Da 160 milioni di tonnellate di scarti agroalimentari i nuovi bioprodotti

CREMONA – L’Italia dispone ogni anno di un “tesoro” da 160 milioni di tonnellate di scarti agroalimentari, deiezioni animali e sottoprodotti agricoli che possono essere trasformati in “bioprodotti”. Il dato è emerso durante BioEnergy Italy, il salone delle tecnologie per le energie rinnovabili che si è tenuto a CremonaFiere (http://www.bioenergyitaly.com). Il settore dei bioprodotti è in continua espansione in Italia e può utilizzare una grande varietà di scarti e sottoprodotti agricoli come deiezioni animali (130 milioni di tonnellate), frazioni organiche di rifiuti urbani (10 milioni di tonnellate), residui colturali (8,5 milioni di tonnellate), scarti agro-industriali (5 milioni di tonnellate), fanghi di depurazione (3,5 milioni di tonnellate), scarti di macellazione (1 milione di tonnellate). A livello europeo il mercato dei principali bioprodotti (bioplastiche, biolubrificanti, tensioattivi vegetali e biosolventi) raddoppierà da 20 a 40 miliardi di euro nei prossimi 16 anni, occupando circa 93 mila addetti. E’ in aumento anche la domanda di materie prime agricole per lo sviluppo di bioprodotti, come dimostra la riconversione dell’ex petrolchimico di Porto Torres in Sardegna che consentirà, una volta completati gli impianti, di produrre 350 mila tonnellate di prodotti chimici biologici all’anno partendo dalle coltivazioni locali. Nel comparto chimico la bioeconomia è considerata dai governi di Europa, Stati Uniti e Cina la via maestra per garantire alle future generazioni sviluppo sostenibile, sicurezza alimentare e minore dipendenza dalle fonti fossili di energia. E’ un complesso di attività che ha il suo fulcro nell’agricoltura e che in Europa genera un fatturato di circa 2 mila miliardi di euro e dà lavoro a 22 milioni di persone, trasformando risorse biologiche rinnovabili e rifiuti biodegradabili in prodotti a valore aggiunto come alimenti, mangimi, bioenergie, intermedi chimici e bioprodotti. In ambito europeo è previsto un investimento di 2 miliardi di euro nei prossimi sette anni. La Germania, ad esempio, ha stanziato un budget di 2,4 miliardi di euro in cinque anni e altri programmi stanno partendo in Svezia, Belgio, Norvegia e Danimarca. Negli Stati Uniti sono state varate dal 2002 diverse leggi a sostegno dei bioprodotti derivati dall’agricoltura. In Cina le biotecnologie sono considerate una delle sette industrie strategiche emergenti e si punta in particolare sull’aspetto farmaceutico e sui bioprodotti. L’Italia vanta riconosciute punte di eccellenza e un indotto di attività in notevole crescita, con alcuni esempi esposti a Cremona. Dagli scarti industriali delle mele si ricavano la “cartamela” per fazzolettini e rotoli da cucina e la “pellemela” per le calzature e rivestimenti di divani. Una delle realtà che si è mossa in questa direzione è la Frumat, un laboratorio di analisi chimiche di Bolzano che lavora gli scarti reperiti nelle numerose aziende melicole dell’Alto Adige. Ogni anno nel settore ittico italiano circolano 10 milioni di cassette in polistirolo che devono essere smaltite e conferite nella raccolta rifiuti indifferenziata, con alti costi economici e un potenziale ed elevato livello di inquinamento per l’ambiente, a iniziare dalle acque marine. Ecco perché la Blue Marine Service, una cooperativa di San Benedetto del Tronto (AP) che commercializza prodotti ittici, ha iniziato a impiegare cassette realizzate in Polypla, un materiale bio-based totalmente realizzato con materie prime naturali biodegradabili, per lo stoccaggio e la movimentazione del pesce.

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