Dalle scarpe alle auto: si diversifica per restare “attaccati” al mercato

DORNO – Dalla regola dei distretti alla legge di mercato, il passo è stato breve per Ederplast Nastri, che è riuscita a chiudere il 2013 con un fatturato in crescita del 14% rispetto all’anno precedente, proprio per aver saputo intercettare l’onda del cambiamento e aver reso trasversale a più settori industriali la sua attività. In che modo? «Fondata da mio padre Rino nel ’56, l’azienda ha sempre operato nell’indotto del distretto calzaturiero vigevanese, producendo nastri autoadesivi per l’incollaggio e il rinforzo di tomaie, e gestendo l’intero ciclo di produzione, dalla lavorazione della massa adesiva a base di caucciù malese e diversi tipi di resine chimiche, fino alla trasformazione dei nastri in bobine e formati nelle diverse misure e larghezze necessarie», racconta Beatrice Moraschi, attuale amministratrice dell’impresa pavese che, con l’aiuto della sorella Anna, oggi impiega 18 addetti e quattro agenti sul territorio italiano. «Il nostro prodotto di punta continua a essere il nastro adesivo per calzature, che rappresenta il 48% del fatturato. Ma nel tempo, anche per la crisi del mercato della calzatura di qualità, abbiamo progressivamente diversificato il nostro know-how tecnico, sviluppando prodotti ad hoc per applicazioni speciali». Così, dallo stabilimento di Dorno oggi escono nastri autoadesivi per il settore dielettrico, che si utilizzano come avvolgitori per i cavi di elettromestici e altri macchinari elettrici; per il comparto dell’automotive, destinati alle imprese dei cablatori, che hanno seguito lo spostamento delle fabbriche di auto in Paesi quali la Tunisia o la Polonia; per il mercato sanitario, ovvero sotto forma di cerotti impregnati all’acido salicilico; per il mondo delle forniture sportive, utilizzati dagli atleti per avvolgere dita e mani, calzettoni, manici di racchette, manubri di biciclette eccetera, con l’esclusiva del bordo a zig zag per favorire lo strappo. E ancora, altri nastri per il settore dell’abbigliamento (giacche e spalline) e della pelletteria (tracolle di borse e cinture)  e nastri biadesivi in pvc per l’industria della stampa flessografica. Oltre all’incremento dei ricavi, altri numeri dicono della buona strada intrapresa da Ederplast Nastri: l’espansione internazionale. «Grazie alla partecipazione ad alcune fiere specializzate, abbiamo cominciato a lavorare con rivenditori e produttori esteri e a esportare i nostri prodotti. Oggi lavoriamo con grossisti e distributori sia nell’Europa occidentale (Spagna, Portogallo, Francia, Germania) sia in quella dell’est (Polonia, Romania), ma anche in Russia e Turchia. Siamo attivi pure in Australia, Cile e Colombia. Di fatto, un terzo del fatturato è frutto di vendite all’estero». La nuova frontiera del settore dei nastri autoadesivi è la biodegrabilità, cioè la solubilità dei prodotti in acqua: «Il problema è che una piccola impresa non ha i margini per investire in ricerca e innovazione. Anche solo testare un nuovo prodotto comporta costi e tempi insostenibili per una realtà come la nostra. Per questo abbiamo preferito investire sull’eco-sostenibilità della nostra produzione, dotandoci sin dal 2000 di un impianto di recupero solvente tra i pochi in Italia», conclude Beatrice.

Previous Story

AIRI: Lombardia capofila dell’innovazione in Italia con un terzo dei brevetti nazionali

Next Story

Funziona il matching tra le pmi e i manager che investono risorse e competenze

Latest from Segnali di ripresa