Il patto di ferro tra gli artigiani bergamaschi vale già 40 milioni di euro

BERGAMO – Ha raggiunto i 40 milioni di euro l’attività delle aziende aggregate nel Cabfer (Consorzio artigiani bergamaschi del ferro), una squadra di imprenditori che una decina d’anni fa ha dato vita a uno dei primi esempi efficaci di rete. «Oggi del consorzio fanno parte 18 imprese, di dimensioni diverse (da 3 a 40 addetti, n.d.r.), tutte specializzate nella attività di lavorazione del ferro e dell’acciaio per le più varie applicazioni, dall’edilizia alla logistica, dalla meccanica fino all’arredamento e al design. Disponiamo delle competenze e delle attrezzature per saper fare tutto quello che ci chiedono, perché siamo molto flessibili», racconta Federico Fassi, presidente del CabFer. Così, dalla carpenteria ai componenti d’arredo in ferro battuto, dai forni industriali ai serramenti e alle inferriate, i 18 artigiani del CabFer hanno costruito una sorta di catalogo del ferro che genera un’attività versatile, solida e certificata, anche in tempi di crisi. Un’aggregazione, quella bergamasca, nata attorno all’esigenza di proporsi al mercato come un gruppo coeso, ben prima di quella che è oramai quasi la moda della rete. In realtà, uno dei vantaggi più importanti è stato l’ottimizzazione dei costi di approvvigionamento della materia prima: «Pensi che oggi spendiamo circa 2 milioni di euro all’anno per l’acquisto di ferro e altri metalli. Con questi volumi di ordinativi, possiamo spuntare prezzi molto più convenienti». Ma come si opera in regime di network tra artigiani? «Rispetto al mercato e alla clientela, ogni azienda lavora in modo autonomo ma collabora con le altre, soprattutto quando si creano dei picchi di lavoro oppure quando qualcuno del gruppo ha le macchine un po’ ferme. Non ci si fa concorrenza ma c’è una logica di interscambio anche perché abbiamo la fortuna di essere dislocati tutti nell’area bergamasca. Se ci si conosce e se si lavora sullo stesso segmento di mercato, ci si muove in modo da non calpestarsi i piedi». Di fatto, nonostante il periodo recessivo, il consorzio continua a crescere, perché ogni anno si aggiunge qualche nuovo aggregato, e c’è sempre qualcosa da imparare: «Con i proventi generati dall’attività del consorzio realizziamo attività formative per tenere aggiornati tutti i nostri consorziati e i loro dipendenti», conclude Fassi.

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