Le più potenti piegatrici e tagliatrici di acciaio hanno un’anima brianzola

CARATE BRIANZA –  «Per il gruppo ligure Coven stiamo realizzando una pressa piegatrice piccola ma di grande potenza, da 350 tonnellate, mentre per un importante player cinese abbiamo in trattativa la produzione di una cesoia a ghigliottina da 6 metri completamente automatizzata, evoluzione di un modello che utilizzano nella loro fabbrica sin dagli anni ’80»: le nuove commesse acquisite dalla Industrie Meccaniche CBC aumentano la dose di ottimismo di Pietro Colombo, amministratore delegato e rappresentante di terza generazione delle tre famiglie che fondarono l’impresa brianzola nell’immediato dopoguerra. Il suo debutto in azienda non è stato dei più semplici, dovendo fronteggiare «la crisi più terrificante che abbia colpito l’industria europea. Dagli anni ‘90 in poi, quando il mercato ha cominciato a erodersi per una concorrenza sempre più numerosa e agguerrita, la proprietà era più impegnata nella gestione della miriade di clienti che aveva (più di 8.000 macchine vendute dal 1947, n.d.r.), che nelle politiche di valorizzazione e di rapporto con il mercato, che da allora ha subito una svolta: l’immagine aziendale ha cominciato a diventare il tratto dominante dell’offerta commerciale, a scapito della garanzia di un know how e di una qualità sempre affidabile». Alla fine si è cominciato a prediligere il prodotto straniero di bassa qualità come quello cinese, o di discreta qualità come quello turco. Così la CBC ha avviato un piano di riorganizzazione e riposizionamento, mantenendo però il tratto distintivo ed esclusivo della sua mission: continuare a progettare e produrre nel suo stabilimento presse e taglierine per la piegatura, la deformazione e il taglio della lamiera, sfruttando l’elevata competenza tecnica dei propri addetti e la collaborazione di qualificati fornitori del territorio. «CBC è ancora un nome apprezzato sul mercato, come reputazione tecnica e know how tecnologico. E’ un brand riconosciuto da chiunque operi in questo settore, in Italia e all’estero. Il problema di fondo è il cambiamento del target cui ci rivolgiamo: se tra gli anni ‘60-‘80 questo era un prodotto richiesto un po’ a tutti, dal fabbro carpentiere alla grande industria automobilistica, oggi le nostre macchine possono essere recepite da aziende che le utilizzano in processi di lavoro ad alta intensità, soprattutto per attività di piegatura e taglio contoterzi». In questo senso il mercato potenziale è così vasto che è difficile individuare un canale preferenziale: «Dalla produzione di serramenti e lattoneria per l’edilizia alla fabbricazione di macchine d’imballaggio, fino alla produzione di serbatoi e grandi contenitori per oleifici e aziende vinicole: noi possiamo costruire macchine di tutte le lunghezze e potenze immaginabili per la lavorazione del metallo, in fasce di prezzo che vanno da 40mila euro a qualche milione, anche in funzione del livello di automazione implementata». Senza dimenticare un aspetto:  «l’acciaio ha un’anima e non è detto che in piegatura si comporti sempre allo stesso modo; per questo, ci deve sempre essere una figura pensante davanti all’impianto», conclude Colombo.

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