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RAPPORTO IREX: boom delle rinnovabili nei Paesi emergenti, Europa al top negli investimenti

ROMA – Cina, India, Sudamerica e Sudafrica: cambia la geografia delle energie rinnovabili, con i Paesi emergenti che nel 2011 sono riusciti ad attrarre il 19,4% delle operazioni dei 50 maggiori gruppi mondiali. E il valore è destinato ad aumentare. L’Europa resta leader con il 45,1% degli investimenti seguita dagli Stati Uniti ma il mercato cinese – già primo nell’eolico – inizia a puntare forte anche sul fotovoltaico: per fatturato, due delle prime tre posizioni dello scacchiere solare internazionale sono occupate da aziende del gigante asiatico. E i player italiani? Sono in grado di cogliere le nuove opportunità, con Enel Green Power che siede al tavolo delle “Top 50” mondiali e le aziende più piccole che puntano all’estero. «La crescita verde del nostro Paese non può essere slegata da uno sbocco internazionale», ha detto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, commentando i dati dell’Irex International Report di Althesys, presentato a Roma. Che ha fotografato una situazione fortemente dinamica: nel 2011 le cinquanta aziende top delle energie rinnovabili hanno effettuato 572 operazioni in tutto il mondo per 63,2 gigawatt e un business da 69,3 miliardi di dollari. L’eolico è ancora la prima tecnologia, con il 46,3% delle operazioni davanti al fotovoltaico a quota 40,2%. Ma, se si considera l’intero universo dei player mondiali – e non solo i “Top 50” – per il secondo anno consecutivo il business dell’energia del sole batte quello del vento. Guardando ancora alle “Top 50”, l’Irex International Report individua come più promettenti tra le nuove tecnologie l’eolico offshore (6,7% delle operazioni) e il solare a concentrazione (4,6%). Un minor peso continuano ad avere le biomasse e l’energia da rifiuti (0,9%), l’energia dalle maree (0,9%) e il geotermico (0,4%). Le operazioni prevalenti sono la costruzione di nuovi impianti (37,9%), seguite da quelle finanziarie – come fusioni, acquisizioni, joint venture e partnership – che hanno pesato per il 16,9%. Le società analizzate impiegano più di 350mila addetti in tutto il mondo, circa il 15,4% del totale. «Il settore delle rinnovabili, anche italiane, è sempre più internazionale – conferma Alessandro Marangoni, ceo di Althesys e capo del team di ricerca – con alcuni top player che hanno fatto da apripista. Nel 2011 anche società di dimensioni più ridotte hanno realizzato una parte cospicua del proprio fatturato all’estero. Tra i molti trend della nostra analisi, due emergono con forza: il settore continua a essere redditizio per le utility, mentre i costruttori di tecnologia pagano la crisi e la guerra dei prezzi». Infatti, per un campione di cinque imprese attive sia nelle rinnovabili che nelle energie tradizionali (Abengoa, Dong, Eon, Rwe e Vattenfall), l’ebitda medio per le prime vola al 62,7%, contro il 19,4% complessivo. «In Italia – ha dichiarato l’amministratore delegato di Enel Green Power, Francesco Starace – si riuscirà probabilmente a raggiungere l’obiettivo europeo in termini di generazione da fonti rinnovabili senza ricorrere ad importazione dall’estero, se si manterrà un adeguato tasso di crescita, anche in presenza di una riduzione degli incentivi. Abbiamo concentrato la nostra attenzione sui migliori progetti, in grado di sopravvivere a un clima più severo». D’accordo col ministro Clini è Piero Manzoni, amministratore delegato di Falck Renewables: «Il business delle rinnovabili in Italia nasce principalmente come capacità di assemblare attività di terzi attraverso una logica finanziaria. Ora tutti devono voltare pagina e estrarre valore industriale vero, ottimizzando gli asset esistenti e facendo innovazione sui processi produttivi».

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