Vale 6 milioni la commessa di filtri e tubi per le miniere in Giordania

 

CARIMATE – Il made in Italy è apprezzato in tutto il mondo e nei Paesi arabi sempre di più. Lo sa bene Marina Paparelli, moglie di Sergio, amministratore della Paparelli Alessandro e figlio, azienda comasca specializzata nella produzione di tubi e filtri per i pozzi d’acqua. «Nell’ultimo anno abbiamo completato una commessa del valore di 6 milioni di euro per la  Giordania», spiega la signora Paparelli. «Si tratta della costruzione di un impianto di raffreddamento delle miniere per la lavorazione dei fosfati, sostanze chimiche utilizzate nei concimi. Il lavoro di particolare complessità e su dimensioni enormi: lo scavo dei pozzi doveva spingersi fino a un chilometro sotto terra e le tubazioni e i filtri di nostro produzione avrebbero dovuto essere compatibili con l’acqua calda e salata delle falde semi-desertiche, tipiche del Medio Oriente. Abbiamo rispettato le consegne e la ditta committente è rimasta pienamente soddisfatta». Fondata a Cantù nel 1947 come impresa familiare dedicata alla riparazione delle macchine per falegnami, negli anni ’60 la Paparelli si trasferisce nella sede odierna e attua una profonda conversione produttiva, spostandosi definitivamente nel settore dei tubi e dei filtri per pozzi. Attualmente, l’azienda impiega 28 dipendenti e ha chiuso l’ultimo esercizio a 11 milioni di euro, l’80% del quale proveniente dall’export. La proiezione marcatamente internazionale deriva da un fatto preciso della storia della ditta, che ci racconta la stessa amministratrice: «Nel 1993 il ministero dell’Irrigazione egiziano bandì una gara di appalto, che vincemmo, per la costruzione di numerosi pozzi lungo la costa del Mar Rosso. La zona – prosegue Paparelli – era totalmente deserta, ma il governo aveva in mente di sviluppare il turismo, di conseguenza c’era necessità di acqua per le strutture alberghiere e i resort. Siamo orgogliosi di affermare che con il nostro contributo sono sorte località come Sharm el-Sheik e Marsa Alam». Quel momento ha rappresentato la svolta per la Paparelli: «da allora la nostra visibilità internazionale è aumentata, tanto che ora vendiamo in tutto il continente europeo, nella fascia del Maghreb, in Africa centrale, nel Medio Oriente e nella penisola arabica, fino al Golfo Persico». L’impresa carimatese si distingue dai suoi competitor anche perché è l’unico produttore italiano di filtri a spirale: «Dal 1998 siamo leader nazionali in questa specifica tecnologia, che ha favorito la nostra espansione sui mercati esteri». Le potenzialità e le prospettive sono eccellenti: «L’obiettivo per i prossimi anni è quello di continuare sulla strada dell’innovazione tecnologica e del miglioramento dei materiali, per entrare in mercati nuovi e di elevato valore commerciale, come Canada, Stati Uniti, Russia e Kazakistan».

 

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