INDICE IFIIT: ripresina in marzo, ma solo un terzo degli imprenditori avvia investimenti tecnologici

MILANO – Forte rallentamento degli investimenti produttivi, calo della propensione ad investire in innovazione e crisi dei modelli produttivi. E’ questa in sintesi la fotografia scattata in un rapporto frutto di una ricerca congiunta tra Istat e Csea (Centro studi di economia applicata dell’Università Cattolica di Milano). Sono state monitorate le attività di 5 mila aziende italiane del settore manifatturiero (tra queste 1.100 lombarde). Il rapporto ha messo in evidenza che “solo il 33% delle imprese manifatturiere sta investendo in macchinari e impianti mentre prima della crisi lo facevano 92 imprese su 100”. Queste valutazioni sono del tutto in linea con quanto da mesi rileva l’Indice Ifiit l’Indice di fiducia sugli investimenti in innovazione tecnologica) – 32,70 il numero di sintesi del mese di marzo – e cioè che in questo periodo solo un terzo della base imprenditoriale sta avviando progetti e/o programmi di investimento in innovazione e di miglioramento della qualità produttiva. Le aree geografiche dove la fiducia verso gli investimenti mostra i valori più alti restano nell’ordine la Lombardia, il Triveneto, l’Emilia Romagna, il Piemonte e il Lazio. Le medie e le grandi aziende internazionalizzate continuano a rappresentare il pilastro delle attività di investimento. In luce anche i gruppi che costituiscono un nodo di sub-fornitura di imprese nord-europee (tipicamente tedesche, olandesi e svizzere) che cominciano a irrobustire il senso della ripresa. Peggiora invece il quadro delle categorie professionali, delle micro e delle piccole imprese, oltre al settore delle costruzioni. Resta alta e superiore alla media la propensione ad investire in innovazione tecnologica nei settori: meccanica fine, energia, farmaceutica, trasporti, lusso. Nella media i comparti bancario, assicurativo e telcom, mentre una tendenza al miglioramento connota i settori della moda, dell’abbigliamento e dell’arredo. Restano infine molto deboli i comparti dell’edilizia e del commercio, insieme all’agricoltura e all’industria estrattiva (soprattutto cave per marmo e per ghiaia). La maggior parte degli intervistati del campione di riferimento di Ifiit conferma la convinzione che si stia allargando il gap di competitività tra il nostro sistema-Paese e quello delle altre nazioni europee più avanzate con le quali siamo chiamati a confrontarci.

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