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Montone punta sulla Cer per tutelare il paesaggio e rafforzare la comunità

Nel borgo umbro di Montone, poco più di 1.600 abitanti in provincia di Perugia, il tema della transizione energetica si intreccia con quello della tutela del paesaggio e dell’identità del territorio. L’idea di una comunità energetica rinnovabile nasce infatti dalla necessità di trovare un equilibrio tra sostenibilità e conservazione del patrimonio storico del centro medievale. Un percorso avviato anni fa e oggi diventato un progetto concreto, costruito progressivamente insieme alla cittadinanza. Il sindaco Mirco Rinaldi racconta come è nata la Cer di Montone, quali obiettivi si pone e quale ruolo potrà avere nella vita della comunità locale.

Mirco Rinaldi, sindaco del Comune di Montone

Quando il tema della transizione energetica e il progetto di una Cer sono entrati nell’agenda politica della vostra amministrazione?

«Mi sono candidato a sindaco nel 2014 e già allora avevamo iniziato a riflettere su questi temi. Montone è un borgo storico molto ben conservato e ci ponevamo una domanda semplice: perché i residenti del centro storico non potevano accedere facilmente al fotovoltaico? Per ragioni legate alla tutela del patrimonio monumentale e paesaggistico, nel centro storico non era semplice installare pannelli. Da lì nacque l’idea di realizzare impianti fuori dalle mura del borgo, in modo da produrre energia destinata ai residenti. In un certo senso eravamo precursori. Poi, negli anni successivi, è arrivata la normativa europea sulle comunità energetiche, recepita anche in Italia, e abbiamo capito che quella intuizione poteva trasformarsi in un progetto concreto. Tanto che la costituzione della Cer è diventata uno dei punti del nostro programma amministrativo».

La cittadinanza e le imprese hanno condiviso questo percorso?

«Sì, fin dall’inizio c’è stato un forte interesse. Naturalmente abbiamo scelto di costruire la Cer gradualmente, senza forzature. Nel tempo abbiamo organizzato più assemblee pubbliche e incontri informativi. Le adesioni stanno arrivando e il progetto continua a crescere passo dopo passo».

Come è nata la collaborazione con Albatros?

«Avevamo ottenuto un finanziamento ministeriale, attraverso fondi Pnrr, per sviluppare progetti innovativi per il territorio. A quel punto abbiamo iniziato a cercare una realtà che potesse supportarci nella costituzione della Cer. Dopo aver valutato diverse possibilità, abbiamo scelto Albatros per competenza, disponibilità e capacità di supporto. Per un piccolo comune poter contare su persone preparate e sempre disponibili è stato fondamentale».

In che modo Albatros vi ha supportato sul piano tecnico e amministrativo?

«Ci hanno messo a disposizione professionisti che hanno lavorato insieme ai nostri tecnici e al segretario comunale, soprattutto nella fase di adesione e costituzione. Montone, infatti, non è soltanto socio della comunità energetica, ma anche fondatore. Per questo avevamo bisogno di competenze non solo tecniche ma anche giuridiche. In questa fase iniziale il supporto ricevuto è stato molto importante».

A che punto siete oggi con lo sviluppo della Cer?

«Stiamo registrando le prime adesioni e stanno emergendo anche i primi produttori. Abbiamo già individuato alcuni terreni idonei, ma naturalmente bisogna confrontarsi con i tempi della burocrazia. I consumatori ci sono, i produttori stanno completando le pratiche e crediamo che presto inizieremo a vedere i primi risultati concreti. Abbiamo scelto di costruire la Cer gradualmente e crediamo che anche la crescita debba avvenire in modo progressivo. Per noi è importante che il progetto contribuisca anche alla tutela del paesaggio: quando l’amministrazione è coinvolta direttamente, c’è una particolare attenzione a individuare aree che non compromettano le bellezze del territorio».

Avete già pensato a come verranno utilizzati i benefici economici generati dalla condivisione dell’energia?

«La normativa prevede che una parte delle risorse venga destinata anche a progetti sociali per la comunità. Abbiamo alcune idee, ma vogliamo condividerle con i cittadini attraverso assemblee pubbliche. Pensiamo che un progetto di questo tipo debba essere costruito insieme alla comunità».

Dalle sue parole emerge una forte attenzione alla partecipazione della cittadinanza.

«Sì, credo sia fondamentale. In un piccolo comune come il nostro è importante fare comunità, e noi vogliamo farla anche dal punto di vista energetico. L’obiettivo principale resta la tutela dell’ambiente, ma c’è anche un valore sociale molto forte: chi ha la possibilità di produrre energia può contribuire indirettamente anche al benessere di chi non può permettersi un impianto. Questo aspetto di solidarietà è uno degli elementi più belli della comunità energetica».

Arianna Pinton

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