Con la plastica “oxobiodegradabile” l’eco-packaging è per tutti

LEGNANO – Basta con le isole di rifiuti plastici che solcano gli oceani: grazie a un additivo di nome d2wR, ottenuto con un procedimento innovativo, i prodotti in plastica realizzati con pellet a granuli (i cosiddetti masterbatch) diventano oxobiodegradabili (cioè addizionati di componenti naturali) e riciclabili a un costo aggiuntivo trascurabile. L’esclusiva italiana di questa tecnologia, messa a punto da una compagnia inglese, è in mano alla Kromabatch, azienda di Legnano, nata oltre un ventennio fa, da tre anni in fase di totale rinnovamento, con prospettive in decisa controtendenza rispetto alla crisi: fatturato 2012 cresciuto a 4 milioni di euro e stime ancor più positive per il 2013. «La vecchia Italmaster si rivolgeva solo al settore plastico-fibre», racconta Raffaele Moz, amministratore della società. «Noi gli abbiamo cambiato nome, mantenendo il pacchetto clienti, le macchine, il 60% circa degli operatori e acquisendo questa nuova tecnologia ecocompatibile, che si confronta sul mercato con quella sviluppata da Novamont, a base di biopolimeri di derivazione naturale come mais, patate eccetera. Ottima per certi tipi di utilizzi, perché compostabile, ma con grossi limiti legati alla resistenza meccanica (un esempio sono i sacchetti della spesa, soggetti a rompersi facilmente, n.d.r.) e soprattutto al fatto che non è riciclabile o termovalorizzabile. Si tratta quindi di risorse alimentari che vanno sprecate. Con l’additivo d2wR, la plastica tradizionale si ricicla o si termovalorizza, non è compostabile, ma nel caso finisca nell’ambiente o in discarica, si biodegrada in un tempo relativamente breve. L’ha certificato il Biolab dell’Università di Pisa, con cui collaboriamo costantemente, oltre ad altri enti certificatori internazionali». Un anno e mezzo fa la Kromabatch ha aperto la divisione cosmetici, di cui è direttore Gabriele Pettinari. L’orientamento è verso prodotti antiallergici quasi esenti da metalli pesanti, come richiede il mercato. «In aggiunta i nostri prodotti sono esclusivamente di derivazione naturale, in particolare tensioattivi estratti dall’olio di mais e cocco e dallo zucchero, dai quali produciamo alcuni blends, che servono per fare creme, shampoo, balsami e pigmenti coloranti atossici molto più puri rispetto alla normativa vigente», spiega Moz. «Detenendo l’esclusiva d2wR abbiamo iniziato a proporre ai clienti della cosmetica un packaging biodegradabile all’avanguardia, capace di coniugare le esigenze estetiche con le prestazioni richieste dal settore». Moz sottolinea che in alcuni Paesi, come Inghilterra, Dubai, e vari stati del Sudamerica, la tecnologia che rende il packaging plastico monouso oxobiodegradabile è obbligatoria, mentre in Italia ancora no: «Le aziende sono interessate ma lente nelle proprie decisioni perché non ancora pressate dalle leggi. Insomma si parla tanto di green economy ma quando poi si tratta di agire nel concreto, ci sono molte resistenze, anche se con il d2wR non sono necessari costi di ricerca o di certificazione, dato che è tutto offerto gratuitamente dalla nostra azienda e da Symphony».
Roberta Folatti

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