La pizza italiana conquista la Cina con il prodotto da cuocere in pentola

MEDUNO – Fino a poco tempo fa, in Cina era conosciuta quasi esclusivamente la pizza alta, di tipo “americano”, mentre ultimamente si stanno diffondendo ristoranti italiani dove si cucina la nostra pizza tradizionale, con base sottile. Che oggi è molto ricercata, ma anche costosa. Da qui l’idea di Roncadin, azienda friulana specializzata nella produzione pizze surgelate di alta qualità, di esportare in Cina a proprio marchio, così da proporre un prodotto tipicamente italiano, ma a un prezzo più abbordabile rispetto al ristorante, da consumare comodamente a casa propria. L’idea ha funzionato, tanto che l’imprenditore italiano Dario Roncadin ha deciso, dopo il successo della vendita online della pizza tradizionale italiana, di aprire anche un punto vendita monomarca in un business center di Shanghai. Il primo punto di ristoro firmato Roncadin ha aperto i battenti da giugno presso la Zhong Rong Jasper Tower e sta avendo un ottimo successo, tanto che già si parla delle prossime aperture. «I cinesi adorano tutto quello che è Made in Italy, in quanto viene considerato sinonimo di qualità», afferma Roncadin. «La nostra pizza è apprezzata, in Italia come all’estero, proprio perché puntiamo molto sia sulla modalità di preparazione, sia sugli ingredienti. È realizzata con lunghi tempi di lievitazione naturale (da 5 a 24 ore), cottura in forno a legna e farcitura manuale. Abbiamo anche un brevetto esclusivo, che rende la nostra pizza unica al mondo: l’impasto non viene steso, come accade di solito con i metodi tradizionali di laminazione industriale, ma suddiviso in piccole palline. Con un’unica operazione di pressatura a caldo, si ottiene da ognuna una base per la pizza che è molto più sottile rispetto alle altre pizze surgelate». Nel 2013 Roncadin è stato il primo produttore italiano di pizze surgelate ad esportare a proprio marchio in Cina, dapprima sul principale sito di e-commerce cinese, che fa parte del gruppo Alibaba. Per funzionare il prodotto ha dovuto adattarsi alle abitudini peculiari del mercato cinese, che presenta una differenza non da poco: il metodo di cottura. «Il problema che abbiamo incontrato è che nelle case cinesi non si usano i forni, anzi molto spesso non si possiedono nemmeno. È stato quindi messo a punto un sistema di cottura alternativo al forno, che consente di cuocere la pizza in padella preservandone sapore e croccantezza»,aggiunge Roncadin. Lo stabilimento di Meduno occupa 336 persone, con un fatturato 2013 di 56 milioni di euro, mentre quello stimato per il 2014 è 70 milioni di euro. Il 29% del fatturato è generato da clienti italiani, mentre il restante 71% da clienti stranieri, principalmente in Germania e Gran Bretagna.

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