Segnali di ripresa

Cresce il mercato degli infusi ed Everton amplia lo stabilimento

GENOVA – Un trend all’insegna della crescita, con 23 milioni di fatturato nel 2017 e un miliardo di tazze di tè e tisane vendute, per ben 150 milioni di litri di bevande, pari a 60 piscine olimpioniche: sono i numeri di Everton Spa, l’azienda ligure nata nel 1947 e cresciuta fino a diventare uno dei punti di riferimento per il mercato del tè, tisane, infusi, solubili e zuccheri, sia a marchio proprio che a marca privata. Per sostenere il trend di sviluppo, Everton ha attuato un piano di ampliamento dello stabilimento di Tagliolo Monferrato (Alessandria), grazie al quale l’azienda si è dotata di un più efficiente e ampio magazzino, che oggi occupa un’area di 3.050 metri quadrati e consente un aumento dell’87% di posti pallet per lo stoccaggio di materie prime e di prodotto finito. Per rendere i processi più performanti, a vantaggio dei propri dipendenti e della qualità finale dei prodotti, Everton ha inoltre completato il rinnovamento tecnologico delle linee produttive in ottica Industria 4.0 e introdotto il sistema gestionale Sap-Mes integrato con la produzione per un investimento complessivo di 1,2 milioni di euro. La scelta di dotarsi di un sistema Erp integrato viene dal fatto che nell’ultimo decennio l’azienda ha avviato un processo di internazionalizzazione e di integrazione di filiera. Il gruppo, infatti, è oggi dislocato in tre Paesi: oltre all’Italia, dove si concentrano la produzione e il confezionamento di preparati solubili e zuccheri, è presente in India con Everton Tea India Pvt Ltd – con le coltivazioni dirette e la sede per la produzione e confezionamento di tè – e in Croazia con Herbarium Doo, dove si concentra la produzione e confezionamento di erbe, tisane e infusi. I dipendenti totali sono 200, per la maggior parte donne. «Il nuovo sistema gestionale permettere una maggiore integrazione tra la produzione e le altre aree aziendali, e consente di svolgere analisi di marginalità accurate, facilitando il governo dei processi produttivi e aziendali in generale», ha dichiarato il direttore generale Federico Figini. Una scelta, questa come quella relativa all’ampliamento, fortemente voluta dalla famiglia Dodero Donelli, frutto della forza imprenditoriale del gruppo e della vocazione a intuire e soddisfare i bisogni dei consumatori, traducendoli in leve di mercato. Un modus operandi che anche gli ultimi dati di bilancio confermano: in 5 anni il tasso di crescita media è stato del 15%: sono oltre 3.000 le tonnellate di solubili prodotti ogni anno nello stabilimento di Tagliolo Monferrato e oltre il miliardo le bustine di tè/infusi prodotte, pari a 150 milioni di litri, per un totale di 500 tonnellate tra tè ed erbe.

Tecnologie di ispezione visiva: Antares Vision cresce del 52%

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TRAVAGLIATO – Antares Vision, società leader mondiale nelle macchine e sistemi per l’ispezione visiva, nelle soluzioni di tracciatura e nella gestione intelligente dei dati, continua il proprio trend positivo anche nel 2017. Il fatturato consolidato della multinazionale bresciana, infatti, ha fatto registrare una crescita del 52% toccando quota 89,3 milioni di euro (58,5 milioni nel 2016), con un Ebidta di 23,3 milioni di euro (+95% rispetto ai 11,9 del 2016), un EBbit di 22,4 milioni di euro (+101% rispetto agli 11,1 del 2016) e un utile netto di 16 milioni di euro (+72% rispetto ai 9,3 milioni di euro del 2016), con ammortamenti per 948mila euro e imposte per 6,3 milioni. I ricavi sono suddivisi nelle seguenti aree geografiche: 16% in Italia, 32% nei Paesi Ue e il 52% nel resto del mondo. Gli ordini raccolti nel 2017 sono stati pari a 107 milioni. Una crescita aziendale importante che non poteva non riguardare anche il personale, con l’assunzione nel 2017 di oltre 80 nuovi collaboratori altamente specializzati: la forza lavoro a livello globale supera adesso le 400 unità ed è stimata oltre le 500 entro la fine del 2018. «La nostra azienda – afferma Emidio Zorzella, CEO di Antares Vision –, dopo aver raggiunto nel 2017 il traguardo dei primi 10 anni di attività, prosegue nel suo importante percorso di crescita. Lo scorso anno abbiamo inaugurato il nostro Innovation Center di Galway, in Irlanda, ma anche un sito produttivo a Sorbolo (Parma) interamente dedicato all’ideazione e alla produzione di macchine d’ispezione innovative, consolidando al tempo stesso la nostra presenza internazionale in oltre 60 Paesi. Per l’esercizio 2018 puntiamo ad ampliare l’attività in nuovi settori di mercato come il food & beverage e i dispositivi biomedicali, oltre a far crescere ulteriormente il nostro network globale». Contando su 6 filiali estere (Usa, Germania, Francia, Brasile, Corea del Sud, India), Antares Vision è fornitore di 9 delle 20 principali aziende farmaceutiche mondiali, mentre sono oltre 25.000 i sistemi d’ispezione che assicurano ogni giorno la sicurezza e la qualità del prodotto, oltre 2000 linee di serializzazione installate in tutto il mondo, che garantiscono la tracciatura in tutta la filiera distributiva di oltre 5 miliardi di prodotti.

Lo storico “pomodoro” De Rica passa al Consorzio Casalasco

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CREMONA – Il Consorzio Casalasco del Pomodoro, leader in Italia nella coltivazione, produzione e trasformazione del pomodoro, e Generale Conserve Spa, azienda italiana specializzata in conserve alimentari, hanno siglato l’accordo definitivo per l’acquisto del marchio De Rica da parte di Casalasco. De Rica, storico marchio italiano, è da sempre sinonimo di prodotti naturali, genuini e di alta qualità, e grazie anche al rilancio avviato a fine 2013 da parte di Generale Conserve, gode di grande notorietà e copertura distributiva in Italia come in vari Paesi esteri, collocandosi nel segmento premium del mercato delle conserve vegetali. Il Consorzio Casalasco del Pomodoro, prima filiera italiana nella coltivazione e trasformazione di derivati del pomodoro, con un fatturato di 230 milioni di euro, oggi conta 370 aziende agricole associate che coltivano 7mila ettari di terreno dislocati nella Pianura Padana tra le province di Cremona (dove ha sede a Rivarolo del Re), Parma, Piacenza e Mantova. Una terra che oggi permette alle 550mila tonnellate di pomodoro fresco raccolto di essere trasformato nei 3 stabilimenti di proprietà della cooperativa in prodotti esportati in 60 Paesi nel mondo. Grazie all’accordo tra le due aziende, assistite dallo Studio Vitale & Co coadiuvato da Lmcr e dallo Studio De Bellis, l’acquisizione garantisce che De Rica resti in Italia. L’operazione riporta il rinomato brand nella sua zona originaria di produzione e decreta il passaggio di un altro importante marchio italiano direttamente in mano al mondo agricolo cooperativo, espressione di una filiera tutta italiana con un forte legame col proprio territorio d’origine.

Royal Group: tutta l’energia che serve alla ripresa delle pmi

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COMO – Mentre l’economia italiana continua a mandare chiari segnali di ripresa, soprattutto per i settori con maggiore attività sui mercati esteri, si affaccia all’orizzonte una stagione di accelerazioni anche sul fronte del costo energetico: «Quando aumenta la domanda, proprio a causa della ripresa delle attività produttive, cresce il valore dell’offerta. E’ quanto sta avvenendo anche nel comparto energetico con i rincari del costo della materia prima già registrati nell’ultimo trimestre, con l’impennata di novembre», spiega Vincenzo Forino, amministratore delegato di Royal Group (www.royalgroupsrl.it), società che opera dal 2007 – cioè dall’avvio del mercato libero dell’energia – come fornitore diretto di energia elettrica e gas a imprese, pubbliche amministrazioni e istituzioni private. Nell’ultimo decennio l’evoluzione del prezzo dell’elettricità è stata generalmente in crescita, ad eccezione del biennio 2009-2010, per l’effetto della crisi economica che ha colpito il Paese. Nel 2017 il prezzo all’ingrosso dell’energia ha subito un aumento dovuto alla chiusura delle centrali nucleari in Francia, che ha fatto salire il costo anche nelle nostre bollette. Così Royal Group ha avviato una strategia commerciale finalizzata all’ottimizzazione del costo dell’energia, sia attraverso la possibilità di interventi di efficientamento energetico, sia soprattutto mettendo in campo un squadra di consulenti d’area per una presenza capillare nei territori dove maggiore è la richiesta di energia a fini produttivi, cominciando proprio dal nord Italia. «Stiamo investendo nello sviluppo di una rete di consulenti commerciali che possa affiancare gli imprenditori nella valutazione e nella scelta delle migliori condizioni tariffarie, per poter garantire sensibili risparmi economici e una forte componente di servizio», aggiunge Alberto Viotto, responsabile commerciale nord Italia. Come si muove il team Royal Group? «Vogliamo umanizzare il rapporto tra fornitore e cliente, superando la logica asettica e spesso inefficiente del call center. Il nostro primo contatto tende ad analizzare le fatture sia di energia elettrica sia di gas naturale per valutare il posizionamento economico sul mercato, individuare eventuali voci poco “trasparenti” in fattura e favorire abbattimenti di tassazione, con un resoconto oggettivo che può anche confermare la validità del contratto in essere. Infatti il nostro obiettivo non è la vendita, ma la creazione di clienti soddisfatti e fidelizzati. In seconda battuta formuliamo un’eventuale offerta commerciale migliorativa, con riduzione di Iva e accise (ove possibile per legge), ripartizione vantaggiosa per kw/h o Smc, procedure snelle e rapide per la risoluzione di problematiche tecnico-contabili, gestione diretta di nuovi allacciamenti o aumenti-riduzioni di potenza dei contatori, progetti di efficientamento in ambito civile, industriale, commerciale». Royal Group sta inoltre procedendo alla stipula di convenzioni e accordi quadro con associazioni di categoria e territoriali, per favorire forniture e tariffe su misura per i diversi comparti economici (industria, artigianato, commercio, terziario eccetera). Grazie alla convenzione siglata con Voxfabrica, è possibile richiedere gratuitamente la valutazione del proprio conto energetico e ricevere un’offerta a condizioni migliorative. Per maggiori informazioni rivolgersi a: direzione@voxfabrica.it.

Film plastici: AMB apre il secondo polo e raddoppia la produzione

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S. DANIELE DEL FRIULI – Alla luce del trend positivo dei risultati economici, del piano di investimenti pluriennale e di un avanzato modello di innovazione del prodotto, AMB Spa – azienda italiana e punto di riferimento internazionale per la realizzazione di film plastici multistrato destinati prevalentemente al packaging di alimenti – annuncia il nuovo piano di sviluppo e l’apertura di un secondo stabilimento ad Amaro, che dal luglio affianca lo storico quartier generale di San Daniele del Friuli. Il nuovo insediamento, frutto di un investimento di 6,6 milioni di euro, si trova ad Amaro e supera i 25 mila metri quadrati, destinati a produzione, logistica e uffici direzionali. Il graduale aumento della capacità produttiva tramite l’acquisto e l’installazione di nuovi impianti di estrusione e della prima linea produttiva Cast si completerà entro il 2017 e permetterà di ottenere una produttività complessiva pari a 65 mila tonnellate, di cui 15 mila derivanti dalla nuova produzione di Amaro; cifra quest’ultima destinata a raddoppiare entro il 2018. Dal punto di vista dell’occupazione, ai 230 dipendenti attualmente impiegati nella sede originaria di AMB Spa se ne aggiungono 41 per il secondo sito, che raggiungerà a breve quota 110 addetti. L’investimento per l’espansione di AMB Spa nel biennio 2017-2018 è di 15 milioni di euro e permette di prevedere un fatturato 2017 che supera 100 milioni di euro (il fatturato del 2016 è di 89,3 milioni di euro). Per il turn over 2018 si punta a 113 milioni di euro. «La crescita costante di AMB e la volontà di essere partner strategici nei progetti di crescita dei nostri clienti – dichiara il presidente Bruno Marin – ci hanno indotto a trovare nuovi spazi produttivi e logistici, oltre che per il management. Il sito si trova in un’area geografica importante che consente velocità ancora maggiore nel raggiungere i mercati di riferimento. Alle positive ricadute occupazionali, all’aumento della produttività e della solidità offerta ai clienti, si conferma lo spirito innovatore che ci contraddistingue da sempre, con prodotti tecnologicamente performanti che coprono tutte le esigenze del cliente e servizi avanzati: dalla progettazione alla consegna del prodotto finito, ovvero alla sua completa gestione». L’impegno di AMB Spa per una produzione sostenibile è costante e dimostrato dagli importanti progetti avviati nell’ultimo triennio. Progetti che sono diventati realtà e dettano il trend del mercato del packaging alimentare di qualità. Oggi AMB Spa è in grado di produrre con materiali riciclabili monocomponenti, suddivisi in diversi strati e per diverse funzionalità. La produzione water-based per il mondo della plastica è stata un’autentica rivoluzione: grazie all’assenza di solventi, i prodotti alimentari hanno garanzia di totale preservazione dalla migrazione di sostanze indesiderate, mantenendo un’eccellente qualità di produzione: identici colori, versatilità grafica, possibilità di soluzioni e finiture accattivanti. La tecnologia water-based dà vantaggio competitivo a tutte le aziende che propongono alimenti basati su ingredienti di qualità, rispetto per l’ambiente e risposta – anticipata – alle norme sempre più restrittive in materia di imballaggio.

 

Crisi aziendali: come salvare l’impresa prima che sia troppo tardi

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OLGIATE MOLGORA – «Quando i bilanci cominciano a scricchiolare e la situazione inizia a manifestare delle criticità, sia economiche sia finanziare, l’imprenditore si trova di fronte a un bivio: proseguire o fermarsi? In sostanza, prima che si entri nel tunnel della vera e propria crisi aziendale, c’è una fase in cui si possono adottare misure efficaci per salvaguardare l’azienda, tutelare i lavoratori e proteggere il patrimonio del datore di lavoro. Vogliamo dare agli imprenditori alcuni strumenti utili a “decifrare” la mappa della crisi e capire come muoversi»: così Sandro Feole, titolare dello Studio Feole Centrimpresa (039.9900934), presenta il seminario che si tiene mercoledì 22 marzo (inizio alle ore 17) presso la sede di Olgiate Molgora (Via al Lavatoio 1), nell’ambito del programma “Milano è qui”, sul tema “L’impresa oltre la crisi. Le procedure concorsuali: un’opportunità da considerare? Anticipare gli effetti negativi, valutare le attività preventive: una visione nuova dopo le esperienze di questi anni”, con interventi di Sandro Feole, Giovanna Rango (Foro di Milano), Niccolò Nisivoccia (Foro di Milano), Gaetano Laghi (Foro di Napoli) e coordinamento di Franco Lo Passo (Foro di Milano). L’idea del seminario nasce dall’esperienza di Feole come vicepresidente dell’Associazione San Giuseppe Imprenditore e responsabile “tecnico” del Telefono Arancione, il servizio di ascolto e aiuto per imprenditore in grave difficoltà. «Il Telefono Arancione è una ciambella di salvataggio data a chi sta per annegare», racconta Feole in un’intervista a Business People. Dietro al Telefono Arancione, partito nell’estate 2016 e che ha già registrato centinaia di telefonate, l’associazione sta cercando di creare una rete di professionisti a livello nazionale in grado di fornire servizi gratuiti di prima assistenza agli imprenditori in forte difficoltà. «E’ importante avviare percorsi di accompagnamento, la scelta dei professionisti che aiutano le imprese a chiudere l’attività o metterla al riparo è fondamentale. Al momento riusciamo a gestire una ventina di casi al mese, speriamo di allargare la rete di partner per aumentare il numero», conclude Feole.

Evento L’IMPRESA E’ QUI – 22 marzo Olgiate Molgora

Cavi elettrici: Spina Group apre la terza unità produttiva

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MILANO – Spina Group, storica azienda italiana a forte vocazione internazionale specializzata nell’offerta di soluzioni complete e personalizzabili per l’impiantistica industriale e attiva da oltre trenta anni nei settori dell’oil & gas, energia, industria e trasporti, annuncia l’avvio della terza unità produttiva Eurocavi a chiusura di un triennio di forti investimenti, fatturato in crescita e aperture di nuove sedi in tutto il mondo. «Spina Group è una delle poche aziende totalmente italiane che, in un periodo di forte crisi economica, ha deciso di investire pesantemente nel nostro Paese, dove vogliamo mantenere la produzione e dove continueremo a investire. Parallelamente aumenteremo gli investimenti all’estero per rafforzare la presenza di Spina Group nei Paesi dove operano i nostri principali clienti del settore oil & gas», ha dichiarato Marco Spina, direttore vendite di Spina Group. Fondata nel 1990, l’azienda milanese nasce come società di fornitura di materiale elettrico e ricambi per l’industria. Seguendo un percorso evolutivo in controtendenza rispetto alla consuetudine, è passata dalla distribuzione alla produzione, grazie all’acquisizione nel 2008 di Schiavetti Tekno, azienda leader nella produzione di passerelle portacavi, e l’apertura nel 2011 di Atex srl, per la produzione di materiali antideflagranti. Con Eurocavi, azienda specializzata nella fornitura di cavi elettrici industriali standard e speciali, realizzati secondo le specifiche del cliente, Spina Group avvia oggi la sua terza unità produttiva, a completamento dell’offerta del gruppo, che comprende quindi soluzioni articolate e supporto a 360° per l’industria. Eurocavi realizza diverse tipologie di cavi bassa tensione, tra i quali cavi speciali, strumentazione, energia e termocoppia ed è in grado di allestire anche forniture di breve lunghezza. Nell’ultimo triennio Spina Group ha realizzato investimenti nella produzione per quasi 4 milioni di euro e, contemporaneamente, ha avviato un intenso programma di internazionalizzazione, con l’apertura di sedi all’estero (Egitto, Messico, Olanda, Nigeria ed Emirati Arabi) per seguire i principali clienti dell’oil & gas. Il fatturato dell’intero gruppo è raddoppiato negli ultimi tre anni, passando dai 7,8 milioni nel 2011 ai 16,3 milioni di euro nel 2015.

 

Debuttano in Borsa i prodotti da forno della lucana Di Leo Pietro

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C’è anche la Di Leo Pietro Spa, azienda nata nel 1860 ad Altamura e con sede a Matera, impegnata nella produzione e commercializzazione di prodotti da forno, tra le trenta aziende italiane entrate ufficialmente a far parte di Elite, l’innovativo programma di Borsa Italiana per rendere le piccole e medie imprese con alte potenzialità di crescita ancora più competitive e attraenti nei confronti degli investitori. Nato dalla collaborazione tra Borsa Italiana e le più importanti istituzioni e organizzazioni italiane (tra cui Abi, ministero dell’Economia e delle finanze, Sace, Confindustria, Bocconi), Elite affianca le migliori pmi italiane in un percorso di sviluppo organizzativo e manageriale, e per facilitare l’internazionalizzazione. Con più di 40 dipendenti e uno stabilimento produttivo di circa 18.000 metri quadrati, la Di Leo Pietro Spa ha registrato nell’ultimo quinquennio una notevole crescita del fatturato: dai 10,5 milioni del 2010 ai 14,9 del 2015. Per consolidare il suo posizionamento nel segmento salutistico-integrale, nel quale è già leader di mercato in Puglia e Basilicata, l’azienda ha pianificato un investimento di 8,5 milioni di euro da completarsi nel 2018, per costruire un nuovo opificio di 6.000 metri quadri, avviare una nuova linea produttiva di biscotti gluten free e potenziare gli impianti esistenti dedicati alla produzione di biscotti bio e vegani. L’azienda, inoltre, ha di recente completato il percorso volto all’eliminazione dell’olio di palma dai propri biscotti che oggi sono tutti palm oil free. «Abbiamo aderito a Elite – spiega Pietro Di Leo, amministratore unico dell’azienda lucana – per valorizzare le nostre potenzialità, migliorare la governance aziendale e sviluppare nuovi rapporti commerciali e finanziari confrontandoci con realtà di diversi settori. L’esperienza formativa che faremo ci consentirà anche di valutare le modalità più opportune di accesso ai mercati di capitali per finanziare la nostra ulteriore crescita». Azienda realmente eccellente, la Di Leo Pietro SpA è stata una delle prime imprese del meridione ad aver ottenuto la BRC Global Standard Food, prestigiosa certificazione inglese di qualità, specifica del settore alimentare, nella categoria “A”, massimo riconoscimento ottenibile.

Arredo: Doimo Cityline consolida e vola a +21%

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MORIAGO DELLA BATTAGLIA – Un’avventura tutta made in Italy quella di Doimo Cityline. L’azienda trevigiana, entrata nel 1991 a far parte del Gruppo Doimo, riferimento nell’arredamento da quasi 60 anni, è oggi una delle realtà imprenditoriali italiane più attive, con un fatturato in crescita e un piano di sviluppo che per il 2016 prevede l’entrata in nuovi settori. Oltre ai sistemi componibili per le camerette di bambini e ragazzi, core business primario, Doimo Cityline oggi si rivolge infatti ad un consumatore sempre più ampio, proponendo soluzioni modulari e personalizzabili che rispondono ad ogni esigenza dell’abitare – dalla prima infanzia alla zona giorno e zona notte, dall’ufficio fino alla nuovissima collezione di porte, che introduce l’azienda nel settore della progettazione degli interni. Il nuovo presidente e amministratore delegato, Laura Doimo, subentrata alla sorella Olieve Doimo, racconta come l’azienda intende affrontare le sfide del prossimo futuro. «Uno dei principali obiettivi è la razionalizzazione della rete di distributori sia in Italia sia  all’estero, con una maggiore presenza aziendale all’interno dei punti vendita attraverso la realizzazione di layout personalizzati e coerenti con l’identità Doimo Cityline. Stiamo inoltre puntando sempre di più sul web con progetti specifici, sia per rafforzare la visibilità del brand, sia per offrire ai consumatori informazioni e contenuti sempre aggiornati e facilmente accessibili». Gli obiettivi di crescita sono  precisi: «Crediamo che ci siano grandi possibilità di crescita in Italia. In termini di fatturato, il 2015 è stato chiuso con un incremento del 21% rispetto al 2014 e con 101 dipendenti complessivi con contratto a tempo indeterminato. Questo conferma pienamente quanto il valore del “Made in Italy” possa ancora fare la differenza, tanto che per il 2016 abbiamo messo in previsione una crescita del 26%. C’è poi tutto il mercato estero ancora da conquistare, per il quale ci stiamo preparando con grande impegno in modo da poterlo affrontare con la serenità e serietà che da sempre ci contraddistinguono».

AGS cresce del 15% trasformando le idee in polimeri customizzati

ROSA’ (agosto 2016) – Un unico referente e riduzione dei tempi di quasi quattro volte. Così l’elettromeccanica decolla. AGS, azienda con quartier generale nel vicentino, sede tecnica a Udine e uffici esteri in Europa, Cina, Brasile e Usa, Europa, attiva nella subfornitura avanzata per i settori dell’elettronica e dell’elettromeccanica nell’ambito delle schede elettroniche e nello stampaggio di materiale plastico, ha fatto registrare un balzo del 15% delle commesse nei primi tre mesi di quest’anno. «Abbiamo applicato all’elettromeccanica i tempi dell’elettronica offrendo un interlocutore unico capace di seguire lo sviluppo di un prodotto dalla sua ideazione alla digitalizzazione alla consegna», spiega Denis Vigo, amministratore di AGS e cofondatore della società insieme con Renato Comelli. «Applicare questo dinamismo a un settore che storicamente è sempre stato più lento, ha significato per noi fare investimenti in termini di strumentazioni e personale, anche perché occorre un adeguato supporto tecnico, oltre che trasmettere al cliente la possibilità di reagire prontamente alle esigenze del mercato», continua Vigo. «In questa nuova filosofia ci hanno seguito i nostri fornitori, da quelli di materiale plastico ai produttori di polimeri, così da poter arrivare oggi a fare leva su un network molto dinamico che rende snello ogni tipo di processo». La conferma che la strada imboccata è quella corretta è arrivata anche dall’ultima edizione di Light & Building, fiera di riferimento per l’illuminotecnica che si è svolta a metà marzo a Francoforte. «L’illuminotecnica è uno dei mercati attualmente più vivaci», afferma l’amministratore di AGS. Le attrezzature per l’automazione per la casa – azionamenti elettrici e apri cancelli -, i telecomandi e le consolle richiedono oggi una elevata tecnologia e una grande attenzione all’estetica. Il settore risente infatti dell’intervento di architetti e designer che uniscono alla funzionalità dell’oggetto un valore estetico. In questo modo però ci si trova ad affrontare due tipi di questioni: da una parte c’è la necessità di avere una rete capace di rispondere anche questo tipo di richieste dove vengono comprese anche verniciature particolari o stampi particolari. Dall’altra, assistiamo a un invecchiamento dei prodotti molto più repentino che in passato». Come spiega Renato Comelli, referente tecnico di AGS, «il modello finora adottato di personalizzare quanto il mercato già offre non è più visto come una strategia di successo: si va verso una direzione di unicità di prodotto. La difficoltà è nel passare dall’idea al prodotto finale in tempi rapidi. AGS si è posta come interlocutore unico capace di rispondere a qualsiasi richiesta. Abbiamo abbattuto i tempi da un anno a tre-quattro

Il gigante bolognese dei meccanismi per serramenti entra nel gruppo Tyman

BUDRIO – Ai primi di marzo la società britannica Tyman Plc, leader internazionale nella fornitura di componenti per l’industria della porta e della finestra, con sede a Londra, attraverso la controllata Schlegel Holding ha acquisito l’intero capitale sociale della holding internazionale Giesse Gruppo Industriale Spa, gigante bolognese della produzione di meccanismi e accessori per serramenti in alluminio. A comunicarlo è l’ex presidente di Giesse, Marco Lambertini, figlio di Lorenzo, che fondò l’impresa nel 1965 assieme a Maurizio Sermasi. L’operazione per la cessione di Giesse Gruppo Industriale, che ha un fatturato consolidato superiore a 80 milioni, un ebitda pari a 11 milioni e circa 500 dipendenti in tutto il mondo, è il risultato di un progetto «che è nato da un successo – spiega Lambertini – e si configura come un’opportunità. Dopo 35 anni di lavoro all’interno dell’azienda per me, e 50 anni per il mio socio di riferimento, che fondò l’azienda con mio padre, abbiamo deciso di passare la mano, perché siamo riusciti a traghettare l’azienda oltre la grande crisi economico-finanziaria che ha colpito tutte le imprese del comparto a livello mondiale. E proprio il fatto di essere riusciti a passare da una situazione di grande tensione a un ritrovato benessere economico e finanziario ci ha dato la consapevolezza che era venuto il momento di cedere». L’acquirente «ha intenzione di sviluppare il business – precisa Lambertini – e di usufruire del grande network mondiale che abbiamo costituito negli anni di lavoro nell’ultimo ventennio».  La cessione riguarda la produzione e la commercializzazione di meccanismi e accessori per serramenti in alluminio, ma Lambertini, insieme allo storico socio Sermasi, manterrà tutti gli asset della produzione di serramenti che attualmente fanno parte di Go Technology, la società con sede a Fossatone di Medicina (Bologna), «con la quale – spiega il presidente – produciamo e vendiamo infissi tutto vetro con tecnologia Zeroframe presentata con enorme successo di recente all’Expo 2015, e forniamo consulenza relativa ai sistemi per realizzare serramenti». L’operazione non comporta alcuna modifica sul piano occupazionale e sociale: «Giesse è lanciata nello sviluppo e sta mettendo sul mercato prodotti molto importanti, i quali verranno interamente sviluppati nello stabilimento di Budrio: dunque l’azienda diventerà il contenitore di riferimento della società Schlegel per la ferramenta sul mercato mondiale». Anche in termini di ricadute sul territorio, l’obiettivo condiviso da Giesse e Schlegel è che «tutto cambia, ma nulla cambia», sottolinea l’ex presidente Lambertini. Da un lato, infatti, «la competenza e la professionalità del management Giesse è stata positivamente valutata da Schlegel come essenziale per lo sviluppo del loro business», e dall’altro «Go Technology manterrà saldamente il presidio sul territorio che già deteniamo, perché la produzione di serramenti continuerà ad avere come proprio epicentro il nostro stabilimento a Medicina».

Debutta al Mecspe la prima rete d’imprese del distretto canavese

IVREA – Dieci aziende canavesane, la voglia di condividere e comunicare le proprie radici,  industriali e territoriali, l’ideazione di un brand unico, Canavese Inside, il coraggio di partecipare tutti insieme ad uno degli appuntamenti fieristici più importanti del settore della meccanica industriale, mettendo al centro le eccellenze territoriali, questo è l’inizio di una storia. Il resto è ancora tutto da scrivere:  ufficialmente la prima rete d’impresa di Ivrea e del Canavese debutterà al Mecspe di Parma in programma dal 17 al 19 marzo. All’interno di uno stand dove la tecnologia e l’innovazione dialogheranno in modo alchemico con la storia, la cultura e le eccellenze del Canavese, le dieci aziende – Aira Valentino Srl, Assotech Srl, Euroconnection Srl, Ghiggia Ingegneria d’Impianti Srl, Jorio Srl, Model Project MP Srl, Nuova Simach Srl, Se.Va. Snc, Tecno System Spa, TS Srl – si presenteranno agli operatori specializzati. Il Canavese oggi, forte del deposito di conoscenza e di tracce indelebili lasciate dall’Olivetti, si è trasformato in un distretto industriale caratterizzato da piccole e medie imprese di settori importanti quali lo stampaggio a caldo, l’elettronica, la meccanica, la meccatronica, l’informatica, la logistica, l’automotive. Un territorio in grande fermento in cui si continua ad investire e a sviluppare innovazione. Il coraggio di cambiare, di puntare ad una maggiore competitività, ad una relazione più ampia e strutturata verso l’estero, di offrire prodotti altamente tecnologici, mettendo a fattor comune esperienze e competenze, utili anche nella fase di progettazione e di realizzazione prototipale, sono i punti di forza della neonata rete d’impresa, primo esempio retista sul territorio canavesano. «Lo sguardo di Canavese Inside è proiettato al futuro, senza però dimenticare i legami con un territorio ricco di storia, di cultura imprenditoriale e di attenzione verso le persone e i propri bisogni», spiega Luciano Iorio, presidente di Canavese Inside. «Viviamo all’interno di un contesto territoriale dove i grandi ideali e il coraggio di innovare, rischiando, hanno prodotto eccellenze riconosciute e apprezzate in tutto il mondo, pensiamo ad esempio alla Programma 101 Olivetti, non potevamo certo cambiare rotta proprio adesso. Da qui la voglia di dieci imprenditori di mettersi in gioco, di collaborare per produrre innovazione e aumentare la competitività verso l’estero realizzando cosi la prima rete d’impresa del Canavese».

Completata la fusione con Programatic sotto il segno della cybersicurezza

MILANO  – Per YouCo la sicurezza è una priorità: lo conferma l’operazione di fusione per incorporazione della società  Programatic in YouCo, specializzata in sistemi e applicazioni per la sicurezza informatica, già acquisita nel 2013 dalla società di Ict fondata da Marco Cavallini, e oggi affermata in settori primari come le forze armate, gli enti istituzionali e le multinazionali. «L’information security, cioè la gestione sicura dei flussi di dati e informazioni che “viaggiano” nel web tramite tutti i device di cui siamo dotati (pc, tablet, smartphone…) è una priorità per gli enti e le aziende di tutto il mondo», spiega Marco Cavallini, fondatore e presidente di YouCo. «La combinazione fra il ventennale know how di Programatic e l’esperienza sulla mobility di YouCo genera un’offerta di notevole valore che non è presente sul mercato per quanto riguarda cyber crime & terrorism. Abbiamo dunque completato un processo che ci vede ora protagonisti nell’ambito della sicurezza informatica, ovunque sia richiesta una tutela e una gestione dei dati a prova di minacce informatiche e intromissioni fraudolente».  YouCo si costituisce nel 2010 e si afferma progressivamente nel settore Ict e telecomunicazioni come integratore di sistemi e fornitore di soluzioni per applicazioni. La società si presenta come partner strategico per il mondo delle multinazionali con focus sulla mobility a 360°: consulenza, prodotti software proprietari, gestione di servizi, soluzioni e progetti ad hoc impostati sulle specifiche esigenze di mercati verticali. “Your Company for Innovation” è il payoff identificativo della strategia di sviluppo di YouCo, che fa parte del consorzio internazionale Gema (Global Enterprise Mobility Alliance) e opera in quattro sedi (Milano, Roma, Como e Perugia), con due laboratori di ricerca e sviluppo e oltre 70 addetti, per un fatturato annuo di circa 6 milioni di euro. Programatic una azienda nata nel 1986 e da sempre attiva nell’ambito della sicurezza. Una realtà numericamente piccola che ha creato piattaforme basate sull’utilizzo delle più innovative soluzioni proposte dal mercato internazionale. Si afferma con la commercializzazione dei primi tokens di autenticazione (Omnitel, poi Vodafone, è uno dei primi clienti), ma il vero salto avviene con l’ingegnerizzazione dei primi firewall per software e app. La società si contraddistingue per il continuo scouting di nuove tecnologie poi diventate standard e per la copertura delle varie aree della sicurezza. Un esempio è la soluzione per le infrastrutture critiche che consente di far transitare le informazioni in un solo verso, consentendo così alla piattaforma gestionale di ricevere dati da un impianto, ma impedendo di sfruttare il medesimo canale per effettuare qualunque modifica o intervento.

Raddoppia l’area produttiva la leader mondiale degli imballaggi per ortofrutta

BERTINORO – Infia, gruppo romagnolo leader mondiale nel packaging per ortofrutta, con un fatturato di oltre 130 milioni di euro, fa un ulteriore passo avanti verso l’innovazione e la crescita e investe in maniera importante nel suo principale stabilimento produttivo, localizzato a Bertinoro. Presente sul territorio da oltre 65 anni, l’azienda ha infatti completato l’acquisizione dei vicini spazi “ex Glasspack”, andando così a raddoppiare il suo sito produttivo Infia 3, raggiungendo oltre 70mila metri quadrati di superficie coperta. In questo spazio, che rappresenta il cuore dell’azienda, si producono pet e rpet, la materia prima da cui nascono gli imballaggi in plastica rigida termoformati per frutta e verdura, che Infia esporta in tutto il mondo. Il gruppo – che conta 420 dipendenti nei due stabilimenti di Bertinoro e Valencia – è infatti presente in oltre 80 mercato mondiali di tutti i continenti: produce oltre 3 miliardi di pezzi all’anno attraverso una articolata gamma di prodotti per il mercato ortofrutticolo. Con una filiale commerciale anche nel Regno Unito, dal 2004 Infia fa parte del gruppo Linpac, colosso inglese del packaging alimentare. «Questo investimento fa parte del progetto di crescita già avviato sia negli impianti in Italia sia in quelli spagnoli, volto non solo ad aumentare la capacità produttiva dei nostri siti, ma soprattutto a innovare processi e prodotti, coerentemente con il nostro dna aziendale», dichiara Giuseppe Montaguti, presidente e amministratore delegato del gruppo. «Sono certo che avrà un’importante ricaduta economica sul territorio, in quanto Infia, esportando oltre l’80% della propria produzione, genera un significativo indotto a livello locale». L’innovazione è da sempre alla base del successo di Infia. Tecnologia, efficienza, processi produttivi orientati alla sostenibilità ambientale e alla riduzione degli sprechi, personalizzazione e massima valorizzazione del brand e prodotto, per uno sviluppo competitivo  del comparto ortofrutticolo, a partire dal packaging: sono queste le sfide che l’azienda porta avanti da oltre 65 anni. Oggi la sua gamma di articoli è la più moderna, diversificata e completa all’interno del settore.

Dal rischio fallimento alla ripresa: +10% di fatturato e nuovi occupati

UDINE – In ventiquattro mesi la società Investo Uno ha riportato Thermokey, marchio riconosciuto a livello internazionale nel settore dello scambio termico (Hvac-R), dalla prospettiva del fallimento a un fatturato di oltre 25 milioni di euro nel 2015, con un incremento del +10% sull’anno precedente, di cui l’80% rappresentato dall’export. E incrementa, inoltre, il patrimonio di risorse umane, tutte professionalità del territorio locale, superando i 165 collaboratori. Ma ciò che rende maggiore soddisfazione all’imprenditore Giorgio Visentini è stata la capacità di Thermokey di rispondere con rigore e determinazione al piano di ristrutturazione formulato agli inizi del 2014, liberandosi dai vincoli dell’articolo 67 della Legge fallimentare addirittura con un anno di anticipo rispetto ai tempi imposti dalla normativa. Un successo al quale riesce ad accedere solo il 5% delle aziende che, sottostando alle rigidità imposte da questo articolo, ne escono indenni. In meno di due anni la nuova gestione, prendendo in mano un’azienda che nel 2016 potrà così festeggiare il 25° anniversario di fondazione, ha quindi realizzato il piano di salvataggio asseverato mettendo a disposizione 8 milioni di euro tra aumenti di capitale e finanziamenti, mantenendo e aumentando l’occupazione in un settore strategico per il territorio e riconosciuto a livello mondiale, migliorando efficienza e puntando all’eccellenza. Tutto questo ha anche risvegliato l’interesse degli investitori internazionali: «Il nostro fondo continua a selezionare società con solide prospettive di crescita», ha dichiarato Vito Ronchi, ceo del fondo Tenax Capital Limited. Lo stesso fondo, infatti, ha appena concluso un’operazione di finanziamento, tramite un prestito obbligazionario di 3 milioni di euro, dopo una approfondita due diligence finanziaria e di mercato condotta dallo Studio Vienna. «Nel 2013 abbiamo rilevato un’azienda dal destino segnato», ha dichiarato Visentini, ceo di Thermokey, presentando le anticipazioni di bilancio 2015. «La fiducia di banche e fornitori si era esaurita, le commesse ferme, il rischio di chiusura evidente. Eppure l’azienda mostrava potenzialità significative: grazie all’immissione di capitali (8 milioni nel periodo), una negoziazione senza precedenti con banche e fornitori per il pagamento integrale degli oltre 14 milioni di debiti, e un piano di risanamento rigoroso e credibile che rispondeva alle richieste degli istituti di credito, abbiamo saputo riportare in pista un patrimonio inestimabile di professionalità e tecnologia». Thermokey, unica azienda europea a produrre internamente macchine ventilate 100% in alluminio, prevede un 2016 ancora in crescita anche grazie alle tante commesse provenienti dall’Energy & Process Cooling. «Stiamo contribuendo a ridare all’Italia un ruolo di primo piano nel mercato mondiale della gestione dello scambio termico», ha concluso Visentini.

Una nuova acquisizione e +30% di fatturato per i “grossisti” dell’acciaio

COSTAMASNAGA – «Con l’acquisizione della Lima, storica azienda brianzola specializzata nella rilaminazione dei coils di acciaio, abbiamo salvato 35 posti di lavoro e completato con un prodotto di assoluta qualità la gamma della nostra offerta di metalli prelavorati»: è soddisfatto Eufrasio Anghileri, presidente della lecchese Eusider, per l’operazione da 7 milioni di euro che in settembre ha portato la sua azienda ad ampliare la capacità produttiva e di servizio. Protagonista da quasi un secolo nel mondo della siderurgia, nata come ragione sociale nel ’79, oggi la Eusider è uno dei più qualificati e completi “supermarket” dell’acciaio sul mercato italiano, con un fatturato di 300 milioni di euro a fine 2015, più di 200 collaboratori impegnati in otto stabilimenti e oltre 500mila tonnellate di acciaio lavorato e commercializzato in un anno. «Siamo ormai alla quarta generazione. Ha iniziato mio nonno Eufrasio nel 1920, con il commercio di legna, carbone e acciaio. Ha proseguito mio padre Giacomo, seguito da me e da mio fratello Antonio. E quattro anni fa è entrato in azienda mio figlio Giacomino, per portare avanti la nostra mission: essere il centro di servizio per il mercato dell’acciaio, ponendoci tra la produzione, ovvero i colossi come Ilva, Arvedi o Thyssen, e gli utilizzatori finali nei settori dell’automotive e dell’elettrodomestico». Un ruolo fondamentale, perché il modello organizzativo “just in time” prevede in sostanza l’eliminazione del magazzino: «Se l’utilizzatore acquistasse il coil in acciaieria, avrebbe un tempo di consegna di almeno 90 giorni, mentre rivolgendosi a noi la consegna si riduce a 48/72 ore, grazie allo stock di cui disponiamo.  In più, oltre alla tempestività e frequenza di consegna, garantiamo quelle prelavorazioni che il coil esige per essere impiegato subito in linea di produzione». Essenzialmente sono due i procedimenti curati da Eusider: la nastratura, per ottenere dai grandi coil dei nastri di dimensioni idonee ai vari impieghi,  e la spianatura, per ridurre i rotoli in fogli. Una gamma ampia, multiprodotto, che forse ha contribuito a mantenere l’azienda a galla quando è scoppiata la crisi: «nel settembre 2008, rientrati dalle ferie dopo un ottimo primo semestre, sembrava che si fosse fermato il mondo: nessun ordine, telefoni muti, richieste inesistenti. Da lì è cominciato un periodo spaventoso, riassunto in un calo della domanda del 30% e nell’aumento degli insoluti. Abbiamo reagito, attivando subito un contratto di assicurazione al credito, che ci garantisce al 90% su qualunque sofferenza finanziaria; e abbiamo cominciato a guardare oltre il mercato italiano. Ci rivolgiamo all’estero sia per l’import, acquistando una quota importante (30/35%) di prodotto siderurgico da Europa e Far East, sia per l’export (25%) verso aziende italiane che hanno delocalizzato e clienti esteri diretti in Europa, Turchia e nord Africa». Negli ultimi due anni la situazione è cambiata: dal novembre 2014 è iniziata una netta inversione di tendenza, tanto che Eusider ha chiuso il bilancino dei primi 9 mesi al 30% in più di fatturato sull’anno precedente. «Non è una fiammata, è vera ripresa: l’automotive ci chiede più merce, l’elettrodomestico mantiene gli ordinativi richiesti, la massa di insoluti è diminuita ed è aumentata la puntualità nei pagamenti. Dopo anni di crisi siamo finalmente ottimisti per il futuro».

Ristrutturato il debito, la leader dei serramenti investe sulla crescita

BERGAMO – Con il decreto di omologazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti emesso dal Tribunale di Bergamo, Capoferri Serramenti Spa annuncia la conclusione positiva dell’iter riguardante l’accordo di ristrutturazione del debito avvenuto con un pool di banche creditrici. La procedura era stata avviata nel marzo 2015 al fine di rafforzare l’assetto patrimoniale della società – con sede ad Adrara San Martino, leader mondiale nel segmento dei serramenti speciali – e metterla in condizione di effettuare gli investimenti necessari per consolidare la ripresa economica in corso e il suo programma di sviluppo. Fondata nel 1894 e guidata oggi da Sergio Capoferri, l’azienda bergamasca prevede per l’esercizio in corso un volume d’affari di oltre 14 milioni di euro (+20% rispetto al 2014) e, grazie agli ordini in portafoglio, è prevista una ulteriore crescita del fatturato anche per il 2016. Nel ringraziare il management della società e gli advisors che l’hanno assistita (Kpmg in qualità di advisor finanziario e BonelliErede in qualità di advisor legale), Capoferri sottolinea che «la positiva conclusione dell’iter riguardante gli accordi di ristrutturazione del debito con le banche permette alla nostra azienda, d’ora in avanti, di focalizzarsi completamente nello sviluppo del suo core business, affrontando con maggiore solidità e slancio il proprio progetto d’impresa. Mi preme qui sottolineare che la produzione della Capoferri è interamente realizzata in Italia, così come la ricerca e sviluppo e l’innovazione,  e sempre in Italia si trova tutta la sua filiera produttiva». Leader mondiale nel settore dei serramenti speciali, l’azienda è fornitore e partner dei maggiori studi di architettura al mondo, con realizzazioni eccellenti in ogni continente. Tra le opere realizzate da Capoferri nel 2015 figurano la magnifica struttura in vetro e acciaio posta per il ristorante sulla terrazza panoramica della Triennale di Milano; le porte speciali in ottone e bronzo e il rivestimento in “oro nordico” della torre cilindrica del padiglione degli Emirati Arabi Uniti all’Expo di Milano; i serramenti in stile per la sede di Valdagno della Valentino Fashion Group; gli ingressi della Thor Equities sulla Fifth Avenue in New York;     le facciate esterne in legno e vetro per l’ampliamento a Londra della fondazione del famoso scultore Henry Moore; partizioni interne e lavorazioni speciali in acciaio inox per la nuova fondazione del Gruppo Aishti a Beirut; le partizioni interne per il gruppo Reliance Industries Limited a Jamnagar in India; la facciata in acciaio inox e vetro per il Gruppo Mashexport a Ashgabat in Turkmenistan; numerose residenze per clienti privati a New York, Londra, Bucarest e in Italia.

La multinazionale tascabile dei profili in acciaio vince con il sistema a rete

MERATE – Un gruppo costituito da dieci società italiane ed estere, che mettono insieme 765 anni di esperienza nel campo dell’industria metallurgica e meccanica, 313 milioni di euro di fatturato aggregato (+8% rispetto all’anno precedente), un margine operativo lordo di 27,2 milioni di euro (rispetto ai 18,7 del 2013),  un organico di oltre 1.400 addetti: questa è Calvi Holding, la realtà costituita nel 2004 «per creare valore attraverso un modello reticolare, che sviluppa sinergie e genera soluzioni sempre più innovative e competitive per i clienti», spiega Riccardo Chini, presidente di quella che può essere definita una multinazionale tascabile al servizio dell’industria manifatturiera. Con sede operativa nel lecchese, la holding si articola attorno a due network: il Calvi Network special steel profiles (ne fanno parte Calvi, Falci, Fiav, Siderval, Sipa, Cefival, Hoesch Schwerter Profile, Rathbone Precision Metals), che detiene la leadership mondiale nella lavorazione metallurgica di profili speciali in acciaio su disegno del cliente, e il Calvi Network for material handling (Lift-Tek Elecar e Lift Technologies), attivo nel comparto meccanico con un’offerta altamente competitiva nella fornitura di gruppi di sollevamento per carrelli elevatori. «Le aziende appartenenti al gruppo, con sedi in Italia e in tutto il mondo, sono la chiave di questo modello imprenditoriale basato sul networking. Questa strategia consente l’autonomia operativa delle differenti realtà aziendali e mira a valorizzarne l’azione e il servizio, grazie alla condivisione di know how e alla messa in rete di processi, tecnologie e soluzioni». Secondo Chini, «nell’industria manifatturiera mondiale più avanzata c’è un trend di domanda crescente di servizi di deformazione di prodotti lunghi in acciaio e altri materiali speciali, con lo scopo di conferire a essi proprietà meccaniche ben definite, stabilità di forma e mantenimento di ristrette tolleranze dimensionali». L’evoluzione del gruppo Calvi ha puntato proprio in questa direzione, attraverso le diverse tappe dello sviluppo: oggi ha impianti produttivi in quattro Paesi (Italia, Germania, Francia e Usa), con trend commerciali differenziati in base alle tecnologie di lavorazione (trafilatura a freddo, estrusione a caldo, laminazione a caldo) e ai diversi settori serviti. «Nel 2014 le società operanti nel settore della trafilatura a freddo hanno incrementato i propri livelli di attività grazie alla ripartenza degli investimenti in alcuni settori come l’automazione, la macchina utensile speciale e l’impiantistica per l’industria automobilistica». Comparti in cui nella scelta dei profili sono vincenti caratteristiche quali l’accuratezza dimensionale e le tolleranze rigorose, la superficie liscia e priva di scaglie, le geometrie complesse e i bordi netti, le elevate proprietà meccaniche e la struttura metallurgica superiore. «Le realtà operanti nel settore dell’estrusione a caldo, grazie alla flessibilità dei loro processi, riescono a far fronte a una domanda discontinua, determinata per lo più da progetti nel settore del retro-fitting di impianti per la produzione di energia e dell’impiantistica nel settore oil and gas». Oltre alla logistica, anche l’industria ferroviaria, delle macchine agricole o dell’automotive si affida ai profili Calvi per le proprietà meccaniche superiori delle aree dei componenti sottoposte a particolari sollecitazioni. Le ottime prestazioni del comparto metallurgico in casa Calvi si affiancano alla crescita del network meccanico, in cui Lift‐Tek progetta e produce montanti e attrezzature integrate per il material handling. Numerosi i settori serviti: depositi e magazzini, industrie alimentari, edilizia, acciaierie, cartiere, impianti di movimentazione container. «Per noi è importante valorizzare gli investimenti e le innovazioni di processo che introduciamo nel nostro sistema industriale. Tra le novità più significative, cito l’inserimento di impianti specifici per la stiratura a caldo di leghe di titanio e l’avvio della produzione di tubi bimetallici estrusi a caldo», conclude Chini.

Oil & gas: un investimento da 10 milioni per il mega-terminal di gpl in Kazakhstan

ASTANA – Con un investimento complessivo di oltre dieci milioni di dollari in una delle regioni strategiche a livello mondiale per la produzione di gas naturale, Tuvia Group, tramite la sua controllata locale Tuvia Kazakhstan, ha appena realizzato il suo primo terminal per la movimentazione, lo stoccaggio e la distribuzione di gpl estratto nel Paese centro asiatico. Il gruppo milanese consolida il suo ruolo di leadership come operatore trasversale nel mondo della logistica industriale per l’oil & gas, in particolare nelle repubbliche centro asiatiche, e prenota un posto ancora di maggior rilievo, dopo ulteriori investimenti già programmati per i prossimi anni. «Siamo un player globale e questo risultato premia la nostra capacità di espanderci e diversificare le nostre attività», ha dichiarato Marco Oriolo, presidente di Tuvia Group. «Con questo investimento diamo un contributo fondamentale allo sviluppo di una zona rurale, dando occupazione a cinquanta addetti e valorizzando le capacità strategiche e di expertise dell’imprenditoria italiana nel mondo». Il terminal, che come estensione è uno dei tre maggiori del Paese, è situato alla periferia di Uralsk, nella regione di Zelenovskiy, zona nord occidentale del Paese dove sono attive importanti attività estrattive vitali per l’economia del Kazakhstan. Si estende su una superficie totale di oltre 8 ettari ed è al momento costituito da 7 serbatoi di stoccaggio da 250 metri cubi ognuno, per una capacità lorda di 1.750 metri cubi di gpl. Sono già previste successive fasi di sviluppo che porteranno la struttura a contare 28 serbatoi, alcuni dedicati al gas propano puro altri per il gpl, per una capacità di stoccaggio totale di oltre 7mila metri cubi. Il processo di ricezione, stoccaggio e trasbordo del gas è stato studiato nei minimi dettagli con l’obiettivo di massimizzarne l’efficienza, favorire l’integrazione con i processi di estrazione e distribuzione e ridurre al minimo ogni possibile rischio per la salute dell’ambiente e dell’uomo, rispecchiando gli elevati standard europei. Una volta a regime il terminal sarà in grado di movimentare complessivamente, in questa prima fase, 200mila tonnellate di gpl all’anno. Nei piani futuri del gruppo c’è anche la possibilità – oltre all’ampliamento del terminal – di realizzare un moderno impianto dedicato anche al lavaggio dei vagoni ferroviari destinati al trasporto di petrolio. Un investimento di circa 2 milioni di dollari che si prevede di realizzare nel 2016-2017.

Un nuovo logo e una passione rinnovata per celebrare i primi trent’anni

CISANO BERGAMASCO – Trent’anni caratterizzati dalla voglia di sorprendere il settore grazie alla propria capacità di innovare e di segnare il cambiamento: da trent’anni la bergamasca Prolam si rivolge al settore del trattamento industriale dell’aria, fotovoltaico, edile, dei trasporti e meccanico grazie all’ampia gamma di lavorazioni eseguite: dall’estrusione di profili di alluminio alla pressofusione di leghe leggere, dallo stampaggio di materiali plastici fino ad arrivare allo sviluppo di progettazioni e lavorazioni meccaniche. Il know how dell’azienda si è tramandato da una generazione all’altra: nata dallo spirito imprenditoriale di Luigi Cavenati, Prolam è diventata ben presto una tra le aziende leader all’interno dei propri segmenti di competenza; da più di quindici anni, alla guida c’è l’amministratore delegato Paolo Cavenati, che per festeggiare i primi trent’anni di storia della Prolam ha deciso di darle nuova vita, rinnovando il look aziendale con un nuovo logo. Un involucro cambiato esteticamente ma che mantiene intatte la qualità, la serietà e la professionalità di sempre. «Non poteva esserci occasione migliore per dare nuova forma a ciò che mio padre è riuscito a creare in anni di esperienza e passione e che io stesso porto avanti con dedizione ed entusiasmo», spiega Cavenati junior. «La rinnovata veste di Prolam si rifà alla nostra capacità intrinseca di muoverci al passo con i tempi e i cambiamenti della società. Dal 1985 l’azienda ha vissuto numerosi cambiamenti ed evoluzioni positive, nell’ottica di una crescita improntata al miglioramento costante. Attualmente possiamo affermare di possedere un reparto produttivo unico al mondo, studiato per avere la migliore resa ed efficienza possibile. Tutto questo oggi non sarebbe possibile se non avessimo investito in ricerca, sviluppo e non avessimo creduto nell’innovazione». Innovazione e passione sono le parole chiave con le quali è possibile descrivere l’operato di Prolam; negli ultimi anni è stata posta particolare attenzione al sistema brevettato EUR-1, progettato e realizzato per la costruzione di strutture e componenti ideali per il settore del trattamento industriale dell’aria e, in generale, per tutti quei comparti richiedenti un frame modulare che fa della sicurezza, dell’economicità e della velocità di assemblaggio i propri punti di forza; questo sistema ha reso l’azienda un punto di riferimento nel settore, sia a livello nazionale che internazionale. Negli ultimi anni è stata posta particolare attenzione anche al tema dell’ecologia: Prolam è da sempre attenta nel mantenere consumi energetici bassi: presso la sede di Cisano Bergamasco sono stati installati pannelli fotovoltaici per più di 400 kw e all’interno, dal 2007, è stato rinnovato l’intero parco macchine, installando tecnologie di ultima generazione affinché i consumi venissero abbassati e la resa energetica fosse ancora più valida. L’attenzione per il risparmio energetico si concretizza anche nell’operato quotidiano di Prolam: l’azienda ha scelto di diventare il partner ideale del settore fotovoltaico introducendo il sistema Eur&Sun, ideale per il montaggio modulare di pannelli solari e fotovoltaici e basato su una filosofia che fa della velocità di montaggio e della praticità i suoi punti cardine.

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