OSSERVATORIO ALKEMY: Italia ultima in Europa per export ma il digitale può far salire il Pil del 10%

I dati rilasciati da Commercio nello scorso mese di giugno dicono che occorreranno più di 10 anni per tornare ai livelli di consumi pre-crisi: ed è quindi alla luce di questi dati che risulta impensabile perseguire una crescita del nostro Pil basata sui soli consumi interni. Attualmente, soltanto il 29% del Pil italiano è basato sull’export, una percentuale decisamente minore rispetto alla media Europea del 40% e che appare ancor più esigua se paragonata a quella della Germania, dove l’export contribuisce per circa metà del prodotto interno lordo nazionale. L’obiettivo futuro che l’Italia si deve porre per riallineare la propria competitività internazionale agli standard europei è, quindi, quello di incrementare le sue esportazioni di almeno un terzo rispetto ai livelli attuali. Nel supportare la sfida delle aziende italiane ad aprirsi a nuovi mercati, il digitale si candida come naturale protagonista.  Recenti ricerche di Boston Consulting Group e di McKinsey rilevano come le aziende con una presenza rilevante sui canali digitali crescono il doppio in termini di fatturato e sono, al contempo, tre volte più competitive sul panorama internazionale oltre a generare sensibili innalzamenti anche sul fronte dell’occupazione. Ma perché le nostre aziende sono ancora così indietro sul digitale? Due sembrano essere le più evidenti motivazioni. La prima: l’erronea convinzione che il digitale valga poco. Uno studio Altagamma di questo anno indica che, nel settore moda e lusso risulta solo il 3% delle vendite è realizzato online, ma che oltre il 30% delle vendite offline è, però, fortemente influenzato dall’online. Il secondo: la scarsa integrazione di strategie digitali nei piani di sviluppo, sul fronte domanda/azienda e poche competenze di business e strategia da parte delle società di consulenza digitale. Quanto può̀ valere tutto questo? Se grazie ad un corretto uso del digitale, le aziende italiane riuscissero ad esportare almeno al livello della media europea, questo significherebbe un aumento di circa 150 miliardi di euro di Pil: il 10% in più rispetto agli attuali 1.500 miliardi.

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