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LIBERALIZZAZIONI: migliora il mercato italiano, ma la strada è ancora lunga

Secondo l’annuale analisi dell’Istituto Bruno Leoni, sale al 52% l’indice di apertura dei mercati in Italia, con un incremento di 3 punti percentuali. Bene il settore elettrico, male le ferrovie

Ci.Emme.

L’Italia può definirsi un Pese a libero mercato? La risposta alla domanda è un “nì”. Ovvero sì, ma non ancora abbastanza. L’analisi è stata presentata – anche quest’anno come ogni anno dal 2007 – dall’Istituto Bruno Leoni, che nel “leggere” i dati ha dato anche un voto al governo. Promosso con sufficienza minima. Insomma, un segno di incoraggiamento, visto che 2012 il punteggio dell’Indice sale al 52%, 3 punti in più rispetto al 2011, grazie al miglioramento di dieci settori. La ragione di questa crescita – spiega l’istituto di analisi economiche – deriva dal miglioramento di quasi tutti i settori censiti (sedici), di cui dieci migliorano (quattro in maniera rilevante, cioè guadagnano almeno 5 punti), tre restano stabili e tre subiscono un modesto arretramento. Ciascun settore ha una storia a sé, ma in generale si può affermare che si iniziano a vedere gli effetti delle riforme operate dal governo Monti che, per quanto timide, segnano una cesura rispetto al passato e mettono in moto un processo che, presumibilmente, l’anno prossimo porterà a ulteriori passi avanti. Nel dettaglio, la parte del leone, nel trend di crescita dell’apertura del mercato italiano in Europa, la fa anche quest’anno il settore elettrico (77% rispetto al Regno Unito). Il progresso è riconducibile alla maggiore competizione che si rileva sul mercato, anche in conseguenza della crisi economica che ha determinato una condizione di eccesso di capacità produttiva la quale costringe i produttori a farsi una concorrenza più serrata. Tuttavia, vi è pure un elemento di forte criticità che potrebbe portare, nei prossimi anni, a rivedere la valutazione al ribasso: l’eccesso di capacità produttiva è dovuto in parte al boom della produzione rinnovabile incentivata e caratterizzata da obblighi di ritiro, dunque sottratta sia al rischio-prezzo sia al rischio-volume. Il mercato elettrico è seguito dai mercati finanziari (66% rispetto alla Svizzera) e trasporto aereo (65% rispetto all’Irlanda). I settori meno liberalizzati sono i servizi idrici (19% rispetto al Regno Unito), le ferrovie (36% rispetto alla Svezia) e le autostrade (40% rispetto alla Spagna). Un capitolo a parte meriterebbe il settore televisivo (61%), dove il mercato arretra, seppure di un solo punto, rispetto al 2011. La lieve variazione tuttavia non è dovuta a un peggioramento della situazione italiana ma principalmente a un miglioramento dei quella spagnola, col ridimensionamento dell’operatore pubblico iberico. Proprio l’estensione e il peso dell’intervento pubblico sono la maggior causa dell’arretratezza italiana nel settore.

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