Il fascino insospettabile delle macchine più richieste per stampare su vetro e trattare il teflon

MILANO – Bisogna orientarsi bene, nella selva di palazzi in costruzione e ristrutturazione della periferia nord milanese, tra la fine della città e l’inizio di Cormano, per trovare la sede della Cugher. E riesce anche difficile immaginare che una piccola realtà produttiva, con una trentina di addetti, abbia in mano il 70% del mercato internazionale delle macchine per la stampa serigrafica su vetro nel settore automotive ad alta automazione, dialogando quotidianamente con i 4-5 colossi mondiali del settore. Eppure l’azienda milanese, nata negli anni Sessanta inventando il mercato della serigrafia automatica industriale, ha saputo crescere e diversificare la sua produzione: oggi fattura 3 milioni e mezzo di euro mantenendo utili, occupazione e solidità finanziaria. Il segreto? «L’aver puntato da subito alla fascia alta del mercato, quella per le applicazioni della serigrafia su vetro nei segmenti dell’automotive, del ferroviario e dell’architettura, senza piegarci alla logica aggressiva del prezzo ma tenendo uno standard tecnologico e qualitativo che i concorrenti non riescono a raggiungere», spiega il direttore marketing Marco Dal Monte, mentre osserva gli ultimi interventi che i tecnici stanno eseguendo sulla coppia di macchinari da 200mila euro quasi pronti per la consegna, destinazione gli Stati Uniti.? Questo canale vede la Cugher muoversi principalmente sui mercati esteri, anche su quelli lontani o complessi come l’Iran, «dove è stato difficile– sottolinea Dal Monte – trovare nostri tecnici disposti a trasferirsi per seguire l’installazione degli impianti». Ma l’altro consistente settore produttivo ha come destinatari clienti italiani: «è il mercato della produzione del teflon, che vede una concentrazione assoluta di imprese nel territorio compreso tra Bergamo e Brescia». La Cugher progetta e fabbrica forni industriali per il trattamento termico del politetrafluoroetilene (ptfe), altrimenti noto come teflon, che solo in minima parte è usato come rivestimento antiaderente per il pentolame. Con il teflon si producono dalle valvole cardiache alle micro pompe per la circolazione sanguigna extracorporea, fino alle guarnizioni per gli oleodotti, perché è un materiale che rigetta il contatto molecolare con altri elementi e quindi evita accumuli e ristagni, oltre ad avere una resistenza eccezionale all’usura. «Però è un materiale delicatissimo da trattare e molto costoso; la sua sinterizzazione avviene in un range di temperatura molto ristretto, per cui la regolazione termica del forno deve essere molto precisa altrimenti si rischia di buttar via migliaia di euro», spiega Dal Monte. La Cugher ha appena realizzato un nuovo progetto: un’innovazione di settore studiata per un importante produttore della bergamasca, perché è il primo forno per teflon con ventilazione sia orizzontale che verticale, in modo da avvolgere i pezzi in tutti i sensi con un flusso d’aria controllato e garantire una omogeneità termica con tolleranza di appena +/-3°C in ogni punto della camera di riscaldo. L’altra novità è che Cugher ha deciso di introdurre nella fabbricazione dei forni un connotato estetico, sviluppando soluzioni cromatiche e di design che rendono più gradevole, in un ambiente spesso poco confortevole, la presenza di questo strumento di lavoro.

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