INDICE IFIIT: battuta d’arresto per gli investimenti, ma il nord continua a credere nella ripresa

MILANO – Battuta d’arresto in febbraio per l’Indice Ifiit (l’Indice di fiducia sugli investimenti in innovazione tecnologica), che segna il passo dopo una tendenza alla lenta risalita del clima di fiducia. Il valore di sintesi dell’Indice scende dai 32,80 punti del mese di gennaio agli attuali 32,50, appena al di sopra dei 32,40 punti registrati a dicembre. Si contrae la propensione ad investire anche nel mondo industriale e manifatturiero. Le aree geografiche dove la fiducia verso gli investimenti innovativi è più alta sono la Lombardia, il Triveneto e l’Emilia Romagna. Si conferma che sono soprattutto le medie e le grandi aziende internazionalizzate il segmento più vivace e attento alla dinamica innovativa. In sofferenza si mostrano le categorie professionali, il settore edile e le micro-imprese. Resta alta e superiore alla media la propensione ad investire in innovazione tecnologica nei settori del lusso, nella meccanica, nel comparto aeronautico e in quello farmaceutico. Nella media i comparti bancario, assicurativo, dell’energia e delle telecomunicazioni. Nella media – ma con una tendenza al ridimensionamento – i settori della moda e dell’abbigliamento, della manifattura generica. Restano infine molto deboli i comparti dell’edilizia e del commercio, insieme all’agricoltura e all’industria estrattiva. La maggior parte degli intervistati del campione di riferimento di Ifiit è convinta che si stia allargando il gap di competitività tra il nostro sistema-Paese e quello delle altre nazioni europee più avanzate con le quali siamo chiamati a confrontarci. «La platea imprenditoriale – commenta Paolo Gila, giornalista economico della RAI e curatore dell’Ifiit) appare stretta in una morsa. Da una parte sta cogliendo i segnali di una ripresa del ciclo economico a livello internazionale che, pur senza robuste convinzioni, appare via via sempre più incoraggiante. Dall’altra viene costantemente depressa dalle inadempienze della sfera politica nazionale, che mostra tutte le sue lacune e incapacità. Non è solo e tanto il carico burocratico e il peso fiscale a generare indifferenza e malumore nella base imprenditoriale e professionale, quanto la mancanza di una visione strategica di medio e lungo periodo. E’ questa la condizione che consente di poter avviare e pianificare investimenti in grado di smuovere la palude nella quale il Paese sembra essersi arenato. Sulla base dei contatti e delle rilevazioni mensili appare in tutta evidenza come la volontà di avviare o innovare attività rimanga ancora rattrappita in attesa di nuove e più confortanti notizie».

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