INDICE IFIIT: ripresina in aprile, ma solo un terzo degli imprenditori avvia investimenti in innovazione tecnologica

MILANO – Forte rallentamento degli investimenti produttivi, calo della propensione ad investire in innovazione e crisi dei modelli produttivi. E’ questa in sintesi la fotografia scattata in un rapporto frutto di una ricerca congiunta tra Istat e Csea (Centro studi di economia applicata dell’Università Cattolica di Milano). Sono state monitorate le attività di 5 mila aziende italiane del settore manifatturiero (tra queste 1.100 lombarde). Il rapporto ha messo in evidenza che “solo il 33% delle imprese manifatturiere sta investendo in macchinari e impianti mentre prima della crisi lo facevano 92 imprese su 100”. Queste valutazioni sono del tutto in linea con quanto da mesi rileva l’Indice Ifiit (Indice di fiducia sugli investimenti in innovazione tecnologica), che fissa a 33,10 il numero di sintesi del mese di aprile, in lieve recupero da marzo.  Il clima del mercato resta stabile nella sostanza, con una certa riluttanza ad investire in nuove attività produttive se queste non sono fortemente contrassegnate da un’aspettativa di sviluppo delle attività commerciali sui mercati esteri. Si intensifica il fenomeno che in altri report di Ifiit era stato indicato come “arcipelaghizzazione del tessuto produttivo”, nel senso che restano a galla i distretti e le filiere che rappresentano o un’eccellenza o un nodo di rilievo all’interno di reti produttive estese a livello internazionale, mentre soffrono le imprese e le attività che vivono di prevalente o di solo mercato interno. I migliori segnali di fiducia giungono dal comparto della fornitura di prodotti automotoristici, le cui aziende hanno ripreso in mano progetti di innovazione con un certo vigore. Nella sostanza resta stabile il quadro già emerso nei precedenti report. Resta alta e superiore alla media la propensione ad investire in innovazione tecnologica nei settori: arredamento, meccanica fine, energia, farmaceutica. Nella media i comparti: moda, lusso, abbigliamento, bancario, assicurativo e telecomunicazioni. Al di sotto della media i comparti: edilizia, commercio, oltre alle categorie professionali e alle micro e piccole imprese. Circa l’80% degli intervistati ribadisce come si stia allargando il gap di competitività tra il nostro sistema-Paese e quello delle altre nazioni europee più avanzate.

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