L’est europeo traina la crescita dell’automazione “made in Lodi”

LODI – «Abbiamo cominciato nel 2006 a seguire in modo sistematico i mercati dell’est europeo, in particolare Polonia, Russia e Ucraina. Nei primi due/tre anni abbiamo investito nella conoscenza del contesto e nella visibilità del nostro marchio, partecipando a fiere e tessendo rapporti con gli operatori locali, cioè distributori e clienti diretti. Poi abbiamo finalmente raggiunto? una quota di mercato tale da coprire la spesa d’investimento. Così, nell’ultimo anno e mezzo c’è stato il boom delle esportazioni, soprattutto nel segmento dell’imbottigliamento e del packaging»: è proprio il caso di parlare di boom, per la Ever Elettronica, come spiega Matteo Caldi, responsabile marketing e manager di seconda generazione, figlio di quel Felice Caldi fondatore dell’azienda nel 1977. Se il gruppo lodigiano chiuderà il 2012 con un fatturato a 5,5 milioni di euro, in crescita del 5% sull’anno precedente, buona parte di tale andamento positivo lo deve alle attività sui mercati esteri, che nei Paesi dell’est europeo hanno generato in un anno e mezzo un incremento di vendite dell’80%. Qual è allora il punto di forza di questa piccola realtà industriale della bassa padana, che occupa una trentina di addetti ma opera già come una compagnia globalizzata? «Operiamo nel campo dell’automazione industriale, in particolare nei dispositivi per il controllo elettronico di motori elettrici, passo passo e brushless», spiega Caldi junior. «Il gruppo è composto da due società: la prima si occupa della progettazione di dispositivi elettronici per il controllo di questi motori, la seconda li produce. Il nostro prodotto è interamente concepito e realizzato in Italia per la parte elettronica, mentre i motori elettrici, avendo un elevato contenuto di manodopera, sono fabbricati e acquistati nel Far East. Abbiamo anche una sede a Shanghai, che si occupa della commercializzazione dei nostri prodotti in Cina». Dove, tra l’altro, non si respira un’aria molto effervescente, «almeno non quell’ottimismo che pervadeva tutti fino a due anni fa, anche perché i produttori cinesi dipendono ancora moltissimo dall’export verso Usa ed Europa e la crisi industriale dell’Occidente limita questi flussi». La vera svolta per Ever Elettronica c’è stata una decina d’anni fa: «Negli anni ’90 c’è stata l’espansione verso i mercati esteri, soprattutto Francia e Germania, ma a quell’epoca i componenti elettronici li facevamo produrre a un terzista. Nel 2003 abbiamo deciso di portare in casa la produzione, investendo in un capannone, nuovi macchinari e formazione del personale. Questa nuova politica ci ha permesso di reggere all’impatto della crisi, che tra il 2008 e il 2009 è stato davvero consistente». Anche la diversificazione dei settori di sbocco ha aiutato la Ever Elettronica a resistere: «Anni fa eravamo molto legati al tessile, che poi è sparito dall’Italia, anche se abbiamo ancora qualche cliente importante, soprattutto nelle nicchie produttive. Ora siamo ben posizionati nel packaging (macchine automatiche per etichettatura, imbottigliamento, dosatrici, termoformatrici, n.d.r.), nel ceramico, nella stampa, che è comunque in crisi con l’avvio dell’editoria digitale, nel medicale e diagnostico, nel fotovoltaico e anche nella domotica, un settore in crescita che richiede sistemi di controllo per applicazioni particolari come le telecamere di sorveglianza o i pannelli frangisole».

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