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Dalla spesa all’autoproduzione: a Latronico l’energia crea economia

Per molti comuni, soprattutto nelle aree interne, la sfida della transizione energetica non ha a che fare soltanto con la riduzione dell’uso di fonti fossili, ma punta a ripensare il ruolo dell’ente pubblico come protagonista attivo nella produzione e gestione delle risorse energetiche da fonti rinnovabili. È questa la direzione intrapresa dal Comune di Latronico, in Basilicata, dove l’amministrazione ha scelto di trasformare l’efficientamento energetico in una strategia di lungo periodo. Ne parliamo con il sindaco Fausto De Maria, che racconta il percorso avviato verso la Comunità energetica rinnovabile e le prospettive economiche legate al progetto. 

Sindaco De Maria, quando la transizione energetica è diventata una priorità per la vostra amministrazione?

«Fin dall’inizio del mandato. Il nostro obiettivo era chiaro: ridurre progressivamente fino ad azzerare le bollette energetiche comunali. Per questo abbiamo investito in progetti di riqualificazione energetica degli immobili pubblici, utilizzando fondi disponibili e, in alcuni casi, anche mutui sostenibili grazie al risparmio generato. Abbiamo già sostituito circa due terzi dell’illuminazione pubblica con sistemi più efficienti. Quando abbiamo approfondito il tema delle comunità energetiche abbiamo capito subito che il comune doveva assumere un ruolo attivo, diventando produttore di energia».

In che modo si concretizza questo ruolo?

«Abbiamo presentato una richiesta per realizzare oltre otto impianti fotovoltaici su immobili comunali. L’idea è semplice: utilizzare i tetti pubblici per produrre energia destinata prima all’autoconsumo e alla riduzione della spesa energetica dell’ente. L’energia prodotta in eccesso – per esempio quando scuole e uffici sono chiusi – potrà essere condivisa con i cittadini attraverso l’adesione alla Cer. In questo modo il comune diventa protagonista e facilita la partecipazione di chi non ha la possibilità di produrre energia autonomamente».

Come ha reagito la cittadinanza?

«C’è stato molto interesse, ma anche la necessità di fare chiarezza. Il primo lavoro è stato spiegare cosa sia realmente una comunità energetica, perché spesso si pensa che sia uno strumento per “guadagnare”, mentre in realtà è un sistema di condivisione tra chi produce e chi consuma energia. Abbiamo organizzato incontri pubblici e utilizzato anche strumenti di comunicazione come video informativi per far comprendere il funzionamento del modello. La consapevolezza è cresciuta gradualmente e oggi vediamo una partecipazione concreta».

Come nasce la collaborazione con Albatros?

«Avevamo bisogno di un supporto tecnico qualificato per strutturare la nostra Cer. Albatros ci ha accompagnato nella fase di impostazione, aiutandoci a comprendere i meccanismi e a costruire il modello organizzativo. Per noi era fondamentale avere un partner capace di guidarci in un campo nuovo. Un comune può essere protagonista solo se produce energia: altrimenti la Cer rischia di rimanere un’opportunità teorica».

Che tipo di supporto tecnico-amministrativo avete ricevuto?

«Il supporto di Albatros è stato soprattutto operativo e normativo: dalla redazione dello statuto alla spiegazione dei processi tecnici e amministrativi, fino all’accompagnamento nei confronti di aziende e cittadini interessati. Le normative cambiano frequentemente e per un ente locale non è semplice mantenere un aggiornamento continuo su aspetti così specialistici. In questo senso il supporto ricevuto è stato determinante, fino alla costituzione della configurazione locale di Latronico, suddivisa su due cabine primarie, nell’ambito della fondazione di partecipazione “La Tua Cer”, con approvazione del regolamento autonomo che definisce l’identità e il profilo della nostra comunità».

Quali sono i punti di forza della vostra comunità energetica?

«Il punto centrale è la produzione diretta di energia da parte del comune. Questo ci permetterà non solo di ridurre la spesa energetica pubblica, ma anche di generare benefici condivisi per la comunità. Stiamo valutando, per esempio, la possibilità di trasformare i benefici economici derivanti dall’energia condivisa in incentivi per i cittadini, creando un circuito virtuoso interno. L’idea è che le risorse generate possano rientrare nel territorio e sostenere anche la microeconomia locale, incentivando i consumi nei negozi del paese».

Quindi la Cer diventa anche uno strumento economico locale?

«Esattamente. Se il Comune riduce la spesa energetica, libera risorse di bilancio che possono essere destinate al sociale o ad altri servizi. Allo stesso tempo, la condivisione dell’energia può trasformarsi in un’opportunità concreta per i cittadini. L’obiettivo finale è creare un circuito chiuso virtuoso, in cui energia, economia locale e comunità si rafforzano reciprocamente».

Energia pubblica, valore collettivo.

«Il caso di Latronico evidenzia una trasformazione significativa del ruolo che possono assumere gli enti locali: da semplici consumatori a produttori e facilitatori di energia condivisa. In questo scenario, le comunità energetiche rinnovabili diventano non solo strumenti ambientali, ma veri dispositivi di politica economica territoriale.Per le aree interne, spesso alle prese con risorse limitate e spopolamento, la sfida energetica si traduce così in una nuova opportunità di autonomia finanziaria e coesione sociale, un modello che sempre più amministrazioni guardano con interesse».

Arianna Pinton

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