CAPALLE – La second life di un tappeto nasce nel cuore del distretto del tessile di Prato, dove da quasi mezzo secolo opera la Dell’Orco & Villani, azienda storica oggi produttrice di macchine e impianti completi per la ri-trasformazione in fibra degli scarti della produzione e confezione dei tessuti e la mescolatura delle fibre utilizzate nella produzione di filati, tessuti-non-tessuti, ovatte, feltri, e per la produzione di pannelli termo-isolanti e fono-assorbenti per l’industria dell’auto, dell’edilizia e del geotessile. «I nostri impianti sono utilizzati nel riciclaggio e nel recupero degli scarti di produzione di tappeti e moquette, carta, materassi, e dell’interno dei sedili auto. Con 24 addetti e un fatturato che si aggira intorno ai 3,5 milioni di euro, siamo presenti in buona parte dei mercati mondiali: Russia, Usa, America Latina, Sud Africa, Europa», racconta Sara Dell’Orco, esponente della terza generazione della famiglia che ha dato origine a questa storia d’impresa. Proprio la presenza sul mercato statunitense ha dato vita a un nuovo ramo d’attività dell’azienda toscana: «Ogni anno in Usa vengono smaltiti, in discariche distanti fino a 300 chilometri dai luoghi di raccolta, fino a due milioni e mezzo di tonnellate di tappeti usati non biodegradabili. Se bruciati, questi tappeti rilasciano sostanze tossiche, se accumulati non si disgregano mai. Insieme al nostro agente locale, abbiamo sviluppato e brevettato una tecnologia altamente innovativa che permette di separare la fibra superficiale dalla struttura del tappeto, e successivamente di ottenere da quest’ultima fibre aperte che possono essere utilizzate per la produzione di feltro per sottotappeti, pannelli termo e fonoisolanti eccetera». La fibra superficiale, a sua volta, può essere utilizzata, tramite un processo di estrusione, per produrre nuovo filato per tappeti oppure per produrre componenti di derivazione plastica per l’industria dell’auto e delle costruzioni. La trasformazione di ogni tonnellata di vecchi tappeti permette un risparmio energetico pari a 6 metri cubi di acqua e 200 galloni di petrolio. «La nuova tecnologia è stata concessa in esclusiva mondiale all’azienda Interface di Atlanta, che sta attualmente utilizzando un nostro impianto della capacità produttiva di 15mila tonnellate/anno». Ma la Dell’Orco & Villani non si ferma e sta cercando nuove strade che valorizzino un’attività per adesso marginale del processo produttivo. L’dea è quella di utilizzare gli impianti per produrre prodotti innovativi, utilizzando gli scarti di produzione presenti sul mercato e che attualmente sono eliminati con elevati costi di smaltimento. Da qualche anno è stata allestita una sala prove con una piccola linea pilota, che viene usata per creare e testare nuovi prodotti, quali pannelli isolanti di vari spessori e densità per l’edilizia e l’arredamento, prediligendo materiali in fibra naturale e vegetale, ecosostenibili, che possono sostituire la lana di roccia o la lana di vetro. Si cercano partner per sviluppare questa nuova idea di business.

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