Nel dibattito nazionale sulla transizione energetica, le Comunità energetiche rinnovabili stanno assumendo un ruolo sempre più centrale come strumenti capaci di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione amministrativa e sviluppo economico locale. Nei piccoli comuni montani, però, la sfida è ancora più ambiziosa: l’energia diventa leva per contrastare lo spopolamento e costruire nuovi modelli di attrattività territoriale.È il caso del Comune di Viù, realtà alpina in provincia di Torino che ha avviato il proprio percorso energetico all’interno di una visione più ampia legata al progetto Ospitis, iniziativa orientata alla valorizzazione delle aree interne attraverso nuove forme di ospitalità e insediamento temporaneo. Ne parliamo con la sindaca Daniela Majrano, che racconta un’esperienza dove pianificazione energetica e sviluppo locale procedono insieme.

Sindaca Majrano, quando nasce la scelta di puntare su una Comunità energetica rinnovabile?
«L’idea risale a circa sei o sette anni fa e nasce in parallelo al progetto Ospitis, che immaginava una rete di strutture ricettive diffuse sul territorio nazionale, dedicate al turismo delle radici, al turismo sociale e all’accoglienza temporanea di persone interessate a trasferirsi nelle aree montane. In quel contesto abbiamo iniziato a ragionare sulla necessità di rendere i territori più autonomi e sostenibili anche dal punto di vista energetico. La comunità energetica è stata quindi concepita fin dall’inizio non come progetto isolato, ma come parte di una strategia di rigenerazione complessiva».
Quanto è stata importante la partecipazione della comunità locale?
«Fondamentale. Abbiamo scelto di coinvolgere fin da subito i cittadini attraverso un incontro pubblico molto partecipato, durante il quale sono state illustrate le opportunità e le ricadute concrete della Cer. Il confronto diretto ha permesso di costruire consenso e consapevolezza. Non abbiamo registrato opposizioni significative: al contrario, la comunità ha percepito il progetto come un’opportunità per rafforzare il territorio».
Dal punto di vista operativo, quali sono state le principali difficoltà?
«Come spesso accade nei progetti innovativi, la complessità maggiore è arrivata nella fase tecnico-amministrativa. Il quadro normativo si è evoluto nel tempo e alcuni passaggi, in particolare quelli legati ai diritti di superficie, hanno rallentato il percorso. Stiamo lavorando insieme al Comune di Ceres per meglio definire questi aspetti procedurali».

Da parte di Albatros, quale supporto avete avuto per gestire le problematiche del percorso tecnico, amministrativo e giuridico?
«Il supporto di Albatros è stato importante, anche se naturalmente esistono interpretazioni diverse tra chi segue il progetto dal punto di vista operativo e chi deve valutarne la sostenibilità amministrativa e giuridica».
Qual è il valore strategico di una Cer per un piccolo comune montano?
«La possibilità di produrre energia direttamente sul territorio rappresenta un cambio di paradigma. Significa creare valore locale, ridurre la dipendenza energetica e generare benefici economici condivisi. Per un comune come Viù, la comunità energetica non è solo un progetto ambientale, ma uno strumento di sviluppo territoriale che può incidere sulla qualità della vita e sulla sostenibilità economica dell’amministrazione».
Quando la Cer sarà attiva e conterà su tanti soci consumatori e produttori, come saranno ripartiti e utilizzati i benefici economici generati dalla condivisione dell’energia?
«Noi siamo in una condizione un po’ particolare perché abbiamo anche il progetto di una centrale idroelettrica, che siamo fortemente interessati a portare nella nostra comunità energetica. Si tratta di un elemento chiave, perché potrebbe rafforzare in modo significativo la componente produttiva della Cer. In questo momento, però, siamo bloccati da un passaggio tecnico legato alla realizzazione della cabina necessaria, che dipende da Enel. Stiamo sollecitando lo sblocco della situazione anche attraverso la Città Metropolitana di Torino, perché per i comuni è essenziale poter trasformare la produzione energetica in risorse utili a sostenere la spesa corrente e i servizi pubblici».

Possiamo parlare di un modello replicabile per le aree interne?
«Credo di sì. Le comunità energetiche dimostrano che anche i piccoli comuni possono diventare protagonisti della transizione energetica, purché ci sia una visione integrata che metta insieme energia, sviluppo economico e coesione sociale.La sfida non è solo produrre energia, ma creare condizioni favorevoli per attrarre persone, investimenti e nuove opportunità di vita nei territori montani».
Energia come infrastruttura sociale?
«L’esperienza di Viù evidenzia come la transizione energetica possa diventare un acceleratore di innovazione territoriale. Quando inserite in una strategia più ampia — come nel caso del progetto Ospitis – le Cer si trasformano in piattaforme di collaborazione capaci di ridefinire il rapporto tra amministrazioni, cittadini e risorse locali. Un modello che, in un’Italia sempre più attenta al futuro delle aree interne, potrebbe rappresentare una delle strade più concrete verso una crescita sostenibile e condivisa».
Arianna Pinton




