ESTRAZIONI: un settore che in Italia vale 40 miliardi e guarda all’estero

MILANO – Più di 1.500 imprese, di cui il 99,5% di dimensioni da piccolissime a medie, con un giro d’affari che si aggira intorno ai 40 miliardi, pari al 2% del Pil. Sono le dimensioni del settore dell’industria estrattiva italiana. I dati, presentati dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca, fanno parte della ricerca “Il settore estrattivo in Italia. Analisi e valutazione delle strategie competitive per lo sviluppo sostenibile” condotta dal Criet (Centro di ricerca interuniversitario in economia del territorio). Quando si parla di settore estrattivo di solito si tende a ritenere che ad esso facciano riferimento solo risorse quali petrolio, carbone, gas naturale e metalli preziosi, da sempre oggetto di maggiore attenzione pubblica. Tuttavia, nel settore estrattivo sono ricomprese anche le attività connesse all’estrazione di materie prime non energetiche che rivestono un ruolo fondamentale per lo sviluppo economico di ogni Paese. Dalla ricerca nel suo complesso, emerge come nel nostro Paese il settore non solo sia attivo, ma mediamente generi un volume d’affari annuo pari a 4 miliardi di euro. Il settore acquisisce maggior rilevanza specie se si considera il fatturato dell’intera filiera: il giro d’affari prodotto dalle 1.574 imprese attive sul territorio si attesta infatti a un valore di 40 miliardi di euro. Con riferimento alla dimensione aziendale, il settore è composto per il 74,5% da micro imprese, il 22% da piccole, il 3% da medie e soltanto lo 0,5% sono grandi (dati 2011). Le attività estrattive si concentrano per lo più nel nord Italia, con una considerevole importanza della Lombardia sia per numero di aziende che per fatturato prodotto. Dal punto di vista dei materiali, sono “ghiaie, sabbie, argille e caolino” (50,5%) e “pietre ornamentali e da costruzione, calcare, pietra da gesso, creta e ardesia” (40,5%) le materie prime che vengono estratte in modo preponderante. Dai dati di bilancio ufficiali il settore appare in contrazione per la progressiva diminuzione dei ricavi di vendita – la variazione negativa nel 2011 si assesta al mezzo punto percentuale – e degli utili (-18,83% rispetto all’anno precedente). I principali indici (vedi tabella 1) mostrano comunque un accettabile “stato di salute” del settore estrattivo in senso stretto, con riferimento alla situazione di equilibrio economico, finanziario e patrimoniale. La situazione appare decisamente più critica per quelle imprese che si sono integrate a valle nella filiera; seppur tale settore appaia in equilibrio dal punto di vista finanziario, l’utile del 2011 è calato del 71,46% rispetto all’anno precedente e gli indici di reddittività mostrano una perdita di competitività del settore. L’analisi competitiva mostra come il settore estrattivo sia caratterizzato da un elevato grado di radicamento territoriale, strutture organizzative semplici, partecipazione diretta della proprietà al governo e alla gestione d’impresa, comportamenti strategici informali e interesse verso opzioni di internazionalizzazione solo nel caso dei produttori di pietre ornamentali. «In particolare – aggiunge Angelo Di Gregorio, direttore Criet – dall’indagine competitiva è emerso come le imprese abbiano una ridotta consapevolezza dei propri punti di forza e una limitata percezione delle opportunità presenti sul mercato, quali ad esempio quelle offerte dalle iniziative eco-sostenibili; infine, risulta come le imprese attribuiscano una scarsa importanza alla fase di pianificazione strategica, intesa come processo consapevole. Sono infatti molteplici le aziende che competono senza aver delineato una propria strategia, finendo così col subire le pressioni ambientali». «A fronte delle criticità del settore evidenziate – conclude Franco Terlizzese, direttore generale Risorse minerarie ed energetiche presso il ministero dello Sviluppo Economico –? sono ipotizzabili alcune aree di intervento e di miglioramento. Ad esempio investimenti in attività di comunicazione e nella capacità di sviluppare relazioni in ambito internazionale. Ma anche il tema dello sviluppo e l’impegno delle aziende italiane nel riciclo e nei progetti di “mining sostenibile” nell’ambito dell’impegno comunitario con riferimento all’EIP – European Innovation Partnership».

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