Dall’India alla Russia, le supergru svettano su piattaforme e raffinerie

BUSSERO – Le ultime commesse parlano indiano, russo, coreano. E si aggiungono a quelle provenienti dai paesi del Medio Oriente, un mercato ultraconsolidato perla Italkrane.Arabia Saudita, Kuwait, Emirati, Katar e Barein conoscono bene i prodotti di questa azienda lombarda, con sede a Bussero, perché li utilizzano sulle loro piattaforme petrolifere? e nelle raffinerie. L’azienda fondata nel ’62 da Giovanni Penati ed Enzo Banfi ha appena festeggiato i cinquant’anni di attività. Prima lavoravano come dipendenti per una ditta analoga. «Ci siamo messi in proprio per due ore di straordinario non riconosciute! Siamo partiti da un “buco” in zona Greco a Milano – racconta Penati, che porta splendidamente la sua età – e con l’audacia dei giovani abbiamo subito accettato un’ordinazione di Snam Progetti. Qualcuno era pronto a giurare che non ce l’avremmo fatta ma eravamo avanti col pensiero, pronti a superare con un balzo la vecchia idea dell’artigiano costretto a un commercio circoscritto». Dopo cinque decenni l’obiettivo è stato decisamente raggiunto. Se nel 2011 il fatturato ha risentito della crisi, lo scorso anno ha toccato quota 8 milioni di euro, ?già in netta ripresa, e per il 2013 è previsto un ulteriore miglioramento. La chiave del successo? «Ci siamo specializzati su prodotti molto particolari – spiega Penati – macchine in esecuzione antideflagrante che possono lavorare in condizioni di pericolo, in ambienti dove si perfora, in raffinerie o aziende chimiche, in presenza di sostanze potenzialmente esplosive. Questa specificità, unita al fatto che le nostre gru e i nostri paranchi sono costruiti soddisfacendo le esigenze di ciascun cliente, ci ha reso molto competitivi sul mercato mondiale. Inoltre siamo in possesso di una serie di certificazioni internazionali in materia di sicurezza di cui invece sono sprovvisti alcuni nostri competitor italiani». La sede di Bussero dell’Italkrane è composta da un’officina dove si producono e si assemblano i pezzi, prodotti da una rete di piccole aziende della zona, e dalla palazzina dirigenziale, che ospita anche l’ufficio tecnico, diretto dall’ingegner Paolo Cavandoli, e il settore vendite. Intorno un parco costellato da originali creazioni artistico/simboliche. «Siamo gli unici a disporre di un dispositivo che abbiamo battezzato “Titano”», racconta fiero Penati. Si riferisce all’imponente struttura che serve a collaudare le gru fino a 150 tonnellate: quando lasciano la fabbrica, il cliente può constatare di persona la loro funzionalità.

Roberta Folatti

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