Cosa chiedono le imprese per ripartire: deroghe normative e snellezza burocratica

MODENA – Non solo macerie, distruzioni e tragedie umane. Un ampio reportage del quotidiano Avvenire sul post-terremoto testimonia anche di uno spirito di solidarietà e collaborazione che si sta propagando come un’onda positiva tra le centinaia di imprenditori? e le migliaia di lavoratori colpiti in modo più o meno grave dal sisma. «Fortunatamente non abbiamo subito conseguenze gravi, a parte il fermo dell’attività fino alla scorsa domenica. Abbiamo ripreso il lavoro senza un nulla osta per l’agibilità, ma sotto la mia responsabilità, come prevede il decreto della protezione civile del 2 giugno scorso, perché tutti i miei dipendenti volevano tornare a lavorare»: Roberto Zani, titolare della Evar di Carpi, una decina di addetti impegnati nella fabbricazione di stampi per materie plastiche, è molto preoccupato per l’incertezza normativa che caratterizza la situazione post-emergenza. «Abbiamo due necessità prioritarie: da un lato finanziamenti per poter resistere di fronte al calo dell’attività, già minata dalla crisi dell’ultimo anno, e avviare i primi interventi di sistemazione o rifacimento degli immobili. Dall’altro, chiarezza e snellezza nei provvedimenti legislativi che regolamenteranno la ricostruzione». Zani, che fa parte di EG Group, un’aggregazione di aziende della meccanica, è anche presidente della Cna Produzione di Modena ed esprime i timori di un intero comparto produttivo: «Le imprese si sono già attivate fornendo i primi aiuti a chi è in difficoltà, ma ora servono risposte rapide dalle istituzioni per non veder allontanarsi i clienti. Le nostre aziende forniscono tecnologie e impianti al settore del biomedicale, che a sua volta vende i suoi prodotti ad alcuni grandi gruppi multinazionali. Se questi colossi verificano che il nostro territorio non riesce a riprendere l’attività in tempi brevi, spostano le produzioni in altri Paesi, già avvantaggiati dal basso costo di manodopera». Alla Miba di San Prospero, azienda di carpenteria leggera specializzata anche in assemblaggi e montaggi, con 60 addetti e un fatturato del primo trimestre 2012 in crescita dell’8%, il sisma non ha causato danni alle persone o alle strutture ma ha comunque bloccato l’attività: «Abbiamo ricavato degli uffici di fortuna e stiamo contattando tutti i nostri clienti per rassicurarli sulla ripresa del lavoro, che stimiamo possa avvenire nell’arco di una settimana», spiega il vicedirettore Enrico Mirotti, che sottolinea la grande collaborazione solidale emersa subito tra gli imprenditori colpiti e quelli risparmiati dalle scosse. «Grazie ad accordi con i nostri fornitori possiamo esternalizzare l’80% della produzione, portando direttamente alcune fasi di lavorazione di nostra competenza all’interno di un’azienda modenese? che ci ha messo a disposizione i suoi spazi». In effetti, Mirotti rileva come tutte le iniziative di aiuto tra imprese avvengano senza la mediazione o il coinvolgimento delle istituzioni: «All’apparato pubblico chiediamo soprattutto snellezza e rapidità nelle procedure burocratiche, a cominciare dagli interventi di ispezione e autorizzazione per ridare l’agibilità agli stabilimenti. E poi bisogna ragionare sugli aspetti legislativi, perché è inimmaginabile che da subito tutti i capannoni del territorio colpito siano adeguati alle norme antisismiche, ci vorranno mesi e mesi e quindi un quadro di deroghe per consentire alle nostre imprese di rimettersi al lavoro». Spostandoci dalla Bassa modenese alle pendici dell’Appennino, le cose non cambiano molto: «Al momento il nostro territorio ha subito solo di riflesso le conseguenze del terremoto: nessun danno agli stabilimenti, ma diversi nostri clienti del distretto medicale sono stati colpiti gravemente e il fermo delle attività comincia a farsi sentire. E per molte piccole aziende dell’indotto, soprattutto quelle che fanno stampaggi plastici, le conseguenze del sisma potrebbero essere letali»: Cristina Riva, insieme al fratello Davide, conduce la Rivi Magnetics, azienda di Sassuolo specializzata nella produzione di sistemi magnetici per il cambio rapido degli stampi utilizzati in diversi settori industriali, e racconta le difficoltà di chi sta facendo i conti con capannoni distrutti e affari in fumo. Ma soprattutto, è preoccupata per il dopo-terremoto: «Ora siamo ancora nell’emergenza, ma qualcuno ha cominciato a pensare dove e come ricostruire gli stabilimenti?». Intanto il terremoto, nonostante tutto, porta con se’ alcuni aspetti positivi: «Nella tragedia e nel dramma che molti stanno vivendo, sono però emerse esperienze segnate dalla speranza: da un lato è impressionante lo spirito di aggregazione e solidarietà che si è subito attivato sia nelle aree più colpite sia in quelle limitrofe, in cui tutti si sono resi disponibili per qualunque esigenza, in modo concreto e organizzato. Dal punto di vista del mondo economico, abbiamo subito aderito all’iniziativa lanciata dalla Compagnia delle Opere locale per raccogliere fondi da destinare direttamente agli imprenditori che hanno visto crollare i loro impianti».? E la seconda? «Forse è la più importante di tutte: nell’estrema gravità della situazione, la gente ha ricominciato a guardarsi in faccia, a fare conoscenza con vicini che prima neanche si sapeva chi fossero, a stringere rapporti che non fossero caratterizzati solo dalla necessità economica. In un certo senso, ci siamo riscoperti persone».

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