Stop agli incidenti con le motoseghe grazie a una geniale invenzione italiana

OLGIATE COMASCO – Il prodotto si chiama Angel Inside. L’ideatore è Paolo Cappellari, che si autodefinisce un inventore seriale. L’obiettivo? Ridurre in modo drastico gli incidenti, a volte purtroppo letali, che caratterizzano l’impiego delle motoseghe in ambito professionale e hobbistico. Secondo i dati Inail, ogni anno in Italia si registrano 25mila infortuni causati da motoseghe e altri organi da taglio; di questi, circa 1.500 provocano invalidità permanenti, con rilevanti costi sanitari e sociali, e una quarantina il decesso dell’utilizzatore. Non è per caso che proprio l’Inail abbia finanziato con 80mila euro il progetto da 220mila euro elaborato dalla start up comasca Redcap Technology a partire dalla geniale invenzione di Cappellari, con il coinvolgimento di due importanti case costruttrici di motoseghe, la Emak di Reggio Emilia e la Active di Cremona. Ma di cosa si tratta? «E’ una soluzione tecnologica molto semplice, una sorta di airbag virtuale della motosega. Nel momento in cui, monitorata da un sensore a chip, la lama si avvicina a una distanza di pericolo dall’operatore, la macchina riconosce automaticamente il pericolo e si spegne da sola, evitando quindi il contatto con l’utente e il rischio di provocare dei danni anche gravi», spiega Franco Caucci, socio di Cappellari nella Redcap Technology e presidente di Hublab, società di consulenza per il trasferimento tecnologico da università a imprese. In che modo il sensore “riconosce” il pericolo e disattiva l’attrezzo? «Attraverso il differenziale  elettrico che intercorre tra la lama della motosega e la corrente che passa nel corpo umano. Se la superficie è inanimata, la lama funziona; quando si avvicina a una superficie, come la pelle umana, dove si registra un funzionamento biologico di carattere elettrochimico, si arresta immediatamente». L’invenzione di Cappellari non è solamente il frutto di una geniale intuizione, ma nasce dall’integrazione di tecnologie differenti e da studi condotti con il dipartimento di elettronica del Politecnico di Milano, grazie al quale sono stati creati i primi prototipi. «Quando è stata scientificamente dimostrata l’affidabilità della soluzione – prosegue Caucci – siamo riusciti a coinvolgere l’Inail, che da tempo sta investendo su programmi di degli infortuni, e i due costruttori di motoseghe, che hanno il compito di industrializzare il prototipo». Così dal prossimo ottobre, partirà la sperimentazione sul campo: un centinaio di vigili del fuoco di Roma utilizzeranno le motoseghe Angel Inside in condizioni di normale attività e di stress operativo, sotto il sole o la pioggia. «Ma stiamo pensando anche a una versione del sensore da applicare agli attrezzi già esistenti, tramite un kit da montare in modo sicuro e affidabile su motoseghe usate», conclude. Se si pensa che ogni anno nel mondo si vendono 9 milioni di motoseghe, l’idea di Cappellari potrebbe in breve tempo diventare una storia di vero successo del “made in Italy”, contribuendo alla tutela della salute di milioni di utilizzatori in tutto il mondo.

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