Come se la passano le pmi? Incerte sul futuro, ma per chi fa rete il fatturato cresce

ROMA – La Direzione generale per le piccole e medie imprese e gli enti cooperativi del ministero dello Sviluppo Economico (Mise) ha svolto un’indagine su un campione rappresentativo di un migliaio di micro, piccole e medie imprese (MPMI) con la principale finalità di “esplorare” e approfondire alcune tematiche di rilievo: la recente performance congiunturale e i principali fattori di competitività; i problemi inerenti la successione e trasmissione di impresa; il grado di conoscenza e di utilizzazione delle MPMI riguardo alle recenti misure adottate dal Governo a loro favore nell’ambito dell’attuazione dello Small Business Act. L’indagine si è inoltre soffermata su un sub campione di poco più di 300 imprese che hanno aderito ai contratti di rete cercando di comprendere, in particolar modo, se gli obiettivi legati a questa specifica modalità di aggregazione siano stati effettivamente raggiunti e, in caso negativo, le cause del loro mancato raggiungimento. Ecco di seguito i principali punti di analisi emersi dall’indagine.

L’attuale fase recessiva, in Italia, è ancora intensa ma registra una lieve attenuazione nel corso del 2013. In particolare, si delineano alcuni segnali di recupero riguardo all’andamento del fatturato accompagnati da una politica di sostanziale tenuta dei livelli occupazionali (soprattutto da parte delle imprese di micro e piccole dimensioni). Ancora incerti sono i tempi di uscita dalla crisi: circa il 73% delle imprese dichiara, infatti, di non sapere quando uscirà dalla tempesta recessiva. Sono fattori esterni (legati alla congiuntura economica e a problemi di natura economica e finanziaria) ad incidere sulla capacità competitiva delle imprese, in misura sensibilmente superiore a fattori interni all’impresa (di natura organizzativa e/o legati al ciclo produttivo). Tra i fattori esterni: l’eccessiva pressione fiscale, il peso della burocrazia, le barriere nell’accesso al credito a breve e a medio termine assumono un peso rilevante nel limitare il posizionamento competitivo del nostro sistema produttivo. Dall’indagine emerge che quasi la metà degli intervistati si è posta il problema della continuità della propria impresa. Nonostante che il problema sia emerso da più anni (quasi il 36% da 4 e più anni), oltre il 53% degli intervistati dichiara di non essere in grado di fare previsioni sulle strategie che saranno messe in atto nel momento in cui il titolare si ritirerà. Per il 26,1% degli intervistati subentrerà un familiare, per il 9,5% l’azienda sarà venduta a terzi esterni alla famiglia, per il 6,3% sarà messa in liquidazione, per il 4,6%, infine, la famiglia manterrà la proprietà ma subentrerà un esterno nella gestione. Nel caso di subentro di un familiare emerge che il potenziale successore è maschio (86,7%), giovane (il 57,5% è under 35) ed in possesso di una laurea (55,9%). Le imprese intervistate palesano inoltre un’elevata incertezza sulle modalità che saranno utilizzate nei casi di vendita a terzi o di gestione affidata all’esterno (rispettivamente il 60% e il 50% degli intervistati dichiarano di non avere elaborato, al riguardo, alcuna strategia). La percezione che le Istituzioni abbiano adottato recentemente una serie di misure a favore soprattutto delle imprese di micro, piccole e medie dimensioni è “colta” dal 5% delle imprese. Il 22% del campione intervistato segnala di conoscere lo Small Business Act; tale quota risulta in lieve miglioramento rispetto a quella (intorno al 18%) emersa da una prima indagine svolta dal ministero nel luglio 2012. Ancora elevata risulta, nel contempo, la quota di imprese che dichiara di non conoscere le varie misure di politica industriale adottate negli ultimi anni a favore delle MPMI.

Tra le agevolazioni messe a disposizione del mondo produttivo, il contratto di rete e la comunicazione unica risultano quelli più utilizzati; sono in particolar modo, le piccole e medie imprese a segnalare di avere utilizzato il contratto di rete. Elevata risulta, altresì, la quota percentuale di imprese che dichiara di non conoscere le recenti misure tra cui il credito di imposta per le assunzioni di profili altamente qualificati, la srl con capitale pari a un euro, l’Iva per cassa. Le imprese che hanno utilizzato le varie agevolazioni indicano di avere riscontrato, seppure con intensità diverse, un effetto positivo sull’andamento del fatturato; non sembra riscontrarsi alcun effetto sull’occupazione a seguito delle agevolazioni utilizzate. Nuovi investimenti, invece, sono stati favoriti dalle misure che intervengono sulle disponibilità finanziarie delle imprese, in particolare il Fondo di garanzia. Continua l’escalation dei contratti di rete: dalla fine di marzo 2010 alla fine di marzo 2013 sono stati realizzati 767 contratti di rete che coinvolgono circa 4.000 imprese distribuite in tutto il territorio italiano. Dall’Indagine Mise emerge che la maggioranza delle imprese dichiara di avere realizzato l’oggetto del Contratto di rete; in particolar modo il 22% e il 57,4% segnalano di avere raggiunto completamente e parzialmente gli obiettivi posti attraverso questa nuova modalità di aggregazione. L’Indagine ha cercato, inoltre, di individuare le cause che non hanno permesso il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Tra le principali: il peggioramento del quadro congiunturale, la mancanza di risorse finanziarie e le difficoltà di carattere burocratico.

L’Indagine ha cercato anche di comprendere che cosa può fare il sistema bancario per favorire il successo del contratto di rete; le risposte fornite sembrano attribuire al mondo bancario il ruolo tradizionale finalizzato prevalentemente a fornire adeguati finanziamenti (così si esprime il 38,2% del campione intervistato). Seguono ad una significativa distanza altri interventi auspicabili tra cui: il supporto nell’individuare altre imprese interessate al contratto di rete, la predisposizione del business plan. Minore incidenza sembrano avere altri interventi tra cui, in particolar modo, il supporto nel processo di internazionalizzazione e nel percorso di ricerca e di sviluppo. L’adesione delle imprese ai contratti di rete sembra avere avuto un effetto positivo sulla performance delle principali variabili aziendali: una quota di imprese intervistate segnala un incremento del fatturato e degli investimenti pari al 15,6% e al 22,7%. In merito, infine, agli eventuali miglioramenti da apportare al Contratto di rete, le imprese intervistate hanno suggerito tra le principali modifiche: rendere continuativi nel tempo gli incentivi fiscali (una valutazione in tal senso è espressa dal 67,3% del campione intervistato); migliorare l’informazione e la diffusione dello strumento (61,1%). Seguono ad una significativa distanza altri suggerimenti tra cui la necessità di estendere il contratto agli esercenti di attività professionali (28,7%) e di far riconoscere al sistema bancario un rating di rete (28,6%).

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