OSSERVATORIO GECO: I dieci sprechi più frequenti nella progettazione industriale

Sprechi di tempo, di conoscenza e di risorse frenano l’innovazione, lo sviluppo e la progettazione in grado di far competere le pmi e le grandi aziende italiane sui mercati internazionali. È quanto emerge dalla fotografia scattata dall’Osservatorio Osservatorio GeCo (Gestione dei processi collaborativi di progettazione) della School of Management del Politecnico di Milano in occasione del convegno “A ciascuno il suo: ingredienti e ricette per innovare”. «Le conseguenze? Per il 95% delle imprese intervistate sono le troppe e continue richieste di modifica, per l’88% il sovraccarico dei progettisti e per il 72% lo sforamento dei costi dei progetti». afferma Monica Rossi, responsabile della Ricerca dell’Osservatorio GeCo. Al primo posto della top 10 degli sprechi si classifica la necessità di spendere del tempo per modifiche e revisioni, dovute a cambiamenti nelle priorità, nei dati, nei requisiti: il 91% delle aziende lo riscontra spesso o talvolta al suo interno. Per l’83% lo spreco risiede nel fatto che i nuovi assunti spendono molto tempo per allinearsi alla conoscenza pregressa e non hanno a disposizione sistemi, strumenti e attività che li supportino in questo recupero di conoscenza. Per il 78% delle aziende, invece, è necessario rifare progetti (o una parte di essi) dopo aver scoperto di aver lavorato con dati rivelatisi, successivamente, non corretti o incompleti. Alla base del podio, lo spreco del tempo passato a inserire informazioni del progetto in più sistemi informativi, transcodificando manualmente dati e codici: è stato riscontrato dal 72% delle aziende. Chiude la top 5, con una presenza nel 70% delle aziende, lo spreco di risorse derivante dalla sovra-progettazione di prodotto, con conseguente crescita dei costi di sviluppo. E mentre il 67% delle aziende si ritrova spesso o talvolta ad aver immesso nel mercato prodotti difettosi che necessitano di ulteriori interventi di riparazione, il 59% riscontra due diversi sprechi: la realizzazione di progetti che non arrivano sul mercato e la necessità di rifare progetti già sviluppati ma dei quali non è stata recuperata la conoscenza pregressa. Chiudono la top 10, lo spreco di conoscenza legato all’avere progettato, nel prodotto, funzionalità non richieste dal mercato (riscontrato dal 55% delle aziende) e lo spreco di tempo derivante dalla mancanza di firme o autorizzazione dei responsabili che fanno “da tappo” (rilevato dal 46% delle realtà esaminate). «Gli sprechi sono in maggioranza considerati facilmente evitabili, anche se si presentano con frequenza», aggiunge Sergio Terzi, responsabile scientifico dell’Osservatorio GeCo. «In particolare sono ritenuti facilmente rimediabili l’attesa per firme e autorizzazioni, l’aver rifatto un progetto già sviluppato senza aver recuperato la conoscenza e le “sovra-progettazioni” che alzano i costi di sviluppo. Mentre vengono quasi percepiti come “fatalistici” e quindi difficilmente evitabili le modifiche legate a cambiamenti nelle priorità e nei dati, il rifacimento di progetti per dati rivelatisi non corretti e l’abbandono di un progetto non arrivato sul mercato». Tra le ricette per poter ordinare la progettazione in azienda verso le riduzioni degli sprechi e la crescita della competitività, l’Osservatorio GeCo ha identificato quattro modelli di innovazione già avviati dalle realtà analizzate e a cui ogni azienda può ispirarsi. «Il modello di progettazione orientata al cliente consente di essere competitivi nei costi e nelle tempistiche e maggiormente orientati alla customizzazione, con tempestività, puntualità e qualità al di sopra dei propri competitor», afferma Monica Rossi. «Un secondo modello emerso è quello basato su un approccio formale e pianificato alla creazione, con rilevazioni di performance e un aggiornamento costante scritto dei progetti: consente risparmi di costi e tempi e una flessibilità nei progetti, permettendo di avvantaggiarsi sui competitor dal punto di visto dell’innovatività». Aggiunge Sergio Terzi: “Il modello basato sulla progettazione collaborativa, ovvero sull’esplorazione simultanea collaborativa di diverse alternative progettuali, permette di essere competitivi in flessibilità e costi e di essere superiori ai diretti competitor soprattutto nella tempestività e nella puntualità oltre che nella qualità. Infine, il modello dell’innovazione sostenibile, basato sulla sostenibilità e l’innovazione dei prodotti attraverso l’attenzione alla logistica e alla seconda parte del ciclo di vita del prodotto, permette di essere competitivi nella differenziazione dei prodotti, ottenendo un vantaggio sui competitor per quanto concerne la qualità e la varietà dei prodotti stessi».

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