La multinazionale tascabile dei profili in acciaio vince con il sistema a rete

MERATE – Un gruppo costituito da dieci società italiane ed estere, che mettono insieme 765 anni di esperienza nel campo dell’industria metallurgica e meccanica, 313 milioni di euro di fatturato aggregato (+8% rispetto all’anno precedente), un margine operativo lordo di 27,2 milioni di euro (rispetto ai 18,7 del 2013),  un organico di oltre 1.400 addetti: questa è Calvi Holding, la realtà costituita nel 2004 «per creare valore attraverso un modello reticolare, che sviluppa sinergie e genera soluzioni sempre più innovative e competitive per i clienti», spiega Riccardo Chini, presidente di quella che può essere definita una multinazionale tascabile al servizio dell’industria manifatturiera. Con sede operativa nel lecchese, la holding si articola attorno a due network: il Calvi Network special steel profiles (ne fanno parte Calvi, Falci, Fiav, Siderval, Sipa, Cefival, Hoesch Schwerter Profile, Rathbone Precision Metals), che detiene la leadership mondiale nella lavorazione metallurgica di profili speciali in acciaio su disegno del cliente, e il Calvi Network for material handling (Lift-Tek Elecar e Lift Technologies), attivo nel comparto meccanico con un’offerta altamente competitiva nella fornitura di gruppi di sollevamento per carrelli elevatori. «Le aziende appartenenti al gruppo, con sedi in Italia e in tutto il mondo, sono la chiave di questo modello imprenditoriale basato sul networking. Questa strategia consente l’autonomia operativa delle differenti realtà aziendali e mira a valorizzarne l’azione e il servizio, grazie alla condivisione di know how e alla messa in rete di processi, tecnologie e soluzioni». Secondo Chini, «nell’industria manifatturiera mondiale più avanzata c’è un trend di domanda crescente di servizi di deformazione di prodotti lunghi in acciaio e altri materiali speciali, con lo scopo di conferire a essi proprietà meccaniche ben definite, stabilità di forma e mantenimento di ristrette tolleranze dimensionali». L’evoluzione del gruppo Calvi ha puntato proprio in questa direzione, attraverso le diverse tappe dello sviluppo: oggi ha impianti produttivi in quattro Paesi (Italia, Germania, Francia e Usa), con trend commerciali differenziati in base alle tecnologie di lavorazione (trafilatura a freddo, estrusione a caldo, laminazione a caldo) e ai diversi settori serviti. «Nel 2014 le società operanti nel settore della trafilatura a freddo hanno incrementato i propri livelli di attività grazie alla ripartenza degli investimenti in alcuni settori come l’automazione, la macchina utensile speciale e l’impiantistica per l’industria automobilistica». Comparti in cui nella scelta dei profili sono vincenti caratteristiche quali l’accuratezza dimensionale e le tolleranze rigorose, la superficie liscia e priva di scaglie, le geometrie complesse e i bordi netti, le elevate proprietà meccaniche e la struttura metallurgica superiore. «Le realtà operanti nel settore dell’estrusione a caldo, grazie alla flessibilità dei loro processi, riescono a far fronte a una domanda discontinua, determinata per lo più da progetti nel settore del retro-fitting di impianti per la produzione di energia e dell’impiantistica nel settore oil and gas». Oltre alla logistica, anche l’industria ferroviaria, delle macchine agricole o dell’automotive si affida ai profili Calvi per le proprietà meccaniche superiori delle aree dei componenti sottoposte a particolari sollecitazioni. Le ottime prestazioni del comparto metallurgico in casa Calvi si affiancano alla crescita del network meccanico, in cui Lift‐Tek progetta e produce montanti e attrezzature integrate per il material handling. Numerosi i settori serviti: depositi e magazzini, industrie alimentari, edilizia, acciaierie, cartiere, impianti di movimentazione container. «Per noi è importante valorizzare gli investimenti e le innovazioni di processo che introduciamo nel nostro sistema industriale. Tra le novità più significative, cito l’inserimento di impianti specifici per la stiratura a caldo di leghe di titanio e l’avvio della produzione di tubi bimetallici estrusi a caldo», conclude Chini.

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