MILANO – Il primo trimestre 2012 registra per la produzione industriale una variazione negativa sia del dato congiunturale (-0,7% il dato destagionalizzato) che del dato tendenziale (-2,8%). Per le aziende artigiane manifatturiere i dati congiunturale (-2,6%) e tendenziale (-6,4%) sono più negativi. L’indice della produzione industriale scende a quota 97,8 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100). Per le aziende artigiane l’indice della produzione flette maggiormente scendendo a quota 72,6 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100). Produzione in crescita su base annua solo per i settori delle pelli-calzature (+2,5%), degli alimentari (+0,9%), della chimica e delle industrie varie (+0,5%). Registrano variazioni particolarmente negative i mezzi di trasporto, l’abbigliamento e i minerali non metalliferi tutti oltre il -8%. Significative anche le contrazioni dei settori tessile (-5,5%), gomma- plastica (-5,0%) e legno-mobilio (-4,9%). Risultato negativo diffuso a tutti i settori dell’artigianato, con le contrazioni maggiori per i minerali non metalliferi (-16,0%), l’abbigliamento (-13,4%) e il tessile (-11,8%). Più moderato il calo registrato dalle pelli-calzature (-1,0%). Di segno uniforme ma di differente intensità i risultati delle tre destinazioni economiche dei beni considerate, con i beni di consumo in contrazione del 3,3%, i beni intermedi del 2,5% e i beni di investimento dell’1,4%. I dati sulla produzione per dimensione d’impresa evidenziano una maggior contrazione per le più grandi (-4,9%), seguite dalle piccole (-2,9%) e dalle medie (-1,8%). Si riduce ulteriormente la quota di aziende che registra forti incrementi dei livelli produttivi (27,8% contro il 31% dello scorso trimestre); considerando anche le imprese che dichiarano incrementi minimi, l’area positiva riguarda il 37,5% degli intervistati. Cresce sia il numero delle aziende con variazioni molto negative (40%), che il numero delle aziende con contrazioni minime (9,3%). Il fatturato a prezzi correnti registra una variazione tendenziale negativa del -1,0%, e rispetto al trimestre precedente del -0,1%. Gli ordinativi acquisiti nel trimestre dalle imprese industriali presentano un segno negativo su base annua sia nella componente interna (-7,3%) sia in quella estera (-0,6%). Considerando la variazione congiunturale gli ordini interni mantengo l’intensità della contrazione in linea con il trimestre precedente (-2,0%), mentre gli ordini esteri registrano una variazione positiva (+0,8%). Il periodo di produzione assicurata dal portafoglio ordini è in crescita (58,9 giornate), ed è costante la quota del fatturato estero sul totale (37,4%). Complessivamente il portafoglio ordini si mantiene sul livello medio registrato nel 2011 (34,5 giornate di produzione assicurata). L’occupazione è stazionaria per l’industria grazie a un’accelerazione del tasso d’ingresso e al contestuale rallentamento del tasso d’uscita, che portano a un saldo entrati–usciti nullo. Contemporaneamente aumenta la quota di aziende che fa ricorso alla CIG (24,2%) e anche quella delle ore di CIG sul monte ore trimestrale (3,4%). Altre variabili dell’andamento congiunturale: Il tasso d’utilizzo degli impianti conferma il rallentamento dei livelli produttivi sia per l’industria, scendendo al 72%, che per l’artigianato, scendendo al 67%. Fra i settori dell’industria, il tasso non raggiunge il 70% per il tessile (69,8%), le industrie varie (68,8%), la gomma-plastica (68,4%), le pelli-calzature (66,3%) e i minerali non metalliferi (61,6%). Fra i settori dell’artigianato si registrano tassi di utilizzo inferiori al 70% per tutti i settori tranne le pelli-calzature (71,4%). Il livello delle scorte dei prodotti finiti è ritenuto adeguato dal 78% delle imprese industriali, fra le restanti prevalgono le valutazioni di esuberanza (+3,5% il saldo). E’ del 38% la quota di aziende che non tiene scorte tra le imprese di piccole dimensioni, contro il 26% delle medie e l’11% delle grandi. Le scorte di materie prime sono adeguate per il 76% delle imprese industriali, con un saldo positivo molto contenuto tra i giudizi di scarsità ed esuberanza (+0,3%). La quota di imprese che dichiara di non tenere scorte di materie prime si ferma al 12% per l’industria e al 31% per l’artigianato. Rimangono costanti le spinte inflazionistiche sui prezzi medi delle materie prime che registrano incrementi congiunturali dell’1,6% per le imprese industriali (contro il +5,5% di inizio 2011) e del 2,6% per le artigiane (contro il +7,2% di inizio 2011). I prezzi dei prodotti finiti risultano pressoché stazionari con un piccolo incremento per l’industria (+0,7%) e una variazione nulla per l’artigianato. Le aspettative degli imprenditori industriali per il secondo trimestre 2012 presentano un generale deterioramento per domanda interna, produzione e occupazione, mentre sono ancora in terreno positivo e in ripresa per la domanda estera. Occorre considerare che, in questo trimestre, supera il 50% la quota di imprenditori che prevede stabilità dei livelli per produzione, domanda interna ed estera ed è oltre l’80% quella di chi prevede stabilità dei livelli occupazionali.

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