La start up del food selezionato porta nel mondo i talenti del territorio

UDINE  – Talentland è la nuova start up interamente italiana nel mondo del food che rivoluziona il modo di produrre, mangiare e distribuire il cibo.  Cuore del progetto è il “Disciplinare di Maurizio Berlighieri”, un regolamento unico nel suo genere che imposta un cambiamento sostanziale in tutta la filiera: da chi produce il cibo (allevatori, agricoltori) a chi lo trasforma, a chi lo consuma, creando una maggiore consapevolezza generale. Il progetto si basa sulla vendita dei prodotti selezionati attraverso il network marketing, ma è attivo anche l’e-shop, per i consumatori finali che vogliono rimanere solo clienti e non intendono aderire al network. Il progetto è nato nel 2013 dalla mente di Raffaella Ruggiano e ha potuto diventare realtà grazie all’investitore Riccardo Camplani.  E’ stato presentato ad Assago lo scorso maggio, attraverso una tavola rotonda di professionisti-nutrizionisti, docenti universitari, esperti di marketing e di formazione. «Inizialmente avviato in cinque Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna) il progetto TalentLand da maggio 2015 è stato esteso a tutta Italia, Isole escluse, dove invece saranno iniziati a breve i test sui prodotti freschi: per iniziare la vendita è necessario garantire la catena del freddo durante il trasporto fino al punto di consegna in Sicilia e Sardegna», racconta la fondatrice. Ai primi 100 fornitori individuati e a 250 prodotti approvati, si aggiungeranno a breve altre aziende e altri prodotti, compresi quelli per vegetariani, vegani e celiaci. Obiettivo finanziario di TalentLand è di raggiungere un fatturato di 7 milioni di euro il primo anno, con crescita fino a 33 milioni di euro pianificata al terzo anno. L’azienda, infine, ha predisposto un aumento di capitale di un milione di euro per finanziare ulteriormente lo sviluppo, puntando su network marketing e ristoranti di posizionamento medio-alto. Tra gli obiettivi vi è l’internazionalizzazione dell’azienda, dopo un anno dal consolidamento dello start up, verso i Paesi europei (in particolare in paesi quali Germania, Francia e Regno Unito) dove è già sviluppato il business model. «Usa e altri Paesi saranno presi in considerazione in un secondo tempo, poiché richiedono studi di fattibilità differenti e più approfonditi, dal prezzo da formulare al consumatore finale, ai costi di logistica e distribuzione per servire il mercato al quadro normativo e fiscale per esportare in modo competitivo i prodotti», conclude Camplani.

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