Porta il lilla in fabbrica la prima pressa elettrica per gomma

CAPRIANO DEL COLLE – «Siccome nelle fabbriche di solito si vedono e si usano macchinari grigi e anonimi, abbiamo voluto dare un originale tocco di colore e lanciare sul mercato la prima pressa per gomma di colore lilla»: Barbara Ulcelli, amministratrice della bresciana Img Industrie Meccaniche Generali, ha portato un indubbio tocco di femminilità in un mondo abituato a tinte assai meno poetiche. Ma non è di solo colore che si vince la sfida del mercato: «La vera innovazione della nostra Rubber Machine, destinata soprattutto alla produzione di o-rings e guarnizioni, riguarda l’alimentazione, per la prima volta integralmente elettrica su una pressa per gomma: «In genere l’iniezione della gomma necessita di spinte molto forti, che richiedono asservimenti idraulici. Noi siamo riusciti, tramite l’uso di motori in linea, a eliminare questo meccanismo: l’unica presenza di olio nella macchina è data dal sistema di lubrificazione dello scorrimento». Quali allora i vantaggi di questa novità? «Considerando il costo superiore (almeno il 30% in più) rispetto a una pressa idraulica, nella Rubber Machine si riduce la rumorosità (-30% rispetto a macchina idraulica) e si ottiene una maggior igiene, indispensabile in certi settori come il medicale (ad esempio le camere bianche sterili, dove si stampa solo con presse elettriche, senza olio), un risparmio energetico del 30% e l’assenza di emissioni da olio combustibile. Non è detto che il mercato sia già pronto per recepire questo macchinario, però è l’obiettivo cui bisogna tendere, tanto che i grandi gruppi già ci stanno arrivando». Così, una piccola azienda (30 addetti) continua a chiudere bilanci in positivo (l’ultimo a 17 milioni di euro) reggendo la competizione con i colossi mondiali del settore: «Con questa macchina abbiamo finalmente riavvicinato i clienti tedeschi, che in genere snobbano la tecnologia italiana perché la reputa inferiore». Da qualche anno Img è anche distributore in esclusiva per l’Italia della cinese Haida, cioè il più grande costruttore mondiale di macchine per iniezione: «E una partnership puramente commerciale che però ci consente di vendere alla clientela italiana le uniche macchine d’importazione correttamente certificate. E non ci sono problemi di concorrenza, perché sono destinate a target diversi». Già, perché Haida produce 33mila macchine all’anno, di quelle che basta attaccare la spina e cominciano a stampare pezzi in volumi straordinari. I prodotti “made in Img” sono invece macchine studiate per soddisfare esigenze particolari e hanno caratteristiche e prestazioni su misura, tanto che se ne producono circa 150 pezzi all’anno: «Per i cinesi queste produzioni sono di nicchia, non possono copiarci e non lo vogliono neppure, perché per loro sarebbe diseconomico», conclude la Ulcelli, che ci lascia una piccola lezione di macro-economia: meglio continuare a fare bene i piccoli industriali in Italia, perché sulla specializzazione di nicchia siamo imbattibili.

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