiamo molto in ricerca & innovazione, nella elaborazione creativa di stili e tendenze, perché il nostro business nasce proprio dai campionari che rinnoviamo ogni anno e proponiamo alla nostra clientela. La personalizzazione del prodotto, anche in termini di coerenza con il brand o il mood aziendale, è  l’elemento che caratterizza la nostra produzione, per la quale utilizziamo macchine di nostra concezione, con il supporto di frese a controllo numerico, pantografi, taglio laser. E’ una modalità di lavoro fondata sulle relazioni e quindi sulla prossimità con il cliente, per questo per noi è ancora abbastanza difficile andare all’estero». Semmai è il cliente che “esporta “ il prodotto BRB, in quanto può richiedere all’azienda milanese di inviare forniture di completamento alle sedi estere, nonostante le politiche protezionistiche messe in campo da alcuni Paesi come la Turchia o la Cina. «Ora stanno rientrando in Italia alcune produzioni, ma il problema è che abbiamo lasciato la politica di tutela del tessile in mano alle grandi multinazionali della distribuzione, che hanno tutto l’interesse a vendere prodotti provenienti da Paesi low cost», spiega Buratti, secondo il quale bisogna intervenire sulle normative che disciplinano il “made in” per rendere trasparente in etichetta la vera origine dei manufatti. «Noi continuiamo a credere nell’unicità del nostro approccio imprenditoriale, puntando sulla creatività e sul design e investendo sui giovani per sviluppare il capitale di idee e ingegno che ci distingue nel mondo».

A una piccola italiana il premio più importante del mondo per il packaging

LAINATE –  La Rotoprint Sovrastampa è fra le vincitrici del WorldStar Packaging Award 2015, il premio più importante del settore imballaggi, assegnato ogni anno dalla World Packaging Organisation. La giuria della Wpo ha analizzato 265 progetti provenienti da 37 Paesi del mondo e assegnato riconoscimenti per i migliori lavori di stampa e packaging in 8 categorie. Nella categoria “Beverages” è stato premiato un lavoro di sovrastampa della Rotoprint, che con il suo metodo unico consente di modificare graficamente qualsiasi imballaggio obsoleto, azzerando gli sprechi, facendo risparmiare le aziende, riducendo le tempistiche e preservando l’ambiente. «Siamo orgogliosi di essere una delle due aziende italiane, accanto a una grande multinazionale come Tetra Pak, scelte per ricevere uno dei premi più importanti del mondo», commenta Gian Carlo Arici, fondatore e titolare di Rotoprint Sovrastampa. «La nostra è un’azienda familiare con 20 dipendenti, ma da oltre quarant’anni punta su creatività, affidabilità, innovazione continua e personalizzazione del servizio per ciascun cliente. Sono questi i punti di forza del Made in Italy nel mondo». L’azienda milanese è specializzata nel modificare graficamente imballaggi già stampati, siano essi in formati (tetrarex, combiblok, elopak, scatole microonda, astucci, blister, cluster, buste, sacchi) o in bobina con supporto mono o pluristrato (alluminio, carta, poliammide, polietilene, polipropilene, poliestere, sleeves, tetrabrik, etichette adesive in rotoli, eccetera). Con la sovrastampa gli imballaggi vengono riciclati al 100%. In quarant’anni di attività Rotoprint ha evitato che fossero mandati in discarica o all’inceneritore qualcosa come 800mila chilometri di imballaggi, praticamente un viaggio di andata e ritorno dalla Terra alla Luna.  Rotoprint Sovrastampa mira a svilupparsi a livello nazionale e internazionale attraverso partnership con realtà di altri Paesi, mettendo a disposizione il proprio know-how (coperto da brevetto internazionale) in fatto di ingegneria di prodotto e di processo e di gestione dei clienti, con grande attenzione agli incentivi che interessano gli investimenti in tecnologie sostenibili.

Eppur si muove: Opus Motus, quando il marmo prende vita e colore

S. PIETRO MUSSOLINO – Apoteosi dei colori delle pietre naturali, Opus Motus è la nuova scenografica installazione di design litico che il designer Raffaello Galiotto in collaborazione con Lithos Design ha presentato alle più importanti fiere del settore lapideo e dell’arredamento.  Nelle varietà Lollipop, Brickbreak, Slot, Rose, Pinwheel e Cogs, pus Motus è una collezione di intarsi di marmo circolari e dinamici che possono essere azionati manualmente dal pubblico con un facile meccanismo a leva. I diversi colori delle tessere marmoree, selezionati con la cura degli antichi “pittori di pietra”, attraverso il movimento rotatorio si destrutturano restituendo all’occhio forme e cromie nuove ed impressionanti. Il set dell’installazione costituisce una scenografia spettacolare: il visitatore è immerso in un radioso paesaggio di sei opere, sgargianti trottole meccaniche verticali per le quali, con naturale istinto ludico, aziona la leva, producendo un’esplosione di colori e di morfologie che svelano all’occhio di ciascuno messaggi ottici unici e sorprendenti. Con questa installazione, Raffaello Galiotto e Lithos Design rendono rispettoso omaggio alla sapienza dei maestri intarsiatori italiani, reinterpretando in chiave contemporanea il passato e mettendo a frutto la propria profonda competenza nel campo della pietra naturale. Tutti i colori e le strutture geometriche utilizzate per Opus Motus sono state appositamente progettate in funzione di precise rese ottiche e cromatiche. Alla base c’è una grande conoscenza dei materiali litici, delle loro fonti, della capacità di lavorarli attraverso delicati e sofisticati sistemi industriali e dei forti investimenti in ricerca e sviluppo. Lithos Design è frutto della passione di due giovani fratelli, Claudio e Alberto Bevilacqua, che costituiscono la società vicentina nel 2007 sull’onda dell’esperienza di un’azienda di famiglia che vanta 30 anni di storia. E’ l’incontro con il designer Raffaello Galiotto che imprime il marchio estetico all’azienda. E’ la conoscenza antica della materia unita alla profonda spinta all’innovazione tecnologica che ha permesso a Lithos Design di diventare in poco tempo una delle aziende di riferimento e più innovative nell’ambito del design litico.

Oltre 200 milioni di confezioni vendute per la leader delle salse “private label”

SAN ROCCO AL PORTO – 80 milioni di euro di fatturato, 1.600 referenze commercializzate, circa 500 ricette e 200 milioni di pezzi prodotti. Sono questi i numeri con i quali Formec Biffi archivia il 2014. Leader di mercato delle private label nella produzione di salse e sughi, la storica azienda lodigiana annovera infatti fra i propri partner la quasi totalità ( 98%) delle insegne distributive italiane. Un giro d’affari che rappresenta il 48% del suo fatturato complessivo e che, nonostante la crisi dei consumi, si è mantenuto sostanzialmente stabile, riconfermando il posizionamento di mercato dell’azienda, grazie a una strategia che  punta sempre di più ad ampliare l’offerta per la grande distribuzione italiana con la qualità delle linee premium e prodotti “100%  vegetale”. «Pur nel solco di una tradizione che non può prescindere dalla cura della lavorazione artigianale, a garanzia della qualità dei propri prodotti, Formec Biffi guarda al futuro, continuando a investire sul terreno delle tecnologie più avanzate, a beneficio di quei nuovi stili di consumo basati sulla salubrità degli alimenti e sulla qualità delle materie prime», spiega il fondatore e presidente Pietro Casella.  Un patrimonio di conoscenze che l’azienda utilizza non solo per propri brand Biffi e Gaia (quest’ultimo punta di diamante nel comparto Horeca e che assieme rappresentano il 52% del turnover) ma che sempre di più trasferisce ai prodotti destinati al mercato private label. Una modalità di “consumo consapevole” che costituisce il pilastro su cui Formec Biffi edifica il proprio modello alimentare, costruito su 29 linee produttive a elevata automazione che si caratterizzano per una tipologia di produzione just in time, senza conservanti e senza glutine, con una costante attenzione riservata alle sfere del biologico e del vegetale. Tra le nuove creazioni a marchio Biffi lanciate nell’ultimo anno, a registrare le migliori performance sono state non a caso quelle “100% vegetali”: pesto con tofu, ragù di soia e sugo di verdure. Prodotti che, oltre a confermare il proprio ruolo di punta anche nel 2015, risultano innovativi persino nel packaging: nella categoria sughi freschi, Formec Biffi è la prima azienda a dotare le confezioni 100% riciclabili con capsula richiudibile, nella logica di contrasto agli sprechi.