Una nuova acquisizione e +30% di fatturato per i “grossisti” dell’acciaio

COSTAMASNAGA – «Con l’acquisizione della Lima, storica azienda brianzola specializzata nella rilaminazione dei coils di acciaio, abbiamo salvato 35 posti di lavoro e completato con un prodotto di assoluta qualità la gamma della nostra offerta di metalli prelavorati»: è soddisfatto Eufrasio Anghileri, presidente della lecchese Eusider, per l’operazione da 7 milioni di euro che in settembre ha portato la sua azienda ad ampliare la capacità produttiva e di servizio. Protagonista da quasi un secolo nel mondo della siderurgia, nata come ragione sociale nel ’79, oggi la Eusider è uno dei più qualificati e completi “supermarket” dell’acciaio sul mercato italiano, con un fatturato di 300 milioni di euro a fine 2015, più di 200 collaboratori impegnati in otto stabilimenti e oltre 500mila tonnellate di acciaio lavorato e commercializzato in un anno. «Siamo ormai alla quarta generazione. Ha iniziato mio nonno Eufrasio nel 1920, con il commercio di legna, carbone e acciaio. Ha proseguito mio padre Giacomo, seguito da me e da mio fratello Antonio. E quattro anni fa è entrato in azienda mio figlio Giacomino, per portare avanti la nostra mission: essere il centro di servizio per il mercato dell’acciaio, ponendoci tra la produzione, ovvero i colossi come Ilva, Arvedi o Thyssen, e gli utilizzatori finali nei settori dell’automotive e dell’elettrodomestico». Un ruolo fondamentale, perché il modello organizzativo “just in time” prevede in sostanza l’eliminazione del magazzino: «Se l’utilizzatore acquistasse il coil in acciaieria, avrebbe un tempo di consegna di almeno 90 giorni, mentre rivolgendosi a noi la consegna si riduce a 48/72 ore, grazie allo stock di cui disponiamo.  In più, oltre alla tempestività e frequenza di consegna, garantiamo quelle prelavorazioni che il coil esige per essere impiegato subito in linea di produzione». Essenzialmente sono due i procedimenti curati da Eusider: la nastratura, per ottenere dai grandi coil dei nastri di dimensioni idonee ai vari impieghi,  e la spianatura, per ridurre i rotoli in fogli. Una gamma ampia, multiprodotto, che forse ha contribuito a mantenere l’azienda a galla quando è scoppiata la crisi: «nel settembre 2008, rientrati dalle ferie dopo un ottimo primo semestre, sembrava che si fosse fermato il mondo: nessun ordine, telefoni muti, richieste inesistenti. Da lì è cominciato un periodo spaventoso, riassunto in un calo della domanda del 30% e nell’aumento degli insoluti. Abbiamo reagito, attivando subito un contratto di assicurazione al credito, che ci garantisce al 90% su qualunque sofferenza finanziaria; e abbiamo cominciato a guardare oltre il mercato italiano. Ci rivolgiamo all’estero sia per l’import, acquistando una quota importante (30/35%) di prodotto siderurgico da Europa e Far East, sia per l’export (25%) verso aziende italiane che hanno delocalizzato e clienti esteri diretti in Europa, Turchia e nord Africa». Negli ultimi due anni la situazione è cambiata: dal novembre 2014 è iniziata una netta inversione di tendenza, tanto che Eusider ha chiuso il bilancino dei primi 9 mesi al 30% in più di fatturato sull’anno precedente. «Non è una fiammata, è vera ripresa: l’automotive ci chiede più merce, l’elettrodomestico mantiene gli ordinativi richiesti, la massa di insoluti è diminuita ed è aumentata la puntualità nei pagamenti. Dopo anni di crisi siamo finalmente ottimisti per il futuro».

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