La pressofusione abbatte i costi e alza la qualità con la visione elettronica

LUISAGO – «Sono stato il primo ad introdurre in Italia un robot antropomorfo  per la pressofusione, circa venticinque anni fa. Da allora continuo ad investire nella ricerca e nell’innovazione, puntando tutto sul nostro know how, sulla capacità di co-progettare insieme al cliente e sulla rapidità nel rispondere alle commesse»: così Rodolfo Cremasco racconta con orgoglio quale sia l’impegno costante speso nello sviluppo di tecnologie sempre più avanzate, tali da permettere alla Cremasco Matteo, piccola impresa comasca di 21 dipendenti attiva nel settore della pressofusione di alluminio per la produzione di componenti meccanici (ad esempio teste e parti per motoseghe, tosaerba e motozappe, elementi di arredo come giunti per scrivanie, piedini per cucine e tavoli), di competere con successo sul mercato globale, dove la concorrenza dalla Cina e dall’est Europa è fortissima e centrata sul prezzo sempre più basso. Fondata negli anni ’60 da Matteo Cremasco, padre di Rodolfo, l’azienda dà avvio alla sua storia con un aneddoto curioso. Il futuro imprenditore Matteo era dipendente di un’azienda di pressofusione dalla quale, a seguito di un diverbio avuto con il genero del titolare, fu licenziato. Come buonuscita, anziché una somma in denaro, Matteo chiese una macchina utensile e insieme a un socio iniziò a produrre in proprio. Fin da principio, la Cremasco Matteo si caratterizzava per un elevato interesse nelle tecniche di automazione, come quelle implementate dalla Kawasaki. Proprio grazie alle migliorie apportate dal colosso giapponese, l’azienda comasca ha appena introdotto nuovi robot dotati di visione elettronica, che individuano e afferrano autonomamente i pezzi sul nastro trasportatore e procedono con l’operazione di sbavatura, ovvero la rimozione delle piccole asperità presenti sulla superficie del metallo. «La funzionalità della telecamera – specifica Rodolfo Cremasco – comporterà costi più contenuti di dime per il prelievo e per il posizionamento del pezzo, oltre che influire positivamente sulla qualità dei nostri prodotti». Grande attenzione viene dedicata anche all’impatto ambientale: «investiamo il 7% del fatturato in soluzioni e strumenti che aumentino l’ecosostenibilità della nostra produzione. Già nel 1995 avevamo installato l’impianto per l’aspirazione dei fumi e per la depurazione delle acque, riducendo a zero le emissioni nocive. Inoltre – continua Cremasco – circa il 20% del nostro approvvigionamento energetico attuale proviene da un impianto fotovoltaico». Nessuna previsione per il futuro, visto che si lavora a vista, ma la consapevolezza di riuscire a tenere: «Nonostante la recessione, in questi ultimi anni il nostro fatturato è rimasto stabile intorno ai 6 milioni di euro, di cui il 40% per l’export in ambito Ue».

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