MILANO – «Quando l’imprenditore agisce sulla base del valore della “proprietà professionale”, comportandosi verso l’azienda e il contesto in cui opera con senso di responsabilità, tutto il sistema economico ne trae vantaggio. È questa lezione del liberalismo europeo che noi dobbiamo raccogliere, contrapposta al pensiero dominante negli Usa da vent’anni. Quel pensiero basato sul gigantismo della finanza e sulle lobby, quel pensiero che ha portato alla crisi». Lo ha detto l’economista Marco Vitale al convegno organizzato da Inaz per la presentazione del lavoro di Marco Manzoni “Marco Vitale – Sherpa d’idee e costruttore di ponti”, al quale sono intervenuti anche Annalori Ambrosoli, vedova di Giorgio, il patron di Smeg Roberto Bertazzoni, l’economista Vittorio Coda il regista Ermanno Olmi. Al centro del dibattito i valori d’impresa che possono accompagnare Italia ed Europa in questo tempo di trasformazioni. Ad aprire il convegno Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz, che ha spiegato così il senso dell’appuntamento: «Siamo convinti che oggi, oltre a fare bene impresa, sia necessario fare cultura d’impresa. Ossia valorizzare il fare in ogni ambito per il bene comune, in modo che l’economia e la finanza siano al servizio dell’uomo e non viceversa. Con le sue parole e il suo operato, Marco Vitale offre questi valori al mondo imprenditoriale e alle nuove generazioni». L’incontro ha ripercorso la vita, le amicizie e le passioni di Marco Vitale per tracciare il ritratto di un uomo che da sempre, nel suo lavoro di docente e consulente per le aziende, porta avanti l’idea di un umanesimo d’impresa, «la sola visione – ha ammonito Vitale – che può contrastare gli effetti di una crisi oramai sistemica». Una visione prettamente europea, contrapposta a quella americana, spiega ancora Vitale: «Il recupero economico statunitense è basato sulla sabbia. Le grandi banche che hanno causato la crisi sono ancora lì, più potenti. In questi giorni si è ventilata la nomina a presidente della Federal Reserve di Lawrence Summers, il fautore della deregulation che ha portato al crollo del 2008. Il divario fra ricchi e poveri è ai massimi storici. Il grande pericolo viene dall’America e l’Europa non deve seguire questa strada, ma insistere su un liberalismo vero e su un’economia sociale di mercato che fa parte della nostra cultura». Dall’incontro è emerso un valore condiviso, la consapevolezza di far parte di una comunità in cui ogni soggetto è chiamato a fare la sua parte. «Anche e soprattutto nel ruolo di imprenditore. Le nostre esperienze migliori spesso provengono dal mondo delle imprese familiari: imprenditori che non si sentono semplicemente padroni di un’azienda, ma che con senso di responsabilità verso dipendenti, fornitori, stakeholder e società intera mirano a costruire qualcosa per le generazioni che verranno», ha concluso Vitale.

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