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Dalle cave al solare: come un’azienda del Casentino progetta la transizione energetica

In un settore tradizionalmente energivoro come quello del calcestruzzo, la transizione energetica può diventare una leva concreta di innovazione e posizionamento competitivo.È il percorso intrapreso da Mariotti Calcestruzzi, azienda del Casentino (Arezzo), che ha trasformato ex cave in impianti fotovoltaici e avviato una propria comunità energetica rinnovabile. un progetto che nasce da una visione imprenditoriale, ma che guarda anche al territorio, al sociale e alla costruzione di nuove relazioni con clienti e comunità locali.A raccontarlo è Eleonora Agnolozzi, socia e vicepresidente dell’azienda, protagonista di un percorso che intreccia investimento industriale, sostenibilità e nuove sfide legate a normativa e infrastrutture energetiche.

Come è nato il coinvolgimento della Mariotti Calcestruzzi nel progetto della comunità energetica?

«Il nostro percorso nasce da una riflessione interna all’azienda. Operiamo da tempo nel settore energetico e abbiamo già realizzato quasi 3 megawatt di impianti fotovoltaici a terra. Essendo un’azienda proveniente dal mondo delle cave, abbiamo avuto l’opportunità di installare gli impianti su terreni già sfruttati, senza particolari vincoli autorizzativi. Questo ci ha permesso di avviare un primo percorso di produzione energetica. Entrando in questo ambito, abbiamo iniziato a capire che esisteva anche la possibilità di sviluppare una comunità energetica. Nel nostro territorio era già stata costituita una Cer, ma inizialmente non avevamo aderito perché i tempi non ci sembravano maturi e non avevamo ancora chiaro il funzionamento. Successivamente, grazie all’incontro con il responsabile di Albatros Alessandro Lana e al progetto della fondazione “La Tua Cer”, abbiamo approfondito il tema e ne siamo rimasti colpiti: non solo per gli aspetti economici, ma per la visione più ampia, che include anche dimensioni sociali e territoriali.  Questo ci ha portato a scegliere di aderire e sviluppare il progetto insieme a loro».

A che punto siete oggi?

«Abbiamo aderito alla fondazione e costituito la nostra comunità energetica, che si chiamerà “Tua Cer Mariotti Green”.In questo momento siamo in attesa della conferma da parte del GSE: tutta la documentazione è stata inviata e, una volta ricevuto il via libera, potremo partire operativamente».

Quali benefici vi aspettate?

«Siamo un’azienda, quindi è evidente che esiste anche una componente economica. Gli incentivi riconosciuti ai produttori rappresentano un elemento importante. Tuttavia, per noi è fondamentale anche il ritorno sul territorio. Abbiamo realizzato circa due megawatt di impianti in un piccolo centro abitato, in un’area dove prima c’erano cave: una trasformazione che può generare anche qualche disagio percepito. Proprio per questo abbiamo pensato che una parte degli incentivi possa essere restituita alla comunità locale, ad esempio attraverso interventi di miglioramento o iniziative a beneficio del paese. Inoltre, vediamo la Cer come un’opportunità per rafforzare il rapporto con i nostri clienti. Lavoriamo con imprese del territorio e poter offrire loro anche un servizio energetico significa costruire una relazione più ampia, che va oltre il prodotto».

Il progetto ha quindi anche una dimensione relazionale?

«Sì, assolutamente. I nostri clienti fanno parte dello stesso territorio e della stessa comunità economica. Se si creano benefici, è naturale condividerli con chi lavora con noi. L’idea è proprio quella di coinvolgere in prima battuta i nostri clienti, offrendo loro la possibilità di entrare nella comunità energetica».

Che ruolo ha Albatros nel vostro percorso?

«Fondamentale. Io stavo pensando alla comunità energetica già da uno o due anni, ma la parte burocratica e amministrativa mi bloccava completamente. Non sapevo da dove partire e avevo visto che altre realtà avevano incontrato grosse difficoltà. Con Albatros abbiamo trovato un supporto completo, soprattutto nella gestione dei rapporti con il GSE e in tutta la parte amministrativa. Senza questo supporto, sinceramente, non saremmo stati in grado di arrivare fino a qui».

Che ruolo ricopre all’interno dell’azienda?

«Sono socia e vicepresidente del consiglio di amministrazione. Inoltre, gestisco un’altra azienda con cui abbiamo realizzato ulteriori impianti fotovoltaici, sempre su ex cave. L’idea è quella di integrare progressivamente anche questi impianti all’interno della comunità energetica».

Quindi senza impattare su suolo agricolo?

«Esatto. Si tratta di terreni già sfruttati, in parte degradati. In questo senso abbiamo fatto un lavoro di recupero. Alcune aree erano ferme da anni: oggi ospitano impianti fotovoltaici, ma restano anche elementi paesaggistici importanti. È un equilibrio che abbiamo cercato di mantenere».

Quanto è complesso operare in un contesto normativo in continua evoluzione?

«Molto complesso. Le normative cambiano rapidamente, non solo per le comunità energetiche ma anche per la realizzazione degli impianti. Per fare un esempio, siamo partiti con un iter autorizzativo regionale e, nel giro di un anno, siamo arrivati a poter realizzare un impianto con una semplice comunicazione al comune. Da un lato è una semplificazione, ma dall’altro rende difficile pianificare gli investimenti: non sempre è facile capire quale sarà il quadro normativo nel momento in cui si realizza un progetto».

Ci sono altre criticità che vi preoccupano?

«Sì, soprattutto la gestione delle reti di distribuzione. Noi produciamo energia rinnovabile, ma non è sempre chiaro se le infrastrutture siano in grado di assorbirla. Ci stanno chiedendo di installare sistemi di controllo remoto che permettono di ridurre la potenza o addirittura interrompere la produzione. Questo apre un’incognita: cosa succede se l’impianto viene limitato o fermato? In territori come il nostro, dove le reti sono già molto sfruttate, c’è il rischio che non si riesca a sviluppare ulteriormente la produzione. È un tema che riguarda tutto il sistema. Ma vorrei sottolineare che la partnership con Albatros ci tranquillizza molto».

Arianna Pinton

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