Ricetta anticrisi per 80 pmi di successo: più sviluppo con i fondi pubblici

MILANO – L’Italia è un Paese in cui chi fa impresa può ancora credere e investire? Sì, a condizione di dare concretezza a un nuovo patto tra istituzioni ed economia reale, basato su fiducia e trasparenza, coerenza tra le leggi e gli obiettivi, semplificazione della burocrazia e accessibilità alle risorse pubbliche. E’ quanto emerso dall’incontro “Reindustrializzare l’Italia si può”, promosso dall’associazione Assomec per assegnare i riconoscimenti “Dal dire al fare, Imprese di successo” a 80 piccole e medie imprese, in collaborazione con Confartigianato, Associazione italiana finiture metalli e Reimpresa e con il supporto degli sponsor Consulman, Spi Power, Milano Readytec, Led House, Tempor, Edenred e Tecn’è. «Un premio per far sapere agli imprenditori e alle istituzioni che la recessione si può vincere, cogliendo tutte le opportunità finanziarie pubbliche, utilizzabili per far crescere il capitale umano e il know how tecnico delle imprese produttive», ha spiegato Barbara Pigoli, presidente Assomec. «Il 95% delle esportazioni italiane proviene dalla produzione industriale, ha un alto standard qualitativo e un posizionamento nella fascia pre-mium del mercato. Ecco perché grandi gruppi come Whirlpool o Natuzzi hanno deciso di riportare in Italia importanti attività produttive e un colosso dell’automotive come Audi sceglie di investire quasi un miliardo di euro sull’indotto della nostra subfornitura di eccellenza. Oggi premiamo proprio le pmi che operano in queste filiere, che hanno chiari obiettivi di crescita e sono riuscite a trasformare in risultati concreti i contri-buti pubblici a sostegno delle attività economiche». Perché allora tante piccole imprese restano escluse dalla grande disponibilità di incentivi pubblici? In gioco ci sono 43 miliardi di euro di fondi comunitari, 500 milioni di euro erogati dai ministeri italiani per in-vestimenti in ricerca e sviluppo, altri 629 milioni di euro dei fondi interprofessionali per la formazione: «Perché l’imprenditore non capisce a chi rivolgersi e per cosa, perché i contributi dovrebbero servire per le imprese e per i lavoratori e non per pagare chi eroga i servizi, perché in sostanza l’eccessiva burocrazia sot-trae solo tempo e senso a chi deve prendere ogni giorno decisioni importanti», ha concluso Pigoli, ribadendo alcuni risultati raggiunti da Assomec: 450 imprese coinvolte, oltre 5 milioni di euro di finanziamenti, 47 mila ore di formazione erogata. E non solo formazione: come ha sottolineato Daniele Respino della società di consulenza Consulman, «oggi le pmi manifatturiere chiedono interventi ben precisi, riguardanti nuovi piani industriali, programmi di riduzione delle perdite e progetti mirati di reingegnerizzazione dei processi».

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