INDICE IFIIT: in marzo segno negativo per gli investimenti in innovazione tecnologica

MILANO – Si appesantisce il quadro generale dell’economia e il mondo imprenditoriale rallenta ulteriormente la propensione ad investire in progetti di innovazione tecnologica. In questo quadro l’Indice Ifiit (Indice di fiducia sugli investimenti in innovazione tecnologica) perde ulteriori posizioni e scende a 30,20 punti (dai 30,60 del mese precedente). Viene confermato nel quadro recessivo una sostanziale criticità, caratterizzata da un calo generalizzato della produzione e delle attività per una parte consistente del tessuto imprenditoriale e professionale. Nel contesto generale solo un’azienda su tre persegue obiettivi di investimento nel breve e medio termine. La quota più rilevante (due aziende su tre) è posizionata di fatto in uno stallo che perdura, a seguito di diversi fattori, tra cui: difficoltà a reperire credito dal circuito bancario, calo dei consumi interni e degli ordini, incertezza politica. La maggior parte degli imprenditori coinvolti nelle rilevazioni mensili evidenzia un ulteriore ridimensionamento del fatturato nel corso del 2013, soprattutto nella parte legata al mercato interno, ma cominciano a soffrire anche gli esportatori esposti in area europea, in quanto i segnali di contrazione cominciano a ravvisarsi anche in Germania, con ripercussioni sulla catena della sub-fornitura industriale. A registrare una discreta vitalità della propensione ad investire in progetti di innovazione tecnologica, sia sul versante del processo e sia sul fronte del prodotto, sono i settori dell’elettromedicale, dei trasporti, della sicurezza e dello sviluppo di piattaforme per le transazioni e per i circuiti di pagamento. Di un certo grado ottimistico anche il comparto energetico, dove si colgono maggiori attenzioni verso logiche di investimento, anche a lungo termine. Resta stabile il quadro per alcuni settori manifatturieri del made in Italy, tipicamente il fashion, l’elettronica industriale, la metalmeccanica fine, la chimica. Qualche segnale di vivacità si scorge ancora nel lusso e nella nautica, settori trascinata da una domanda internazionale di un certo rilievo. La propensione ad investire in innovazione produttiva resta generalmente su posizioni elevate nell’area del Nord, in particolare in Lombardia e nel Nord-Est. Stabile Emilia-Romagna, in leggero calo Piemonte e Liguria. In prevalenza è ancora debole nel resto del Paese, con i più bassi livelli nel meridione. Gravissime le difficoltà dei settori legati all’edilizia e al commercio al dettaglio, dove la recessione fa sentire le sue pesanti ripercussioni, trascinando conseguentemente al ribasso gli investimenti dell’indotto professionale e consulenziale ad essi legato. Anche nel settore dell’editoria e della comunicazione sono in atto profonde trasformazioni, che tendono ad accentrare su nuove piattaforme tecnologiche il piano produttivo, ma il calo delle risorse pubblicitarie e la crescita del livello dell’indebitamento impone ristrutturazioni generali con rallentamenti o procrastinamenti dei progetti di investimento tecnologico.

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