In occasione della recente conferenza tenutasi a Sesto Campano, Fausto Faggioli, imprenditore romagnolo noto per i progetti di valorizzazione territoriale, è stato eletto presidente della Commissione nazionale turismo della Confederazione italiani nel mondo (Cim). La nomina punta a rafforzare il legame tra i territori italiani e le comunità degli italiani all’estero. Faggioli porta con sé un approccio che privilegia il turismo esperienziale e integrato: dalle Fattorie Faggioli alle iniziative di promozione locale, l’obiettivo è trasformare i luoghi in esperienze autentiche che mettano in rete agricoltura, cultura, ambiente e comunità. Anche nell’ambito della transizione energetica, grazie al ruolo che Faggioli ha assunto sin dal 2022 come presidente di Rete Albatros.
Presidente Faggioli, ci racconta cos’è la Rete Albatros e quale ruolo svolge oggi nei territori?
«Rete Albatros nasce dall’idea che i territori non possano più affrontare le sfide del futuro in modo isolato. Oggi servono reti di competenze capaci di accompagnare enti locali, imprese e comunità nei processi di innovazione e sviluppo. Albatros è una rete di professionisti che affianca i territori con competenze amministrative, ingegneristiche, progettuali e finanziarie. L’obiettivo è aiutare i comuni e le comunità locali a costruire progetti concreti di sviluppo sostenibile, capaci di valorizzare le risorse locali e migliorare la qualità della vita delle persone. In questo senso lavoriamo per favorire nuove forme di collaborazione tra pubblico e privato, mettendo in rete competenze e visioni per accompagnare i territori verso un futuro più sostenibile e resiliente».

Lei parla spesso di “filiera territorio”. Cosa significa concretamente?
«Il territorio non è solo uno spazio geografico, ma una comunità viva fatta di relazioni, cultura, ambiente ed economia. Quando parlo di “filiera territorio” mi riferisco alla capacità di mettere in relazione agricoltura, turismo, cultura, ambiente, artigianato e servizi. Solo attraverso questa integrazione si può generare uno sviluppo vero e duraturo. Oggi il turista, il cittadino e anche l’investitore non cercano più solo un prodotto, ma cercano un’esperienza autentica di territorio, condivisa con la comunità locale. Per questo diventa fondamentale creare sinergie tra tutti gli attori del territorio, costruendo un progetto comune di sviluppo che nasca dal territorio stesso».
In che modo ambiente ed energia entrano in questa visione?
«Ambiente ed energia sono ormai elementi centrali nelle politiche di sviluppo territoriale.La transizione energetica rappresenta oggi una grande opportunità per i territori, soprattutto per le aree rurali e per i piccoli comuni. Le comunità energetiche rinnovabili permettono infatti a cittadini, imprese e amministrazioni locali di produrre e condividere energia pulita da fonti rinnovabili. Questo significa non solo ridurre l’impatto ambientale, ma anche generare nuove opportunità economiche e sociali per le comunità locali, rafforzando l’autonomia energetica dei territori».

In questo momento storico segnato da crisi internazionali e aumento dei costi energetici, che ruolo possono avere i territori?
«Stiamo vivendo una fase storica molto complessa. Le guerre in atto e le tensioni geopolitiche ci hanno fatto capire quanto sia fragile un sistema energetico troppo dipendente da fonti esterne. Per questo la transizione energetica non è soltanto una scelta ambientale, ma anche una scelta economica, sociale e strategica per i territori, che hanno oggi una grande opportunità: diventare produttori di energia e non solo consumatori. Attraverso le comunità energetiche rinnovabili cittadini, imprese e amministrazioni locali possono produrre energia pulita e condividerla all’interno della comunità. Questo significa ridurre i costi energetici, aumentare l’autonomia dei territori e creare nuove economie locali. Produrre energia a chilometro zero significa infatti generare valore che rimane nel territorio e per il territorio, sostenendo famiglie, imprese e servizi locali».
In che modo le comunità energetiche possono diventare uno strumento di sviluppo territoriale?
«Le comunità energetiche rappresentano molto più di un progetto tecnologico: sono un vero modello di comunità territoriale. Quando un territorio decide di produrre e condividere energia rinnovabile crea un sistema virtuoso in cui ambiente, economia e coesione sociale si rafforzano reciprocamente. Significa trasformare i cittadini da semplici utenti in protagonisti della transizione energetica. Le comunità energetiche permettono di ridurre la dipendenza energetica dall’esterno, abbattere i costi per famiglie e imprese, valorizzare le risorse locali e generare nuove economie territoriali. Soprattutto permettono di trattenere sul territorio una parte importante della ricchezza prodotta dall’energia. Quando l’energia viene prodotta localmente, il valore economico non va più lontano, ma resta nella comunità e alimenta sviluppo, servizi e opportunità per le nuove generazioni».
Qual è la sfida più importante che i territori devono affrontare oggi?
«La sfida più grande è ricostruire comunità territoriali forti e consapevoli. Per troppo tempo abbiamo pensato allo sviluppo come qualcosa che arriva dall’esterno. In realtà lo sviluppo nasce dalla capacità delle comunità di lavorare insieme, valorizzando le proprie identità, le proprie competenze e le proprie risorse. Il territorio è forse la più grande opera collettiva realizzata dall’uomo nel dialogo con la natura, e oggi abbiamo la responsabilità di custodirlo e farlo evolvere».
Qual è la visione futura per i territori in relazione all’energia?
«Immagino territori sempre più autosufficienti, resilienti e collaborativi. Così come in questi anni abbiamo lavorato sulla filiera territorio – agricoltura, turismo, cultura, ambiente – oggi dobbiamo integrare anche una vera filiera energetica territoriale. Il futuro sarà fatto di territori intelligenti, dove produzione agricola, turismo sostenibile, economia circolare ed energia rinnovabile dialogano tra loro. In questo scenario le comunità energetiche possono diventare una delle più grandi opportunità di sviluppo locale dei prossimi anni. Perché produrre energia a chilometro zero significa rafforzare l’identità del territorio, migliorare la qualità della vita dei cittadini e costruire un modello di sviluppo più equilibrato e sostenibile. Come amo ricordare spesso: l’energia del futuro non sarà solo rinnovabile, ma sarà soprattutto territoriale e condivisa. Quando l’energia nasce dentro una comunità, diventa sviluppo, autonomia e futuro per quel territorio».




