Cresce del 48% la pressofusione doc per le pompe a vuoto dei motori tedeschi

MADIGNANO – Tra i clienti finali ci sono Mercedes, Audi, Porsche e Volkswagen, che l’hanno scelta come fornitore qualificato per le pompe dei motori diesel che alimentano le loro linee di produzione. E ora anche Bmw, per la quale saranno realizzate le scatole del cambio per i modelli ibridi I3 e I8. A dimostrazione che il “made in Italy” dà affidabilità, sicurezza e qualità alle migliori auto europee: lo conferma la storia di Officine Aiolfi, impresa cremasca produttrice di pressofusioni e componenti meccanici in alluminio, che chiude il 2013 con un +48% rispetto all’anno scorso e ricavi per circa 6 milioni di euro. Fondata da Giampaolo Aiolfi nel 1974, oggi è condotta dai figli Claudio ed Emanuele: «Nel 2004 avevamo gli uffici in un container e per arrivare da noi bisognava attraversare a un orto. Grazie alla presenza su un portale web ci aveva contattato un’importante multinazionale tedesca, leader mondiale nell’automazione industriale, un gigante da 12.000 dipendenti e oltre un miliardo di euro di fatturato, che stava per diventare il nostro primo cliente estero. Prima ci chiesero alcuni campioni gratuiti, poi dopo otto mesi una preserie di 2.500 pezzi e finalmente l’incontro. Probabilmente, quando sono arrivati nella nostra sede, i manager devono aver pensato di aver buttato via i soldi dell’aereo, ma quando gli abbiamo mostrato i reparti produttivi e hanno visto di cosa eravamo capaci, hanno siglato l’accordo per una commessa che dura ancora oggi e sta pure crescendo». Oggi le Officine Aiolfi operano con uno staff di circa 50 addetti e producono in gran parte pressofusioni per il settore automotive, che è destinato a crescere, ma anche per l’elettromeccanica, la pneumatica, l’oleoidraulica. L’azienda esporta direttamente il 42% del fatturato, ma tramite clienti italiani che lavorano per gruppi internazionali quasi tutta la produzione finisce all’estero. Il successo di questa piccola realtà manifatturiera dipende in buona misura da una strategia avviata durante la crisi dei primi anni ’90: «Quando siamo entrati in azienda io e mio fratello Emanuele, abbiamo cominciato a introdurre nuovi macchinari, prima ancora di acquisire le commesse per farli girare; abbiamo quindi definito una strategia di lungo termine fondata su quelli che ritenevamo i nostri punti di forza e cercando di prevedere e prevenire i futuri punti di debolezza del nostro comparto in Italia. E abbiamo riqualificato l’organizzazione e il know how aziendale, fino a raggiungere la  certificazione ISO/TS nel 2009, dopo investimenti di centinaia di migliaia di euro in sistemi gestionali e tecnologici».

 

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