Oltre 2mila pmi coinvolte in 400 contratti di rete: il futuro è insieme

LAZISE – Nell’epoca della crisi e della sempre maggiore competitività, la sfida della cooperazione è una della prospettive più importanti per le pmi Italiane. Tanto che le reti d’impresa contrattualizzate in Italia sono già 412 e coinvolgono 2.125 imprese, delle quali 440 hanno sede in Lombardia, come rileva un’elaborazione dell’ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese a luglio 2012. Tuttavia, fare rete vuol dire prima di tutto cambiare la mentalità degli imprenditori che devono superare lo schema classico della competizione per ritrovare, nel mercato, dei partner e non degli avversari con cui condividere un percorso comune di crescita e di sviluppo. È questo quanto emerge dal convegno “B2gether”, svoltosi a fine ottobre sul tema “Imprese e competitività, insieme per il successo”. La tavola rotonda è stata organizzata da Veneto Innovazione, con la collaborazione del Parco scientifico tecnologico Kilometro Rosso, il consorzio Intellimech, Enginsoft, Habitec (Distretto tecnologico trentino per l’energia e per l’ambiente), Distretto aerospaziale pugliese, Mesap (Meccatronica e sistemi avanzati di produzione) ed Ecipa, società di formazione professionale. Mirano Sancin, direttore del Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso ha aperto la conferenza parlando dell’attuale situazione italiana: «Dobbiamo guardare alla crisi come a un opportunità – ha dichiarato – perché in tempi come questi le imprese sono più disponibili a cercare nuove strade per aumentare i margini di profitto e quindi più propense verso l’innovazione». Sancin ha proseguito parlando di “Open innovation” e di quanto la contaminazione di settori e mondi diversi sia necessaria per ripartire portando l’esperienza di Kilometro Rosso. Ma fare rete d’impresa non è però semplice. «Le alleanze strategiche sono quelle che sul breve periodo danno maggiori risultati ma allo stesso tempo sono associate all’idea di un più alto tasso di fallimento», ha dichiarato  Marco Vedovato, direttore del master in Innovazione strategica dell’Università Cà Foscari di Venezia. La motivazione è legata all’innata volontà di autonomia delle piccole e medie imprese del nostro Paese, superabile solo attraverso un nuovo approccio più dirigenziale. «In Italia c’è la volontà di unirsi e di fare rete. Bisogna saper cogliere le sinergie che ma anche applicare delle tecniche a livello di management per fare in modo che le reti funzionino». Questo tema è stato ripreso anche da Gianni Lazzari, amministratore delegato Habitech, secondo il quale «bisogna puntare alla complementarietà ma evitando la conflittualità». Lazzari ha proseguito parlando dell’aggregazione nel settore edile e degli strumenti per realizzarla. «L’edilizia stava vivendo una fase di stallo, era sempre più necessario rinnovare il settore. Per questo abbiamo creato le filiere». Mauro Zangola, responsabile di Programma Mesap, ha parlato dell’aumento delle aziende che vogliono entrare nelle reti d’impresa, facendo specifico riferimento all’esperienza piemontese. «Le aziende che vogliono puntare sull’aggregazione sono aumentate gradualmente nel corso degli anni, non solo nel settore della meccatronica. Oggi in Piemonte i poli scientifici sono triplicati». La conferenza si è conclusa con gli interventi di Giuseppe Acierno e Matteo Ametis. Il primo ha presentato l’esperienza del Distretto aerospaziale pugliese di cui è presidente e amministratore, spiegando la necessità percepita al momento della sua fondazione di «prendere di petto l’innovazione creando un distretto che aggregasse e promuovesse le aziende del territorio». Ametis, vicedirettore di Veneto Innovazione, ha parlato invece del ruolo della pubblica amministrazione sottolineando il fatto che «non deve solo erogare fondi ma aiutare le aziende a mettere le basi su cui costruire le relazioni», aggiungendo che è necessario cambiare i modelli mentali del management, «vero ostacolo al concetto di aggregazione».

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